Steve McCurry al Palazzo delle Arti di Napoli – recensione di Luana Belnome

mostra McCurry Napoli

mostra McCurry a Napoli – le fotografie a corredo e la recensione sono di Luana Belnome

Fotografia Steve McCurry al Pan di Napoli – recensione di Luana Belnome per Milano Arte Expo. Il Palazzo delle Arti di Napoli ospita la mostra di Steve McCurry dal 28 ottobre al 2 febbraio 2017. Senza Confini apre le porte ai lavori del fotografo, maestro contemporaneo, e ai suoi viaggi in giro per il mondo.
Un’esposizione fortemente voluta dall’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, di cui Nino Daniele ha definito il lavoro di McCurry una lezione di fotografia e umiltà.
Con queste premesse è difficile non farsi prendere da un’eccitante frenesia e mancare a uno degli appuntamenti più importanti del 2016 napoletano.
Già dall’ingresso al PAN si pregusta un buon entusiasmo, c’è una lunga fila da bypassare prima del biglietto, addirittura ci sono persone provenienti dalla Puglia. Una volta ottemperato alle formalità, leggasi biglietto, siamo pronti ad avvicendarci nelle sale interne, muniti di audioguida.
L’allestimento della mostra si dilungava in diverse sale, a causa delle grosse dimensioni delle fotografie (alcune quasi due metri) e dalla notevole quantità di lavori presenti.
Gli scatti erano addossati a scale bianche senza un orientamento preciso, questo creava un certo disordine e spesso si aveva la necessità di ripetere il giro delle sale per essere sicuri di non aver perso un’immagine. Qui il primo problema, oltre alla mancanza di un ordine cronologico delle foto, le persone erano talmente tante da impedire una tranquilla osservazione.
Il secondo problema ha acutizzato il disordine, a causa dei titoli dei quadri, applicati ove possibile e che spesso faceva confondere sul reale titolo di una foto.
Per fortuna l’audioguida con spiegazione ottemperava a questa pecca con dettagliate descrizioni delle immagini (purtroppo non tutte).


Grande attenzione per Sharbat Gula, la ragazza afghana che ne ha consacrato il successo.
Il ritratto venne scattato in un campo profughi a Peshawar, in Afghanistan. Il fotografo stava scattando delle foto quando sentì delle risate femminili provenire da una tenda. Scoprì che era una scuola femminile e chiese all’insegnante di poter riprendere le ragazze. Piccoli visi lo guardarono incuriositi ma ad un tratto, furono due occhi verdi a catalizzare la sua attenzione. Fece in tempo ad ottenere due scatti, uno con un viso fermo, penetrante e diretto nell’obiettivo, e un secondo sfuggente, coperto dal velo, che diverrà il manifesto della mostra del PAN. Sharbat Gula scappò alla vista di quello strano aggeggio mai visto prima. Eppure la sua foto diverrà il ritratto ‘più riconoscibile di tutti i tempi’ grazie alla copertina del National Geografic del 1985.
Il potere di questa foto va oltre la fortuita composizione e la bellezza della bambina.
Il potere di questa foto è nello sguardo, pericoloso da caderci ma impossibile da resistere.
Gli occhi di Sharbat Gula ti conducono in un luogo astratto, lontano, qualcosa che ti scava l’anima con un aculeo, che si imprime sulla pelle come pece, qualcosa che non vorresti mai vedere.
Nella sala, decine di persone si soffermano sulla ragazza afghana, scattano ricordi, ascoltano l’audioguida e quasi si allontanano dal ritratto odierno di Sharbat Gula.
Circa 17 anni dopo, il fotografo e un team del National Geographic, sono riusciti a ritrovarla, madre di 3 figlie.
Deve essere stato uno shock ritrovarsi con la figura di una donna che mostra più dei suoi anni, con il volto ricoperto di rughe e un velo di dolore negli occhi. Sembrerebbe quasi una persona diversa se non fosse per quella sfumatura velata.
C’è qualcosa che oltrepassa la pellicola, un’innocenza sfregiata che taglia il vetro, un Oriente macinato dalla macchina dell’Occidente nell’omertà più totale. Le foto di McCurry riescono a mostrare più dell’estetica. Ti fanno viaggiare con lui.
È paradossale il cammino compiuto da Steve McCurry, bambino che sognava di diventare un giocatore di football, adolescente che vuole diventare regista e infine adulto fotoreporter, dopo un mistico viaggio in India.
Sono molti gli scatti ambientati in questa terra da mille e una notte, alla mostra al Pan.
Come Reflection of the Taj Mahal. I suoi colori brillanti, uniti ad una composizione inusuale e accattivante, ci svelano il talento del fotografo. L’audioguida conferma questa impressione in quanto è difficile rappresentare un monumento come il Taj Mahal senza incorrere nella classiche (e banali) raffigurazioni. L’occhio fotografico di McCurry seguì un indiano nell’atto di riprendere un oggetto caduto nello specchio d’acqua, o che semplicemente si stava rinfrescando, ed è lì che accadde la magia.
Steve riprende l’indiano nell’atto di inchinarsi, in quel preciso momento in cui tutto si ferma sembra quasi prostrarsi all’ombra riflessa del Taj Mahal, irrorato da un’atmosfera dorata grazie alla ‘golden light’ del tramonto.
La ricerca cromatica è vivida e visibile in tutti i lavori di McCurry.
Basti ammirare Boy in mid-flight, Jodhpur, India, in cui la composizione decentrata rimbalza tra le pareti coloratissime, trasmettendo allo spettatore lo stesso senso di velocità del bambino.
La figura centrale del personaggio è racchiusa in un tripudio cromatico blu, giallo e rosso (quest’ultimo dato dalle impronte rosse sul muro). Non sapremo mai dove stesse correndo quel bambino, ma il ritmo incalzante della corsa ci è riferito dai piedi sfocati, troppo veloci per i tempi di scatto della macchina fotografica.
In Mumbai 1993. Mother and child at car window i colori sono opachi, annebbiati dal vetro bagnato della macchina. Sembrano costruiti intorno ad una scena sofferente, come elementi di una regia ben composta.
L’interno del taxi è buio e riusciamo ad avere una vaga idea del cielo grigio dalla luce retrostante che illumina e contrasta con il velo rosso della donna. La scena è dominata però dallo sguardo del bambino, completamente inzuppato dalla pioggia che sembra implorare per una goccia di pietà, dal fotografo o dal destino che sia.
L’audioguida racconta e ci soffermiamo sulla frase di McCurry che spiega l’ineluttabile stasi emotiva nel visitare un luogo povero come l’India, all’interno di un taxi, mentre all’esterno una madre e un bambino chiedono l’elemosina.
Il nostro giro della mostra (o del mondo?) prosegue, e gradualmente il nostro occhio si abitua. Non passa molto tempo che siamo capaci di riconoscere i lavori degli anni ’90 dai lavori del 2000. I primi molto rumorosi e dalle composizioni meno accurate, i secondi dai colori brillanti e una nitidezza senza confronti.
Questo è un segno tangibile della continua crescita del fotografo.
Ma è il suo marchio a renderlo riconoscibile, specialmente per la sua particolare attenzione agli sguardi e ai visi caratteristici.
Pul i Khumri, Afghanistan, 2002 è il ritratto di un minatore in pausa.
I colori sono scuri, come la sua pelle, i suoi vestiti, il fumo, la terra che lo ricopre. Scuri sono i suoi occhi, velati dalla fuliggine e dal pesante lavoro. Laggiù, a diversi strati sotto la terra, è difficile respirare e risulta sconcertante il suo bisogno di fumare. Ma dopo aver sentito quegli occhi e il carico emotivo che trasmettono, non è poi così difficile immaginarlo.
L’intento del fotografo è raccontare una storia, anche quando essa non è commentata.
È il caso di ‘ Young boy holds a toy pistol to his head.. 2004’, questa fotografia non rientrava tra le descrizioni dell’audioguida ma era un colpo allo stomaco.
Un piccolo bambino, con gli occhi velati di lacrime e una pistola alla testa.
Cosa può aver spinto un bambino ad un simile gesto? Questa immagine stampata in testa non accennava a svanire fino a quando una rapida ricerca internet ha svelato il dubbio. Steve McCurry racconta di un viaggio in Perù, quando rimase colpito dal pianto di un bambino, tormentato da altri coetanei. Si avvicinò per aiutarlo ma la lingua era un ostacolo grande e l’unica cosa che fece il bambino e puntarsi la pistola alla tempia, mimando uno sparo.
È incredibile quanto l’essere umano possa essere cattivo nei confronti degli altri e quanto ci si possa sconvolgere per le azioni altrui.
A un certo punto l’attenzione è catturata da due fotografie particolari, entrambe ritraggono dei pescatori dai metodi non convenzionali.
In Burma, 2011 uno splendido paesaggio alle prime luci dell’alba è interrotto dal passaggio silenzioso di un pescatore. Ha un piede sulla barca e uno su un remo, riuscendo a darsi la spinta con un movimento fluido e delicato. Sembra quasi di sentire le onde placide rispondere a quel movimento.
Simile, seppur agli antipodi, la scena Weligama, Sri Lanka, 1995. Anche questa è un’inquadratura larga che riprende i soggetti nella loro interezza, l’acqua questa volta è mossa e i pescatori sono addossati a dei pali in legno. Il motivo di questa peculiare forma di pesca è che per non disturbare i pesci, rimangono fermi per giornate intere nell’attesa della pesca.
Se Steve McCurry è associato istantaneamente ai ritratti, questa mostra dà la possibilità agli spettatori di conoscere nuovi lati della preziosa raccolta del fotografo.
Oltre alla scoperta di usanze e costumi di altre etnie, il percorso del fotografo si arricchisce di foto-denunce e campagne umanitarie.
Nella mostra sono presenti diverse immagini di questi progetti come Bird dying in an oil spill off the coast of Saudi Arabia scattata in Arabia Saudita dopo un disastro ambientale che ha riversato petrolio sulla costa.
Oppure Ahmadi oil fields, Kuwait il cui particolare della mano coperta dal nerofumo è un’intensa testimonianza della tragedia della Guerra del Golfo.
In un’ala della mostra sono allestite le fotografie dell’11 settembre 2011. Il fotografo era appena ritornato da un viaggio all’Estero ed era ancora intontito dal jet-lag quando ricevette una telefonata improvvisa. Abitava molto vicino al Ground Zero e affacciandosi alla finestra vide le Torri Gemelle in fiamme.
Da fotoreporter prese subito la sua macchina fotografare per scattare quello che sarebbe diventato uno dei più importanti eventi della storia mondiale.
Dalla sequenza di scatti pubblicherà anche un libro, con la collaborazione di due fumettisti.
Girovagando tra le sale della mostra, si è giunti alla sua fine, con grande rammarico personale. Le fotografie di McCurry avevano cominciato a raccontarsi, rivelando retroscena emozionanti.
Il fotografo non è un fotoreporter alla ricerca di una foto tragica con cui riempire le pagine delle riviste specializzate e il proprio conto in banca. La sua passione è il viaggio, tradotto come scoperta di luoghi sconosciuti e cammino interiore.
L’attaccamento emotivo ai propri ritratti è dimostrato a più riprese, come nel caso della ragazza afghana, cercata per decenni e ritrovata da adulta. Steve McCurry aiutò economicamente la sua famiglia e riuscì a trovarle un lavoro.
Oppure il sarto della foto Tailor in Monsoon, Porbandar, India, il cui protagonista è alle prese con la grande inondazione del monsone. Il vecchio non appare disperato, anzi sorride, perché è riuscito a salvare la sua macchina da cucire. Il fotografo riuscirà a rintracciarlo e a fargli recapitare una nuova macchina consentendogli di guadagnarsi da vivere.
L’obiettivo di McCurry si sgretola davanti alle storie dei suoi personaggi, che diventano libri da sfogliare e racconti da vivere.
Tutto questo è il risultato di due ore di mostra, consigliamo fortemente questa esperienza, certi che non ve ne pentirete.

Luana Belnome

STEVE MCCURRY SENZA CONFINI  PAN Palazzo delle Arti

Palazzo Roccella – Via dei Mille, 60 Napoli

28 Ottobre 2016 – 12 Febbraio 2017

Informazioni e prenotazioni

Tel. 199.15.11.21; dall’estero +39 02 89096942
(dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18; sabato dalle 9 alle 12)

Orari

Tutti i giorni dalle ore 9,30 alle ore 19,30 – la domenica dalle ore 9,30 alle 14,30
Domenica 20 e 27 Novembre, 4-11-18 Dicembre, 8 e 26 Dicembre 2016 e 6 Gennaio 2017 dalle 9.30 alle 19.30
24 e 31 Dicembre dalle 9.30 alle 15.30
25 Dicembre dalle 9.30 alle 14.30
1 Gennaio 2017 dalle 15.00 alle 19.30

La biglietteria chiude un’ora prima
Martedì chiuso

Biglietti (comprensivi di audioguida)

Intero € 11,00
Ridotto € 10,00 per gruppi di almeno 12 visitatori e titolari di convenzioni appositamente attivate
Ridotto speciale € 5,00 per scuole e giovani fino a 26 anni
Gratuito per minori di 6 anni, 2 accompagnatori per classe e accompagnatore di disabili
Per la prenotazione dell’ingresso è prevista una tariffa di € 1,00 a persona.

Per info sulle attività di Steve Mc Curry scrivi a info@sudest57.com

Link consigliati:
http://stevemccurry.com/
http://www.stevemccurryicons.it/
http://www.mostrastevemccurry.it/

contatti Milano Arte Expo: mail: milano.arte.expo@gmail.com – telefono: +393662632523

Per recensioni, redazionali e banner sul magazine online, contattate Carmela Scalise, telefono +393664584532

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