Fuorisalone 2017 – waiting for the Milan design week – Cassina

Fuorisalone 2017 Cassina

Fuorisalone 2017 – rubrica Waiting for the Milan Design Week – Cassina

Fuorisalone 2017 – waiting for the Milan design week. Lo showroom Cassina di via Durini è – dal 1968 luogo topico (quasi un museo, a ben pensarci) del design contemporaneo. E fu proprio Cassina ad allargare il Salone del Mobile – organizzato dal Cosmit dal 1961 in Fiera – nella città, utilizzando lo showroom. Nel 1983 la storica rivista Abitare dà spazio a questa estensione del Salone in città definendolo, per la prima volta Fuori Salone. Ormai, dire Fuorisalone indica che un’intera città si mette a disposizione – con una miriade di eventi negli spazi più disparati e, a volte, inconsueti – del design. Forse, potremmo addirittura dire che l’anima di Milano si è trasformata: da città dotata di un centro storico unico e determinante, in città policentrica. Il cuore di Milano, ormai, è dove circola l’idea più interessante, più nuova. Il design ha contribuito a cambiare Milano più delle grandi sfilate delle pur favolose Fashion Week. Lambrate come Tortona come Brera: periferie e centro si toccano e si scambiano posto con frequenza. La geografia della metropoli è sferica, non piana. E Cassina ha avuto un ruolo di primo piano in questa razionalissima evoluzione…

Cassina

Fondata nel 1927, a Meda, da Cesare e Umberto Cassina con il proposito di offrire una nuova visuale all’arredamento italiano contemporaneo.
L’azienda è quasi arrivata ad un traguardo storico, il centenario della sua nascita, e lo fa con una freschezza e un animo giovane da fare invidia alle altre aziende che arrancano e guardano ossessivamente ad un passato quasi, ormai, invisibile.
Cassina ha raggiunto traguardi importanti solo grazie alla ricerca di progetti nuovi, che rispondessero ai desideri di contemporaneità degli italiani e non solo.
Lo ha fatto grazie all’estenuante controllo di ogni fase di produzione, dai materiali ai progetti, dai designer con cui ha collaborato fino all’adozione di tecniche ed esecuzioni coerenti con le ultime scoperte nel campo della produzione.
La sua storia è iniziata in sordina, per cause avverse, ma è esplosa grazie alla testardaggine dei suoi fondatori, che hanno scovato nei suoi meccanismi il segreto del successo.

Inizialmente si chiama Amedeo Cassina e solo nel 1935 diventa ‘Figli di Amedeo Cassina‘.
Sono anni difficili quella sui cui poggia la neonata azienda, gli anni tra le due guerre trascinano il peso della sconfitta, della fame, dell’assenza.
Solo un’azienda caparbia può mettere le radici in questo clima sofferente, ma Cassina ce la fa.
La prima occasione arriva nel 1953 per il transatlantico Andrea Doria, la famosa nave da crociera (naufragata per uno scontro con una nave svedese, qualche anno dopo) necessitava di elementi di arredo di pregio per la sala lettura, la biblioteca e la sala da pranzo.
Cassina propone 500 pezzi lussuosi che ben si addicono allo stile ricco ed elegante della nave.
In questo periodo, i fratelli Cassina incontrano Gio Ponti, un architetto che firmerà uno dei prodotti più iconici dell’azienda: la sedia Superleggera. Sarà un enorme successo, amata in special modo dai ristoranti e le attività alberghiere in generale.
Il nome dato alla sedia non è a caso, dalla struttura in legno con imbottitura in paglia, risulta essere leggera e con uno stile tradizionale che si intona perfettamente con l’italian style del periodo.
A questo modello ne verrà proposto un ulteriore, ancora più leggero, noto come ‘sedia Superleggera’ dal peso di soli 1,66 kg.
La struttura leggerissima si legava ad una forte resistenza che la rese amatissima in poco tempo.
Quella con Ponti sarà la prima di tante famose collaborazioni che hanno visto, tra gli altri, Franco Albini, Mario Bellini, Jean Marie Massaud, Philippe Starck.
Nel 1964, Cassina propone un progetto ambizioso: I grandi maestri, che si propone di riscoprire e produrre elementi grazie a grandi maestri del calibro di Le Corbusier, Frank Lloyd Wright, Charlotte Perriand, ecc.
Le Corbusier produsse elementi funzionali e innovativi, il suo intento era superare l’usuale e obsoleto per produrre nuovi schemi e nuovi simboli.
Tra le sue creazioni vi è lo sgabello ‘LC14‘, il tavolo ‘LC15‘, lo scrittoio ‘LC16‘ e l’appendiabiti ‘LC18‘.
Il primo è in legno di castagno con aperture su tutte le facce per spostarlo facilmente, utilizzabile sia in verticale che in orizzontale.
A prima vista sembra una cassa, ma avvicinandosi si nota il pregio e la qualità dell’oggetto, il cui look spartano e semplice pone un punto esclamativo all’interno dell’arredo.
Il tavolo venne pensato appositamente per le sale da pranzo degli italiani, con una struttura circolare in legno poggiata su una base in acciaio che segue un perimetro quadrato. Ogni lato costituito da un triangolo rettangolo, il cui risultato è un gioco geometrico di spiccato valore artistico ed estetico.
Nello scrittoio vi è invece una ricerca delle nuove abitudini degli italiani, sempre più individualisti e con case dagli spazi ristretti. La struttura del tavolo da lavoro è interamente in legno con un mobile contenitore perpendicolare, adatto a contenere libri e oggetti utili in poco ingombro e al tempo stesso fornire una scelta componibile al cliente.
Per l’appendiabiti invece propone una versione aggiornata di un suo precedente progetto, LC18 si presenta a muro con un fondo nero opaco e pomelli a fungo colorati che contrastano con la base creando una policromia particolare ma, allo stesso tempo, semplice.
I pomelli sono inseriti ad altezze diverse per migliorarne la funzionalità.
Frank Lloyd Wright concentrò le sue creazioni tra sedie e tavoli. Le più caratteristiche sono ‘601 Robie 1‘, ‘606 Barrell‘ e ‘625 Boynton Hall Table‘.
La prima è una rivisitazione della classica sedia in legno con imbottitura. Mentre la versione classica propone uno schienale a listelli che si interrompe al livello della seduta, Wright decide di portarla fino al pavimento, creando un effetto visivo allungato e originale.
Anche la poltrona ‘Barrell’ ripropone lo stesso gioco ma in versione alternativa, con un retro arcuato che segue la proiezione dell’oggetto creando un piacevole contrasto tra rigidità delle linee verticali e pianta a semicerchio.
La tavola Boynton invece è adatta sia per essere immessa al centro della stanza sia per essere addossata ad un muro. Interamente in legno, la sua linea è dritta e semplice con la particolare dotazione di due ripiani aggiunti, al di sotto della superficie principale. Il secondo ripiano si estende ai lati, superandone i limiti e fungendo da ulteriore doppio appoggio.
Tutti i modelli di Wright per Cassina hanno una grande importanza nel design e nel campo artistico in generale, sono inoltre coperti da copyright. Ne risulta quindi che gli oggetti venduti dall’azienda sono unici e introvabili.
Dalla collaborazione con Perriand nasceranno diversi elementi, tuttora in vendita, ma i più rinomati sono la collezione in miniatura dei classici Cassina, in scala 1:6 o 1:1, le sedie e poltrone con scheletro e appoggi in acciaio e i ‘Casiers Standard’ che verranno imitati da tutte le case di design negli anni a seguire.
I Casiers sono cubi sovrapponibili atti a contenere oggetti di deco o utensilerie. La possibilità di montare le combinazioni a seconda del gusto e delle esigenze del cliente, rese questo prodotto amato fin da subito dagli acquirenti.
Ma la grandezza di Cassina è l’aver proposto non solo grandi firme, ma anche grandi oggetti che dopo 80 anni di storia del marchio non ne escono scalfiti o demodé.
Lo dimostra la Chaise-Longue, nata nel 1928 come prototipo, dalla matita di Le Corbusier, Jeanneret e Perriand. Questa icona dell’arredamento è un piccolo gioiello del design, con la sua ergonomia essenziale ma d’effetto. Lo scheletro è in acciaio cromato, poggiato su un piedistallo, anch’esso in acciaio, mentre la poltrona è curvilinea ed ergonomica. La testa ha un cuscino imbottito per aumentarne la comodità; di questo modello ne esistono molte varianti a seconda dello stile o con l’aggiunta di elementi per soddisfare qualsiasi necessità.
Nulla a che vedere con la Chaise-Longue di Mario Bellini che è una vera e propria sfida alla gravità, l’intero corpo è morbido e imbottito, dando l’idea di pesantezza.
Pesantezza che viene però frantumata dallo schienale in sospeso nell’aria, senza alcun appoggio. Un miracolo del design che si incontra con l’aerodinamica.
Milano Design Week 2017Un altro pezzo leggendario è la Red and Blue di Gerrit Thomas Rietveld. L’ergonomia segue l’indirizzo artistico del neoplasticismo. Composta di elementi piatti orizzontali e verticali sovrapposti in un bilanciato gioco di piani. L’ispirazione è chiaramente Mondrian e il risultato è un elemento artistico e creativo senza tempo.
Dallo stesso creatore, nasce la sedia ‘Zig Zag’ che mantiene inalterata l’influenza geometrica, l’assenza di compenetrazione dei vari elementi, tipica di una seduta, e la ricerca di una linea futuristica e all’avanguardia.
La sedia è formata da soli quattro piani in legno, sovrapposti in modo da creare un’unica linea. L’impressione è qualcosa di fragile e instabile ma nulla è più lontano dalla realtà. La sedia è infatti robusta, compatta e resistente.
Una collezione importante dell’azienda Cassina è I contemporanei, nata negli anni ’80 per celebrare l’opera di diversi designer e continuare a proporre prodotti audaci e completamente differenti da quanto veniva proposto dal mercato.
Gaetano Pesce partecipa al progetto con i suoi ‘Feltri’ del 1987.
In questo progetto si intravede l’ironia e la consistenza.
La prima è concretizzata dalla seduta sovrana che riprende la forma di un trono, ma risulta in assoluto contrasto con il rivestimento in lana spessa che ne muta l’aspetto e lo rende unico al mondo.
La seduta è in resina termoresistente, per evitare un’eccessiva morbidezza e donare la giusta consistenza per sostenere il peso dell’acquirente. Lo schienale è invece morbido, il tutto si conclude con un materassino trapuntato per conferire comodità.
Cassina ha realizzato due alternative, bassa o alta, a seconda dei gusti dei propri clienti.
Gaetano Pesce nel 2010, verrà nuovamente contattato dal marchio per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, progettando una serie di sessantuno tavoli, facenti parte di una composizione dalla forma di uno stivale. L’opera si chiama ‘Sessantuna‘ ed è stata influenzata dal tavolo ‘Sansone’, sempre dello stesso Pesce.
Nel 2005 Cassina diventa ‘Cassina Holding SpA‘, il cui 80% della società appartiene al gruppo Frau.
Quest’ultima è un’azienda leader del settore arredamento, il cui intento è supportare la storia di Cassina e sfidare le regole dell’arredamento in virtù di una sperimentazione incessante.
Nel corso della sua storia, Cassina ha subito i fendenti di una prima crisi, riscoprendosi più forte e matura. Dagli anni 2000 si ritrova a subire i colpi di una seconda crisi che ne ha minato gli introiti nel 2009, con una diminuzione del 14% rispetto all’anno precedente. Questo calo proveniente solo dai mercati americani cozza fortemente con l’aumento delle vendite asiatiche e oceaniche. Specialmente il Giappone si rivela una grande ammiratrice delle collezioni Cassina, aumentando gli acquisti per un 18%.
Il brand non è preoccupato da questo calo, segno della ciclicità delle epoche.
L’intero gruppo continua a lavorare con passioni e in virtù di una parola magica: autenticità.
Essa è, secondo Gianluca Armento, brand director del marchio, il punto di forza su cui si basa l’intero nucleo Cassina.
Autenticità che si esplica nel carattere dell’azienda, sempre fedele ai propri progetti e alla loro finalità.
Autenticità che si mostra, pura e semplice, nella storia dinamica ed evolutiva del brand, che non si è mai fossilizzato in uno stadio di stasi ma ha sempre cercato di rinnovarsi e migliorarsi.
La storia di Cassina non può subire il tallone della crisi e spegnerà il suo centesimo anniversario a pieni polmoni e con un sorriso immortale.

Il 27 ottobre 2016 Cassina ha inaugurato il terzo negozio di gestione diretta in Italia dopo gli showroom di Milano e di Meda. Lo spazio, di quasi 500 metri quadrati, si trova nell’area dedicata al design di Scalo Milano City Style. Sempre a ottobre la sedia Ico, disegnata da Ora-Ito, è entrata nella collezione permanente del Centro Pompidou accanto ad altre opere indimenticabili di Le Corbusier, Pierre Jeanneret, Charlotte Perriand, Toshiyuki Kita, Vico Magistretti, Gio Ponti, Gaetano Pesce e Gerrit T. Rietveld.

A.B. Smith

Link consigliati:
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Fuorisalone 2017

…waiting for the Milan design week

Le grandi aziende che hanno cambiato Milano: Cassina

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