Massimo De Gennaro – fotografie in mostra a Milano

mostre fotografiche Milano

mostre fotografiche Milano – Massimo De Gennaro

Massimo De Gennarofotografie in mostra a Milano. Testo e intervista di Federicapaola CapecchiDe Gennaro – uno dei 31 fotografi in Mostra in Franco Fontana e Quelli di Franco Fontana – espone 4 fotografie del ciclo Egon. Il rimando a Egon Schiele è già nel titolo. Schiele – importante rappresentante dell’espressionismo austriaco, protetto di Gustav Klimt – disegna e dipinge forme del corpo contorte, propone un erotismo anche fortemente drammatico tra corpi sfiniti e magri, quasi consunti.

Massimo De Gennaro

Massimo De Gennaro, Egon

La durezza e rigidità delle forme, così come i colori a volte freddi, esprimono un universo psicologico, il disfacimento fisico e morale; testimone della società a lui contemporanea denuncia falsità e bigottismo della borghesia. In ogni opera, sia disegno che pittura, grande rilievo è conferito alle espressioni del viso, agli sguardi: intenzione, tensione, sentimento, psicologia arrivano diretti, così come questo suo tratto aspro, sofferto. Nelle fotografie di Massimo De Gennaro non vediamo volti, né espressioni, in alcune fotografie il viso è proprio assente, ci si ferma all’altezza del collo o subito dopo un accenno di mento … inseguendo i corpi, a volte incompleti, di Schiele; in altre immagini le donne sono di spalle. La luce cerca il freddo della solitudine esistenziale che tocca, inevitabile e nostro malgrado, ad ogni essere umano e trasmette una non tanto velata tristezza – mai presente invece in Schiele -. La simbologia dell’erotismo è assente in questo percorso di Massimo De Gennaro, forse per cercare, a suo modo, un’introspezione psicologica più strettamente connessa all’inquietudine della solitudine.

L’umanità si attarda nella grotta di Platone, continuando a dilettarsi, per abitudine secolare, di semplici immagini della verità. Ma esser stati educati dalle fotografie non è come esser stati educati da immagini più antiche e più artigianali: oggi sono molto più numerose le immagini che richiedono la nostra attenzione […] insegnandoci un nuovo codice visivo, le fotografie alterano e ampliano le nostre nozioni di ciò che val la pena guardare e di ciò che abbiamo il diritto di osservare […]. Le fotografie sono forse i più misteriosi tra gli oggetti che formano, dandogli spessore, quell’ambiente che noi definiamo moderno. […] Fotografare significa infatti appropriarsi della cosa che si fotografa. Significa stabilire con il mondo una relazione particolare che dà una sensazione di conoscenza, e quindi di potere. […]” Così leggiamo in “Sulla fotografia. Realtà e immagine nella nostra società” di Susan Sontag

Massimo De Gennaro, Egon

Massimo De Gennaro, Egon

Vorrei commentassimo questo passo del libro, alla luce di quelli che ritieni gli insegnamenti più importanti ricevuti durante la tua esperienza con Franco Fontana, e del problema sollevato dalla Sontag dell’ambiguità della fotografia come strumento di conoscenza.

Ho frequentato due corsi con Franco (Nudo e Creatività). L’aspetto più significativo è stato quello dei suoi silenzi quando si visionava il lavoro svolto, mi spiego. Franco Fontana guarda le immagini molto velocemente e seleziona le foto senza commenti se non appositamente richiesti. Questa modalità, che può generare delle incomprensioni, mi ha costretto ad un’analisi spietata delle immagini prodotte; ho capito molto di più dalle foto scartate che da quelle accettate. Posso sintetizzare così l’insegnamento di Fontana: spiegare con il silenzio. Commentando il testo della Sontag, penso che probabilmente la fotografia oggi sia diventata immateriale e sempre meno affidabile come strumento di conoscenza della realtà.

Quali scenari si stanno delineando oggi con il continuo sviluppo delle tecnologie e di un sistema visivo in continua mutazione?In che modo sta cambiando la fotografia?

La fotografia cambia in stretta relazione con i propri mezzi di produzione e diffusione; oggi, in tempo reale, possiamo vedere cosa accade da un capo all’altro del mondo; tutto questo è insieme meraviglioso e spaventoso. Ad una esponenziale “democrazia” dell’immagine spesso non corrisponde la stessa qualità; questa è irrimediabilmente omologata. Difficile prevedere i prossimi sviluppi.

Massimo De Gennaro

Massimo De Gennaro, Egon

Come cambia il ruolo del fotografo in questo contesto? La consapevolezza di ciò che si produce fa la differenza? Non c’è più spazio per l’improvvisazione?

Forse oggi sarebbe necessario ridefinire la figura del fotografo, anche perché la maggior parte dei “fotografi” ambisce ad essere considerato “artista” e qui il discorso diventa arduo. Nella folta schiera di chi pratica la fotografia credo che ci sia poca consapevolezza e molta improvvisazione; il compito di ridefinizione degli ambiti deve tornare alla critica colta e illuminata.

Non vi è tra di voi nessun “Fontaniano” – permettiamoci questo termine – come a dire … Imparate da me a diventare voi … così vi ha insegnato Franco Fontana? Cosa vuol dire fotograficamente e umanamente?

Fontana ha scritto un linguaggio, una pagina importante della fotografia internazionale; è comunque difficile non lasciarsi condizionare dal suo lavoro. Come dicevo prima, una delle maggiori attenzioni nei suoi corsi è quella di evitare di “produrre” dei cloni, il resto è nella consapevolezza degli allievi o ex- allievi…

Siete un gruppo di fotografi particolarmente eterogeneo. Ciò che vi unisce in questa mostra è un’intenzionalità formale. Storie diverse, personalità fotografiche molto diverse ma unite da un percorso di avvicinamento a sé stessi e al mondo, e soprattutto a quell’attimo di equilibrio che prende corpo in una forma. Ti ritrovi? E cosa pensi abbia spinto Franco Fontana a scegliere te e il tuo lavoro?

Si è vero, siamo un gruppo molto eterogeneo. Difficile per me entrare nella testa di Fontana… Credo che il motivo della sua scelta possa essere dettato dalla varietà dei temi da me affrontati in questi anni e forse dal non essere un “Fontaniano” puro.

Parliamo del tuo lavoro. Quale la strada e il progetto che hai seguito? Quali risultati ha prodotto, quali che si distinguono in singolarità? Quali riflessioni e scelte, sottese alle immagini, avevi urgenza di rendere visibili?

Massimo De Gennaro

Massimo De Gennaro

Il mio lavoro nasce da lontano… la mia formazione è artistica, studi al Liceo Artistico e poi la facoltà di Architettura; inoltre mio padre era un pittore. Quando ho “incontrato” la fotografia conoscevo già il disegno e il colore; ho dovuto fare un enorme lavoro di sintesi per conciliare la pratica manuale del disegno con la tecnica della macchina fotografica e questa sintesi l’ho raggiunta con la post- produzione digitale. Non ho un progetto unico da seguire, cerco di avere un metodo, una scrittura che mi consenta di affrontare tutti i temi possibili, senza nessuna preclusione. Quando fotografo mi lascio guidare dall’istinto, dalle emozioni che mi suggeriscono le immagini prima che io riesca a fissarle con uno scatto. La stessa procedura guida poi il mio lavoro di post-produzione.

Fotografate quello che pensate” Franco Fontana – Comunicare fotografando. .. è anche questo?

Con la fotografia cerco di esprimere e interpretare; la comunicazione è una conseguenza.

Si dice che il grandangolare sia l’ottica eletta per il paesaggio. Le immagini di Franco Fontana provano il contrario. Come ti poni con il tecnicismo in fotografia?

Conoscere la tecnica è fondamentale per qualsiasi attività ma non è sinonimo di creatività; avere il controllo della tecnica permette di lavorare con libertà di pensiero.

Franco Fontana dice di voi che siete un nuovo che si sta muovendo e crescendo. Cosa vedi per te e la tua fotografia?

Nel mondo c’è veramente tanta fotografia di altissima qualità. È importante lavorare sempre con impegno e consapevolezza, senza scorciatoie… Cerco di avere una “scrittura” che possa rendere riconoscibile il mio linguaggio. Il confronto internazionale è ormai necessario per capire il proprio lavoro, se stessi. Il tempo deciderà il resto…

C’è similitudine tra fotografia e parola?

No, sono due linguaggi che non devono sovrapporsi. Diffido della fotografia spiegata, le immagini vivono una loro dimensione non verbale. Lo stesso discorso vale al contrario. Le emozioni che suscita una fotografia possono essere espresse con le parole ma questa è una conseguenza, non l’essenza dell’immagine.

Quali sono le influenze esterne e convergenti, oggi, che ispirano il linguaggio espressivo della fotografia?

Temo che l’abitudine a certi formati visuali pre-confezionati possano influenzare negativamente la produzione di linguaggi espressivi più autonomi e originali che non siano espressioni di app digitali.

Oggi esistono fotografie memorabili? Se escludiamo i già grandi soliti noti?

Penso ad alcune immagini di reportage che raccontano delle grandi tragedie umane di cui però non saprei riconoscere l’autore… altrimenti penso inevitabilmente ai soliti noti in cui includo molti autori italiani contemporanei.

Fotografia artistica … Aimée Beaubien, Christophe Jacrot, Jacob Aue Sobol, Clarissa Bonet, Adriana Lestido, Keizo Kitajima, Hellen van Meene … per intenderci sono così etichettati…cosa fa di un’immagine una foto artistica? O è il progetto l’idea che la rende tale?

C’è una tendenza culturale che definisce Fotografia artistica le immagini che compongono un progetto… si cerca una storia fotografica, una narrazione, come in un film… singole immagini che si sostengono tra loro in un insieme.

Cosa pensi dell’inarrestabile progresso tecnologico in fotografia e quanto influisce sul tuo lavoro. Post produzione? In che termini e misura?

Adoro la tecnologia e la considero fondamentale per il mio lavoro; molte fotografie sono possibili solo grazie alle potenti macchine fotografiche disponibili oggi. Recentemente ho ricevuto due riconoscimenti internazionali per un lavoro prodotto in post produzione digitale nel 2005… ma le foto originali erano tutte diapositive. Considero la post produzione la trasformazione della fotografia in immagine, ma una non esclude l’altra.

Cos’è per te la fotografia e quale il valore intrinseco di uno scatto

La fotografia è un battito di palpebra che emoziona l’anima.

Franco Fontana e Quelli di Franco Fontana

a Spazio Tadini

preview a invito sabato 22 ottobre 2016 dalle ore 18:30 (per accrediti giornalisti e blogger: mail a Melina Scalise: ms@spaziotadini.it )

apertura al pubblico da domenica 23 ottobre a domenica 20 novembre

orari: da mercoledì a sabato 15:30 – 20:30, domenica 14:30 – 18:00 – chiusura: lunedì e martedì

Ingresso 3 euro per i tesserati di Spazio Tadini. 5 euro per i non tesserati (comprensivi di 2 euro di tessera mensile).

Insieme a Fontana: Alex Mezzenga, Andrea Razzoli, Andrea Simeone Sarchi, Dario Apostoli, Denis Aimar, Elena Melloni, Fausto Corsini, Francesca Della Toffola, Francesco Bucchianeri, Franco Sortini, Lisa Berbardini, Marco La Vista, Massimo De Gennaro, Michela Petti, Paolo Guidotti, Roberto Mirulla, Silvia Dominici, Mirko Lamonaca, Fabrizio Maestroni, Carolina Cuneo, Tea Giobbo, Valeria Fioranti, Maria Rossi, Marzia Braulin, Laura Fabbri, Paola Musumeci, Roberto Tibuzzi, Giuliana Mariniello, Mauro Faletti, Alessandra Carosi.

Massimo De Gennaro

Massimo De Gennaro, nato a Brindisi, vive e lavora a Modena. Sin da piccolo disegna e respira l’odore della pittura ad olio nello studio del padre, pittore. Inevitabile il Liceo Artistico; quindi prosegue gli studi a Venezia dove si laurea in Architettura. “L’architettura è mia moglie, l’arte la mia amante…”: con queste parole commenta il suo percorso artistico e, parallelamente alla professione di architetto, continua a dedicarsi alla pittura e alla fotografia. La passione per l’arte intesa in tutti gli aspetti, architettura, scultura e pittura, ispira il suo lavoro e il conseguente approdo alla fotografia è sicuramente condizionato da questa formazione.

Sviluppa il suo lavoro in molteplici direzioni, approfondendo il proprio interesse per lo studio della figura umana e del paesaggio; frequenta diversi corsi di fotografia (Franco Fontana, Lucien Clergue, Douglas Kirkland, e molti altri artisti) e trova la sintesi tra fotografia e pittura grazie all’elaborazione digitale della fotografia in post-produzione. Il suo modo di fotografare parte dall’esigenza di affrontare i vari temi in maniera completa ed esauriente pensando sempre di costruire dei racconti, delle storie, che possano essere pubblicate anche in forma di libro. Alcune sue fotografie fanno parte della – Galleria Civica di Modena – e dello – Spazio Permanente Arte Contemporanea – di Casarano (Lecce). Diverse le pubblicazioni in riviste d’arte e fotografia. Hanno scritto recensioni sui suoi lavori: Luigi Erba, Franco Fontana, Mosè Franchi, Michele Fuoco, Walter Guadagnini, Fausto Raschiatore, Maurizio Rebuzzini, Michele Smargiassi, Carlo Federico Teodoro.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *