Sonia Rykiel: la distruzione del total look nel fashion design

Sonia Rykiel

Milano moda – Sonia Rykiel

Sonia Rykiel: la distruzione del total look nel fashion design. Testo di Amelia Betty Smith per Milano Arte Expo. La provocazione è la tendenza a suscitare desiderio e turbamento. Oggi consideriamo provocante uno sguardo, una scollatura, un abito.
Eppure negli anni ’70 una donna non comune andava controcorrente, ritenendo che non fosse un abito ad essere provocante bensì la donna che lo indossava. E di vestiti lei se ne intendeva visto che ha scritto una pagina importante della storia della moda.
Sonia Rykiel nasce con il nome di Sonia Flis nel quartiere di Neuilly, a Parigi, il 1930, la sua famiglia ha origini russe e rumene.
Sonia cresce in un ambiente felice con quattro sorelle più piccole.
Da sempre ha un carattere forte e in netto contrasto con i suoi tempi, dove la donna morigerata era il pieno simbolo della femminilità.
Cerca così di conquistare la sua autonomia fin da adolescente e a 17 anni lavora come vetrinista per un atelier di moda parigino. Proprio qui affina i propri gusti e impara a riconoscere le stoffe e i tagli.
Nel 1953 sposa il proprietario di una boutique, Sam Rykiel, da cui aspetta il primo figlio nel 1962.
L’attesa arrotonda le sue forme e Sonia trova notevoli difficoltà a trovare un abbigliamento che le si addica. Comincia così a disegnare i suoi abiti, conformandoli alla propria personalità e distanziandosi dalle altre mode, ciò rese i suoi capi insoliti e ricercati. Indossandoli nella boutique, sempre più clienti rimangono incuriosite e affascinate dal suo stile.
I primi capi a cui lavora sono dei pullover che piacquero talmente tanto da finire addirittura su una copertina di Elle del 1963.
Il pullover presentato dalla rivista era a righe colorate con un accostamento di colori femminili come rosso, rosa e bianco.
Il modello era denominato ‘poor boy’ perché giocava con forme che cadevano dolci sulle spalle, dalle maniche lunghe e una linea Skinny.
Nel corso della sua vita anche Audrey Hepburn indosserà molti dei suoi pullover, tra cui il famoso ‘poor boy’ attratta dalla grafica semplice delle righe orizzontali e dal taglio morbido della loro linea, leggenda vuole che un giorno si presentò nella boutique comprandone addirittura 14 dello stesso modello, uno per ogni colore.
Di fronte a tutto questo clamore, Sonia e suo marito cominciano a pensare che creare una linea di abiti possa essere effettivamente una buona idea e nel 1968, la stilista, apre la sua boutique in Rue de Grenelle, con l’appoggio di Sam, con cui nel frattempo ha divorziato ma che rimarrà sempre un buon amico.
Il giorno dopo l’apertura dovette chiudere a causa delle rivolte studentesche che imperversavano per le strade ma riaprì molto presto, come testimoniato da un fotografo della rivista Vogue che riprese Sonia con le sue tre assistenti, vestite con una tuta intera ‘tutta curve e dalle linee fantastiche’, simbolo del nuovo abbigliamento creato da e per le donne.
Il locale si trova nel quartiere Saint Germain des Prés, un luogo intellettuale e ricco di movimento. Nella stessa strada aprirà una boutique anche Yves Saint-Lauren. In questo clima vivo, Sonia avrà diverse ispirazioni e influenze se consideriamo che la maggior parte degli studenti e degli intellettuali che frequentano la zona hanno un atteggiamento anti-fashion. Ciò servirà alla stilista per comprendere cosa c’era di sbagliato nei meccanismi della moda e come poteva offrire un’alternativa.
Il suo stile sarà eterogeneo agli inizi passando da abiti con toni monocromatici a colori sgargianti e fantasie stampate. Molto spesso trae spunto anche dalle avanguardie francesi, che nel mondo dell’arte esplosero nei primi decenni del secolo, concentrandosi su dadaismo e surrealismo.
I materiali che prediligeva erano la lana e la maglia.
La prima veniva trattata dalla stilista alla stregua dei tessuti pregiati, fatto insolito per un tessuto considerato di seconda scelta, mentre il tessuto in maglia le valse il soprannome di ‘regina del tricot’, fu infatti la prima a proporre i vestiti in questo tessuto.
Aneddoto su quest’ultimo punto, non solo invitava le proprie clienti ad adottare la maglia ma ne spingeva l’uso sulla pelle nuda liberandosi di maglie intime e ancor più dei reggiseni. E se questo poteva collegarsi al famoso astio femminista contro questo tipo di indumento intimo, basti pensare che il boom esplose proprio con il femminismo del ’68. La donna rifiutava i vestiti creati dagli uomini, troppo sensuali, troppo scomodi e troppo stereotipati in base alla donna dei sogni.
Le femministe francesi avevano bisogno di un modello da seguire e di un’eroina che ne condividesse le sorti: Sonia Rykiel non solo le condivise, ma le direzionò addirittura.
Tra le sue clienti c’erano nomi altisonanti e noti come Brigitte Bardot e Catherine Deneuve, due icone francesi che diedero una grossa spinta alle vendite francesi e alla Rykielmania.
Le collezioni di Sonia erano eccentriche, segno che avevano carattere, e comodi come solo una donna poteva disegnare.
Questo spirito innovativo capovolse un diktat immortale della moda: il total look.
Al tempo ogni abito era perfettamente abbinato con scarpe, borse e accessori. Non c’erano stravolgimenti, né azzardi. La donna doveva sembrare perfetta.
Sonia Rykiel distrusse tutto, semplicemente creando.
Anni dopo alla rivista WWD disse di aver inventato tutto negli anni ’70, dagli abiti reverse alle felpe senza spalle.
Nel 1969, Britt Ekland venne ritratta dal fotografo Penati, sulla copertine di aprile di Vogue, mentre indossa un dolcevita in lurex dorato di Rykiel.
Fu un’altra conferma dell’estremo talento della stilista che con pochi elementi e l’utilizzo di tessuti inconsueti, riusciva ad attirare l’attenzione senza rinunciare all’eleganza.
Nel 1972 venne inserita nella lista dei 12 migliori designer europei del ready-to-wear, ovvero ‘facile a indossarsi’, il nuovo stile casual adatto alla nuova era che stava per prospettarsi.
Nel 1976 inventa il termine demodè, inteso come ‘fuori moda’ per ironizzare su una moda che dettava le regole con fare perentorio e senza ascoltare minimamente il volere del proprio pubblico.
Arrivo a dichiarare che la moda stessa era fuori moda e che le donne dovevano ribellarsi a questo mattatoio fashion ed essere libere di indossare quello che volevano.
La sua ribellione contro quel mondo, che la amava ma allo stesso tempo la accusava, si intensificò nel corso degli anni arrivando persino a capovolgere le regole basilari della sartoria, confezionando abiti con cuciture rovesciate, orli sfrangiati e abiti da sera in maglia.
La sua vena artistica era in continua ebollizione e non si lasciava intimorire dal possibile fallimento. La sua continua ricerca era istintiva e ironica.
Oltre alle collezioni femminili cominciò a firmare anche quelle maschili e per bambini.
Con uno sguardo sull’androginia, il marco Rykiel si accostò ai pantaloni maschili dal taglio femminile, agli abiti con rouches anti-gravitazionali e capi interamente in strass. Adorava osare e il suo pubblico adorava i suoi pezzi proprio questo anticonformismo.
La stessa immagine della stilista divenne iconografia pura, con il suo trucco marcato e ‘smoked’, i capelli rosso fuoco a piramide e l’eterno sorriso sul volto. Anche le sue modelle sorridevano in passerella, esattamente agli antipodi con l’usuale glacialità delle sfilate.
Nel 1985 le venne conferito l’importante riconoscimento francese della Legione d’Onore.
Negli anni ’90 venne aggiunta una collezione di soli accessori a cui si aggiunsero i profumi e i cosmetici.
Scrisse anche due libri sul fashion: ‘Et je la voudrais nue…’ e ‘ Paris Sur le pas de Sonia Rykiel’, oltre a un libro per bambini dedicato a sua nipote.
La personalità della stilista era poliedrica e molti la consideravano un intellettuale, lo stesso Andy Warhol volle conoscerla, arrivando a ritrarla in una serie di fotografie polaroid e nel dipinto ‘Portrait of Sonia Rykiel by Andy Warhol, 1986’ in cui appare di profilo col capo rovescio su uno sfondo rosso brillante che quasi si confonde con la capigliatura iconica.
Nel 1995 passa le redini del suo impero alla figlia Nathalie, ma Sonia continuerà a rimanere vicina alla maison e a consigliarne la direzione seppur ostacolata dalla diagnosi del Morbo di Parkinson.
Di questa patologia e del suo difficile percorso ne parlerà nell’autobiografia ‘N’oubliez pas que je joue’, pubblicata nel 2012 e che ne svela, per la prima volta al pubblico dopo 15 anni, la malattia.
Epocale fu la sfilata del 2009 per la presentazione della collezione intima ‘Sonia Rykiel’ per H&M. La passerella giocava sull’accostamento del rosa e del nero (da sempre simboli della stilista) e si apre con una spettacolare entrata di un gruppo di oche addestrate, a cui seguono le modelle su carri carnevaleschi. L’effetto scenico fu sbalorditivo e mastodontico e la stilista era in prima fila ad applaudire.
Il marchio rimase indipendente fino al 2012, anno in cui vendette l’80% delle quote alla First Heritage Brand, società cinese con sede a Hong Kong.
Nel 2014 la sua azienda passa la direzione creativa a Julien de Libran, la quale rimarrà intatte le direttive e l’ideologia, riuscendo a mantenere saldo il successo del brand.
Alla collezione standard è affiancata la vendita di una linea più commerciale denominata ‘Sonia by Sonia Rykiel’ e una linea di sex toys dalla grafica chic in vendita nella boutique di Parigi.
Il 25 agosto 2016, sua figlia avverte il mondo che sua madre non c’è più, a causa delle conseguenze del Parkinson, che l’avevano ridotta alla sedia a rotelle e alla mancanza di quell’autonomia che per anni aveva inseguito, raggiunto e insegnato alle altre donne.
Ai suoi funerali, il presidente francese Hollande ha definito Sonia Rykiel come l’inventrice non solo di una moda ma di un atteggiamento e di uno stile di vita.
Questa donna è stata la quintessenza dello spirito bohemienne e la massima rappresentante di Parigi intesa non come città ma come stato d’animo. Ma via lala tristezza, via alla malinconia, parafrasando la sua biografia, non dimentichiamoci che lei gioca.

Link:
http://www.soniarykiel.com/en_ue/
http://www.ilpost.it/2016/08/25/le-maglie-e-le-righe-di-sonia-rykiel/
Sonia Rykiel Dies at 86
http://www.vogue.com/13469118/designer-sonia-rykiel-dead-obituary/

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