Mostre di fotografia, Milano: Roberto Mirulla con Franco Fontana

mostre di fotografia Milano

mostre di fotografia Milano: Roberto Mirulla a Spazio Tadini

Mostre di fotografia, Milano: Roberto Mirulla con Franco Fontana. Romano, architetto dato alla fotografia, espone a Spazio Tadini 6 fotografie del ciclo Fachadas, Valencia, 2016 – vedi dettagli della mostra al > link Testo e intervista di Federicapaola Capecchi – anche curatrice dell’esposizione con Mosè Franchi.

Roberto Mirulla

Roberto Mirulla, Fachadas, Valencia, 2016

Quello di Mirulla è un viaggio, edifici abbandonati, coperti da reti e impalcature, quasi un velo di Maya, l’illusione che vela la realtà delle cose nella loro essenza autentica. Per Schopenhauer la realtà visibile è apparenza, e per l’appunto illusione. Nulla ci garantisce che quanto esiste o accade non sia solo un sogno. Nelle fotografie di Roberto Mirulla questa illusione o senso di abbacinamento ha la capacità di far intrevedere ricordi, momenti del passato, addirittura presenze, come se potessimo vedere persino le finestre e, dentro, scene di vita quotidiana. Tempo, Spazio e Causalità – nelle Upanishad antiche – danno origine alle rappresentazioni fenomeniche … e il tempo, lo spazio e la causalità del viaggio di Roberto Mirulla coglie il senso, la sostanza e un’anima di questi edifici, creando immaginifiche visioni. Ne nasce un racconto, prologo, storia ed epilogo di una narrazione. Portano l’osservatore dentro narrazioni panoramiche – anche se noi vediamo la frontalità e non l’insieme – attraverso un equilibrio delicato tra realtà, finzione e immaginazione. Se ci si sofferma a guardare con attenzione il gioco di luce e ombra che muove – come fosse in 3d – il telo viola-ocra o la rete arcobaleno, si possono sentire i suoni, i racconti di vite, identità e relazioni personali. Stiamo guardando un edificio in stato di semi-abbandono e intrevediamo individui e collettività; lo spazio si trasforma in una narrazione che cresce e si moltiplica nel tempo.

Non vi è tra di voi nessun “Fontaniano” – permettiamoci questo termine – … Imparate da me a diventare voi … così vi ha insegnato Franco Fontana? Cosa vuol dire fotograficamente e umanamente?

I fotografi che Franco Fontana sceglie fra gli allievi dei suoi workshop non sono certo dei suoi emuli che riproducono le sue opere o cercano di somigliargli. Essi sono degli allievi che resteranno sempre tali come ripete sempre Fontana parlando di se. Fotograficamente significa che c’è un DNA per ogni fotografo, che tutto vien fuori da te stesso. Umanamente Fontana è sempre presente e con umiltà ci stimola a trovare la nostra formula per esprimerci.

Roberto Mirulla

Roberto Mirulla, Fachadas, Valencia, 2016

Siete un gruppo di fotografi particolarmente eterogeneo. Ciò che vi unisce in questa mostra è un’intenzionalità formale. Storie diverse, personalità fotografiche molto diverse ma unite da un percorso di avvicinamento a sé stessi e al mondo, e soprattutto a quell’attimo di equilibrio che prende corpo in una forma. Ti ritrovi? E cosa pensi abbia spinto Franco Fontana a scegliere te e il tuo lavoro?

Credo che ognuno metta in campo la voglia di sperimentare, esprimendo sé stesso attraverso le immagini fotografiche. Non esponiamo una singola immagine icona ma una serie fotografica, è un percorso personale che ognuno compie nel tempo e che lo porta a confrontarsi con i propri limiti. Cosa abbia convinto Fontana bisognerebbe chiederlo a lui, credo la mia voglia e l’umiltà di mettermi sempre alla prova e di esplorare nuove possibilità espressive, continuando sempre ad essere allievo della vita.

Roberto Mirulla

Roberto Mirulla, Fachadas, Valencia, 2016

Parliamo del tuo lavoro. Quale la strada e il progetto che hai seguito? Quali risultati ha prodotto, quali che si distinguono in singolarità? Quali riflessioni e scelte, sottese alle immagini, avevi urgenza di rendere visibili?

Il lavoro che espongo in questa occasione a Spazio Tadini titola Fachadas, Valencia 2016. Ho vissuto un periodo in Spagna e conosco bene la città di Valencia, l’ho osservata e fotografata varie volte ma senza sviluppare nessuna idea in particolare durante gli anni, a parte un tracciato fotografico ancora in corso e che riguarda la speculazione edilizia sulle coste spagnole. Sono tornato nel mese di giugno del 2016 passando qualche giorno. Mi hanno da sempre colpito una serie di edifici del centro, in semi-abbandono, con delle reti che ricoprono le facciate, li osservavo spesso mentre passeggiavo per la città ed ogni tanto ne trovavo uno, lo fotografavo insieme ad altre cose del paesaggio urbano. Un giorno ho sentito l’impulso di fotografarli e li ho ripresi con la mia fotocamera, camminando per qualche ora per il centro di Valencia, spesso sotto una luce radente. Quelle facciate con le reti, nascondono un passato ed un presente e posseggono qualcosa di forte, misterioso, che ha catturato la mia attenzione, ho preso a fotografarli cercando l’angolo e i dettagli che mi interessava cogliere. Avevo un progetto in testa del quale non ero pienamente consapevole, è stato un impulso a liberarlo e sono andato lì a bloccarlo. Ho inviato le foto a Franco Fontana, gli sono piaciute subito. Le ho esposte già a Porretta Terme quest’estate ed ora sono qui a Spazio Tadini. Avevo semplicemente voglia di emozionarmi ed esprimermi fotograficamente, come il mio istinto mi suggerisce, non potrei farne a meno. Quando rivedo i progetti fotografici meglio riusciti ricordo il momento in cui li ho scattati, ciò mi serve anche da stimolo per i successivi racconti che saranno sempre diversi.

Roberto Mirulla

Roberto Mirulla, Fachadas, Valencia, 2016

Fotografate quello che pensate” Franco Fontana – Comunicare fotografando. .. è anche questo?

Si può comunicare in molti modi e la fotografia a me è servita moltissimo per esprimermi, ho cominciato ad appassionarmene all’inizio degli anni Novanta, ho il ricordo di una disciplina diversa, senza gli occhi puntati sul monitor ma davanti a me c’erano i negativi, le diapositive, le stampe ed anche a volte la camera oscura fai da te. Nasco come autodidatta e ancora lo sono, mi piaceva il reportage e i fotografi della Magnum ancora oggi insieme a molti altri. Devo ammettere che ho sempre preferito fotografare a colori e Fontana è stato sempre uno dei miei riferimenti oltre ad Alex Webb; mi affascinano le suggestioni, i colori e le composizioni delle fotografie di entrambi i maestri. Mi sono appassionato anche a Luigi Ghirri e Gabriele Basilico, anche questi ultimi fotografavano quello che pensavano e comunicavano fotografando.

Franco Fontana dice di voi che siete un nuovo che si sta muovendo e crescendo. Cosa vedi per te e la tua fotografia?

Continuo a fotografare ciò che mi ispira, a volte ho dei progetti in mente che restano inespressi a lungo, altre volte escono cose di getto che stavano già dentro e aspettavano di uscire, è lì che spesso esprimo il meglio di me. Credo di non essere una persona metodica, seguo più l’istinto e le sensazioni. Ultimamente cerco di concentrarmi su dei temi e progetti che funzionano per la serialità delle fotografie. Continuo la ricerca per esprimermi, ciò riempie bene il mio tempo, mi diverte e mi fa sentire pienamente soddisfatto seguire un percorso personale.

Quali scenari si stanno delineando oggi con il continuo sviluppo delle tecnologie e di un sistema visivo in continua mutazione?In che modo sta cambiando la fotografia?

Le fotocamere e gli accessori sempre più sofisticati possono aiutarci a raggiungere una migliore qualità del supporto fotografico e questo è stato da sempre così ma senza una testa pensante non potrà mai nascere un buon progetto. Sta sempre all’uomo la facoltà di utilizzare la tecnologia nel bene e nel male, dipende dalla validità delle sue idee.

Roberto Mirulla

Roberto Mirulla

Come cambia il ruolo del fotografo in questo contesto? La consapevolezza di ciò che si produce fa la differenza? Non c’è più spazio per l’improvvisazione?

Il ruolo del fotografo che intende esprimersi non cambia, non penso che nessun bravo fotografo si sia mai improvvisato nell’intento. Oggi grazie a mezzi sempre più sofisticati si può produrre una fotografia con ancor maggiore qualità, indipendentemente dal suo valore artistico che solo in parte potrebbe dipendere dall’uso di una tecnologia piuttosto che ad un’altra.

Si dice che il grandangolare sia l’ottica eletta per il paesaggio. Le immagini di Franco Fontana provano il contrario. Come ti poni con il tecnicismo in fotografia?

Ho usato molto spesso il grandangolare per i paesaggi urbani ma non ritengo che una certa focale debba essere per forza specifica per un soggetto fotografico in particolare. Fontana ha usato anche il grandangolare per le foto di strada oltre che il tele per i suoi noti paesaggi e le architetture, non ne ha fatto una questione di genere fotografico. Una cosa è la scuola, la teoria e la manualistica, un’altra è la pratica ed il progetto che hai in testa, sono le uniche cose che contano.

C’è similitudine tra fotografia e parola?

La fotografia può suggerire una parola, questa può servire per avviare una ricerca, sviluppare una idea. Con la fotografia si può sicuramente raccontare ma non la metto sullo stesso piano della scrittura, sono due linguaggi diversi. Spiegare una fotografie a parole mi sembra una forzatura mentre la stesura di un buon testo può stimolare l’immaginazione.

Oggi esistono fotografie memorabili? Se escludiamo i già grandi soliti noti?

Ci sono ancora quegli scatti memorabili che di solito mostrano il lato più crudele della società e le scene più drammatiche delle distruzioni, dei terremoti, i maremoti ecc. Sono sicuramente le foto che colpiscono nel profondo di ognuno. Di fotografi che realizzano fotografie memorabili ce ne sono sia fra i grandi nomi che fra i fotografi emergenti, il mondo si evolve e si rinnova in continuazione.

Quali sono le influenze esterne e convergenti, oggi, che ispirano il linguaggio espressivo della fotografia?

Con la fotografia oggi si esprime di tutto, nelle esposizioni vediamo ancora spesso reportage dai paesi in guerra, racconti umani di ogni tipo ma anche forme di fotografia più concettuali che possono trovarsi esposte nelle Gallerie e Musei più importanti, insieme a quadri di qualsiasi corrente artistica. La produzione di arte negli ultimi decenni è stata esponenziale così che oggi vediamo esposta nei musei la fotografia insieme alle installazioni e opere delle più svariate correnti artistiche, tutta l’arte sembra interconnessa. Credo sia importante visitare le mostre nei musei, io cerco ogni volta di assorbire il più possibile.

Fotografia artistica … Aimée Beaubien, Christophe Jacrot, Jacob Aue Sobol, Clarissa Bonet, Adriana Lestido, Keizo Kitajima, Hellen van Meene … per intenderci sono così etichettati…cosa fa di un’immagine una foto artistica? O è il progetto l’idea che la rende tale?

Sicuramente negli autori citati c’è una forte componente creativa nel loro modo molto diverso l’uno dall’altro di utilizzare il mezzo fotografico per esprimersi. Non sono un critico per dimostrarlo ma da semplice osservatore credo che oggi più che il singolo scatto artistico sia molto più valorizzato il percorso creativo del fotografo, i progetti nei quali sicuramente emerge uno stile personale, una storia non per forza sempre nuova ma raccontata in modo originale e con una valida, e a volte eccelsa, conoscenza tecnica. Ogni autore di quelli citati appartiene al mondo della cosiddetta “fotografia artistica”, non so bene poi se lo decida il pubblico, gli studiosi o i critici d’arte, ma va bene così.

Cosa pensi dell’inarrestabile progresso tecnologico in fotografia e quanto influisce sul tuo lavoro. Post produzione? In che termini e misura?

Il foto ritocco esiste da sempre sin dalle prime sperimentazioni fotografiche ed oggi con i vari programmi e i file digitali è possibile fare in casa e davanti al monitor ciò che prima si realizzava in camera oscura. Premetto di non essere un fissato della post produzione, cerco di curare al massimo la ripresa e faccio dei piccoli ritocchi in fase successiva al computer per aggiustare il contrasto, la dominante di colore, l’esposizione … Molti fotografi usano in modo consistente la post produzione, non sono contrario, purché questa sia applicata in funzione di ciò che si vuole esprimere e non per coprire un prodotto mal riuscito. Ci sono lavori che apprezzo, dove la post produzione è gran parte del lavoro fotografico, fatto talmente bene che nemmeno ce ne accorgiamo.

Cos’è per te la fotografia e quale il valore intrinseco di uno scatto

È una passione che mi accompagna ormai da diversi anni e che si rinnova sempre se siamo disposti a rischiare, perché si evolve conseguentemente alla vita e alle cose che ti succedono, credo che questo valga per tutti. Da qualche anno ho trasformato questa passione, che tale rimane, dedicandomi all’insegnamento che mi gratifica molto ma rimango sempre un allievo anche grazie agli insegnamenti di Franco Fontana.

“L’umanità si attarda nella grotta di Platone, continuando a dilettarsi, per abitudine secolare, di semplici immagini della verità. Ma esser stati educati dalle fotografie non è come esser stati educati da immagini più antiche e più artigianali: oggi sono molto più numerose le immagini che richiedono la nostra attenzione; l’inventario è cominciato nel 1839 e da allora è stato fotografato quasi tutto, o almeno così pare; questa insaziabilità dell’occhio fotografico modifica le condizioni di prigionia in quella grotta che è il nostro mondo; insegnandoci un nuovo codice visivo, le fotografie alterano e ampliano le nostre nozioni di ciò che val la pena guardare e di ciò che abbiamo il diritto di osservare; la conseguenza più grandiosa della fotografia è che ci dà la sensazione di poter avere in testa il mondo intero, come antologia di immagini; nelle fotografie l’immagine è anche un oggetto, leggero, poco costoso, facile da portarsi appresso, da accumulare, da conservare. Le fotografie sono forse i più misteriosi tra gli oggetti che formano, dandogli spessore, quell’ambiente che noi definiamo moderno. Esse sono in realtà esperienza catturata, e la macchina fotografica è l’arma ideale di una consapevolezza di tipo acquisitivo. Fotografare significa infatti appropriarsi della cosa che si fotografa. Significa stabilire con il mondo una relazione particolare che dà una sensazione di conoscenza, e quindi di potere. […] Così leggiamo in “Sulla fotografia. Realtà e immagine nella nostra società” di Susan Sontag

Vorrei commentassimo questo passo del libro, alla luce di quelli che ritieni gli insegnamenti più importanti ricevuti durante la tua esperienza con Franco Fontana, e del problema sollevato dalla Sontag dell’ambiguità della fotografia come strumento di conoscenza.

Credo che ci sia sempre spazio per cose nuove da indagare e fotografare e modi diversi di affrontare anche gli stessi temi rendendo un lavoro originale rispetto ad altri. Proprio perché esiste ormai un’inflazione sproporzionata di immagini, la fotografia ha bisogno di trovare una sua piccola nicchia dove poter depositare senso, quella nicchia sta in ognuno di noi e la possiamo costruire giorno dopo giorno. Credo che ci si appropri metaforicamente delle cose che fotografiamo, ma sono solo dei racconti personali, che possiamo scegliere se tenerceli per noi o condividerli con il mondo. La fotografia, come ripete sempre Franco Fontana, è un pretesto, più lo afferma e più si alimenta l’idea che la fotografia è un modo per dare qualità alla vita, per donare gioia a ognuno di noi solo se prima comprendiamo cosa vogliamo da noi e dalla fotografia o attraverso di essa. Quello che mi ha fatto capire Fontana è che per esprimersi bisogna essere noi stessi perché quello che riusciamo ad esprimere fa parte di noi, siamo noi, unici e irripetibili.

Roberto Mirulla

Roberto Mirulla, nato a Roma nel 1972, inizia ad interessarsi di fotografia da autodidatta alla fine degli anni 80. Nel 1991 partecipa al 1° International Photomeeting a San Marino (Art Director: Franco Fontana) dove partecipa al corso “Reportage” con Mario De Biasi.

Durante gli anni 90 e a seguire, partecipa a molti concorsi fotografici, eventi e collaborazioni artistiche fra le quali il progetto artistico “Visti in superficie” con l’associazione Èvoca e le manifestazioni itineranti “Post Post Scriptum”(2001/2002)con l’associazione culturale Gruppo12.

Utilizza il mezzo fotografico come strumento di indagine in campo architettonico ed urbano durante e dopo i suoi studi universitari, in Italia e all’estero dove viaggia spesso per approfondimento.

Nel 1996 svolge un periodo di studi come studente Erasmus in Scozia e, nell’estate del 1997, viaggia in Libano con un gruppo di studio internazionale interdisciplinare per la ricostruzione post bellica.

Dopo il Servizio Civile e la Laurea in Architettura conseguita nel 2001, lavora nel campo dell’Architettura, affiancando a questa la passione per la fotografia.

Vive e lavora per un periodo in Spagna dove continua la ricerca fotografica ed espone fotografie in vari occasioni. Nel 2008 partecipa ad un Corso di Fotografia Notturna in Andalusia, dove approfondisce ed allarga le sue conoscenze tecniche ed espressive.

Nel 2012 partecipa al Workshop “Paesaggio Urbano: la memoria del futuro” condotto da Franco Fontana alla Fondazione Fotografia di Modena e successivamente entra nel collettivo di fotografi di Fontana esponendo (aprile/maggio 2014), un progetto fotografico dal titolo “Notturni”(*) alla mostra “Franco Fontana e Quelli di Franco Fontana alle Gallerie Civiche di Palazzo Ducale a Pavullo nel Frignano (MO).

Tiene corsi di fotografia (base, intermedio, Fotografia di Architettura e Paesaggio Urbano e Fotografia Notturna) presso l’Università Popolare di Roma (UPTER). E’ membro consigliere dell’Associazione Culturale Grigio18% di Roma con la quale a maggio del 2014 terrà un Workshop di Fotografia Notturna.

Vive e lavora a Roma.

(Fonte Biografia, Occhio dell’Arte)

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