Luigi Ghirri: fotografia, la storia e i grandi fotografi – di Francesco Tadini

Luigi Ghirri

Luigi Ghirri – rubrica di Francesco Tadini per Milano Arte Expo: I grandi fotografi

Luigi Ghirri: la storia e i grandi fotografi – di Francesco Tadini. Gianni Celati, in una presentazione del libro Lezioni di Fotografia – nel 2010 a Reggio Emilia – ricordava che Ghirri pensava ad una “origine” della fotografia persa, storicamente a ritroso, ancora più in là delle camere oscure e che fotografava cose a cui nessuno bada. Trovo particolarmente opportuno proporre questa sintetica ricapitolazione del lavoro di uno dei fotografi più straordinari di sempre, a un giorno dall’inaugurazione – il 22 ottobre a Spazio Tadini, a Milano – della grande mostra di un altro formidabile interprete delle cose che tutti guardano senza badarvi: Franco Fontana (> vedi articolo e dettagli dell’esposizione), che sarà, nella Casa Museo di via Jommelli 24, in compagnia di 32 fotografi da lui stesso selezionati.

La fotografia paesaggistica può essere un’arma a doppio taglio. Da un lato l’assoluta certezza estetica del paesaggio in sé, dall’altro il rischio di proporre, per l’ennesima volta, qualcosa di già visto.
Il talento di un fotografo paesaggista è proprio nel proporre un elemento ordinario in una versione straordinaria.
Luigi Ghirri è uno di questi.
Nato nel 1943 a Scandiano, in Reggio Emilia, la sua famiglia si trasferisce tre anni dopo nel collegio San Carlo dei Gesuiti di Braida di Sassuolo a causa degli sfollamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Negli anni ’50 si trasferiscono a Modena dove Ghirri studierà da geometra e comincerà ad appassionarsi alla fotografia.
Scatterà spesso ritratti e foto paesaggistiche con una macchina fotografica Voigtländer Bessamatic 35mm ma sempre a livello amatoriale, il suo lavoro è quello di geometra, prima come libero professionista e poi come impiegato, e non ha molto tempo da dedicare allo studio della tecnica fotografica.
Il 1968 compirà un lungo viaggio in giro per l’Europa, toccando mete come Amsterdam, Parigi, Berna, ecc.
Le foto che scatterà non saranno mere cartoline ricordo ma qualcosa di più profondo. Il suo viaggio mentale sarà scandito dalle polaroid, ognuno di essa sarà legata ad una visione, un ricordo e a un particolare momento del tragitto.
Il tutto confluirà in una sorta di diario fotografico ed è qui che Ghirri costituirà il suo pensiero visivo, che lo accompagnerà per tutta la vita.
Da questa esperienza Luigi Ghirri colmerà il gap della fotografia paesaggistica banale elevandola a qualcosa di più ricercato.
Un anno dopo incontrerà per lavoro Franco Guerzoni, che lo introdurrà in un circolo artistico con artisti del calibro di Vaccari, Parmiggiani, Cremaschi e Della Casa. Con loro nascerà un’amicizia, un confronto e una collaborazione in diverse occasioni, fotografando alcune loro opere con una Olympus Pen. Da questi scatti nascerà una mostra nel 1972, intitolata Fotografie 1971-1972, che verrà esposta al Canalgrande Hotel di Modena, a cura del club Sette Arti.
L’incontro con l’arte concettuale italiana concima il suo talento e lo spinge a firmare diversi progetti come Colazione sull’erba e Atlante.
Il primo realizzato tra il 1972 e il 1974, riprende un tema classico dell’arte, con il proposito di rapportare spazio urbano e natura. Il progetto consta di 350 tra diapositive e negativi e vuole porre i riflettori sul cambiamento della concezione di spazio e natura in virtù della crescita urbana.
Il progetto Atlante, invece, nasce nel 1973 e dell’atlante riprende la ricerca convenzionale della mappa in quanto solo essa posiziona l’essere umano, dettagliandone le origini, i desideri, i futuri viaggi.
In esso ritroviamo le categorie delle icone, dei paesaggi e delle architetture.
Nel 1974 espone una serie di fotografie per la mostra Paesaggi di Cartone a Milano. In questo periodo decide di abbandonare la sua professione di geometra e di aprire uno studio di grafica in condivisione con altri tre professionisti.
Ma è l’anno successivo a ricevere un ampio riconoscimento dalla rivista Time-Life che gli dedicherà otto pagine di portfolio all’interno della rivista e lo consacrerà Discovery dell’anno.
Nel 1977 apre una casa editrice, Punto e virgola, per cui pubblicherà il libro fotografico Kodachrome, una raccolta di foto dal 1970 al 1978.
Esso sarà uno dei suoi progetti più importanti nonostante raccolga le sue prime foto, nato dalla sua esigenza di svelare le immagini e i soggetti in secondo piano. La metodica di raccolta delle foto segue un filo comune e solo nell’ultima parte del progetto, corrispondente agli ultimi anni, c’è la ricerca di oggetti e frammenti trovati camminando per strada. Una di esse ha un che di divinatorio e riporta l’immagine di un articolo di giornale con il titolo Come pensare per immagini, un concetto ben rappresentativo di tutto il lavoro di Ghirri.
Kodachrome è formato da 750 tra diapositive e negativi, verrà esposto una prima volta a Parigi e una prima volta in Italia al Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma, su invito di Quintavalle e Mussini. Da questa esposizione antologica nascerà anche un libro, con prefazione di Quintavalle, che raccoglierà tutti i lavori del fotografo con il titolo Vera Fotografia.
Il libro Kodachrome sarà poi riedito nel 2012.
Intorno alla fine degli anni ’70 comincia ad usare una Canon AE-1 e si immerge in altri due progetti: Il paese dei balocchi e  In scala.
Il primo rivolto ai temi magici dell’infanzia e della fiaba, ritraendo spesso il movimento colorato e dinamico delle giostre contrapponendo questa vivacità alla staticità del museo delle cere.
Ancora una volta, Ghirri, ama le contrapposizioni e svela all’osservatore il falso gioco del divertimento superficiale.
Nel secondo progetto In Scala riprende il tema dell’illusione rappresentando l’Italia in miniatura di Rimini.
Sempre nel 1977 esporrà in diverse tappe europee, di cui la più importante si rivelerà il Festival di Arles – Les Rencontres d’Arles – grazie all’incontro con Charles Traub, direttore della Light Gallery di New York per cui esporrà Still Life e Topografia-Iconografia, l’anno successivo.
Nella prima, Ghirri, proporrà il tema dello still life in una chiave meno usuale, ritraendo composizioni e scorci dall’impatto semplice e pulito. I suoi soggetti nascono dai giri nei mercatini, dove il fotografo trova vecchi oggetti abbandonati che dietro il suo obiettivo riescono a raccontare la loro storia. Mentre in Topografia-Iconografia ritorna sui temi del paesaggio, sviscerandone il superfluo e accompagnando lo spettatore in un’esperienza visiva unica e ricercata.
Gli anni ’80 si aprono frenetici al lavoro di Ghirri, numerose sono le esposizioni, i riconoscimenti e i progetti a cui partecipa il fotografo come la fotografia d’architettura che lo porta in giro per l’italia, collaborando con Mimmo Jodice e Aldo Rossi. Collabora attivamente anche con la rivista Lotus International e pubblica diversi libri ed editoriali come Paesaggio italiano e Il profilo delle nuvole.
Nel 1980 realizza una serie di immagini per la Polaroid International (proprio dopo questa esperienza comincerà a lavorare con macchine fotografiche Polaroid) su invito del direttore Manfred Heiting.
L’anno successivo realizzerà una documentazione del paesaggio napoletano su commissione del Comune di Napoli, non sarà l’unico fotografico ma collaborerà con altri sei professionisti al cui termine del lavoro nascerà la mostra Sette fotografi per un’immagine.
Nel 1982 partecipa alla mostra Photographie 1922-1982, dove viene osannato e consacrato come uno dei maggiori fotografi del XX secolo, nello stesso anno riceve una commissione dalla Regione Puglia, dall’ente Expo-Arte e dalla Galleria Spazio Immagine per una rilettura del paesaggio pugliese.
In questi anni si avvicina anche al mondo della pittura, fotografando gli studi del pittore Giorgio Morandi, e della musica, divenendo autore di notevoli copertine di musica classica e italiana.
Su quest’ultimo punto, fu Lucio Dalla a contattare il fotografo per le copertine dei suoi dischi, in quanto ammiratore dei suoi lavori, e fu proprio lui a introdurlo nel mondo della musica presentandolo ad altri artisti che in seguito si rivolgeranno a lui per le proprie grafiche.
Nel 1984 comincia un ambizioso progetto per il libro Viaggio in Italia, in collaborazione con fotografi italiani e non. L’obiettivo è di proporre un atlante alternativo con fotografie d’autore che accompagnino i visitatori alla scoperta dei paesaggi italiani.
Ghirri si occupa delle stazioni termali dell’Emilia Romagna e in seguito alla sua generosa ricerca nascerà il libro ‘Magie di acque e di luoghi nei paesaggi termali dell’Emilia Romagna, pubblicato nel 1987.
Nel 1985 vola a Parigi, per uno scambio interculturale, e fotografa la Reggia di Versailles. Sempre nello stesso anno lavora a diversi incarichi fotografando le architetture di Marcello Piacentini, i luoghi caratteristici di Venezia per la Biennale di Architettura e l’Edificio Viaggiatori a Firenze di Michelucci.
Nel 1986 espone alla mostra Esplorazioni sulla via Emilia, con una raccolta di foto paesaggistiche emiliane e lo stesso anno vola a New York da Lucio Dalla per il suo tour, dovrà raccogliere le fotografie della tournée allo scopo di illustrare il libretto dell’album.
L’anno seguente collabora con Alberto Ferlenga nella scrittura di una monografia dedicata ad Aldo Rossi e pochi mesi dopo partecipa alla Triennale di Milano con alcuni scatti sul paesaggio padano, in particolare Venezia e Bologna.
Il 1988 invece inaugurerà proprio quella Triennale curando la sezione Fotografia e la mostra Le città del mondo.
Nel 1989 collabora attivamente con alcune delle più importanti riviste di architettura italiane come Domus, Interni e L’Arca.
Sempre lo stesso anno diverrà docente presso l’Università del Progetto, ateneo di Design dell’Emilia Romagna
Nel 1990 documenterà l’architettura della Reggia di Caserta su commissione di Cesare De Seta.
Il 1991 è l’ultimo anno di attività di Ghirri e collaborerà per il libro Viaggio dentro un antico labirinto su invito di Quintavalle. Il libro vuole essere un viaggio attraverso la storia dell’arte italiana, la letteratura e i paesaggi italiani. Al suo interno ci sarà anche una lunga intervista al fotografo in cui spiega come l’arte concettuale sia stata un insegnamento di vita, laddove con una rappresentazione semplice la sua mente riusciva a scovare significati intrinseci profondi e ignoti ad uno sguardo superficiale.
In quest’anno continuerà il suo lavoro con il pittore Morandi, ma il progetto non vedrà la realizzazione di alcun libro a causa della scomparsa del fotografo.
La sua vita frenetica e la sua ricerca costante stressano il suo corpo confluendo in un attacco di cuore, nel 1992. Luigi Ghirri morirà a soli 49 anni.
Sembra incredibile come in soli 49 anni possano concentrarsi una vita di traguardi e riconoscimenti.
Questo è il segno che la fotografia di Luigi Ghirri è stata fondamentale per l’arte e si sia elevata rispetto al di sopra dei suoi contemporanei grazie al suo approccio delicato, introspettivo e altamente simbolico.
Basti pensare alla fotografia Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986 che fa parte del progetto Paesaggi Italiani.
La composizione è luminosa e perfettamente simmetrica, al cui centro del riquadro immaginario, dato dalla ritaglio della foto, è posto un riquadro reale che ne segue le simmetrie.
Il risultato è la foto di una foto, rappresentazione semplice ma non semplicistica di un paesaggio marino che sarebbe sembrato banale se non fosse stato per l’aggiunta di questo elemento accessorio.
Un altro tema ricorrente nelle fotografie di Ghirri è la presenza di strade e passaggi centrali al centro dei paesaggi come in Valli grandi veronesi .
Sono molte le fotografie che presentano questo tipo di elemento, Ghirri ama accentuare le linee d’orizzonte con una linea perpendicolare che ne ferma la continuità portando lo spettatore a percorrerla indirettamente con lo sguardo.
L’osservatore è spinto alla visione di un’incognita e a interrogarsi su cosa il fotografo abbiamo voluto trasmettere, il risultato è una ricerca mentale continua in cui l’essenza diventa essenziale e l’assenza presenza.
La potenza dell’arte concettuale di Luigi Ghirri è nel guardare numerose volte una stessa opera e trovarne nuove forme e nuovi significati ad ogni sguardo rendendo la sua fotografia nuova e immortale.

Link suggeriti ad approfondimento:
http://www.archivioluigighirri.it/
http://www.ilpost.it/2016/08/15/luigi-ghirri-bergamo/
http://www.internazionale.it/foto/2016/08/04/luigi-ghirri-foto
http://www.matthewmarks.com/new-york/artists/luigi-ghirri/selected-works/

Grandi fotografi ed elementi di storia della fotografia

Luigi Ghirri

rubrica a cura di Francesco Tadini

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contatti Milano Arte Expo: mail: milano.arte.expo@gmail.com – telefono: +393662632523

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