Milano: fotografie di Michela Petti in mostra con Franco Fontana e 32 fotografi

Michela Petti

Mostre di fotografia – Milano: Michela Petti, scelta da Franco Fontana

Milano, mostre di fotografia – Michela Petti in mostra con 30 fotografi e Franco Fontana, a cura di Federicapaola Capecchi e Mosè Franchi. Le due passioni della fotografa  – scelta da Fontana per la mostra milanese che apre il 22 ottobre (e dura fino al 20 novembre) – sono fotografia e giornalismo. Dopo un workshop con Franco Fontana ritiene di aver scoperto davvero un nuovo modo di fotografare: svelando una parte di sé e descrivendo la realtà che la circonda.

Michela Petti

Michela Petti, natura morta, Luce

Michela Petti non è ancora una fotografa a tempo pieno,  ma nella fotografia ha già trovato un linguaggio e un mezzo per esprimersi. A Spazio Tadini, nella collettiva, espone alcune fotografie del ciclo Luce. Luce, materia e oggetti, riconoscibili e contestualizzati. La luce, che nel suo attraversare il tutto ed interagire ci porta ad immaginare cose e ad interrogarci sui processi degli eventi. Nel tentativo di rendere il caldo e il rassicurante contenuti nella luce, Michela Petti ne svela anche un che di misterioso, che trasforma gli oggetti, e che rivela e nasconde in egual misura. Lo strumento fotografico si riempie di depositi di sola luce e la mente che osserva comincia a muoversi tra infinite stratificazioni di esperienze e memorie culturali, e l’oggetto quotidiano è lì, con la sua necessità, riconoscibilità e al tempo stesso con la sua possibilità di trasformarsi infinite volte. Cambiando, la luce del sole modifica anche l’aspetto delle cose che illumina. E qui si cerca di esaltare caratteristiche e atmosfera. La Petti, con Luce, cerca di osservare e conoscere le diverse condizioni di luce, senza trascurare le ombre, necessarie, per dare volume, tridimensionalità, per ancorare nello spazio, per “mettere in luce” e nascondere.

Federicapaola Capecchi – Quali scenari si stanno delineando oggi con il continuo sviluppo delle tecnologie e di un sistema visivo in continua mutazione? In che modo sta cambiando la fotografia?

Michela Petti – La tecnologia ci ha invaso di immagini. Non è facile tracciare una linea netta tra la bella e la brutta fotografia. Credo, infatti, si tratti di forme di espressione diverse che rispondono tutte al desiderio intrinseco di comunicare. C’è la fotografia fatta per apparire che è quel flusso continuo di foto che vediamo nei social, c’è poi la fotografia cartolina o la foto ricordo, scattata per non dimenticare e fermare un’occasione speciale o semplicemente un momento felice. E poi c’è la “terza via”, la fotografia che racconta una storia o un sentimento, che vuole essere uno spunto di riflessione e spingere l’osservatore a leggere qualcosa, a trovare un messaggio o semplicemente provare un’emozione.

Michela Petti

Michela Petti, merletti, Luce

Come cambia il ruolo del fotografo in questo contesto? La consapevolezza di ciò che si produce fa la differenza? Non c’è più spazio per l’improvvisazione?

Il fotografo è uno che sceglie di percorrere la “terza via”, non per mostrare la sua bravura, ma perché crede in ciò che fa e nella fotografia come forma d’arte. Purtroppo non sempre lo scatto fotografico viene considerato alla stregua di un’opera d’arte. Qualcosa sta cambiando, ma siamo ancora lontani da altri Paesi dove la fotografia è percepita e sentita come una vera e propria arte. Mi piacerebbe vedere sempre più gallerie che diano spazio alla fotografia e sempre più persone che si soffermino a scrutare immagini nelle quali poter trovare qualcosa che tocchi la loro anima, così come accade di fronte ad un quadro o ad una statua. La fotografia e l’arte in senso lato, nascono dall’improvvisazione: anche lo scatto più studiato nasce da un guizzo, da un fermento del pensiero.

Non vi è tra di voi nessun “Fontaniano” – permettiamoci questo termine – … Imparate da me a diventare voi … così vi ha insegnato Franco Fontana? Cosa vuol dire fotograficamente e umanamente?

I suoi workshop sono più lezioni di vita che di fotografia. Lontano da ogni tecnicismo, ognuno di noi, in maniera diversa, ha tirato fuori una parte di sé. Il workshop tenuto da Fontana è stata un’esperienza unica, sorprendente. Arrivi in aula e ti aspetti di trovare un Maestro della fotografia che dall’alto della cattedra ti impartisce lezioni sul come e dove puntare l’obiettivo, sulle cose da fare e quelle da evitare. E invece ti ritrovi davanti una persona che ama ciò che fa e non ti da ordini, ma ti aiuta a capire chi sei, cosa cerchi, cosa ami. Mi ha aiutato a tirare fuori quella passione che non aveva direzione, a dargli un senso, una via. Non è stato semplicemente un corso, ma un percorso dentro di me. Con Franco Fontana ho imparato a fotografare non tutto ciò che vedevo, ma solo ciò che sentivo, ciò che colpiva la mia attenzione e che rispecchiava quello che provavo. In pratica ho iniziato a fotografare per scavare in me e nel mio mondo interiore, per renderlo visibile. Questo significa fotografare anche le cose più semplici e banali che smettono però di essere tali quando si fanno portatrici di un sentimento o di uno stato d’animo.

Michela Petti

Michela Petti, autoritratto, Luce

Siete un gruppo di fotografi particolarmente eterogeneo. Ciò che vi unisce in questa mostra è un’intenzionalità formale. Storie diverse, personalità fotografiche molto diverse ma unite da un percorso di avvicinamento a sé stessi e al mondo, e soprattutto a quell’attimo di equilibrio che prende corpo in una forma. Ti ritrovi? E cosa pensi abbia spinto Franco Fontana a scegliere te e il tuo lavoro?

Esattamente. Siamo persone diverse con età e storie altrettanto diverse, unite da una passione e che hanno avuto la fortuna ed il privilegio di incontrare Franco. È come se ci avesse dato la chiave per aprirci al mondo che ci circondava. “Il maestro apre la porta, ma tocca all’allievo il compito di varcarla” e nel mio piccolo ho cercato di guardare con occhi diversi e più attenti il mondo che mi circondava, che fosse un’opera d’arte o un semplice muro, di trasformarlo in fotografia.

Parliamo del tuo lavoro. Quale la strada e il progetto che hai seguito? Quali risultati ha prodotto, quali che si distinguono in singolarità? Quali riflessioni e scelte, sottese alle immagini, avevi urgenza di rendere visibili?

C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce”. Da qualche parte ho letto questa frase che mi piace citare perché rappresenta con semplicità il mio lavoro “Luce”. Il progetto Luce nasce per caso, una mattina di un piovoso novembre. Mi ero appena svegliata e sono rimasta colpita degli straordinari giochi di luce sulla parete della camera. Attraverso le fessure delle serrande la luce filtrava sulle pareti domestiche ed illuminava gli oggetti quotidiani. Era la stessa luce che ogni giorno entrava in casa e colpiva i mobili, il letto, il tavolo, il pavimento, ma non l’avevo mai “vista”. Quel giorno, per la prima volta, ho “visto” quella luce e l’ho fotografata, fermando in uno scatto qualcosa di ineffabile e mutevole.

C’è qualcosa di caldo e rassicurante nella luce, ma c’è anche qualcosa di misterioso che ha il potere di plasmare gli oggetti e, al tempo stesso, nascondere e rivelare.

Fotografate quello che pensate” Franco Fontana – Comunicare fotografando. .. è anche questo?

Certamente. Non c’è niente che non sia degno di essere fotografato, perché non esistono cose oggettivamente belle o brutte, esiste solo ciò che è bello per te, che ti da emozione, perché, in fondo, quello che decidi di fotografare è già dentro di te. Con la fotografia il pensiero trova voce.

Si dice che il grandangolare sia l’ottica eletta per il paesaggio. Le immagini di Franco Fontana provano il contrario. Come ti poni con il tecnicismo in fotografia?

Personalmente non amo i tecnicismi. Nella vita e nella fotografia amo improvvisare. I miei scatti non sono quasi mai studiati, preferisco guardarmi intorno e lasciarmi sorprendere. Troppe regole, credo, fermano il flusso dinamico e vitale che la fotografia rappresenta.

Michela Petti

Michela Petti, tramonto, Luce

Franco Fontana dice di voi che siete un nuovo che si sta muovendo e crescendo. Cosa vedi per te e la tua fotografia?

Per me la fotografia è una grande passione, non un lavoro. Non fotografo con costanza, ma solo quando sento l’esigenza di raccontare o esprimere qualcosa. È un’esigenza interiore. Spero di continuare a fotografare perché vorrebbe dire che riesco ancora a stupirmi per qualcosa, a “vedere” il mondo con occhi curiosi e a voler condividere le mie sensazioni con gli altri. Mi piacerebbe riuscire a fotografare in futuro qualcosa di veramente banale in sé, ma carico di significato per me, e trasmettere questo insieme di sensazioni.

C’è similitudine tra fotografia e parola?

Assolutamente sì. Sono due forme di comunicazione potentissime. Possono smuovere coscienze, suscitare un sentimento, scatenare sensazioni. A volte alcune immagini sono persino più forti delle parole. Un’immagine ha il potere di rimanere impressa, rivolgersi a tutti, catturare l’attenzione, superando qualsiasi confine.

Quali sono le influenze esterne e convergenti, oggi, che ispirano il linguaggio espressivo della fotografia?

Credo che la fotografia oggi sia soprattutto una storia narrata, una storia sempre più spesso purtroppo dai toni cruenti. Ultimamente, infatti, è più facile e comune associare la fotografia alle immagini forti di guerre, naufragi e attentati che si vedono sui giornali. Penso all’immagine del bambino migrante riverso senza vita sulla spiaggia o a quella del bambino ferito in Siria, seduto con lo sguardo fisso e il volto insanguinato. Con la loro potenza espressiva sono foto che non possono non toccare le coscienze, portano un messaggio di dolore, e spingono tutti ad una riflessione.

Oggi esistono fotografie memorabili? Se escludiamo i già grandi soliti noti?

Le fotografie memorabili sono quelle che suscitano emozioni. Quelle che guardandole vedi un messaggio, quelle che ti lasciano con un interrogativo, quelle che ti provocano disgusto o apprezzamento, quelle, insomma, di fronte alle quali non resti indifferente, a prescindere da chi firma quello scatto.

Fotografia artistica … Aimée Beaubien, Christophe Jacrot, Jacob Aue Sobol, Clarissa Bonet, Adriana Lestido, Keizo Kitajima, Hellen van Meene … per intenderci sono così etichettati…cosa fa di un’immagine una foto artistica? O è il progetto l’idea che la rende tale?

Come dicevo prima è la portata emozionale del progetto a fare di una foto un’immagine artistica. Non esistono soggetti non degni di essere fotografati: potenzialmente ogni frammento di realtà può diventare un capolavoro se qualcuno riesce ad afferrarne l’essenza e a trasmetterla.

Cosa pensi dell’inarrestabile progresso tecnologico in fotografia e quanto influisce sul tuo lavoro. Post produzione? In che termini e misura?

La tecnologia offre la possibilità di modificare uno scatto, un po’ come la chirurgia fa con i corpi così i programmi di post produzione permettono di operare sulle fotografie, a volte stravolgendole. Personalmente cerco di non modificare le mie foto. Forse perché mi sembrerebbe un pò di snaturarle. Il post produzione può servire, in misura minima, per migliorare uno scatto, ma non deve comunque stravolgerlo. Ormai la realtà dei social si nutre di filtri fotografici che alterano i colori , ma i nostri occhi sono il miglior filtro per cogliere la realtà.

Cos’è per te la fotografia e quale il valore intrinseco di uno scatto

La fotografia per me è essenzialmente una passione, un’emozione. Fotografare è mostrare una parte di me, un lato per lo più nascosto, è come aprire la porta della mia anima. Permettere ad altri di guardare in me e di riflesso su una porzione di realtà è un’operazione non semplice, anzi. Una foto può essere più o meno bella, più o meno riuscita, ma quello che spero è di continuare a fotografare emozionandomi ancora e facendo emozionare.

Franco Fontana e Quelli di Franco Fontana

a Spazio Tadini

preview a invito sabato 22 ottobre 2016 dalle ore 18:30 (per accrediti giornalisti e blogger: mail a Melina Scalise: ms@spaziotadini.it )

apertura al pubblico da domenica 23 ottobre a domenica 20 novembre

orari: da mercoledì a sabato 15:30 – 20:30, domenica 14:30 – 18:00 – chiusura: lunedì e martedì

Ingresso 3 euro per i tesserati di Spazio Tadini. 5 euro per i non tesserati (comprensivi di 2 euro di tessera mensile).

Insieme a Fontana: Alex Mezzenga, Andrea Razzoli, Andrea Simone Sarchi, Dario Apostoli, Denis Almar, Elena Melloni, Francesca Della Toffola, Francesco Bucchianeri, Franco Sortini, Lisa Berbardini, Marco La Vista, Massimo De Gennaro, Michela Petti, Paolo Guidotti, Roberto Mirulla, Silvia Dominici, Mirko Lamonaca, Fabrizio Maestroni, Carolina Cuneo, Tea Giobbo, Valentina Fioravanti, Maria Rossi, Laura Fabbri, Paola Musumeci, Roberto Tibuzzi, Giuliana Mariniello, Mauro Faletti, Alessandra Carusi, Roberto Del Bianco, Marzia Braulin.
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Una risposta

  1. Roberto scrive:

    Brava Michela, le tue immagini sono così delicate e capaci di catturare le ombre e i colori in una atmosfera intima e personale.

    Complimenti!

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