Franco Fontana, fotografo – di Francesco Tadini

Franco Fontana

Franco Fontana e Quelli di Franco Fontana – mostra a Milano dal 22 ottobre al 20 novembre

Franco Fontana, fotografo – di Francesco Tadini. Fotografare è un atto di conoscenza, è possedere: quello che si fotografa non sono immagini, ma una riproduzione di noi stessi. Quando fotografo un paesaggio, è il paesaggio che entra in me e “si fa l’autoritratto”. Sono parole da una recente intervista a uno dei più grandi fotografi del mondo. A Spazio Tadini con Franco Fontana si inaugura una grande mostra, > leggi dettagli – preview a invito sabato 22 e apertura al pubblico da domenica 23 ottobre – che resterà aperta sino a domenica 20 novembre. E’ un onore presentarlo sulle stesse pareti sulle quali mio padre, Emilio Tadini, dipingeva. Ed è un onore ancora più grande accogliere un maestro della fotografia che si affianca, in mostra, a 31 fotografi da lui selezionati. Un maestro, nel senso vero: intelligenza che sa trasmettere conoscenza ed esperienza ad altri, non limitandosi a luccicare della luce e della fama internazionale che pur merita. L’esposizione, dal titolo Franco Fontana e Quelli di Franco Fontana è curata da Federicapaola Capecchi – della quale seguirà, sulle pagine di Milano Arte Expo, il testo specifico sulla mostra – insieme al direttore della rivista fotografica Image Mag Mosè Franchi.

Qui vorrei ricapitolare – per via di estrema sintesi – la linea di quel lavoro d’arte & fotografia che ha reso Fontana degno di essere rappresentato nei Musei e nelle collezioni più significative.

Classe 1933, modenese, non è il classico fotografo che ci si aspetta.
La sua ricerca comincia nel 1961 quando scopre la fotografia amatoriale comincia a frequentare diversi Fotoclub dove incontra, tra gli altri, autori concettuali come Franco Vaccari che influenzeranno la sua personale visione.
Noleggiava una Kodak Retina nel week-end, insicuro di un potenziale acquisto che lo avrebbe reso un fotografo a tutti gli effetti.
Il suo approccio è dapprima teorico: guarda, si ferma, pensa. Analizza le foto altrui e le trova – molto spesso – banali, artefatte, piene di elementi che distolgono l’attenzione dell’osservatore. E’ così che comincia la sua ricerca. E la fase pratica.
Compra una Pentax a rate e comincia a scattare secondo il suo personale gusto.
Franco Fontana è attratto dall’urbanistica, dagli elementi accostati dalla natura o dall’uomo che formano un quadro già impostato. Nessuna preparazione della scena, nessuna aggiunta, solo la realtà cruda e viva che si apre allo sguardo di chi riesce a cogliere la sua bellezza. Da qui l’eterna citazione del fotografo che rivela come l’obiettivo dell’arte sia quello di rendere visibile l’invisibile.
Il suo interesse primario è il colore, applicato alla pellicola come in una tela astratta. Questa sua personale visione cozza timidamente con l’astrattismo fotografico del tempo, che rendeva protagonisti solo il duo cromatico del bianco e del nero.
Franco Fontana invece protendeva verso l’intero spettro di colori, cercando il giusto abbinamento e la giusta composizione.
Questo lavoro meticoloso gli varrà un’esposizione alla Terza Biennale Internazionale del Colore a Vienna del 1963, appena due anni dopo il suo esordio.
Dopo questa partecipazione e un portfolio pubblicato su Popular Photography, anche l’Italia si interessa ai lavori del fotografo esponendo le sue opere dapprima a Torino e, in seguito, la sua Modena.
In realtà è difficile spiegare, in una parola sola, lo stile di Franco Fontana. Troppe influenze possono essere lette nelle sue opere (dall’astrattismo, alla metafisica fino al color field painting) e racchiudere il tutto in un solo termine sarebbe distruttivo.
Lo stesso fotografo non si è mai arenato su un solo genere, protendendo verso il reportage, il nudo, la paesaggistica, il fashion, con la stessa fame e ricerca che lo contraddistingueva agli inizi.
Pur approcciandosi a diversi stili fotografici, Franco Fontana mantenne il suo carattere di forte personalizzazione dei suoi lavori.
Si può semplificare e sintetizzare parlando di due elementi imprescindibili: colore e geometrie.
I colori sono stati il suo lasciapassare in un settore fotografico che glorificava il bianco e nero rispetto all’uso del colore.
In una sua intervista, il fotografo ha ammesso di aver usato la fotografia a colori perché la visione umana è tale. Una risposta semplice per una fotografia complessa.
Fotografare a colori, infatti, aggiungeva una difficoltà maggiore per esaltare la naturale brillantezza cromatica e nella loro gestione all’interno della composizione.
Non risulta strano che Fontana la ritenesse la normale evoluzione della fotografia.
Per quanto riguarda il secondo elemento, le geometrie, è una scelta naturale per un’artista delle linee alla ricerca degli oggetti che diventano soggetti. Secondo Franco Fontana eliminare gli elementi superflui nel quadro di ripresa è la tecnica migliore per evidenziarli. Una lezione ben conosciuta nel campo dell’architettura dove less is more  ovvero meno è più – una locuzione identificabile con il nostro troppo che storpia.
Tra le sue numerosissime opere importanti ricordiamo:
Paesaggio urbano, Lido delle Nazioni del 1973 (guardala qui) Qui il termine “paesaggio” si fonde alla perfezione con il concetto dicotomico di geografico e prospettivo. La località rappresentata è un lido balneare dell’Emilia Romagna ma non c’è alcuna indicazione che vuole aiutare lo spettatore nella localizzazione del luogo. Al contrario, quello rappresentato è un accostamento perfetto di tinte marine, con un incontro delicate di linee verticali dritte e linee orizzontali. Separati da un fiume bianco che non separa ma unisce gli elementi, trasmettendo allo spettatore un’onda anomala che ben rappresenta concettualmente il luogo di scatto.
Stessa serie, stesso luogo, stesso titolo ma numerazione diversa per Paesaggio urbano, Lido delle Nazioni. (vedi LINK anche per le citazioni seguenti)
In questa foto c’è un sottile rimando al mare, visto in secondo piano, in lontananza. Ma il vero protagonista è il complesso urbano che si staglia sulla destra, formando 3 strutture ben definite dai 3 colori diversi, il cui gioco di ombre crea un irresistibile stacco cromatico che ne esalta la vivacità.
La fotografia denominata Paesaggio urbano, London del 1979 è uno splendido esempio di fotografia d’interni. L’intendo di Franco Fontana però non è rappresentare questi ultimi, che anzi appaiono scuri e glabri, ma il paesaggio che si staglia dalla finestrella sulla destra. La stessa composizione scelta dal fotografo segue le regole dei terzi, decentrando il soggetto e trasferendo una sensazione dinamica seppur in mancanza di soggetti in movimento o linee oblique. L’urbano diventa cornice e quella piccola macchia di verde, la protagonista indiscussa.
Paesaggio urbano, Red and Green del 1977 è la prova massima della ricerca del colore dell’artista che punta al dualismo cromatico di verde e rosso, colori complementari, per riempire l’intera scena.
La stessa panca è situata in modo da ricoprire più di 2/3 della scena verde ma allo stesso tempo rimane ancorata alla scena rossa da una sua minima parte.
Ogni elemento di Fontana è studiato analiticamente e rappresentato in modo semplice.
Paesaggio urbano, Ibiza del 1992 è un’altra fotografia concettuale che riprende due grosse costruzioni urbane di cemento. Il bianco delle strutture incapsula la foto trasmettendo un senso di oppressione, al cui centro si apre un ulteriore complesso edile ma che risulta essere troppo lontano per attirare l’attenzione primaria.
Quello che colpisce è l’immenso cielo azzurro che si staglia al di sopra di esso, con una nuvoletta semi-nascosta atta a destabilizzare l’osservatore. Trasmettendogli un respiro a metà, la voglia di spostare quei blocchi di cemento e ammirare la vastità del cielo.
Paesaggio urbano, Los Angeles, del 1991 sembra quasi un quadro di Mondrian per quanto è simmetrico.
Le varie strutture edili riempiono tutto il piano della foto creando una sorta di puzzle vivente, colpisce la delicatezza dei colori, perfettamente lisci come pennellate su una tela. Il blocco dei colori si divide in grigio, giallo, arancione e rosso. Pur essendo i colori divisi in due parti con una predominanza del grigio, il risultato è equilibrato grazie alla ‘pesantezza’ dei colori vivaci attenuata dai grossi blocchi grigi che ripartiscono l’attenzione generale in modo posato.

Franco Fontana

Franco Fontana, Paysage imaginaire, Pouilles, 1995 – Storie di Terra, Moma, New York

Paysage imaginaire, Pouilles del 1995 è invece completamente naturistico. Non vi è alcun edificio o elemento architettonico creato dall’uomo. La prospettiva usata da Franco Fontana e il suo occhio attento ai dettagli è riuscito a catturare un momento unico della stagione, in cui i campi arati sbocciano, regalando allo sguardo dello spettatore un accostamento cromatico di verde, giallo e rosso diviso in precisi triangoli naturali.

La composizione rifugge verso il centro, laddove è situato in maniera perfettamente casuale un albero fiorito. Arte pura per chi è riuscito a vedere tutto ciò.
In Presenza assenza, Zurigo, del 1981 c’è un ulteriore ricerca, con l’aggiunta di elementi al contesto. In questo caso la scena prevedeva delle semplici strisce pedonali gialle ma Fontana è riuscito a riprendere le sole ombre dei passanti.

Il risultato è un alternarsi delle linee verticali statiche che vengono quasi sepolte dalle dinamiche ombre oblique, il tutto creando un dinamismo irresistibile e pregno di significato. L’urbanistica immobile che soccombe al passo frenetico della società.

Franco Fontana

Franco Fontana, Presenza Assenza – Zurigo

Assenza completa di linee verticali in Texas, 1979.
Anche questa è un’opera in cui manca del tutto l’artificio umano, o forse l’unica concessa dalla natura è questo scatto che ha reso eterno la sua bellezza.
Una decina di bande orizzontali di colore diverso che corrispondono ognuna di essere ad una porzione di terreno, ambiente, cielo, si rincorrono parallelamente quasi consce dello spettacolo unico che presentano allo spettatore.
I colori sono delicati e aiutano l’osservatore a rilassarsi e perdersi nelle sensazioni pacifiche offerte gratuitamente dalla natura.
La bravura di Franco Fontana è nel cercare un punto preciso, laddove tutto parte e tutto finisce, in cui le linee si intersecano romanticamente con altri elementi, laddove i colori si separano o si uniscono in una sinfonia gradevole. Basterebbe alzare o abbassare il punto di vista per cambiare completamente il quadro finale ed ottenerne un altro, più banale e privo di quegli elementi originali e innovativi che da sempre animano i lavori del fotografo.
Da ciò si evince l’enorme talento di Franco Fontana e il prezioso lavoro introspettivo che ne ha arricchito, anno dopo anno, la visuale.
Ogni opera del fotografo ha una chiave di lettura infinita ed è questa particolarità ad aver affascinato da subito il pubblico e la critica.
Le sue fotografie sono esposte in oltre 50 musei di tutto il mondo, collezionando premi e riconoscimenti fotografici tra i più importanti.
La sua carriera è tuttora in corso con collaborazione con il mondo editoriale grazie a diversi rotocalchi famosi come Vogue, Panorama, Time-Life, Il Venerdi di Repubblica, Sette, ecc. e tramite raccolte delle sue foto, ha pubblicato diversi libri per insegnare e consigliare i giovani fotografi, è legato al mondo pubblicitario  – Fiat, Sony, Volvo, Ferrovie dello Stato, Versace, Kodak, Canon, ecc.  e infine con il mondo culturale essendo stato, tra le mille altre cose, direttore artistico del Toscana Foto Festival.
I suoi workshop e conferenze sono richieste in tutto il mondo, dal Guggenheim di New York all’Institute of Technology di Tokyo.
Inoltre è docente del Politecnico di Torino e dell’ILAS di Roma.
Insomma, una vita spesa in nome dell’arte fotografica che continua ad essere frenetica per volere del fotografo stesso, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e voglia di crescere.
In una recente intervista il fotografo ha dato dei consigli agli appassionati del genere sottolineando l’importanza dell’umiltà.
Non è difficile credere che questa lezione provenga da lui, da sempre disponibile ad insegnare e ad imparare. Come se l’arte fosse un ciclo continuo, il cui punto d’arrivo verrà sempre e infinitamente il giorno dopo.
Franco Fontana rappresenta perfettamente la differenza, e la fa, tra chi si professa fotografo e chi lo È.

Grandi fotografi ed elementi di storia della fotografia

Franco Fontana

a cura di Francesco Tadini

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contatti Milano Arte Expo: mail: milano.arte.expo@gmail.com – telefono: +393662632523

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