Robert Mapplethorpe, foto come non erano mai state viste prima – di Francesco Tadini

Robert Mapplethorpe

Fotografi e storia della fotografia – Robert Mapplethorpe, a cura di Francesco Tadini

Robert Mapplethorpe, foto come non erano mai state viste prima – di Francesco Tadini per mostre di fotografia e grandi fotografi rubrica di Milano Arte Expo. Il sesso ha sempre avuto un fascino a doppio taglio. Troppo volgare per essere pubblicizzato apertamente, troppo peccaminoso per starne lontano senza essere richiamati da un sottile fuoco interiore in attesa di divampare.
Oggi, i richiami sessuali e pornografici sono all’ordine del giorno e il business li ha sdoganati da decenni, captando la forte attrattiva sul pubblico. Riviste, film, fashion, qualsiasi settore della vita sociale, prima o poi, richiama l’accento erotico del sesso.
Ma negli anni ’60, sesso e pornografia erano ancora tabù… e aggiungendo anche una dose di sadomaso e omosessualità otterremo un milkshake implosivo.
Robert Mapplethorpe riuscì in un’impresa impossibile: rendere arte la pornografia.
Robert nacque a New York nel 1946 da una famiglia di origini irlandesi. Viveva in un’area suburbana che in seguito definirà come un buon posto da cui venire e un buon posto da cui scappare.
La sua educazione è molto rigida, come solo due genitori cattolici praticanti possono dare, e questo crea scompensi durante la sua adolescenza. Attratto dai ragazzi non può dirlo apertamente, non sarebbe mai accettato dalla sua famiglia, quindi si limita a sognare e desiderare ciò che non può avere.
Ma si sa: è difficile frenare i propri istinti – specialmente a 16 anni – ed è così che in un’edicola a Times Square viene attratto da un giornale porno gay, ancora imbustato e lucido. La tentazione di strappare quel cellophane e sfogliare le pagine è troppa ma non ha l’età né il coraggio di comprarlo. Così decide di rubarlo, fallendo miseramente. Non ebbe particolari ripercussioni dall’accaduto ma qualcosa in lui si accese, quelle figure patinate divennero un pensiero costante e influenzarono i suoi futuri lavori. Come rendere quell’oscenità commercializzata accessibile a tutti? Come elevarla ad arte?
Nel 1963 si iscrive all’Istituto Pratt di Brooklyn, al corso di Pubblicità, ma non è particolarmente convinto.
Tra le materie che studia ci sono disegno, pittura e scultura. E’ proprio quest’ultima ad essere particolarmente amata da Mapplethorpe che è particolarmente influenzato dall’ecletticità di Marcel Duchamp.
Sono anni difficili per una mente al passo con i tempi, i sogni di gloria di suo padre ingegnere non trovano riscontro in un figlio che rincorre gli ideali libertari dei movimenti femministi e omosessuali, le rivolte studentesche contro la politica, il sistema, la guerra in Vietnam e il razzismo.
Conosce degli studenti del corso d’Arte e abbandona definitivamente gli studi in virtù di qualcosa di molto più ludico e divertente: droga e sesso.
Non si preclude nulla, dalla marijuana allo speed fino all’LSD. Ed è in questo periodo che incontra la musa della sua vita, Patti Smith.
La cantante al tempo era un’anima malinconica alla ricerca della sua strada, voleva divenire una grande poetessa ma nel frattempo lavorava a stento per mantenersi.
La connessione tra i due fu istantanea e divennero amanti per qualche tempo, dividendo una stanza all’iconico Chelsea Hotel.
In questo luogo, dove hanno soggiornato le più grandi rockstar del tempo, incontrarono molti personaggi sulla stessa lunghezza d’onda, spiantati con pochi soldi e tanti sogni con cui condividere un riflesso di vita.
Al tempo Robert sopprimeva ancora bene le sue tendenze omosessuali e con Patti trovò una sintonia mentale molto forte da rendere la sintonia fisica secondaria, tanto che rimarranno amici anche dopo la loro relazione.
Alla fine degli anni ’60, Mapplethorpe si iscrive nuovamente al Pratt Institute per racimolare i soldi del prestito studentesco ma nel 1970 riabbandona nuovamente gli studi.
Si appassiona, in questo periodo, alle Polaroid per rincorrere il pensiero ricorrente di quelle riviste gay patinate. Vuole ottenere delle immagini costruite sulle sue fantasie, non trovandole su quelle stesse riviste.
Non sa ancora che la fotografia lo renderà eterno e non crede di poterlo intraprendere come lavoro fino a quando un suo amico, che aveva accesso agli archivi fotografici del museo MoMa di New York, non lo invita a guardarli. Fu la scintilla che fece divampare il fuoco.
Da sempre appassionato di scultura e arte classica, capisce che con una fotografia può raggiungere lo stesso obiettivo, ritraendo corpi scolpiti in varie pose statuarie in un tempo ridotto.
È anche particolarmente affascinato dallo studio delle luci e in quegli archivi del MoMa cerca di carpire quanto possibile dal lavoro di altri artisti.
Patti svolge più lavori e, in alcuni periodi, mantiene entrambi per permettere a Robert di concentrarsi a tempo pieno sulla sua arte.
A volte è costretta a rubare del cibo per poter mangiare, come scritto nel suo libro Just Kids, ma continua a dare pieno supporto a Robert, convinta che prima o poi sfonderà. Come lei.
Dal 1970 la coppia non sarà più una coppia sentimentale, ma Mapplethorpe la fotografa molto spesso, siglando anche la copertina dell’album Horses che la vede protagonista assoluta su uno sfondo bianco e un abbigliamento maschile.
Nella New York di quegli anni, la cultura gay sviscera i suoi fumi in diverse sottoculture tra cui l’S/M.
Il sadomaso attrae Robert per il suo allontanamento dai classici canoni effeminati. Nei nightclub della Grande Mela si intrecciano master che dominano su slave uomini, padroni dei loro corpi e delle loro anime. I continui tentativi di reprimere il suo lato omosessuale lo rendono incline ad adottare questi schemi e diverranno un tema comune nelle sue foto.
Basti pensare al suo Self-Portrait con una frusta infilata nel sedere o Untitled (Self-Portrait) in cui è bendato e legato ad una corda in un tentativo soft bondage.
Col tempo le sue fotografie si affinarono, aggiungendo una tecnica ricercata e le influenze sadomaso divennero un elemento aggiunto che plasmava l’oscenità in un erotic-chic dal fascino indubbio.
Dopo una relazione omosessuale con un modello, Robert troverà l’uomo della sua vita nel 1972. Sam Wagstaff non sarà solo il compagno di una vita ma anche colui che gli darà stabilità economica e gli aprirà le porte dell’alta società.
Dopo aver traslocato nel loft del compagno, nel 1973 espone la sua prima raccolta di foto Polaroids alla Light Gallery di New York.
Fino a quel momento aveva scattato le sue fotografie con macchine mediocri, che non ne glorificavano il talento. Sarà la macchina fotografica Hasselblad, regalatagli da Sam, a permettergli quel salto di livello con cui firmerà i suoi capolavori.
The X portfolio sarà uno di questi, ancora una volta il tema del sadomaso ricorre in tutte le sue forme, raccogliendo le immagini di cani umani a quattro zampe mentre attendono un ordine dal loro padrone, stendardi dell’orgoglio BDSM in posa, vestiti (o travestiti) seconda la classica iconografia in pelle e catene, fino alla vergogna con gli stessi personaggi ripresi di spalle, con il capo calato.
Ancora una volta c’è la dicotomia tra sacro e profano, piacere e abnegazione, castità e peccato.
Robert Mapplethorpe conosce bene questi sentimenti, piccole e persistenti scie di un passato religioso e riesce a trasmetterli nelle sue composizioni, nella sua ricerca dei dettagli.
Ma conosce bene anche i meccanismi del sadomaso, già ai tempi del Chelsea Hotel, la sua camera era un via vai di persone travestite da maiali, generali delle SS, donne, a volte con borse contenenti strumenti di tortura o medicali. Robert Mapplethorpe provò tutto per tastare quanto gli potesse piacere, cosa lo eccitava e cosa lo ripugnava.
Nell’SM non vedeva le pene infernali, non vedeva sadismo e masochismo, lui vedeva solo Sex’n’Magic ovvero sesso e magia. Più volte ha ammesso di vedere tanta energia nel sesso piuttosto che nell’arte. Ma è nell’arte erotica che ha confluito questa energia.
La sua fama comincia a circolare e diversi personaggi famosi si faranno ritrarre. Fu così che Andy Warhol, Iggy Pop, Sigourney Weaver, Susan Sarandon, Grace Jones sfilarono davanti al suo obiettivo.
Per i ritratti, Mapplethorpe, prediligeva i primi piani, con l’aggiunta di minimi particolari atti a rendere il risultato più caratteristico e appetibile.
Ritornando al suo antico amore la scultura, Robert avviò un progetto che verrà poi edito in un famoso Black Book, con tutti protagonisti maschili e di colore. Alcuni di essi erano famosi attori porno.
Robert aveva sempre coltivato il mito dell’uomo nero, con muscoli possenti e scolpiti come le statue greche, da sempre simbolo di virilità e mascolinità.
Non aveva paura dello stereotipo del sesso interrazziale né di risultare razzista quando cercava un amante di colore che gli concedesse di usare insulti razziali durante i rapporti.
Tutta questa mancanza di signorilità cessa di esistere non appena comincia a scattare, nelle foto i modelli assumono le sembianze di divinità in terra, giocando con il loro sesso e lo spettatore.
I nudi di Mapplethorpe sono sempre lucidi e levigati, come marmo scuro modellato da mani sapienti.
Un esempio è Charles Bowman – Torso, 1980 che ne riprende i concetti fondamentali con uno spaccato anatomico perfetto, pulito, dettagliato e con una texture brillante.
Ancora un’influenza classica chiaramente visibile è in Thomas, 1987 dove il corpo del modello si erge, flesso e tonico, in una posa che ricorda molto le decorazioni vasali greche ed etrusche.
Robert celebra il corpo maschile nella sua dionisiaca percezione rendendola scevra da qualsiasi imperfezione.
In Ken and Tyler, 1985 gioca invece su forme riflesse, trattando il tema dell’omosessualità in modo più delicato e leggero rispetto alle foto sadomaso, qui le protagoniste sono due gambe che mimano a vicenda la loro posizione creando una sinuosa linearità tenuta ben salda dai toni monocromatico del bianco e del nero.
In netto contrasto, seppur legati da un filo comune, la fotografia Sonia and Tracy, 1988 che mostra un netto capovolgimento dello stile usato da Mapplethorpe. Qui il tema dell’omosessualità è incarnato da due donne, a dispetto dei nudi maschili dove la testa è quasi estraniata e di interesse minore, qui le espressioni diventano le protagoniste. Tramite una posa artefatta, il fotografo vuole documentare un momento saffico e intimo, femminile e molto delicato.
Esse non furono le uniche donne ritratte dal fotografo, oltre a Patti Smith anche Lisa Lyon divenne una delle sue muse.
La modella fu la prima campionessa di Body Building nel 1980; il suo corpo androgino venne ripreso svariate volte dal fotografo (e anche da un altro mostro sacro della fotografia, Helmut Newton).
Durante la metà degli anni ’80 comincia a sperimentare diverse realizzazioni di stampa, arrivando a preferire metodi costosi come la stampa al platino, in grandi formati e con inserzioni di lusso che completano il quadro.
Nel 1989 Robert Mapplethorpe morì a causa delle conseguenze derivanti dall’AIDS, al tempo fu uno dei primi omosessuali ad ammalarsi, seguendo le sorti del suo compagno Sam.
Al suo fianco, fino alla fine, la sua prima Musa.
Lo stesso anno venne cancellata una sua mostra a Washington a causa di alcune foto ritenute troppe spinte.
Nel 1990 era in programma la mostra The Perfect Moment a Cincinnati, organizzata dal Cincinnati Contemporary Arts Center ma venne rapidamente bloccata.
La questione della polemica fu la presenza di una serie di ritratti dichiarati osceni dall’opinione pubblica. La questione divenne legale e, nonostante sia il museo che il direttore vennero prosciolti, le questione gettarono un’ombra sul lavoro del fotografo e sul suo utilizzo di finanziamenti pubblici per la realizzazione delle mostre.
Come tutti i grandi artisti, la sua notorietà crebbe in seguito alla morte. Venne aperta una fondazione in suo nome, con l’obiettivo di promuovere le arti fotografiche e la lotta contro l’AIDS.
Fu di ispirazione per la scuola di fotografi delle classi successive ma alcuni Paesi impiegarono diverso tempo per apprezzare il suo talento.
L’Italia in primis, che espose inizialmente solo i casti fiori e le nature morte. Ignara del grande doppio senso circa le forme sexual-wannabe dei soggetti.
Riuscì a recuperare con la bellissima mostra del 2009, La perfezione nella Forma presso la Galleria dell’Accademia di Firenze. Qui, i lavori del fotografo vennero accostati a quelli di Michelangelo.
Sembra quasi ironico che la culla del classicismo abbia aspettato tanto per dare il giusto merito all’artista che più di tutti ha cercato di ripristinare il culto del nudo maschile. Ci sono occhi che impiegano molto tempo a scovare quello che vedono gli altri e, in fondo, Robert Mapplethorpe lo ha sempre detto di vedere cose come non erano mai state viste prima. Leggere bene… “cose come non erano mai state viste prima” e non “cose che gli altri non vedono”.
In questa frase c’è un particolare fondamentale per capire il genio di Mapplethorpe. Lui non vedeva se stesso come un sommo talento che arrivava ai concetti prima di altri. Lui vedeva se stesso come un animo dalla visione alternativa, ed è tramite i suoi occhi che generazioni intere sono riuscite a capire concetti lontani.
La sua fotografia non era solo shock, provocazione, erotismo, ricerca e talento.
La sua fotografia era conoscenza e comprensione di se stessi, del mondo e della vita.
Link consigliati:
http://www.mapplethorpe.org/
http://www.internazionale.it/foto/2016/07/20/mapplethorpe-mostra-foto
http://www.widewalls.ch/10-nudes-by-robert-mapplethorpe/
http://www.ilpost.it/2016/03/21/foto-robert-mapplethorpe/

Grandi fotografi e storia della fotografia: Robert Mapplethorpe

a cura di Francesco Tadini

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contatti Milano Arte Expo: mail: milano.arte.expo@gmail.com – telefono: +39366/2632523

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Una risposta

  1. Ivano Mercanzin scrive:

    Articolo molto interessante ben dettagliato e completo
    Un ottima “fotografia” di questo grandissimo interprete della bellezza e degli abissi

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