Fotografia – Dario Apostoli in mostra a Milano, selezionato da Franco Fontana

Milano Arte Expo

Mostre di fotografia: Dario Apostoli a Milano, selezionato da Franco Fontana insieme a 30 fotografi per una grande collettiva – vedi dettagli e orari – che inaugura sabato 22 ottobre 2016 (aperta fino al 20 novembre) a Spazio Tadini. La curatela dell’esposizione fotografica è di Federicapaola Capecchi e Mosé Franchi. Testo e intervista di F. Capecchi > – Apostoli è uno dei primi fotografi scelti da Fontana di cui ho visto il lavoro: Soglie, un originale ricerca di una società ideale, attraversando i confini di oscurità e luce.

Dario Apostoli

Lisbona, 2010 Dario Apostoli 2010 – Soglie n° 6

In queste fotografie Dario Apostoli con la luce trasforma lo spazio fisico in quello psicologico. Composizioni dall’atmosfera misteriosa quasi, in questo contrasto forte di luce bianca e con il fulgore. Al tempo stesso rimandano uno stato di quiete e di profonda solitudine. Una luce quasi accecante che cancella, brucia ed egualmente da forma e corpo a spazi intrisi dall’animo umano, anche se sembrano quasi vuoti, o svuotarsi. È così che si manifestano tutte le riflessioni urgenti di Dario Apostoli, sottese alle immagini e a questa ricerca: le relazioni umane e la nostra società, la propria autocoscienza e la distorta percezione del mondo e degli altri. Luoghi ordinari urbani, abituali, normali, di semplice passaggio in cui questa luce e biancore violento danno corpo a individui soli e disinteressati ma al tempo stesso carichi di potenziale, qualora varchino la soglia che apre lo sguardo su tutto ciò che ha davvero un senso e un valore al mondo. Considera valore la luce bianca Apostoli e ne fa, insieme alla fotografia stessa, il vero mezzo per manifestare l’esistenza dell’immaginazione nella realtà. Così le Soglie sono i varchi da oltrepassare verso qualcosa di nuovo, verso una presa di coscienza e alla volta di relazioni che portino fuori dal torpore ego-riferito in cui, oggi, ci si chiude al mondo e agli altri. Gli oggetti, alcuni dettagli o forme mantengono colori vivissimi in questo fulgore surreale, e permettono di non sentirsi vincolati dalle costruzioni attorno; seppur ci guidino in una regione incerta, veniamo lasciati liberi di costruire infiniti mondi possibili. Sembra quasi che Dario Apostoli ponga lo sguardo anche su noi spettatori, verso i margini della nostra visione. Tutto emerge dal silenzio e si muove in spazi affascinanti dove poter udire persino il ritmo, forse malinconico, di un desiderio, di un’emozione. Da costruire.
Soglie è anche un libro, Edizioni Polyorama.

Lisbona

Lisbona, 2010 Dario Apostoli 2010 – Soglie n° 3

C’è similitudine tra fotografia e parola?

Sì. Anche la fotografia è una scrittura (dal greco “scrivere con la luce”). Viene letta e interpretata come la parola. La fotografia può contenere parabole come la scrittura. Addirittura leggiamo anche le fotografie da sinistra verso destra come dai nostri libri.

Quali sono le influenze esterne e convergenti, oggi, che ispirano il linguaggio espressivo della fotografia?

Credo che parlare di questo tema sia molto difficile, anche perché le influenze che ispirano un linguaggio sono molteplici. Dipende da tanti fattori: dalla sensibilità, dalla curiosità, dal carattere dato da una certa ereditarietà, da dove si vive e in quali condizioni, dal nostro ambiente che ci circonda dal più marginale al più prossimo, da cosa si legge o si ascolta, dai film che guardiamo, ecc. Il linguaggio della fotografia comunque ha un suo ciclo evolutivo, sempre più imponente tanto sul mercato dell’arte (in Italia ancora poco rispetto ad altri paesi europei) che nella vita quotidiana. Il web ad esempio ha rivoluzionato il pianeta e i rapporti sociali, l’informazione, il lavoro e non sempre in modo positivo. La tecnologia ha aiutato a creare una fitta rete di contatti e relazioni da una parte all’altra del pianeta, siamo sempre tutti più connessi ma sempre più soli.

Dario Apostoli

Lisbona, 2010 Dario Apostoli 2010 – Soglie n°5

Quali scenari si stanno delineando oggi con il continuo sviluppo delle tecnologie e di un sistema visivo in continua mutazione? In che modo sta cambiando la fotografia?

La fotografia ha sempre suscitato dibattiti sulla sua autenticità e sull’affermazione di una propria autonomia sullo statuto d’arte. Essa contiene tempo, morte, ambiguità. La fotografia mostra e non dimostra, è traccia del reale e occultamento del reale. Thomas Bernard definiva la fotografia come una grande sciagura. Credo che la fotografia stia divenendo sempre più oggetto di consumo dove spesso si dà più importanza al mezzo a discapito del fine, laddove, la moltitudine fa incetta di tecnologia, di immagini, buttando queste ultime nella giungla dei social e destinate spesso all’oblio. Quando prendo in mano il vecchio album di famiglia, con fotografie stampate, mi accorgo di come sia cambiato il modo di rappresentare il mondo, dai riti collettivi, alle gite, le nascite, eventi, magie, bambini, giochi, ecc. Un tempo si attaccavano le foto all’album, oggi le mettiamo su Facebook, oppure le conserviamo in un hard disk per poi dimenticarcele o addirittura perderle. Credo che le fotografie e i libri vadano stampati, altrimenti si corre il rischio di lasciare un enorme buco nella memoria. Detto ciò, non credo che l’inevitabile progresso digitale sia da demonizzare, anzi, lo trovo interessante, pratico e innovativo per molti aspetti, ma altrettanto depistante per chi si lascia sopraffare dai tecnicismi.

Come cambia il ruolo del fotografo in questo contesto? La consapevolezza di ciò che si produce fa la differenza? Non c’è più spazio per l’improvvisazione?

Dario Apostoli

Dario Apostoli AUTORITRATTO B&W SOGLIE

A proposito di questa “modernità” mi viene in mente un pezzo di un brano che condivido molto, dice: “Non a caso la nostra coscienza ci sembra inadeguata, quest’assalto di tecnologia ci ha sconvolto la vita. Forse un uomo che allena la mente sarebbe già pronto ma a guardarlo di dentro è rimasto all’ottocento.” (G. Gaber – Il tutto è falso)

Un tempo la fotografia era appannaggio di pochi. Il fotografo “antico” doveva conoscere chimica, letteratura, pittura, disporre di tempo e risorse economiche e altro ancora. La tecnologia ha portato la fotografia a disposizione di tutti. Non più di quindici anni fa, quando scattavo ancora a pellicola, principalmente in b/n, mi occupavo di tutto il processo fotografico, dalla ripresa allo sviluppo in camera oscura. Occorrevano tempo e nottate intere a stampare anche una sola foto, a volte con risultati deludenti.

È quasi scontato che molti giovani oggi si avvicinino alla fotografia partendo dal digitale, molti non hanno mai caricato una pellicola in macchina, fa parte del progresso, ne sono consapevole. Ricordo di quando iniziai a fotografare, per non sprecare pellicola, visto i costi e il ridotto numero di pose a disposizione, era indispensabile previsualizzare lo scatto. Questo implica consapevolezza. Pensare prima di scattare una foto era (è) la norma. Uno scatto sbagliato era uno spreco. Oggi si cancella con facilità e si pensa meno. Se da un lato il supporto tecnologico aiuta, dall’altro può danneggiare rendendo più pigra la mente. È una questione di equilibrio. Mi ricordo che durante le manifestazioni pubbliche c’erano pochi fotografi rispetto ad oggi. Ora, durante eventi di questo tipo, mi imbatto spesso in veri e propri plotoni di esecuzione di fotografi pronti a scattare centinaia di fotografie. Io ho vissuto il passaggio dall’analogico al digitale con molte perplessità, mi sono adeguato e abituato alla nuova tecnologia, però, per fare un esempio, ho sempre paura di perdere dati. Un archivio a pellicola mi ha sempre dato più sicurezza. Probabilmente è un mio limite ma è così. Ho già preso molto spazio e non voglio dilungarmi ulteriormente, concludendo potrei dire che la mente ha bisogno di stimoli continui, occorre liberarsi da ciò che la rende passiva, lo spirito di ricerca alimenta la vita e la rinnova, penso che l’improvvisazione e la consapevolezza si manifestino solo rompendo le gabbie senza sbarre della nostra mente, sgomberandola da schemi preconfezionati, retaggi culturali.

Non vi è tra di voi nessun “Fontaniano” – permettiamoci questo termine – … Imparate da me a diventare voi … così vi ha insegnato Franco Fontana? Cosa vuol dire fotograficamente e umanamente?

Franco Fontana non insegna a fotografare, non è questo il suo scopo. Fa molto di più. Esorta le persone a cercare dentro di sé ognuno il proprio linguaggio per significare il mondo. Fontana sostiene che prima di diventare bisogna essere e che occorre smontare i vecchi schemi per rinnovarsi. Umanamente significa che ognuno di noi è un essere unico e irripetibile, con qualità e difetti esemplari, deve prenderne solo consapevolezza. La fotografia è un autoritratto, mostra quello che ci portiamo dentro nel bene e nel male. Occorre coraggio per manifestare (mostrare la vera identità) se stessi, non per vanità ma per crescere come individuo e condividere le esperienze col prossimo, anche questo fa parte del processo creativo. Vivere è un processo creativo, la fotografia è un’occasione per raccontarla. Un diario di bordo.

Dario Apostoli

Dario Apostoli, Lisbona, 2010 – Soglie n°8

Siete un gruppo di fotografi particolarmente eterogeneo. Ciò che vi unisce in questa mostra è un’intenzionalità formale. Storie diverse, personalità fotografiche molto diverse ma unite da un percorso di avvicinamento a sé stessi e al mondo, e soprattutto a quell’attimo di equilibrio che prende corpo in una forma. Ti ritrovi? E cosa pensi abbia spinto Franco Fontana a scegliere te e il tuo lavoro?

È veramente bello far parte di questo gruppo e di avere un maestro come Franco Fontana, se questo gruppo esiste lo dobbiamo a lui. Crede ed investe molte energie sui giovani emergenti. Onestamente non ho incontrato altre persone disposte ad investire tempo e passione come fa lui. Ogni volta che il gruppo si riunisce c’è sempre una bella energia, questo è stimolante. L’obbiettivo del gruppo non è solo mostrare fotografie; e come direbbe Fontana: “non voglio che i miei allievi diventino dei fontanini, né che vengano considerati tali, fare le foto delle foto non serve, non edifica. La fotografia creativa non deve riprodurre ma interpretare rendendo visibile l’invisibile.” Un giorno portai le mie foto a casa da Franco Fontana che guardandole disse circa così: “sei stato in grado di ricodificare un tema sulle solitudini e lo hai trattato in modo nuovo con un linguaggio personale, è un bel lavoro”. Mi ricordo ancora l’emozione e la tensione che provai mentre sfogliava le mie foto dicendo queste cose.

Parliamo del tuo lavoro. Quale la strada e il progetto che hai seguito? Quali risultati ha prodotto, quali che si distinguono in singolarità? Quali riflessioni e scelte, sottese alle immagini, avevi urgenza di rendere visibili?

Soglie è nato da una gestazione lunga anni. Non avevo ancora trovato il linguaggio per esprimere questo pensiero: la staticità dell’uomo di fronte al progresso sgarbato e alla possibilità di una presa di coscienza per reagire al torpore quotidiano. Soglie parla di una visione della vita qui ed ora, nei luoghi che si frequentano abitualmente o meno, in cui vi è la possibilità di risvegliare la propria autocoscienza, col desiderio di apprezzare ogni singolo istante. Cercavo di restituire la lucentezza andata perduta e sostituita dall’ordinarietà e dal torpore quotidiano, attraverso le immagini. Rappresentare un mondo cristallizzato dove l’uomo occupa fisicamente e spiritualmente ogni spazio. Ogni luogo può essere una soglia, dalla quale si può cogliere tutto ciò che vi è d’essenziale nel mondo ordinario. La soglia è il tempo sospeso in cui si può scegliere se vivere ancorati al passato o attraverso il presente risvegliare un cuore inerte e sopraffatto dalla modernità. Non volevo però che venisse frainteso il messaggio con un vivere il presente secondo i consumi, cinismo, dissolutezza, insomma allontanarsi dal materialismo pur vivendoci in mezzo, non so spiegare. Non era facile. L’ho iniziato nel 2009. All’inizio avevo qualche incertezza, poi i viaggi a Parigi e Lisbona mi hanno aiutato a dissolvere ogni indecisione e mi sono sbloccato. Ho iniziato a trovare ciò che cercavo quando ho capito il mio disagio. Quando il progetto era in fase iniziale, veniva definito un lavoro concettuale e che, secondo certi, sarebbe stato meglio svilupparlo in B/N, invece io ho scelto di proseguire con il colore.

Fotografate quello che pensate” Franco Fontana – Comunicare fotografando… è anche questo?

Fotografare ciò che si pensa presuppone dapprima che ci sia un pensiero, che verrà in seguito tradotto in immagini. A volte da un’immagine casuale, da un’improvvisazione, può nascere l’intuizione per sviluppare un progetto, ma dietro alla casualità c’è sempre una causalità, un pensiero in latenza in attesa di manifestarsi in sinergia attraverso un elemento catalizzatore: lo scatto. Il pensiero ha comunque bisogno del supporto del cuore e della vista.

Si dice che il grandangolare sia l’ottica eletta per il paesaggio. Le immagini di Franco Fontana provano il contrario. Come ti poni con il tecnicismo in fotografia?

Credo che la tecnica sia un aspetto importante ma solo nel momento in cui si la si deve imparare. Conoscere il mezzo permette di avere padronanza tecnica ma al momento dello scatto è meglio vivere la tensione emotiva della scena, la sua magia, l’attimo fuggente. La tecnica diventa un automatismo che non deve interferire con l’emozione. Credo che la scelta di un’ottica come di un apparecchio fotografico sia molto personale a prescindere dai canoni classici. Ad esempio, personalmente uso molto il grandangolo perché mi piace. Nelle ricerche personali non mi attengo troppo alle “regole” tecniche. Nel mio lavoro “Soglie” ad esempio sono contravvenuto, non per forma o manierismo, a qualche regola fotografica come ad esempio bruciare le alte luci. Ciò era dettato dall’urgenza di raccontare la mia idea del mondo in quel momento, rappresentandola nel modo più prossimo al mio sentire.

Cosa pensi dell’inarrestabile progresso tecnologico in fotografia e quanto influisce sul tuo lavoro. Post produzione? In che termini e misura?

Come dicevo non tutto ciò che è tecnologico è negativo. La tecnologia di per se non è negativa. Ciò che la rende tale è l’utilizzo che se ne fa, esserne consapevoli ci preserva dal diventarne schiavi. La tecnologia deve rimanere un mezzo e non il fine. Post-produzione per me significa sviluppo, lo facevo in camera oscura, quando per stampare in fine-art tenevo a mente i livelli di mascherature da applicare sulla carta con diverse esposizioni, lo faccio tuttora con photoshop col vantaggio che i livelli sono reversibili. Il tempo che impiego per la post-produzione è variabile a seconda delle criticità che incontro, però cerco sempre di lavorare il più possibile in fase di ripresa (70%) e utilizzare il ritocco per colori e contrasti (30%). Non amo stare troppo davanti al monitor.

Franco Fontana dice di voi che siete un nuovo che si sta muovendo e crescendo. Cosa vedi per te e la tua fotografia?

Non so. Ciò che desidero è di continuare ad avere sempre il cuore aperto, di non stancarmi nel guardare e ricercare. Vorrei essere pronto a cogliere ciò che sento. Mi piacerebbe continuare a fotografare.

Oggi esistono fotografie memorabili? Se escludiamo i già grandi soliti noti?

Quando li conosco io solitamente sono già noti (rido). Scherzi a parte, ci sono fotografie meravigliose ma spesso noto che appartengono al passato. Quando penso ad una fotografia memorabile mi vengono in mente alcuni autori come Giacomelli, Ghirri, Basilico, Fontana, Eggleston, Salbitani, Sander, Koudelka, Ackerman, Woodman, ecc. Ne aggiungerei tanti altri ma sono anch’essi già noti. Questo fa parte del mio retaggio, è un mio limite. Ho visto anche diversi lavori di autori contemporanei, molto interessanti, c’è veramente tanto da scoprire ma se penso ai pilastri portanti della fotografia mi vengono in mente i soliti.

Antonella Monzoni, Sara Munari, Andrea Buzzichelli, sono meno noti, sono solo alcuni di quelli che conosco ma ho trovato i loro lavori molto interessanti. Ci sono molti autori giovani che meriterebbero una maggiore attenzione che spesso non vengono considerati e fatti conoscere nel loro paese. I loro progetti vengono apprezzati oltre il confine, sappiamo che molti fotografi noti italiani del passato hanno esportato i loro progetti all’estero per farsi apprezzare successivamente anche in Italia. Forse bisogna proprio cambiare atteggiamento verso le novità modificando la tradizionale cultura reazionaria del nostro paese e finirla di guardare con sospetto il nuovo.

Fotografia artistica … Aimée Beaubien, Christophe Jacrot, Jacob Aue Sobol, Clarissa Bonet, Adriana Lestido, Keizo Kitajima, Hellen van Meene … per intenderci sono così etichettati…cosa fa di un’immagine una foto artistica? O è il progetto l’idea che la rende tale?

La foto considerata più pagata al mondo è di Peter Lik, oltre 5 milioni di Euro. Sono andato a cercarla sul web per capire perché. Anche le foto di Gursky non sono molto lontane da quelle cifre. Sono tutte considerate opere d’arte, ma secondo me, non hanno nulla di artistico tranne la provocazione. Apprezzo i paesaggi “sotto vetro” di Jacrot, adoro Bruegel ed alcune foto di Jacob Aue Sobol me lo ricordano, con le altre non riesco ad entrare in empatia. Bonet la trovo interessante ma mi provoca dei dejà-vù. Altre cose già viste…non sono in posizione né capace di giudicare il lavoro di questi autori ma, credo che un’opera d’arte, per essere tale, debba emozionare l’interlocutore ancora prima di sapere il perché. Mario Giacomelli non conosceva nemmeno i diaframmi, il suo apparecchio era tenuto insieme da nastro adesivo, ma non perché faceva vintage, ma perché lui era così, le sue fotografie sono poesie, sono opere d’arte. Il messaggio di un opera deve toccare la nostra profonda intimità perché funzioni ma occorre avere anche gli strumenti per smascherare gli eventuali inganni. Lo stile si nutre di idee, lo stilismo di trovate. Anche la menzogna è un’arte, soprattutto quando sembra vera.

Cos’è per te la fotografia e quale il valore intrinseco di uno scatto?

La fotografia è anche lavoro, passione, gioco, ma soprattutto è un modo di raccontare e di rappresentare un sogno, di testimoniare ciò che vedo. È il mio diario di bordo che mi accompagna nei momenti di gioia e di buio. Mi serve anche come terapia, per conoscere meglio me stesso e l’ambiente. È anche il termometro che indica il mio stato emotivo e mi fa comprendere meglio del perché l’interpretazione del mondo non è sempre la stessa. Il macrocosmo è in continua evoluzione attorno al microcosmo.

Testo e intervista di Federicapaola Capecchi

leggi anche:

Mostre fotografiche a Milano:

Franco Fontana e Quelli di Franco Fontana

a Spazio Tadini, Casa Museo, via Jommelli 24

a cura di Federicapaola Capecchi e Mosè Franchi – direttore della rivista di fotografia Image Mag

con Dario Apostoli, Lisa BernardiniRoberto Tibuzzi, Alessio Necchi, Michela Petti, Denis Almar, Marco La Vista, Costanza Berardi, Michele Berti, Fabrizio Fontanelli, Marco Betti, Francesco Biddle, Francesco Brancaccio, Francesco Bucchianieri, Sara Caselli, Sonia Cavazzuti, Fausto Corsini, Manuel Cosentino, Massimo Degennaro, Francesca Della Toffola, Carlo Di Giacomo, Silvia Dominici, Mauro Faletti,  Paolo Guidotti, Elena Melloni, Alex Mezzenga, Roberto Mirulla, Andrea Razzoli, Roberto Salgo, Andrea Simone, Franco Sortini.

DARIO APOSTOLI

http://www.darioapostoli.com

Nasce a Berna nel 1970. Sin da ragazzo si dedica alla fotografia occupandosi personalmente di sviluppo e stampa. Partecipa a numerosi corsi e workshop affinando la sua conoscenza delle tecniche e della storia della fotografia italiana e internazionale. Fra i vari corsi: sistema zonale e stampa Fine-Art b/n con Alberto Furlani; seminario sui beni culturali legati al territorio Sardegna con Salvatore Ligios; istant workshop con Maurizio Galimberti; colore e creatività con Franco Fontana; reportage e racconto fotografico con Massimo Bassano (National Geographic). Ha partecipato a numerose mostre e proiezioni sia personali che collettive. Insegna fotografia in corsi per enti pubblici e privati. E’ stato selezionato tra undici fotografi Italiani per Pavullo Estate Fotografica 2004. Hanno scritto di lui: Paolo Donini, Silvia Ferrari, Michele Fuoco, Daniele Bondi, Silvano Bicocchi, Alessandro Grandesso, Mathilde Blottière (Télérama), Luigi Erba, Istituto Culturale Italiano di Parigi. Alcune sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche tra le quali l’archivio Storico Fotografico della Galleria Civica di Modena.


Nel 2008 è stato selezionato per il concorso fotografico Europeo “Tempo Vuoto”.

Dal 2008, sperimenta il cinema filmando alcuni cortometraggi con il suo telefono cellulare. Nel 2009, il suo film Notturno viene selezionato per la competizione ufficiale del Festival Pocket Films a Parigi, mentre un suo altro cortometraggio Rimini, è proiettato accanto ai film di: Katherin McInnis, Raphaël Maze, Alain Fleischer, nell’ambito del programma sperimentale sullo studio del movimento.

Si presenta per l’edizione del Festival Pocket Film 2010 con un’istallazione ispirata ai suoi cortometraggi: Pocket Horror, che mette avanti l’estetica del film horror. Partecipa a diversi workshop sul cinema e documentario, fra i vari docenti: Pietro Albino di Pasquale, Stefano Cattini, Marco Parollo, Tania Pedroni. Nel 2012 ha ideato Multimedia Exhibition, un progetto curato con Paolo Donini. La mostra, concepita come macroinstallazione racconta la nuova frontiera del linguaggio contemporaneo (pocket film o film tascabile) in cui 14 artisti internazionali interpretano il tema dell’impermanenza umana e materiale, attraverso immagini catturate dal più comune e diffuso oggetto della tecnologia. Nello stesso anno realizza il nuovo pocket film sperimentale Laudomia che verrà presentato con successo in vari festival e nei circuiti di settore.

MOSTRE PERSONALI

1999 Polinago (MO) ”I colori dell’operosità dell’uomo”
2000 Fonoteca Palazzo Ducale di Pavullo “Ruggini”
2001 Galleria la Bottega del Fabbro Fiumalbo (MO) “Schizzi d’orditura”
2003/2004 Palazzo della Torre Serramazzoni (MO) “Fotografie”
2007/2008 CIR food Cooperativa Italiana Ristorazione
RITA Baggiovara / Sassuolo “Ruggini”
2009 Castello di Sestola – Palazzina del Comandante (MO) “Ruggini”
2009 Centro di documentazione del territorio – Palau (OT) “Dentro il jazz”
2009 Capo Testa – Santa Teresa di Gallura (OT) “Dentro il jazz”
2010 FOTOlogie – pagine scelte della fotografia contemporanea (on-line) “Soglie”
2013 AgoràDiCult – (on-line) “Soglie”
2013 ENRICO BOSSAN MASTER CLASS • (on-line) “Soglie”
2013 FACEPHOTONEWS – “Il tempo” Festival di fotografia contemporanea – Sassoferrato (AN)
2013 FOTOart – FESTIVAL NAZIONALE DI FOTOGRAFIA – Castello di Levizzano (MO) – “Laudomia”
2014 ROSIGNANO FOTO FESTIVAL – Serata d’Autore – Galleria della Fattoria Arcivescovile del Castello – Livorno
2014 FESTIVAL PARAPHOTÒ – Paratissima 10 – Torino Esposizioni – “Soglie”
2015 FESTIVAL COLORNO PHOTOLIFE – Colorno – PARMA
2015 THEARTPHOTO – theartphotogallery – TRIESTE
2016 Woland Art Gallery – Porto Piccolo – Sistiana – TRIESTE

MOSTRE COLLETTIVE

2000 Gruppo Polaser Faenza (FO) “Polaroid”
2004 Palazzo Ducale di Pavullo (MO) “Che cosa sia la bellezza, non so”
2006 Fotografare la Musica spazio culturale Evasione Pavullo n/F (MO)
2008 Centro d’arte e Cultura Chiesa di San Paolo Modena Progetto HANGING
AROUND con il sostegno del programma Europeo cultura: “Tempo vuoto”
2011 Fotografando Lungòni. Monumenti teresini nelle immagini. S.Teresa di Gallura(OT)
2013 Photissima [ART FAIR] – Quelli di Franco Fontana – Ex Manifattura Tabacchi – TORINO
2014 FRANCO FONTANA e Quelli di Franco Fontana – Gallerie Civiche di Palazzo Ducale – Pavullo n/F – MODENA
2014 FRANCO FONTANA e Quelli di Franco Fontana – MuDi – Museo Diocesano d’Arte Sacra – TARANTO
2014 (i)Look Photography – LOOK! ATELIER – Santa Teresa Gallura (OT)
2014 Quelli di Franco Fontana – Complesso Monumentale dei Dioscuri al Quirinale – ROMA
2014 LIGHT THE LIGHTNESS – FESTIVAL PARAPHOTÒ – TORINO
2014 AQUAE MUNDI – FRANCO FONTANA e Quelli di Franco Fontana – TORINO
2015 Quelli di Franco Fontana ER – Rocca Dei Bentivoglio – Bazzano (BO)
2015 IMPRESSIONI a cura di Franco Fontana – Sabrina Raffaghello Arte Contemporanea – MILANO

POCKET FILMS

2009 Parigi forum des images “Notturno” Italia/sperimentale 2008 b&n 2min25
2009 Parigi forum des images “Rimini” Italia/sperimentale 2008 b&n 6min
2009 San Paulo e Rio de Janeiro Mobilefest “Notturno” Italia/sperimentale 2008 b&n 2min25
2009 Semana Cine Experimental de Madrid “Notturno” Italia/sperimentale 2008 b&n 2min25
2009 Terni CortoFonino Film Festival “Notturno” Italia/sperimentale 2008 b&n 2min25
2009 Festival do Rio – Rio de Janeiro Int’l Film Festival “Notturno” Italia/sperimentale 2008 b&n 2min25,“Rimini” Italia/sperimentale 2008 b&n 6min
2010 Parigi Forum des images “See saw (balançoire)” Italia/sperimentale 2009 col. e b&n 7min10
2010 Parigi Festival Pocket Films Cinéma interactif, Pocket Horror “Ombre” Italia/sperimentale-horror 2010 b&n 6min08
2010 Paragon Brasil Edições e Produções Ltda (Festival Pocket Films Paris) – Cinéma interactif, Pocket Horror “Ombre” – Italia/sperimentale-horror 2010 b&n 6min08
2010 Le 116 – Le Havre Vidéoscope/Pocket Films “See saw (balançoire)” Italia/sperimentale 2009 col. e n&b 7min10
2010 Le 116 – Le Havre Vidéoscope 02 – speciale Dario Apostoli, Pocket films
2011 Festival de Liège “FAST MOVIE” Liège, Mons, Bruxelles
2011 OFF 19° edizione Ozu Film Festival, Teatro Carani Sassuolo (Mo), Pocket Horror “Ombre” Italia/sperimentale-horror 2010 b&n 6min08
2011 International Mobile Innovation Screening, 23/26 November, Film Archive Wellington – New Zealand, “Rimini” Italia/sperimentale 2008 b&n 6min
2012 Multimedia Exhibition “IMPERMANENZA DELLE COSE”, Gallerie Civiche di Palazzo Ducale – Pavullo n/F (Mo), “Laudomia” Italia/sperimentale 2012 b&n e col. 20min
2012 OFF 20° edizione Ozu Film Festival, Cinema De Andrè Casalgrande (Re), “Laudomia” Italia/sperimentale 2012 b&n e col. 20min
2012 International Mobile Innovation Screening, New Zealand Film Archive, Te Anakura Whitiahua, “Laudomia” Italia/sperimentale 2012 – b&n e col. 20min
2013 ENTRÉE LIBRE #3 Quartiers Beauvoisine et Saint-Nicaise de ROUEN, “Laudomia” Italia/sperimentale 2012 b&n e col. 20min
2015 MUSÉE DES BEAUX-ARTS – “LAUDOMIA” PROJECTION VIDEO – ROUEN – FRANCE

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