Mostre di fotografia a Milano: Lisa Bernardini a Spazio Tadini con Fontana e 30 fotografi

mostre fotografiche Milano

Lisa Bernardini – Mostre fotografiche Milano – testo e intervista di Federicapaola Capecchi

Mostre di fotografia a Milano: Lisa Bernardini a Spazio Tadini con Fontana e 30 fotografi. Toscana di nascita e romana di adozione, come una giornalista indaga la città, le persone, i quartieri, le storie, gli avvenimenti. In un’intervista, infatti, Lisa Bernardini si è definita fotografa di strada. Ama i dettagli, i volti, gli sguardi attraverso i quali restituire riflessioni, silenzi, stati d’animo. Scrive storie per immagini. A Spazio Tadini, dal 22 ottobre al 20 novembre, nella grande mostra fotografica Franco Fontana e Quelli di Franco Fontana  (leggi qui per i dettagli e l’elenco dei fotografi partecipanti) espone alcune foto del ciclo Prospettiva Behind.

Lisa Bernardini

Lisa Bernardini, Prospettiva Behind

Qui i volti e gli sguardi non ci sono, non si vedono, campeggia in ogni fotografia un individuo di spalle, spesso costretto dinanzi ad un muro, dove non si vede oltre, dove l’orizzonte è negato, o forse solo da immaginare. Una riflessione di tipo sociologico, rivolta soprattutto all’individuo, alla sua relazione con sé, il territorio, l’ambiente, il singolo luogo e, di conseguenza, alla relazione con l’Altro, gli Altri. In queste fotografie non vi è altro che un uomo di spalle: il muro, il cancello di ferro, la staccionata di legno, gli occhiali buffi color cielo e la scritta Paradiso di un writer riflettono la sua vita privata, la sua storia individuale; come fossero porte e finestre aperte sulla fissità o provvisorietà dello sguardo. Anche l’attenzione ai colori sottolinea ogni segno sulla superficie del muro e l’importanza di questa assenza di un punto di fuga. Questo sembra voler indurre una riflessione anche sulla natura dello sguardo che poniamo sulla realtà, quello che chiamiamo realtà.

Federicapaola Capecchi – Non vi è tra di voi nessun “Fontaniano” – permettiamoci questo termine – … Imparate da me a diventare voi … così vi ha insegnato Franco Fontana? Cosa vuol dire fotograficamente e umanamente?

Lisa Bernardini – Fontana è stato e continua ad essere un Maestro di Vita molto più che di Fotografia. Ecco perché non siamo “fontaniani”, nessuno di noi in mostra. Franco Fontana insegna ad essere, non ad apparire. E a rimuovere per eleggere. La Fotografia, come dice lui, è un pretesto per parlare al mondo di chi siamo.

Lisa Bernardini

Lisa Bernardini, Prospettiva Behind

Siete un gruppo di fotografi particolarmente eterogeneo. Ciò che vi unisce in questa mostra è un’intenzionalità formale. Storie diverse, personalità fotografiche molto diverse ma unite da un percorso di avvicinamento a sé stessi e al mondo, e soprattutto a quell’attimo di equilibrio che prende corpo in una forma. Ti ritrovi? E cosa pensi abbia spinto Franco Fontana a scegliere te e il tuo lavoro?

Più che di un attimo di equilibrio che prende corpo in una forma, io parlerei di un momento di conoscenza di sé stessi che si esplica in una creatività, che a sua volta da forma ad un modo nuovo di guardare al mondo (sia quello interno che esterno).

Parliamo del tuo lavoro. Quale la strada e il progetto che hai seguito? Quali risultati ha prodotto, quali che si distinguono in singolarità? Quali riflessioni e scelte, sottese alle immagini, avevi urgenza di rendere visibili ?

Non mi piace spiegare il mio lavoro. Mai. Preferisco che lo osservino gli altri, e ci vedano quello che più si avvicina al loro sentire. Se passa anche solo un mio angolino di mondo, riflesso attraverso una storia altra che appartiene al visitatore casuale che si ferma davanti ad una mia fotografia, posso ritenermi soddisfatta.

Lisa Bernardini

Lisa Bernardini, Prospettiva Behind

Fotografate quello che pensateFranco Fontana – Comunicare fotografando. .. è anche questo?

È soprattutto questo. È rendere visibile l’invisibile.

Si dice che il grandangolare sia l’ottica eletta per il paesaggio. Le immagini di Franco Fontana provano il contrario. Come ti poni con il tecnicismo in fotografia?

Non me ne curo più di tanto. Si può scrivere con la luce usando qualsiasi ottica, e qualsiasi tecnica; si può fotografare sempre sé stessi nel mondo ottenendo risultati unici. Il tecnicismo stereotipato e uniformante non mi interessa neanche a livello terminologico, per definizione.

Franco Fontana dice di voi che siete un nuovo che si sta muovendo e crescendo. Cosa vedi per te e la tua fotografia?

Io fotografo perché mi va di farlo, quando mi va di farlo, quando sento che ho qualcosa da esprimere. Non mi pongo limiti, non ho regole precise, non mi interessa essere inquadrata in qualcosa di definito. Personalmente, non tocco la macchina fotografica da moltissimo tempo. Sono in un periodo della mia esistenza in cui sto “incamerando” molto. Per me e la mia fotografia, sarà quello che determinerò di essere. E non me lo domando quasi mai.

C’è similitudine tra fotografia e parola?

Ogni fotografia assomiglia molto ad un discorso. Un lungo discorso. Direi, anzi, che è una vera e propria storia narrata, anche in ciò che non dice. Soprattutto, talvolta, in quello che viene taciuto.

Quali sono le influenze esterne e convergenti, oggi, che ispirano il linguaggio espressivo della fotografia?

Ognuno ha le sue. Io penso di essere una persona sincretica per natura.

Oggi esistono fotografie memorabili? Se escludiamo i già grandi soliti noti?

Sì : sono tutte quelle che lasciano un segno importante in chi le osserva. Possono non arrivare mai alla celebrità del grande pubblico, ma sono sicuramente delle fotografie memorabili. Per il periodo tragico di guerre in cui viviamo, sono fotografie memorabili – purtroppo – anche tutte quelle dei conflitti.

Fotografia artistica … Aimée Beaubien, Christophe Jacrot, Jacob Aue Sobol, Clarissa Bonet, Adriana Lestido, Keizo Kitajima, Hellen Van Meene … per intenderci sono così etichettati…cosa fa di un’immagine una foto artistica? O è il progetto l’idea che la rende tale?

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LISA BERNARDINI Ph Paolo Fani

Le etichette non mi appartengono, se non quella di alunna a vita: spero di continuare ad imparare fino alla fine dei miei giorni. In generale. Cosa faccia esattamente di una immagine una foto definita artistica non chiedetelo a me. Bho. Non saprei. Forse l’oggettivo risultato che trattasi di una foto non casuale, e al contempo valida per forma, contenuto, originalità, attrattiva e qualità nel senso espressivo intrinseco.

L’umanità si attarda nella grotta di Platone, continuando a dilettarsi, per abitudine secolare, di semplici immagini della verità. […] oggi sono molto più numerose le immagini che richiedono la nostra attenzione […] insegnandoci un nuovo codice visivo, le fotografie alterano e ampliano le nostre nozioni di ciò che val la pena guardare e di ciò che abbiamo il diritto di osservare; la conseguenza più grandiosa della fotografia è che ci dà la sensazione di poter avere in testa il mondo intero, come antologia di immagini […] Fotografare significa infatti appropriarsi della cosa che si fotografa. Significa stabilire con il mondo una relazione particolare che dà una sensazione di conoscenza, e quindi di potere. […] Così leggiamo in Sulla fotografia. Realtà e immagine nella nostra società di Susan Sontag

Vorrei commentassimo questo passo del libro, alla luce di quelli che ritieni gli insegnamenti più importanti ricevuti durante la tua esperienza con Franco Fontana, e del problema sollevato dalla Sontag dell’ambiguità della fotografia come strumento di conoscenza.

La Fotografia racchiude tante verità sul mondo. Ne racchiude però solo una su sé stessi; in quel momento, lo scatto parla una incontrovertibile verità: che quell’attimo significa tutto per chi fa click. In realtà, è un momento tra i tanti del fluire della vita…e se diventera’ eterno o meno, non riguarda chi sta scattando . Al limite, riguarda chi osserverà quello scatto. Per colui che vede la scena – o la crea – la fotografia racchiude un momento presente. Che poi sia sintesi anche del passato del soggetto, e porti con se scenari di un ipotetico futuro, è un altro discorso. Non mi piace personalmente la parola “potere”: per quanto mi riguarda, quando fotografo non mi approprio di niente. Cerco solo di essere, non di avere.

Quali scenari si stanno delineando oggi con il continuo sviluppo delle tecnologie e di un sistema visivo in continua mutazione?In che modo sta cambiando la fotografia?

Il mondo, per dirla alla Zygmunt Bauman, parla di quella che è una “modernità liquida”. La perdita di senso del tempo – tipica della condizione umana nella ‘modernità liquida‘ – è uno degli aspetti fondamentali della cornice nella quale Bauman vede persone e gruppi sociali muoversi in un dinamismo frenetico che travolge ogni dimensione della vita. Vita liquida” e “modernità liquida” sono profondamente connesse tra loro. … Il carattere liquido della vita e quello della società si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come la società liquido-moderna non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo”. (Vita liquida, Introduzione, pag. VII). La Fotografia sta cambiando come cambia tutto intorno e dentro di noi, Nulla permane. Si sta delineando una incertezza ed impermanenza tipica di una’epoca come la nostra in cui – come ha detto qualcun altro – tutto viene messo in vista sulla finestra per occultare il vuoto della stanza.

Come cambia il ruolo del fotografo in questo contesto? La consapevolezza di ciò che si produce fa la differenza? Non c’è più spazio per l’improvvisazione?

L’improvvisazione appartiene al singolo, e spesso porta a risultati creativi. Qualche volta. Molto più spesso, alla superficialità e al dilettantismo se si parla di conoscenze tecniche. Credo all’improvvisazione se scaturisce dall’istinto degli attimi fotografici tra i tanti da scegliere. Ci credo meno quando si tratta di approcciarsi a sistemi tecnologici che necessitano di conoscenze approfondite per produrre risultati buoni. La consapevolezza aiuta sempre a muoversi nel mondo, anche se poi debbo riconoscere che le migliori fotografie della mia vita sono state quelle probabilmente frutto di una “serendipity”: cercavo qualcosa, ho trovato qualcos’altro.

Cosa pensi dell’inarrestabile progresso tecnologico in fotografia e quanto influisce sul tuo lavoro. Post produzione? In che termini e misura?

Odio la post produzione perché richiede ore di lavoro a volerla far bene. Inoltre, non sono così esperta in materia. Cerco ultimamente di scattare aggiustando solo dei parametri minimi, e di puntare più sull’idea iniziale che aiuta il risultato finale a “parlare”.

Cos’è per te la fotografia e quale il valore intrinseco di uno scatto.

Un occhio per vedere me stessa attraverso il mondo, e un occhio per vedere il mondo attraverso me stessa. Quando decido di voler capire di più sulla mia vita ed il mio percorso, io fotografo. Ogni scatto è un guardarsi allo specchio ed assomiglia ad un autoritratto; è dire: “Fermi tutti, fino ad oggi questa sono io”.

Testo e intervista a cura di Federicapaola Capecchi

leggi anche:

Mostre di fotografia a Milano:

Franco Fontana & Quelli di Franco Fontana

a Spazio Tadini, Casa Museo, via Jommelli 24

a cura di Federicapaola Capecchi e Mosè Franchi – direttore della rivista di fotografia Image Mag

con Lisa BernardiniRoberto Tibuzzi, Denis Almar, Dario Apostoli, Marco La Vista, Costanza Berardi, Michele Berti, Marco Betti, Francesco Biddle, Francesco Brancaccio, Francesco Bucchianieri, Sara Caselli, Sonia Cavazzuti, Fausto Corsini, Manuel Cosentino, Massimo Degennaro, Francesca Della Toffola, Carlo Di Giacomo, Silvia Dominici, Mauro Faletti, Fabrizio Fontanelli, Paolo Guidotti, Elena Melloni, Alex Mezzenga, Roberto Mirulla, Alessio Necchi, Michela Petti, Andrea Razzoli, Roberto Salgo, Andrea Simone, Franco Sortini.

Lisa Bernardini è Presidente dell’Associazione Culturale “Occhio dell’Arte” con sede in Anzio (Roma), art director, fotografa. Toscana di nascita ma romana d’adozione, è nata nel 1970. è ideatrice e art director della rassegna nazionale di Fotografia, Musica e Poesia denominata “Attraverso le Pieghe del Tempo” , ma è anche conosciuta organizzatrice e collaboratrice di numerosi altri eventi artistici e culturali di spessore.
Nelle vesti di Fotografa è stata soprattutto una artista del Bianco e Nero, vincitrice di numerosi premi italiani, fino all’incontro con il mondo dei colori del Maestro Franco Fontana. Ha ricevuto anche segnalazioni e menzioni fotografiche internazionali. Fa parte della importantissima Raccolta di Fotografia della Galleria Civica di Modena, Fondo Franco Fontana, che presenta un panorama significativo della storia della fotografia del ventesimo secolo www.galleriacivicadimodena.it

Le sue opere sono acquistate anche all’estero, molte delle quali in eventi benefici : riportiamo ad esempio l’acquisto nel 2012 di una sua immagine da parte della Fondazione americana “Women with a cause” (tramite Susan Kiely – Founder/CEO Social Entrepreneur), donata a sua volta agli uffici della organizzazione
Thirdwaycenter di Denver (www.thirdwaycenter.org). Lisa Bernardini ha esposto in numerose collettive e personali, anche all’estero, ed e’ specializzata in cultura visiva legata ad eventi artistico-solidali. Da Marzo 2014 e’ stata insignita della qualifica A.F.I. (Artista Fotografo Italiana) da parte della F.I.A.F. A Dicembre 2014 ha ricevuto a Roma, presso Palazzo Ferrajoli, il premio Doc Italy Eccellenza Italiana nella sezione “Una vita per Maestranze dello Spettacolo”.

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