La magia del Giappone di Hiroshige, Hokusai e Utamaro a Palazzo Reale – di Stefano Malvicini

5-hokusai-bisLa magia del Giappone di Hiroshige, Hokusai e Utamaro a Palazzo Reale – di Stefano Malvicini – Milano Arte Expo
Tante volte, il Giappone diventa sinonimo di lontano, chiuso, impenetrabile e tradizionalista, ma questo Paese si rivela anche essere un’avanguardia dell’universo artistico, a cui molti pittori occidentali hanno guardato. E’ questo il senso della grande mostra sull’Arte nipponica che Milano, a Palazzo Reale, ospita dal 22 settembre 2016 al 29 gennaio 2017.

Lo spunto della mostra, curata dalla professoressa Rossella Menegazzo, è dato da un compleanno assai illustre, quello delle relazioni italo-giapponesi, che, quest’anno, spengono centocinquanta candeline (il trattato commerciale italo-nipponico venne siglato il 25 agosto 1866), ma i rapporti tra l’Occidente e il Sol Levante sono assai più antichi e si fanno risalire alla penetrazione gesuita di San Francesco Saverio, che vi giunse nel 1549. Il Giappone è un Paese ipermoderno, ipertecnologico e all’avanguardia sul tema del digitale, ma resta, nell’anima, tradizionalista, fedele al proprio imperatore-Dio, il Tenno, come lo chiamano i sudditi, e abbastanza conservatore nel modo di vivere e di pensare. Questo connubio getta le sue basi nell’Arte dei tre grandi incisori su cui l’esposizione milanese si sviluppa, ovvero Katsushika Hokusai (1760-1849), Utagawa Hiroshige (1797-1858) e Kitagawa Utamaro (1753-1806), e ha lasciato il segno nella Storia attraverso le loro silografie. Il Mondo da loro rappresentato ha un nome giapponese, ukiyoe, ovvero “Mondo fluttuante“, che è una sorta di equivalente orientale, e più meditativo-contemplativo, dell’Arcadia di casa nostra in epoca barocca e neoclassica: una terra perfetta, fatta non di pastorelli che decantano versi di Alceo, Saffo o Teofrasto, ma di uomini intenti al loro lavoro di ogni giorno. Un pilastro della società giapponese, non a caso, è il lavoro e il culto che esso ha nella vita quotidiana, non un dovere ma un rito: basti pensare all’inchino che ogni capo riserva ai propri dipendenti ogni giorno. Queste usanze attuali gettano le loro basi nell’ukiyoe, sullo sfondo di fiumi, ponti, montagne e prati ricchi di flora e fauna. Una raffigurazione del Giappone rurale in chiave perfezionante, ma non ideale: il Mondo fluttuante è una base realistica di un arcipelago, come il Giappone, che fluttua sulle onde dell’Oceano senza vagheggiare nell’idealità ma supponendo di essere il Mondo che ogni giapponese di allora pensava di vivere.3-hiroshige

Attraverso duecento silografie policrome provenienti dal Museo di Honolulu, il visitatore potrà compiere un viaggio in questo universo magico, a cavallo tra realtà e sogno, scoprendo cosa è stato il Giappone prima della moda giapponista della seconda metà dell’800, con James McNeill Whistler, Vincent Van Gogh, Henri Toulouse-Lautrec e Paul Gauguin, i quali trasformarono l’antico, arcaico e monolitico “Cipango” (come lo aveva chiamato Marco Polo) in un luogo d’ispirazione artistica, dominato dal Monte Fuji e votato all’abbellimento del quadro e della tavolozza del pittore, fino all’iperbole di Audrey Beardsley, con le sue decorazioni “modern” derivate dagli insetti e dalle piante di Hiroshige e Hokusai. In fondo, la radice del Giapponismo sono stati loro tre, Hiroshige, Hokusai e Utamaro, perché, senza volerlo, hanno tradotto il Giappone su carta e lo hanno fatto conoscere al Mondo.6-hokusai

Il Giappone dei tre artisti, dell’ukiyoe, tralascia l’etica guerresca del samurai, dello shogun e della tradizione imperiale di Corte, ma si basa sulla Natura, raffigurata nella sua trionfante e monumentale bellezza, sulla figura femminile, degna del doveroso rispetto e dignità, e sul Piacere, come provano sia le molte opere di viaggio che quelle erotiche realizzate da Hiroshige, Hokusai e Utamaro. Il Giappone raffigurato è un Paese quasi idilliaco, ma non ideale, bensì nobilitato dal lavoro dei contadini e degli artigiani, dominato da una Natura pura e incontaminata, che pare lontanissima dall’odierno Sol Levante, alle prese con il caos cittadino, l’inquinamento e il rischio nucleare. Proprio la città di Edo, nucleo di quella che sarebbe diventata Tokyo, fu il luogo d’incontro dei tre artisti, che la elessero a loro dimora al posto di scegliere l’allora capitale Kyoto.

7-hokusaiCinque sono le sezioni in cui la mostra è divisa, dedicate a differenti tipologie di opere e di formati che i tre artisti scelsero, tra le quali spiccano quelle dedicate ai libri illustrati, che provano la ricchezza del mercato editoriale del Giappone dell’epoca. La prima sezione è dedicata alla Natura e ai paesaggi famosi del Giappone, con opere di Hiroshige e Hokusai, che dimostrano quanto i temi fossero comuni ai due. I due artisti si cimentarono, infatti, sugli stessi soggetti, ma con sfaccettature e inquadrature diverse a seconda delle richieste del mercato editoriale: nacquero così le famose serie di vedute del Monte Fuji, un po’ cartoline meishoe di luoghi celebri, un po’ best seller, in cui i due artisti si confrontarono a vent’anni di distanza (1830 circa Hiroshige, 1850 circa Hokusai). Le vedute del secondo sono più ricche di quelle del primo, per abbondanza di dettagli ma anche per citazioni letterali da Hiroshige, e raggiungono la dimensione scenografica e titanica della Grande Onda, che si rivela un polo di attrazione per l’Arte occidentale, costituendo uno tsunami (in tutti i sensi) creativo all’interno del contesto figurativo nipponico. La produzione “a stampino” si ripropose con le vedute delle Stazioni del Tokaido (la strada postale che conduceva da Edo a Kyoto), che Hiroshige realizzò in più varianti, sempre citando Hiroshige per alcuni soggetti destinati a biglietti augurali, o surimono. Degne di nota sono anche la raffigurazioni paniche della Natura dei ponti e delle cascate, spettacoli autentici di un Giappone remoto e ancora poco conosciuto, che divennero riferimenti per Van Gogh e Gauguin, ma che incuriosiscono anche il nostro occhio per le loro forme antropomorfe o per le curvature dei ponti che assumono un’aria sacrale e spirituale, quasi di Religione naturale.

12-hiroshigeLa seconda sezione è dedicata alle raffigurazioni, destinate a una clientela colta, di poeti cinesi e giapponesi, nelle quali versi e scenario naturale si fondono in un’unica immagine ricalcata sulle tematiche letterarie affrontate: è questo il senso delle serie Specchio dei poeti giapponesi e cinesi e Cento poesie per cento poeti in racconti illustrati della baliaForse, questa è la sezione più politica della mostra, in quanto ci troviamo nel momento di creazione di una vera identità culturale e nazionale del Giappone, che si è tramandata fino ai nostri giorni, in grado di unire tradizione e innovazione, Poesia arcaica e Natura resa realisticamente “alla moderna”, il tutto incarnato nel culto dell’Imperatore-Dio Tenno.

15-hokusaiLa terza sezione illustra quella che si configura come il più classico filone della pittura e dell’incisione giapponese, il kachoga, ovvero la “pittura d’uccelli e insetti”. Anche in questo caso, Hiroshige e Hokusai duellarono, realizzando stampe policrome, di ogni formato (anche su ventaglio, come provano gli esemplari in mostra) e divenendo maestri del genere più ricercato dell’ukiyoe, in cui l’artista cerca costantemente l’intimità con la Natura alla ricerca di sé stesso, seguendo il principi zen dello scintoismo, la religione nazionale giapponese. In queste immagini, così come in quelle della prima sezione, uomo, flora e fauna sono, e sempre saranno, parte integrante, attiva, di un progetto unico di Natura in cui ogni elemento è parte complementare dell’altro a formare una totalità. Le forme della Natura e degli insetti (come evidenziato dalla farfalla) sono molto più sinuose e sensuali, voluttuose, quasi fatali, tanto da essere quasi ricalcate dalle incisioni di Audrey Beardsley per la Salomè di Wilde.

25-utamaroE poi arrivano le donne, e con loro Utamaro, che si configura più come ritrattista che come pittore di paesaggio. Utamaro è il pittore del Piacere, dell’eros ma anche della bellezza femminile, è colui che realizza scene di sesso non pornografiche ma dolci e sensuali, ma che dà alla donna un ruolo fondamentale nella sua visione della società giapponese. La donna è una figura di tutti i giorni, non è geisha e non è necessariamente angelo del focolare, è donna tout court. Punto. La donna di Utamaro è attraente, ben truccata, sempre intenta alla toletta e a farsi bella, ma non bellezza pura, non certo Venere ma oltre Venere, oltre la perfezione verso la quotidianità. La donna di Utamaro è beltà nota e meno nota, raccolta nei kimono, raffigurata nei luoghi in cui la donna detta legge, come nelle case da té e nei quartieri di piacere di Edo, è una figura che si affranca dalla dimensione domestica per essere, potremmo dirlo, “moderna”. E stiamo parlando di un’epoca in cui, in Europa, la donna era ancora vista come macchina per fare figli e stare in casa a cucinare…21-utamaro

La degna conclusione della mostra è un ponte verso l’oggi, verso il figurativo nipponico odierno: i manga. Questo termine, che oggi identifica i fumetti giapponesi in generale e di ogni tipo, da quelli di avventura a quelli erotici, indicava, in origine, libri su cui Hokusai, maestro del genere, realizzò disegni di motivi vari, umani, naturali e animali per istruire allievi e amatori. Di questi quindici libri, alcuni giunsero a Parigi, facendo superare il giapponismo come moda e facendolo divenire un vero e proprio fenomeno artistico di rilievo. Oltretutto, questi libri furono la base per l’odierna cultura figurativa nipponica, costituendo la pietra miliare per cartoni animati celeberrimi, come quelli di Miyazaki, e per quei fumetti letti da tanti ragazzi (e non solo): si potrebbe dire che gli uomini muscolosi di Hiroshige siano stati gli antenati di Mazinga, di Dragonball, di Naruto, di Ken il Guerriero e di Holly e Benji, così come dalle bellezze femminili discendano figure come Lamù o la famosissima pallavolista dei cartoon Mila. Eroi, ma non troppo, come, in fondo, avrebbero voluto Hokusai, Hiroshige e Utamaro.26-hokusai

Hokusai, Hiroshige, Utamaro
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, 20121 Milano
Orari: Lunedì: chiuso;
Martedì, Mercoledì: 09.30 – 19.30;
Giovedì: 09.30 – 22.30;
Venerdì, Sabato, Domenica: 09.30 – 19.30
Biglietti: Intero 12,00 euro, Ridotto 10,00 euro

Web: www.hokusaimilano.it; www.palazzorealemilano.it

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