Robert Doisneau: strade di Parigi, Bacio, foto in bianco e nero – grandi fotografi

Robert Doisneau

Robert Doisneau, dettaglio dalla fotografia di Bracha L. Ettinger del 1992 – CC-BY-SA 2.5 License

Robert Doisneau: strade di Parigi, Bacio, foto in bianco e nero… Di Francesco Tadini, per rubrica mostre di fotografia e grandi fotografi di Milano Arte Expo. Il nome di Robert Doisneau è una specie di garanzia quando si parla agli addetti ai lavori del mondo fotografico. Doisneau, uno dei più grandi fotografi del Novecento internazionale, è nato nel 1912 e morto nel 1994: ha attraversato praticamente tutto quello che Eric Hobsbawm ha definito Il Secolo breve (nell’omonimo saggio sottotitolato 1914-1991: l’era dei grandi cataclismi).
Per chi, invece, si approccia per la prima volta al mondo della fotografia e non ha idea di chi sia Doisneau, forse è il caso di parlare un po’ della sua biografia e dei punti salienti della sua vita, prima di addentrarsi meglio nella sua arte, intensa, commovente e del tutto lucida al contempo.
Doisneau è nato a Gentilly, un sobborgo di Parigi, e il contrasto tra l’hinterland parigino e lo sfavillante centro della Ville Lumiére ha sempre attraversato tutta la sua opera, diventando uno dei fil rouge delle sue foto. Anche nell’ambito degli studi, Doisneau ha sempre indirizzato il suo amore verso l’arte, diplomandosi incisore litografo presso una scuola specializzata in quella disciplina. Mentre apprendeva l’arte, però, Doisneau la metteva già da parte, comprendendo che la sua strada non sarebbe stata fatta di meticolose e lente incisioni, ma di cattura fugace e repentina dell’oggetto più affascinante e mutevole di tutti: la realtà.
Per questo l’uomo si è messo prima a disposizione di un’azienda che vendeva prodotti farmaceutici, per realizzare dei réportage fotografici dei prodotti, per poi approdare all’assistenza diretta di André Vigneau.
Dopo essere riuscito a vendere il suo primo réportage come fotografo freelance al giornale Excelsior (siamo nel 1932), Doisneau collabora con un’altra grande azienda, ovvero la Rénault. Negli anni immediatamente precedenti alla Guerra, infatti, tutti i paesi d’Europa erano interessati ai progressi tecnologici, alla spinta industriale verso il futuro ed a portare avanti le proprie industrie in campo internazionale: l’industria automobilistica non era da meno, ed è per questo che le case come la Rénault dovevano sfruttare a pieno il potenziale dell’immagine e della pubblicità.
http://www.robert-doisneau.com/en/portfolios/

Doisneau e Parigi: un amore lungo più di cinquant’anni

Francesco Tadini

Mostre di fotografia e grandi fotografi – a cura di Francesco Tadini per Milano Arte Expo

Anche se ha cominciato come fotografo essenzialmente commerciale, intento a catturare le migliori caratteristiche di un prodotto per proporlo su scala ingrandita in un poster pubblicitario, Doisneau ha capito molto presto che il suo interesse vero era rappresentato dalle persone. Ogni storia, ogni anima, ogni folla ha per il fotografo francese un particolare fascino che va catturato per sottrarlo alle maglie del tempo.
Le persone e le folle si possono trovare a iosa in una capitale internazionale come Parigi, dove ogni giorno si affollano decine di migliaia di parigini misti a turisti, venditori ambulanti, innamorati, mamme con bambini, anziani, poveri, zingari, nobili, prostitute, impiegati, venditrici di fiori e titolari di bistrot. Lungo l’argine della Senna e nelle piazze, ogni luogo era buono per Doisneau per inforcare la macchina fotografica e catturare un particolare luminoso ed intenso di realtà, non importa se fosse perfettamente a fuoco o no, se fosse centrato, con la luce calibrata o piuttosto impulsivo, dinamico, sfuggente. Si potrebbe, anzi, quasi sostenere che Robert Doisneau abbia inaugurato un filone di quella che un profano potrebbe definire fotografia d’istinto, che va scattata quando l’animo ne sente l’urgenza e quando la realtà urla a gran voce l’intervento di un essere sensibile, più sensibile degli altri, che sappia catturarne le sfumature.

Più tardi nel tempo ci sarà, però, un colpo di scena su questa filosofia che sembrava così palese: si scoprirà che la realtà di Doisneau non è come sembra – perché niente è come sembra? – e la sua cattura di momenti rubati è in realtà una costruzione ben studiata, perché tutto sembri come le persone vorrebbero che fosse. Di istintivo, quindi, c’è ben poco, ma è così bruciante la sensazione che Doisneau sappia dove trovare queste realizzazioni casuali di vita quotidiana senza cercarle, che per quanto si prodighi a dire il contrario, le sue foto sembrano sempre spontanee, e questo è stato sostanzialmente ciò che gli ha permesso di passare dalla storia all’immortalità.
Per questo motivo, già a partire dal 1934, Doisneau decide che la sua mira di fotografo deve puntare l’occhio sulle strade di Parigi, sulla gente e sulle circostanze che si verificano nella capitale. Ogni strada ed ogni situazione atmosferica diventano per Doisneau l’occasione di esprimere il suo amore muto, denso e pieno di patos per quella città che lo ha accolto e cresciuto, ma che allo stesso tempo gli sembra come una donna capricciosa e volubile, che non riesce ad afferrare mai, per quanto si sforzi di correre.
Un’altra delle caratteristiche della fotografia di Doisneau è quella di usare con costanza e quasi con affermazione di personalità il bianco e nero, una tonalità che sembra facile e invece è tra le più difficili nel mondo della fotografia. Desaturare il bianco, e renderlo veramente bianco, e produrre un nero brillante e senza sbavature, sono tecniche che vanno raffinate in anni di pratica, e oltre tutto sono da attribuirsi per lo più al momento dello sviluppo. In molte foto di Doisneau i bianchi e neri di Parigi sono meno netti, e sfumano nel grigio quando non addirittura in un colore simile al seppia, soprattutto se sono ritratti nella foto eventi atmosferici come il vento o la pioggia: questo permette di dare una luce particolare ai suoi scatti, che sembrano sospesi in un limbo senza tempo, potrebbero essere stati scattati ieri come 100 anni fa.


Una delle passioni di Doisneau attraverso il suo rapporto cinquantennale con la capitale di Francia è stata quella di mescolare il sacro con il profano, la vita scintillante e frenetica di Parigi con quel dietro le quinte che né i turisti né gli stessi parigini benpensanti vorrebbero ricordarsi che esiste: celebre in questo senso è una delle foto con colori tendenti al seppia, ovvero quella che ritrae una fila di mutande appese ad asciugare al sole con la Tour Eiffel sullo sfondo. Questa mescolanza permette di ricordare che tutti hanno diritto a ritagliarsi un angolo di mondo al cospetto delle più appariscenti bellezze monumentali nelle più importanti capitali mondiali, senza per questo perdere la propria quotidianità. D’altra parte, la fila di mutande stese ad asciugare, tutte uguali tra loro, evoca anche una certa sensazione di standardizzazione e di routine, di una vita che va avanti lo stesso, mentre tutti gli altri si fermano a contemplare la vita di Parigi.
La Tour Eiffel, grande protagonista sugli sfondi di Doisneau, torna in molte declinazioni, anche in una simpatica foto in cui un uomo vestito in modo distinto tiene al guinzaglio un coniglio bianco (vedila al LINK). Qui si evince anche tutta la voglia di Doisneau di libertà e di sogno, rappresentato dal coniglio bianco, senza tradire il legame con una città mirabolante come Parigi.

Il Bacio all’Hotel de Ville

Probabilmente la più celebre foto di Robert Doisneau rimane comunque il Bacio all’Hotel de Ville (vedi LINK), che in realtà reca il titolo originale di Bacio rubato. I due protagonisti della foto si stanno scambiando un tenero bacio, che sembra quello di due amanti che si salutano per poco tempo (magari prima di andare a lavoro la mattina) ma che allo stesso tempo di baciano come se dovessero stare separati per sempre, proprio perché anche un minuto passato distanti sembra loro un’eternità.
La donna riceve il bacio dall’uomo da dietro, come se lui l’avesse voluta di colpo richiamare mentre lei stava già andando sui suoi passi, e la particolarità di questa foto è sicuramente il fatto che soltanto i due amanti sono a fuoco e sono in una posizione statica e plastica, mentre tutti i passanti attorno a loro sono sfocati, presi a camminare verso la propria destinazione senza curarsi dell’amore che si consuma sotto i loro occhi. La location del Bacio non è casuale, perché l’Hotel de Ville, ovvero il Municipio, rappresenta un simbolo per il popolo francese, così attento alle libertà ed ai diritti civici tipici di una Repubblica. La foto, scattata nel marzo 1950, è apparsa sul giornale Life, ed è in un certo senso un grido di liberazione dalla guerra, ancora molto vicina nei ricordi di tutti i parigini. La città tornava a vivere, a potersi permettere lussi come passeggiate o caffè nei bar all’aperto, e questo non poteva essere testimoniato altri che dalla rinascita dell’amore, come bloccato e cristallizzato in tempo di guerra (dove l’unico sentimento ammesso è la paura), che ora torna prepotentemente a farsi sentire.
Questa foto diventerà un caso mediatico, perché la carriera di Doisneau, costruita sul suo amore per la realtà così com’è, verrà svelata come una sorta di mistificazione: i due amanti sarebbero in realtà stati degli attori, e la foto sarebbe stata preparata. Doisneau stesso dirà che a lui piaceva descrivere la realtà non com’è, ma come avrebbe voluto che fosse.
Il caso mediatico legato a questa foto è venuto fuori solo negli anni Novanta, quando si cominciò ad indagare sull’identità dei due protagonisti della foto fino a scoprire che erano, in realtà, un’attrice di teatro e il suo fidanzato ad aver preso parte a questo scatto epocale, memore di un altro bacio ritratto in bianco e nero, ma davvero spontaneo: quello dato a Times Square dal Marines all’infermiera nell’omonima foto che è passata anch’essa alla storia. I due dichiararono una guerra mediatica ma anche legale al fotografo, sostenendo che egli li avesse fotografati di nascosto. Dopo una dura battaglia, Doisneau riuscì a dimostrare che in realtà essi erano parte della ricostruzione scenica messa in piedi per la fotografia, e che erano assolutamente consenzienti di apparire nello scatto.
http://www.designplayground.it/2013/07/l%E2%80%99affare-del-bacio-robert-doisneau/

Doisneau e le banlieue di Parigi, la voce degli ultimi

Il luogo dove più pura possa emergere la spontaneità di un popolo è sicuramente in una periferia, dove la vita quotidiana, grottesca e promiscua delle classi meno abbienti permette di costruire veri e propri monumenti alla spontaneità, non importa quanto veri. Provenendo anch’egli da un sobborgo, credeva che ritrarne luci e ombre avrebbe convinto le persone che la foto fosse la verità e la verità fosse la foto, in una confusione di sogno e realtà che avrebbe appiattito le differenze tra quello che le persone credono di trovare nelle periferie e quello che in effetti vorrebbero trovare nel mondo dei propri sogni.

Mostre e collezioni di foto

In Italia, a pochi chilometri da Milanol’ultima mostra fotografica dedicata a Doisneau si è svolta proprio nel 2016, tra la primavera e l’estate, presso l’arengario della città di Monza. La mostra è stata intitolata Le merveilleux quotidien, cioè Il Meraviglioso Quotidiano, ed ha ospitato moltissimi scatti che non erano mai giunti in Italia, alcuni dei quali stampati da Doisneau stesso. Il titolo fa pensare alla filosofia artistica del grande fotografo francese, che ha permesso a tutti per tutta la sua carriera di identificarsi completamente con le foto che proponeva. I personaggi e le situazioni sono, infatti, così meravigliosamente quotidiani da risultare quasi semplici e snelli, ma allo stesso tempo dotati di una profondità e di un’attualità non riconducibili ad una particolare epoca storica, ma paradigmatici per l’intera umanità.
http://www.panorama.it/foto/grandi-fotografi/robert-doisneau-mostra-monza/

Grandi fotografi e storia della fotografia: Robert Doisneau

a cura di Francesco Tadini

Leggi gli altri post della rubrica sulla fotografia e le mostre fotografiche curata da Francesco Tadini su Diane Arbus , Annie Leibovitz , Helmut NewtonAnsel AdamsAndré KertészDorothea LangeArt Kane e Brassaï

 

contatti Milano Arte Expo: mail: milano.arte.expo@gmail.com – telefono: +39366/2632523

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