Philippe Starck: design o arte?

Philippe Starck

Fuorisalone 2017 – rubrica a cura di Francesco Tadini – I grandi del design – Philippe Starck

Philippe Starck – Rubrica Verso Fuorisalone 2017 a cura di Francesco Tadini per Milano Arte Expo. Nulla è bello. Tutto dipende da chi guarda, la bellezza è versatile. Così ha dichiarato in una recente intervista Philippe Starck e, per chi conosce il mondo del design, provare a contraddire un’idea simile sarebbe impossibile. In una realtà in cui la mediocrità e il consumismo lasciano poco spazio alla bellezza e alla gioia di vivere, l’opera dell’architetto e designer francese si configura come una vera rivoluzione, iniziata nei primi anni di lavoro negli Stati Uniti e ancora in atto.

Nato a Parigi nel 1949, Philippe Starck ama definirsi come un artista poliedrico e chi ha avuto il piacere di ammirare le sue opere non potrebbe essere più d’accordo. Figlio di un ingegnere aeronautico, il piccolo Starck inizia ad esplorare il mondo che lo circonda sin dai primi anni di vita, quando smette di dedicarsi ai giochi infantili per trascorrere il tempo libero nella costruzione di piccoli oggetti, per la cui lavorazione distruggeva e assemblava biciclette, moto e giocattoli in legno o metallo. Un interesse tanto precoce non spaventò i genitori che, anzi, lo invogliarono a seguire la sua strada: se creare era per il piccolo Philippe una vera passione e un bisogno che non conosceva ostacoli, allora era necessario che questa inclinazione venisse seguita nel migliore dei modi.

Design week 2017

Philippe Starck

Il primo passo fu quindi quello di iscriversi presso l’ècole Camondo, nel cuore di Parigi. L’esperienza formativa divenne un importante banco di prova e di confronto, non solo per permettere al giovanissimo neo architetto di apprendere le tecniche migliori per la creazione di accessori di design e grandi strutture, ma anche per imparare a rispondere alle esigenze del mercato e comprendere a fondo la necessità di far convergere la domanda con l’offerta, cosa che riuscirà a fare in una maniera brillante e insolita sin dai primi anni di lavoro.
Unendo, in un’unica figura, la capacità di disegnare di un architetto giapponese, la voglia di stupire di uno scenografo americano, la capacità di creare prodotti adatti al mercato di un industriale tedesco e l’eleganza di un designer di mobili italiani, senza dimenticare il buon gusto di un direttore artistico francese, Starck ha dato vita a collezioni di accessori per la casa dalle linee aggraziate, leggermente futuristiche ma sempre adatte ad ogni contesto.
La carriera dell’architetto inizia nel 1968 quando, poco più che ventenne, comincia a disegnare mobili gonfiabili. Non oggetti di design, quindi, ma prodotti adatti ad un grande pubblico. In realtà, questo primo contatto con il mondo commerciale permette all’architetto di sviluppare una sua chiara idea del design e del prodotto artistico: una creazione, indipendentemente dalla sua finalità, deve nascere per migliorare la vita del maggior numero di persone possibili, indipendentemente dalla voglia che può guidarli all’acquisto o alla semplice contemplazione del prodotto. Una simile idea potrebbe sembrare controcorrente, specie se si considera che la produzione artistica ha uno stretto bisogno del mercato in cui poter distribuire i prodotti finiti ma, in realtà, altro non è che un modo indiretto per spingere alla diffusione dell’oggetto stesso: un prodotto ben realizzato viene amato e, dal momento che l’acquisto è un atto istintivo, chi non vorrebbe portare a casa o regalare qualcosa che ama?
In realtà, una simile affermazione non deve far pensare, come banalmente potrebbe accadere, che Philippe Starck sia un architetto dal gusto subdolo, al contrario: ad animare il designer è un forte senso di responsabilità che lo spinge a creare opere che possano dare sfogo al suo istinto ribelle e filantropico, specie in un’epoca in cui si ha l’impressione che valori come l’altruismo e il senso di fratellanza si siano ormai perduti. Per fare ciò, Starck ha dato vita a creazioni che lasciano trasparire una certa ironia e che strappano un sorriso anche ai più scettici.
Nel 1990, ad esempio, l’architetto disegna per Alessi quello che verrà indicato da esperti e non come un vero oggetto di culto. Si tratta dello spremiagrumi Juicy Salif, disegnato (stando a quanto sostenuto dall’artista stesso) su una tovaglietta di carta di una pizzeria, durante un breve soggiorno in Italia. A caratterizzare questo prodotto è la sua forma, che lo rende più un complemento d’arredo che un accessorio da cucina, pur non tradendo la funzionalità dell’articolo: tre gambe di sottile acciaio sostengono un corpo centrale con evidenti scanalature che permettono al succo di scendere direttamente nel bicchiere o nella brocca da poter posizionare sotto il corpo appuntito. Per chi lo ammira, tuttavia, lo spremiagrumi ricorda un ragno che, con grazia e compostezza, potrà arredare e al tempo stesso accompagnare il padrone di casa durante la preparazione dei pasti.
Se si parte dall’idea che nessuno sia un genio ma che tutti, in un modo o nell’altro, debbano partecipare, non si può non pensare che anche Starck abbia tratto ispirazione dal mondo che lo circonda e che si sia lasciato guidare dall’eco delle grandi città che ha visitato e dei luoghi in cui ha vissuto. Forse, è proprio per questa ragione che la produzione di Starck è tanto ampia quanto variegata: a piccoli accessori di uso quotidiano si affiancano interni per yacht di lusso e hotel – Royalton nel 1988 e Paramount nel 1990 – solo per fare qualche esempio, che riescono ad invogliare chiunque li visiti a lasciarsi trasportare in un mondo in cui bellezza e utilità si incontrano.

L’estro creativo e la voglia di aiutare gli altri che caratterizzano l’opera di questo artista e la animano a tal punto da rendere ogni creazione una vera opera d’arte, degna di essere accostata a quelle dei grandi artisti rinascimentali, hanno permesso a Philippe Starck di entrare in contatto con i grandi nomi degli eventi di portata internazionale, non appena del contesto architettonico, ma anche tecnologico e industriale, come nel caso delle conferenze del ciclo TED (Technology, Entertainment & Design), al quale ha preso parte insieme a rinomati partecipanti provenienti dalla scena internazionale, come Bill Clinton e Richard Branson.
Come detto poco sopra, Philippe Starck può essere paragonato ai grandi artisti rinascimentali. Per molti puristi, questa semplice affermazione potrebbe sembrare eccessiva e forse indegna di un artista contemporaneo. In realtà, non è così e per sostenere questa tesi occorre scendere nel dettaglio dell’opera di questo designer.

Ad accomunare Starck ai grandi nomi della tradizione italiana, come Leonardo e Raffaello, è la voglia di creare prodotti che possano semplificare le piccole operazioni quotidiane e renderle più piacevoli. Prodotti come il già citato spremiagrumi Juicy Salif, ma anche come il centrotavola Les Ministres o lo scolatoio Max Le Chinois, uniscono un design senza tempo ad una semplicità di utilizzo che non ha nulla da invidiare a prodotti già noti, ma che non regalano lo stesso impatto visivo.
Chi conosce il mondo del design sa già che ogni creazione è figlia del suo disegnatore e, anche nel caso di Starck, non si può non pensare che i diversi accessorio nascano dal lampo di genio del loro ideatore. Ad essere unico, tuttavia, è il momento creativo: è l’artista stesso a dirci che il suo rapporto con la società è stato, almeno in passato, combattuto e non del tutto pacifico. La creazione degli oggetti oggi divenuti simbolo della sua arte avveniva in silenzio, nella penombra di una camera in cui Starck si rifugiava per fuggire da una realtà in cui sopravviveva con pochi stimoli. Nel momento in cui le prime creazioni hanno visto la luce, l’artista ha capito che creare solo per sé stessi o per manifestare una sorta di distacco dalla realtà sarebbe inutile, oltre che egoistico: era necessario mettersi al servizio della società, la stessa che lo aveva escluso e che adesso stava iniziando ad acclamarlo per le sue idee. Sempre a proposito del momento creativo: è curioso come, nel caso di questo artista, il momento dell’ideazione e della realizzazione del progetto, praticamente, coincidano.

Starck disegna e produce i suoi oggetti in poche ore, lasciandosi guidare dall’ispirazione. Così detto, potrebbe sembrare che un genio divino si impossessi dell’architetto ma, ovviamente, non è così: le vibrazioni che invogliano il designer francese a creare sono forti ma si lasciano attenuare dal dubbio che spinge Philippe Starck a verificare e comprovare la validità delle sue idee per mesi interi, prima che i prototipi possano essere effettivamente realizzati su larga scala e apprezzati dagli appassionati dello stile dell’artista.
Gli anni compresi tra l’inizio del nuovo millennio e oggi sono quelli che vedono le creazioni di Philippe Starck passare ad un nuovo livello. Pur mantenendo la voglia di deliziare il pubblico, le diverse opere progettate in questi anni risentono della voglia di essenzialità che l’artista ha ricercato e adesso, almeno in parte, raggiunto.

In collaborazione con Fossil lancia lo Starck Watch, un orologio pensato per fondersi con la pelle, eliminando la cassa e il cinturino a vista ma senza perdere la sua funzione originale, ovvero, quella di indicare il trascorrere del tempo. Sulla stessa scia realizza per Alessi l’orologio da parete Walter Wayle II: già proposto nel 1990, negli ultimi anni è stato rilanciato dall’azienda che lo ha promosso, in quanto simbolo dell’intera produzione di questo architetto. Nulla più di due lancette che, fissate a parete, non hanno bisogno di un quadrante per indicare il trascorrere delle ore ma riescono a rispondere alla funzione per la quale sono state create, offrendo a tutti un orologio che non richiede spazi particolari o abbinamenti di colore strategici. Ad approvare il prodotto è, non a caso, Alberto Alessi, capostipite della famiglia e responsabile dell’azienda che da sempre accoglie con interesse le creazioni del designer francese.
Il 2005 è un anno spartiacque: coerentemente con l’idea che ha spinto Philippe Starck a ricercare e offrire solo il meglio a coloro che hanno creduto nel suo progetto, il designer ha deciso di lanciare la sua linea di olio di oliva organico e di prodotti da esso derivati. Non si tratta di una trovata commerciale, né di un cambio di produzione strategico ma di un buon modo per sostenere l’idea, ampiamente sostenuta, che il cervello debba essere nutrito nel miglior modo possibile: solo così si potrà permettere all’amore e all’intelligenza di svilupparsi senza ostacoli. La Amarilla de Ronda, questo il nome dato all’olio prodotto dall’architetto, rievoca tutto il divertimento e il senso di altruismo che hanno caratterizzato gli accessori fino ad oggi prodotti e che senza dubbio continuerà ad animare la ricerca di Starck.
Si potrebbe affermare, senza ombra di dubbio, che si tratta di un artista completo, che ha saputo fare delle sue ispirazioni un vero stile di vita e che ha ispirato e continuerà a ispirare quanti vorranno intraprendere la stessa strada.

Link di approfondimento:
http://www.starck.com/en

http://www.flos.com/it/designers/philippe_starck

http://www.alessi.com/it/prodotti/dettaglio/psjs-juicy-salif-spremiagrumi

http://www.nycparamount.com/

Verso Fuorisalone 2017 / storia del design: Philippe Starck

a cura di Francesco Tadini

Per informazioni su location e per il Fuorisalone 2017 – 4/9 Aprile – contatti Milano Arte Expo: mail: milano.arte.expo@gmail.com – telefono: +39366/2632523

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