Pier Giacomo e Achille Castiglioni – storia del design – di Francesco Tadini, verso Fuorisalone 2017

Pier Giacomo e Achille Castiglioni

Pier Giacomo e Achille Castiglioni – rubrica sul design a cura di Francesco Tadini

I grandi designer – Pier Giacomo e Achille Castiglionistoria del design – di Francesco Tadini, verso il Fuorisalone 2017. Chiude la Fall Design Week 2016, l’Anteo spazio Cinema ospita il Milano Design Film Festival e già arriva alla blogzine la posta relativa agli eventi e alle location per il Fuorisalone 2017. Come partecipare? Dove è consigliabile esporre? Sono previste mostre? Sono previste facilitazioni per i designer giovani? Non abbiamo, per ora, risposte pronte… ma un’idea di come fornire un servizio ai lettori: ripercorrendo le tappe della prodigiosa storia di una disciplina che, unita al progresso tecnologico, ha cambiato lo stile di vita e di lavoro di ognuno di noi. Con tanto Made in Italy che è sangue, da sempre, della carne di un piatto tanto goloso da essere imitato ed esportato in tutto il mondo. Quanto sono stati copiati i designer italiani nell’ultimo secolo?

E se è vero che la passione per il design scorre nelle vene dei disegnatori più attenti sin dai primi anni della loro vita, allora è innegabile che nel caso di Pier Giacomo e Achille Castiglioni la passione per la bellezza e il buon gusto sia da ricercare non già nei primi mesi della loro infanzia, ma nel momento stesso in cui furono concepiti. Questa idea, che ai più potrebbe sembrare quasi utopica, si rivela invece assolutamente vera e può offrire un ottimo filo conduttore per chi desideri approfondire vita e opere dei due architetti. Figli dello scultore Giannino Castiglioni e della moglie Livia Bolla, i due architetti conseguiranno successi davvero degni di nota, sia in collaborazione che singolarmente. Quando si parla di figli d’arte, il timore è che i nuovi nati non siano in grado di rendere onore all’eredità paterna ma, nel caso dei fratelli Castiglioni, si riuscì se possibile addirittura a superare la fama e le intuizioni che il padre aveva avuto nel corso della sua carriera. Occorre, allora, approfondire queste due figure, dapprima separatamente e poi concentrandosi sui traguardi che i due fratelli hanno tagliato insieme, così da imparare ad apprezzare due dei simboli dell’innovazione e del buon gusto italiano.
Pier Giacomo Castiglioni, nato a Milano il 22 Aprile 1913, segna una nuova via nella storia del design e apre la strada ad un mondo in cui la semplicità e il buon gusto diventano le parole d’ordine di una nuova arte. Seguito dal fratello Achille, di cinque anni minore di lui, inizia a dar vita ad accessori di design che avrebbero cambiato il gusto e la moda italiana non ricorrendo ad una serie di artifici e di arricchimenti pomposi ma, paradossalmente, spogliando determinati accessori della loro carica e riportandoli alla forma e alla funzione originale.

Potrebbe sembrare quasi un paradosso, specie se si considerano gli anni in cui l’architetto avvia la sua carriera ma, in realtà, non potrebbe esserci nulla di più logico: nell’epoca del mutamento e dei continui cambiamenti, tornare all’essenza diventa un modo per aggrapparsi a delle certezze e convincersi che ogni cosa possa essere riscoperta o almeno guardata con occhi nuovi. Così avvenne, ma non senza una lunga ricerca e delle costanti rinunce.

Nel 1937, Pier Giacomo Castiglioni fonda lo studio di Architettura, Edifici Urbani e Ricerca nella progettazione Industriale, insieme al fratello Livio. Il debutto nel mondo dell’architettura avviene nello stesso anno in cui si era laureato presso la facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Proprio presso l’Università sarebbe iniziato il lungo percorso che avrebbe portato l’architetto alla fama, dapprima nel suo ambiente e poi a livello globale. Non appena ricevuto il titolo, infatti, Pier Giacomo Castiglioni ebbe la possibilità di collaborare alla stesura di un volume dedicato al piano regolatore di Milano, dal titolo Cinquanta Piazze Notevoli della futura Milano. Si trattò di un progetto portato a termine lavorando gomito a gomito con l’architetto Carlo Pagani, già noto nel settore e fermo punto di riferimento per i fratelli Castiglioni da lì alla fine della loro carriera. Ricordiamo che si trattava di anni in cui i nuovi intellettuali ben comprendevano il valore del lavoro condiviso e in cui il sogno di una collaborazione costante con altri professionisti avrebbe portato alla rinascita delle città dopo l’avvento delle due guerre mondiali.
La collaborazione con il Politecnico, come è facile intuire, non si fermò. In breve, Pier Giacomo Castiglioni divenne docente di Progettazione Architettonica e poi professore di Disegno e Lavori Pubblici presso la facoltà di architettura di Milano. Il periodo dedicato all’insegnamento permise all’architetto di fare affidamento su uno stipendio fisso e su una discreta quantità di tempo libero, due fattori questi che non potevano non fungere da incentivo per una carriera da libero professionista, come infatti accadde. Si consideri poi che il contesto universitario, oggi come allora, era un ottimo banco di prova per coloro che volevano mettere a frutto nuove idee e, anche per questo motivo, quegli anni permisero all’architetto di rivelare il meglio di sé.
Grazie ai successi ottenuti in così breve tempo da parte di Pier Giacomo Castiglioni, sia nell’insegnamento che nelle professione, la commissione selettiva del Consiglio dell’Associazione Architetti decise di ammetterlo come membro, nonostante la giovane età, mentre la Commissione Edilizia della città di Milano lo elesse come associato onorario, un evento questo più unico che raro.
A partire dal 1940, Pier Giacomo Castiglioni collabora con la Triennale di Milano, evento che si ripete a cadenza regolare e che gli permette di vincere numerosi riconoscimenti per le sue proposte. Sarà poi a partire dal 1956 che il capostipite della famiglia Castiglioni entrerà nelle giurie di eventi di portata nazionale, come La Rinascente Compasso d’Oro, il Concorso Formica Domus e il concorso internazionale Cantù Mobili d’Arredo. Ad arricchire la carriera di Pier Giacomo Castiglioni arrivano anche altri importanti traguardi, che lo vedono impegnato non solo nei suoi campi, ovvero l’architettura ed il design, ma anche in nuovi ambiti, come la cura museale e l’allestimento dei musei più in voga. Rai, Eni e Agip sono solo alcune delle grandi aziende che chiedono a gran voce l’intervento dell’architetto per l’allestimento dei musei interni o per la cura dei progetti espositivi da loro finanziati. Tra gli allestimenti più importanti si ricordano Colori e Forme nella Casa di Oggi, mostra tenutasi presso la Villa Olmo a Como nel 1957, e Vie d’Acqua da Milano al Mare, esposizione avvenuta presso il Palazzo Reale di Milano nel 1963.
Come già detto in apertura, non si potrebbe parlare di Pier Giacomo Castiglioni senza fare riferimento al fratello minore, Achille. Questi, laureatosi in architettura nel 1944, inizia a collaborare con il fratello ancor prima di ottenere il titolo che sanciva il completamento degli studi e, forse, questo interesse precoce per il design è da ricercare, oltre che nell’eredità paterna, in una predisposizione personale che lo spinse ad iniziare una ricerca nel campo delle forme, delle tecniche e dei nuovi materiali, allora motivo di studio da parte degli artisti più all’avanguardia. L’idea di Achille Castiglioni e del fratello maggiore era quella di creare una nuova forma di architettura totale, che potesse permeare tutti gli aspetti della vita dell’uomo e rispondere all’esigenza di dare luogo a spazi in cui il soggetto in questione potesse non soltanto vivere serenamente, ma anche relazionarsi con prodotti tanto utili quanto belli da vedere. Coerentemente con questa idea, chiede e ottiene da Ministero dell’Istruzione l’autorizzazione per l’insegnamento della disciplina Design Artistico per l’Industria, occupando così l’omonima cattedra presso la facoltà di architettura dell’Università di Torino, dove rimarrà fino al 1980. Da lì si sposterà a Milano, città natale, dove insegnerà Design Industriale fino al 1993.

I motivi che spinsero Achille Castiglioni verso la via dell’insegnamento erano, almeno in parte, gli stessi che avevano ispirato il fratello, anche se molte tracce lasciano intuire che non si trattò appena di una scelta di prestigio ma anche di una forma di affermazione personale. Trovarsi in un’aula universitaria a condividere le proprie idee con i giovani della Milano e della Torino bene avrebbe certamente permesso all’architetto di dare spazio alle proprie teorie e gli avrebbe permesso, in maniera neanche tanto velata, di trovare un terreno fertile in cui far germogliare la nuova moda da lui ideata. Vero è che idee tanto azzardate non avrebbero trovato seguito se non fossero state davvero brillanti, ma è anche innegabile che avere a che fare con schiere di nuovi intellettuali, non ancora arroccati dietro cattedre e ruoli altisonanti, ha dato una marcia in più ad ogni progetto.
Sarà proprio in campo intellettuale ed universitario che Achille Castiglioni riceverà i suoi primi e più importanti riconoscimenti. Dapprima diverrà infatti membro onorario del Committee of Advisors (ovvero il comitato consulenti) presso l’Art Center College of Design con sedi a Pasadena, in California, e a Montreaux, in Svizzera. L’anno successivo viene nominato membro onorario della Faculty of Royal Designers for Industry della nota Royal Society of Art di Londra e l’anno ancora seguente riceve la Laurea honoris causa dal Royal College of Art, sempre a Londra.

Da lì, sarà un crescendo di riconoscimenti e acclamazioni, tra cui il Premio annuale ricevuto nel 1993 dalla The Chartered Society of Designers con sede a Londra e il Premio Primavera del Design ottenuto dal Ministero della Cultura della Catalogna. L’aver conseguito riconoscimenti tanto importanti da istituti ed organi ufficiali europei ha dato un ottimo risalto all’opera di Achille Castiglioni che, senza ombra di dubbio, è riuscito ad esportare la propria idea in buona parte del mondo e a coinvolgere con il suo estro creativo giovani e meno giovani.
Arrivati alla soglia degli anni ’90, i due fratelli non potevano non essere riconosciuti come il simbolo della nuova architettura e, dal ruolo di designer e progettisti, passarono alla storia come veri portabandiera del nuovo arredo italiano.
Tra le creazioni più apprezzate realizzate dai due fratelli, in stretta collaborazione tecnica e con una chiara voglia di condividere le ispirazioni che la storia contemporanea voleva offrire loro, si ricorda certamente la macchina fotografica per ragazzi, risalente al 1966. Il modello viene presentato non come una semplice imitazione dei prototipi ampiamente diffusi ma come il superamento di un oggetto che stava diventando simbolo di una nuova epoca. Il pezzo realizzato dai fratelli Castiglioni, infatti, mostra un corpo in plastica che rimanda al mondo fantascientifico e che ricorda un guscio d’uovo, pensato per proteggere la struttura interna anche dagli utilizzatori più distratti. La parte anteriore, dove fa bella vista di sé l’obiettivo, nasconde una parte posteriore con mirino e contatore degli scatti rimanenti, da poter aprire per inserire la nuova pellicola, una volta ultimata quella inserita in dotazione.
L’idea alla base era quella di creare un prodotto che potesse essere apprezzato da tutti, sia da coloro che si stavano avvicinando per la prima volta al mondo della fotografia che dagli esperti che già conoscevano tecniche e strumenti ma che volevano dilettarsi con un oggetto di design al di là delle aspettative. All’interno dell’accessorio realizzato sarebbe stato inserito un rullino da 12 pose formato 4×4, sufficiente per chi volesse imparare l’arte dello scatto o per i semplici curiosi. Il condizionale, nel caso di questo prototipo, è d’obbligo: proposto ai realizzatori del tempo e suggerito al pubblico attraverso un’indagine condotta da Ferrania, il modello venne rifiutato e non fu mai realizzato su ampia scala, rimanendo relegato alle esposizioni di settore e alla fondazioni che avrebbero portato il nome dei due fratelli italiani.
Un progetto che ebbe leggermente più successo fu quello del sedile Allungaggio, presentato nello stesso anno nel corso della mostra personale dei Castiglioni presso il centro Fly di Milano. Si trattava, in questo caso, di una seduta realizzata ponendo lo spazio pensato per ospitare l’utilizzatore al punto di giuntura di tre tubi metallici, bloccati al suolo da piccole ventose in gomma, utili per scaricare il peso. L’effetto è quello di accomodarsi su una sorta di triciclo e, anche in questo caso, l’ispirazione è futurista. La creazione venne descritta come una seduta dal massimo ingombro, certamente curiosa da osservare ma decisamente scomoda da collocare in casa o in una sala per conferenze. Per questo motivo, il sedile venne apprezzato dai critici ma non fu mai commercializzato su larga scala.
Ancora oggi è possibile trovare in vendita la riproduzione del radiofonografo stereofonico, risalente stavolta al 1963. La struttura, suddivisa in tre parti, presenta un componente centrale, che ospita il giradischi e il complesso ricevente per le stazioni radio in AM ed FM, e due casse acustiche con altoparlante che si possono sovrapporre alla parte collocata al centro, in modo da ottimizzare gli spazi, senza rinunciare alla qualità del suono. Il corpo superiore è interamente in legno laccato e risponde al gusto del periodo, mentre il piedino in fusione di alluminio si dimostra solido e in grado di sopportare il peso dei componenti che sostiene. Tra le creazioni presentate fino ad ora, questa è certamente la più curiosa: simbolo di un tempo che fu e di una certa curiosità verso i nuovi sistemi di diffusione del suono e delle informazioni, il radiofonografo stereofonico conquista certamente per il suo nome curioso prima che per la forma geometrica e lineare.


Se questi progetti non hanno visto la luce o sono stati apprezzati solo nel corso di mostre ed esposizioni, non mancano certamente i progetti che si sono invece rivelati delle vere intuizioni di genio. La lampada da terra Luminator, ad esempio, fu tanto ammirata da ottenere il riconoscimento Compasso d’Oro per l’anno 1955. La struttura, essenziale ma tanto moderna da non lasciare indifferenti, si compone di tre gambe molto sottili, realizzate in metallo zincato e progettate per sostenere uno stelo di ferro verniciato con smalto di colore nero, su quale è stata quasi casualmente appoggiata una lampadina con riflettore. Proprio questa fonte di luce rivela la bellezza complessiva del progetto: l’assenza di diffusore permette alla luce di spandersi in maniera diretta e di illuminare in maniera aggraziata ogni ambiente. Proprio questo modello è, a detta di molti, il puro emblema della ricerca dei fratelli Castiglioni: pochi elementi servono a creare una soluzione unica e ricca di stile, in barba agli architetti alla ricerca di artifici e di strumenti che vorrebbero rivelarsi originali ad ogni costo ma che si rivelano inutili ed eccessivi.
Risale al 1962 la lampada Arco, prodotta da Flos e ancora oggi punta di diamante dell’azienda realizzatrice. Grazie all’elemento telescopico fissato su una base d’appoggio che può comodamente essere spostata su un tavolo o sul pavimento, la lampada presentata riesce ad illuminare ripiani e ambienti in genere, regalando una luce soffusa e adatta sia al salotto che allo studio, ma che non disdegna la camera da letto o la zona giorno.
Per chi voglia ammirare una delle creazioni dei fratelli Castiglioni, sarà sicuramente interessante sapere che le opere sono conservate, in riproduzione o sotto forma di prototipo, presso la Fondazione Achille Castiglioni, con sede a Milano, in piazza Castello, 27. In alternativa, per gli appassionati più avventurosi, un buon consiglio potrebbe essere quello di recarsi al MoMa di New York, dove sono raccolte ben quattordici opere dei due fratelli, oppure al Victoria & Albert Museum di Londra.
Non capita spesso di trovarsi di fronte ad un talento puro e aggraziato come quello della famiglia Castiglioni: per questo motivo, leggere la loro storia e ammirare le opere prodotte non può che rivelarsi una forma di ispirazione per chi cerca di entrare nel mondo del design o per quanti vogliono scoprire qualcosa di nuovo sulla bellezza tutta italiana che ha fatto l’orgoglio dei due architetti.

Link utili:

http://www.domusweb.it/it/dall-archivio/2012/06/09/le-invenzioni-di-achille-e-pier-giacomo.html

http://www.arte.rai.it/articoli/libert%C3%A0-e-ironia-il-design-dei-fratelli-castiglioni/16467/default.aspx

http://www.flos.com/it/designers/achille_castiglioni

http://www.moma.org/artists/1028

Grandi designer e storia del design: Pier Giacomo e Achille Castiglioni

a cura di Francesco Tadini

Per informazioni su location e per il Fuorisalone 2017 – 4/9 Aprile – contatti Milano Arte Expo: mail: milano.arte.expo@gmail.com – telefono: +39366/2632523

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