Espi, street art: quattro chiacchiere con l’artista – di Stefano Malvicini

espi-venere-sarcaEspi, street art: quattro chiacchiere con l’artista – di Stefano Malvicini – Milano Arte Expo prosegue con le sue “chiacchierate” di Street Art con i protagonisti del nuovo muralismo meneghino e del progetto Energy Box 2016, che ha arricchito la città, facendola diventare un museo a cielo aperto. Lui chi è? Espi.

Espi, al secolo Silvio Ricardo Espinoza Carrasco, arriva da lontano, e precisamente dal Cile, dove è nato a Santiago nel 1986. Dal 2000 si è trasferito a Milano, dove ha studiato, prima come perito grafico e, poi, all’Accademia di Brera. Attualmente lavora nella nostra città, partecipando a varie iniziative e workshop, anche legati alla stessa Accademia di Brera. Espi è cofondatore di un collettivo di artisti cileni presenti a Milano, che si chiama 0056. Tra le sue mostre, spiccano le recenti El canto pintado, all’ambasciata cilena di Roma, e Skate confluence alla Galleria Seno di Milano, mentre, tra i suoi interventi, sono da ricordare la decorazione dei capannoni della Renzo Rivolta a Bresso e, oltre a Energy Box, il festival Rest-Art a Cassina de’ Pecchi.
Lasciamo, ora, la parola direttamente a Espi, che ci racconta la sua Arte e il suo pensiero su Energy Box.

1) Da quando lavori come artista?

In realtà non è ancora un lavoro, per cui, ogni progetto che porto a termine mi dà alcune singole soddisfazioni; ho iniziato mentre ero all’Accademia di Brera, anche se frequentavo una facoltà per lo più teorica, poi, ho seguito dei corsi in cui portavo a termine progetti artistici e, nel frattempo, ho conosciuto un altro ragazzo cileno, Enzo Modolo, che invece frequentava la facoltà di pittura. Creammo insieme un piccolo collettivo chiamato 0056, formato insieme a lui e a Pablo Muñoz, fotografo cileno che frequentava Architettura al Politecnico; insieme a loro ho iniziato a attaccare i primi poster, tutto questo intorno al 2014.

2) Come mai hai voluto diventare un artista?

Se cosi si può dire, ho deciso di diventare artista, quando capii, durante piccole mostre tra studenti, che non era quello il pubblico che volevo coinvolgere con i miei lavori. In quel momento, capii che è la strada il luogo frequentato da tutti quelli che non hanno la possibilità per diversi motivi di approcciarsi al mondo dell’Arte. Un’altra parte fondamentale è stata la scoperta del pedagogo brasiliano Paolo Freire, autore di libri come Pedagogia degli oppressi  o L’educazione come pratica di libertà,  che minimizzano tutto il suo pensiero: per essere liberi, dobbiamo essere consapevoli e rispettosi con tutti gli esseri che ci circondano. Conoscere la loro storia, per poter capire meglio la loro situazione. Tra i tanti lavori che porto avanti, aiuto ad alfabetizzare popolazioni indigene, in modo che queste possano capire e contrattare con le grandi multinazionali che volevano sfruttare i loro territori nell’Amazzonia. Questo esempio mi portò a voler indagare e far conoscere storia e credenze di queste popolazioni.

3) Ti si conosce come street artist: che cos’è, per te, la Street Art?

Mi si conosce come street artist, anche se credo che la maggior parte delle volte questa parola venga usata perché è la più facile da collegare a un’immagine: se dici “Street Art”, si sa già di cosa stai parlando e di cosa ti occupi, forse Arte Pubblica è meno comprensibile e riguarda un’interazione, un coinvolgimento del pubblico, che forse, con il termine Street Art, il pubblico non collega. La Street Art è li, te la trovi su un palazzo, la vedi in foto, ed è li, da un momento all’altro, l’Arte Pubblica comporta un coinvolgimento con chi quel muro lo vedrà tutti i giorni, riguarda il parlare con chi passa di lì e si ferma a guardare.

espi-maradona-stelvio4) Il progetto Energy Box, a cui tu hai partecipato, che cosa rappresenta per te?

Energy box è stato un onore, dato che ho potuto partecipare a un progetto insieme ad artisti che mi ero abituato a vedere fin da quando sono arrivato a Milano. All’epoca andavo sullo skate e, seppur collegati in un certo senso, rimanevo un po’ lontano dal mondo del graffiti, e mi dedicavo a guardare i pezzi di Bros o i poster di IVAN, o il faccione di Gary Coleman, mi dedicavo a guardare le strade, con occhi completamente vergini, di ogni angolo della città, e ogni dettaglio mi balzava allo sguardo.

5) Milano, per te, è una città adatta alla Street Art oppure ostile?

Credo che ci sia ancora un po’ di confusione da parte del pubblico, ma la città sta cambiando e ci sono molti privati che si stanno avvicinando a questo mondo e danno i loro muri agli artisti. Ora credo che manchi ancora qualche accorgimento da parte dell’amministrazione comunale.

6) Quali sono i tuoi soggetti preferiti e per quale motivo? Come sono nati?

Ho iniziato riproducendo alcuni volti con lo stencil, il primo di tutti è stato Paolo Freire, che, tra le altre cose (per le quali è stato mandato in esilio), alfabetizzava le popolazioni indigene, in modo che potessero essere in grado di capire quello che stava loro intorno e non essere schiavi di nessun tipo di padrone che volesse prendersi le loro terre, per poter fare i calcoli e non essere fregati nella compravendita dei loro prodotti. Solo così questi iniziavano un percorso di conoscenza di sé e di consapevolezza di stare al Mondo. Per essere veramente consapevoli dell’essere al Mondo bisogna cercare di conoscere tutto quello che ti sta intorno, e da qui ho iniziato a lavorare con volti di persone importanti per le popolazioni indigene del Sudamerica. Poi seguo un percorso molto più introspettivo, che è quello di Memoriae, o paesaggi ideali, che si basa sulla mia confusione mentale riguardo all’architettura e urbanistica/ paesaggistica soprattutto di Milano e Santiago, creando sintesi di colori che vadano a toccare un punto d’incontro tra le due città.

7) L’Arte, nella tua visione, deve essere creazione “ideale” oppure una manifestazione della realtà nelle sue dinamiche sociali?

Credo che una delle frasi che mi è rimasta in testa per più tempo sia una citazione di Alfredo Jaar, artista pubblico cileno attivo dal 1980: in un’intervista disse che “L’arte senza un contenuto sociale è mera decorazione”. Si può anche trovare un compromesso, credo che il fatto che l’Arte venga creata e goduta sia già un atto che va a toccare le dinamiche sociali, al di là del soggetto che viene raffigurato, un’immagine creerà un dibattito su chi è pro e contro, e ciò è già il creare un dialogo con e tra i cittadini.

8) Tornando a Energy Box, per quale motivo hai scelto i motivi che compaiono sulle tue centraline? Che significa, nella tua visione, questo motivo?

Sono tre motivi molto semplici, tre stencil. Uno raffigura la Venere degli stracci, appoggiata su uno sfondo creato con la ripetizione della mia firma, soltanto per riportare una figura dell’Arte contemporanea sulla strada (la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto, n.d.R.). L’altro è Buster Keaton, con una frase, “Our Hero came from nowhere”  e l’ultimo è stato Maradona, “la mano de Dios”, che è un’idea che sto portando avanti da un po’ anche se adesso sono fermo, che si chiama “Dios està en todos lados”. Fin da piccolo mi sono appassionato alla sua figura, una delle prime immagini che ricordo da bambino è l’urlo di rabbia di Diego verso la videocamera ai Mondiali di Calcio di USA 1994. Poi la sua figura di uomo, in Sudamerica, è un mito. In America Latina è molto comune avere storie di droghe e problemi con la legge, anche se la fama lo portava su un altro piano, e anche il denaro. Maradona ha avuto i problemi delle persone comuni del suo Paese come del mio, il Cile, e ha dovuto riconoscere gli sbagli e riprendere in mano la sua vita risolvendo i propri problemi, cosa che nel quotidiano, in questi Paesi, è molto difficile. E’ più facile arrendersi, perché si è contro tutti, la legge, non avere un’educazione giusta, lo Stato. Credo rappresenti la forza delle persone umili che vivono in condizioni terribili.

9) Progetti per il futuro?

C’e ne sono tanti, e spero pian piano di realizzarli tutti. Continuare a conoscere altri punti di vista, su Religione, Poesia, Storia. Scoprire l’esistenza di un’altra qualsiasi popolazione indigena di qualsiasi parte del Mondo e appassionarmi ai loro riti, alla creazione di qualche mobile. L’importante è continuare a fare cose e imparare sempre qualcosa di diverso.

 

Per chi volesse trovare le Energy Box realizzate da Espi, le può trovare in:

  • Viale Sarca angolo Via San Glicerio (la Venere degli Stracci)
  • Viale Alemagna angolo Viale Gadio (Buster Keaton)
  • Viale Stelvio angolo Via Farini (Maradona)

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