Ansel Adams – grandi fotografi e storia della fotografia – di Francesco Tadini

Ansel Adams

Fotografia, storia e tecniche – a cura di Francesco Tadini – ANSEL ADAMS

Ansel Adamsgrandi fotografi e storia della fotografia – a cura di Francesco Tadini. Adams è stato uno dei più grandi e innovativi fotografi del XX secolo. La sua più grande passione sono stati i paesaggi ed è qui che Adams ha saputo lasciare la sua impronta indelebile nel mondo della fotografia, perché ha mostrato al mondo che non sono necessari colori vividi e saturi per trasmettere l’emozione di un paesaggio mozzafiato. Il suo lavoro fotografico ha avuto la sua massima espressione nella ripresa dei paesaggi in bianco e nero: la sua ricerca si è sviluppata quasi a senso unico in questa direzione, rendendo Adams il massimo pioniere di una tecnica fotografica che all’epoca era molto poco diffusa, viste le difficoltà oggettive.
Sorprendere e catturare l’attenzione di un paesaggio facendo leva sul tripudio di colori che la natura ci regala è semplice, non servono grandi abilità per stupire con la fotografia di un tramonto, per esempio, quando il cielo si tinge dei colori del fuoco e del sangue. Non è difficile impressionare fotografando le sfumature d’azzurro di un mare caraibico, le palette di verde di una foresta rigogliosa ma farlo senza l’ausilio di colori è tutta un’altra storia.

Com’è nata la passione di Ansel Adams per la fotografia paesaggistica? Come nascono quelle più forti e sincere: era poco più di un bambino quando, durante una vacanza nella straordinaria cornice dello Yosemite National Park gli viene regalata la sua prima macchina fotografica. Trovandosi immerso nella sfolgorante bellezza di uno degli angoli di Terra più affascinanti con la sua Kodak Brownie, Adams iniziò a scattare le sue prime fotografie, mettendo un mattoncino dopo l’altro di quella che sarebbe diventata la storia di uno dei fotografi più importanti del mondo.
Lo Yosemite National Park è uno dei soggetti più ricorrenti nelle immagini di Ansel Adams, che ha contribuito in maniera decisa alla diffusione dell’idea della Wilderness americana, ossia il volto più selvaggio e ancestrale del Nuovo Continente, immortalato dal fotografo nelle sue mille sfaccettature, dove l’unica costante è la totale assenza dell’intervento dell’uomo, che con le sue opere ha invaso il pianeta modificando per sempre il suo volto.
Adams non poteva che dedicarsi a questo aspetto delle fotografia, visto il modo in cui si è appassionato a quest’arte e per tutta la sua vita ha viaggiato per il mondo, ma soprattutto negli Stati Uniti, alla ricerca di nuovi soggetti da immortalare, di nuove emozioni da trasmettere ai suoi sempre più numerosi ammiratori, ipnotizzati dalla bellezza delle sue fotografie capaci di trasmette sensazioni forti anche senza l’ausilio dei colori.

Il primo approccio di Adams con la fotografia è stato con la tecnica del pittorialismo, ossia una modalità di ripresa della realtà che tendeva a simulare e a riprodurre l’opera dei pittori. E’ un movimento nato nel XIX secolo a cui Adams non ha avuto difficoltà ad aderire, vista la sua connotazione fotografica, ma ben presto ha cercato di uscire da questa concezione astratta della fotografia, che richiedeva una particolare attenzione nel processo di sviluppo per avvicinarsi all’effetto dato dalla pittura su tela.

E’ negli anni Venti che ha il primo contatto con la tecnica fotografica che accompagnerà gran parte della sua carriera: la straight photography nasceva in quegli anni e può essere quasi considerata come l’esatto opposto del pittorialismo. Questa forma di fotografia ripudia qualsiasi intervento tecnico sulle immagini con l’unico obiettivo di riportare su pellicola la realtà nuda e cruda, così come è stata ripresa dal fotografo. La purezza della fotografia è il principio su cui Adams ha voluto basare l’intera sua produzione fotografica, perché secondo lui le immagini sono uno strumento di comunicazione, che hanno l’unico obiettivo di mostrare al mondo il suo volto più reale e sincero, non una visione artefatta e onirica dei fatti. Appassionatosi a questa corrente fotografica, non è stato difficile per Adams diventarne uno dei maggiori esponenti del pianeta.

La sua ricerca ha avuto una svolta decisiva nei primi anni Trenta, quando decise di iniziare una collaborazione con altri tre fotografi noti del tempo, Edward Weston, Sonya Noskowiak e Imogen Cunningham: rappresentavano le nuove leve della fotografia mondiale, il vento dell’innovazione che stava spazzando via i retaggi di una fotografia che aveva ancora bisogno di dimostrare il suo valore, in continua contrapposizione con l’arte pittorica.
Il Gruppo fotografico prese il nome di f/64, un nome che dovrebbe già di per sé dare un’indicazione chiara e precisa del manifesto e del modus operandi di questi fotografi (il manifesto del Gruppo fu firmato da Ansel Adams, Imogen Cunningham, Willard Van Dyke, John Paul Edwards, Consuelo Kanaga, Sonya Noskowiak, Henry Swift, Edward Weston). L’obiettivo del Gruppo f/64 era quello di rispettare la fotografia nel suo status di forma d’arte, che deve necessariamente rapportarsi con la realtà oggettiva dei fatti e con gli inevitabili limiti meccanici del mezzo fotografico, assumendo una propria identità specifica, in cui non devono interferire i canoni estetici e artistici caratterizzanti le specifiche epoche. Tutto questo è funzionale al raggiungimento della fotografia pura, obiettivo finale di qualsiasi lavoro di Ansel Adams, che ha lavorato una vita per sperimentare tecniche e strumenti che fossero adeguati al perseguimento di questo scopo.

Cosa significa f/64? Aprire una piccola parentesi tecnica è fondamentale per capire il lavoro e la tecnica di Ansel Adams, per avere ben chiaro il suo modus operandi. In fotografia, f/64 indica lo stop di apertura del diaframma di una lente, più è alto il suo valore e più piccola è la sua apertura. Man mano che si riduce l’apertura del diaframma, si hanno importanti cambiamenti sulle specifiche della profondità di campo, caposaldo dell’intera opera di questo grande fotografo statunitense. Uno dei segreti delle fotografie di Ansel Adams, infatti, è proprio la profondità di campo: il fotografo ha lavorato alacremente su questo aspetto, che nei fatti rappresenta uno dei fondamentali più importanti della tecnica fotografica. Nelle sue immagini si ha sempre una percezione visiva di infinito, di grandi spazi aperti sterminati, proprio perché Adams ha voluto caratterizzare la sua fotografia con la massima profondità di campo possibile, che si accompagnava a una straordinaria nitidezza di tutti i dettagli ripresi. Questo è stato possibile grazie all’impiego di lenti con apertura molto piccola, da qui il riferimento al nome del Gruppo f/64, che rappresenta una delle aperture di diaframma più piccole che ancor oggi possono essere utilizzate negli obiettivi moderni.

La scelta di lavorare su campo aperto, con la massima profondità possibile che si può ottenere, è diretta conseguenza del manifesto del gruppo da lui creato: il desiderio di trasmettere al futuro osservatore dell’immagine l’emozione da lui stesso provata mentre ammirava il paesaggio, quindi il senso di purezza della fotografia senza artifici tecnici, sono l’unico modo per arrivare a riprodurre fedelmente la realtà in tutta la sua straordinaria grandezza. Scegliere di focalizzare l’attenzione su un elemento piuttosto che su un altro, quando si fotografa un paesaggio, per Adams significa creare un artefatto della realtà che l’occhio umano non potrà mai recepire, andando quindi a interferire con quella che è nei fatti una ripresa pura dell’immagine.
Già negli anni quaranta, Ansel Adams iniziò a studiare il cosiddetto sistema zonale, destinato a cambiare per sempre il concetto di fotografia. Il sistema zonale può essere definito come il più diretto antenato della metodologia HDR che spopola nella fotografia moderna. In pratica, Adams riuscì a riprodurre la luce in diverse densità sia sul negativo che sulla carta, andando in questo modo a migliorare la nitidezza e la profondità dei grigi e dei neri della sue immagini finali. Tuttavia, Adams amava ripetere che avere un’immagine definita di un concetto sfocato è pressoché inutile: in questo modo voleva trasmettere l’idea che la definizione dell’immagine e la sua nitidezza sono fini a se stesse quando non è ben chiaro il concetto e il messaggio che il fotografo vuole trasmettere. La sua principale aspirazione era quella di dimostrare quanto possa essere emozionante la natura nella sua veste più selvaggia e, oggi, si può dire senza indugi che Ansel Adams ha raggiunto il suo obiettivo: le sue foto sono la pietra miliare della fotografia paesaggistica mondiale, sono l’esempio di ciò che una macchina fotografica ben gestita dall’occhio umano è in grado di realizzare senza gli artifici tecnici comuni, ormai, nell’epoca della fotografia digitale.

Il concetto di Wilderness, per Adams, è uno stato dell’anima, è un concetto che deve essere preservato dal costante attacco di una certa forma di turismo e di consumismo, di industrializzazione, che minaccia la natura e l’ambiente. L’amore per la natura e per il pianeta da parte di Ansel Adams non si è mai esaurito con la mera attività fotografica, dal momento che lui è sempre stato impegnato nelle campagne di sensibilizzazione ambientale, ponendosi più di una volta in prima linea per mostrare al mondo quanto può essere bella ed emozionante la natura quando l’uomo non la deturpa con la sua opera. Infatti, le campagne di sensibilizzazione di Ansel Adams non sono mai state condotte al negativo, ossia mostrando gli effetti dell’antropizzazione, ma mostrando attraverso le sue fotografie quanto il pianeta possa essere un luogo d’incanto se rispettato nella sua integrità.
Questo dimostra come per Ansel Adams la fotografia non sia mai stata una mera azione meccanica che si esauriva con un semplice scatto: la macchina fotografica è il mezzo che il fotografo ha per dipingere la realtà, per mostrare agli altri le sue emozioni e la sua visione del mondo. Nei suoi libri e nei suoi trattati, Adams è sempre stato fermamente convinto del fatto che un fotografo non debba mai fotografare un soggetto solo perché pensa possa piacere ad altri, ma deve immortalare quello che piace a lui, che suscita in lui un’emozione. Partendo dal presupposto che ciascun individuo sulla faccia della terra abbia una propria sensibilità, derivante dalla sua formazione e dalle esperienze di vita, non esistono al mondo due persone che abbiano una stessa identica visione di un fatto, per quanto oggettivo questo possa essere.

Nonostante il suo lavoro fotografico si sia svolto a cavallo di due ere, tra il bianco e nero e il colore, Ansel Adams ha sempre preferito lavorare in assenza di colore, regalando al mondo i suoi scatti nelle infinite sfumature del grigio. E’ forse anche qui la grandezza di questo fotografo, fedele fino alla fine a un’idea e a un concetto di bellezza molto personale, che non si lasciato influenzare dai cambiamenti del mondo, continuando a lavorare nell’unico modo che lo ha sempre emozionato. Questo non significa che Ansel Adams non abbia mai sperimentato la fotografia a colori, che non abbia mai operato in ambiti diversi rispetto a quelli naturalistici: il suo spirito innovatore lo ha sempre spinto a provare ma questo non ha influenzato quello che lui ha sempre considerato come l’espressione della purezza fotografica, il miglior mezzo per comunicare al mondo il suo pensiero e le sue emozioni.

Morto il 22 aprile del 1984, a 82 anni, Ansel Adams può essere annoverato come uno dei più grandi fotografi della storia, un uomo che con la sua tenacia e la sua passione ha fatto conoscere al mondo l’importanza di una passione. Le sue opere, oggi, sono tra le più ricercate, le fotografie sono prese come esempio dai giovani esponenti della fotografia moderna e i suoi libri sono dei trattati imprescindibili per capire il concetto di fotografia con gli occhi di uno che ha saputo mettere la sua firma in una delle arti moderne più affascinanti.
Una delle mostre permanenti dedicate ad Ansel Adams non poteva che essere realizzata all’interno dello Yosemite National Park, soggetto privilegiato degli scatti del fotografo: presso il Village Mall, infatti, si trova la Ansel Adams Gallery, dove è anche possibile acquistare alcune riproduzioni dei capolavori che questo fotografo ha realizzato durante la sua lunga carriera.

Dal 1 Settembre 2016 al 29 Gennaio 2017, presso la Phillips Academy – Addison Gallery of American Art (Galleria d’arte ad Andover, Massachusetts) è allestita una mostra fotografica in cui sono presenti 50 fotografie di Ansel Adams. Il tema della mostra è Manzanar, ossia il campo di internamento che fu realizzato nella Owens Valley, una zona della California ai piedi della Sierra Nevada, dove furono reclusi i cittadini americani-giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale. Ansel Adams realizzò numerose fotografie in questo campo di internamento, riprese lo scorrere della vita dei reclusi tra i lavori nei campi e la vita quotidiana all’interno degli edifici. Era il 1943 quando Adams fu formalmente invitato dal governo a effettuare un reportage fotografico all’interno di questo campo, per mostrare al mondo le condizioni di vita dei reclusi ma è durante questo reportage che Adams scattò anche alcune delle sue opere paesaggistiche più iconiche, dedicate principalmente alla vita agricola in una zona così remota e lontana dalla civiltà come quella scelta per realizzare il campo di Manzanar.

Alcune delle opere di Ansel Adams fanno anche parte della collezione del Museum of Modern Arts di New York, il MoMa, uno dei musei di arte moderna più importanti del mondo, dove vengono raccolte le opere degli artisti che nel Novecento hanno contribuito con la loro arte a dare un’impronta diversa al movimento artistico mondiale. Ansel Adams incarna in sé l’innovazione della fotografia e sono diverse le fotografie che sono state acquisite dall’istituzione. Inoltre, periodicamente, vengono allestite esposizioni temporanee che vedono come protagoniste anche le sue immagini. Attualmente, non sono in programma mostre, eventi ed esposizioni.

Alcune immagini realizzate da Ansel Adams fanno anche parte della collezione permanente della Fondazione Fotografia Modena, uno degli istituti fotografici più importanti del nostro Paese, che periodicamente cede in prestito le sue opere per la realizzazione di esposizioni tematiche o monotematiche in cui le immagini di Ansel Adams rappresentano un ottimo mezzo per raccontare una parte della nostra storia contemporanea e moderna. Attualmente non sono in programma eventi e mostre dedicate al grande fotografo, ma è auspicabile pensare che a breve vengano allestite nuove esposizioni in cui ammirare i suoi capolavori.

Grandi fotografi e storia della fotografia: Ansel Adams

a cura di Francesco Tadini

 

Leggi anche gli altri di Francesco Tadini per la rubrica, su Diane Arbus , Annie Leibovitz , Helmut Newton

 

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