Lorenzo Piemonti: Opere Madì, mostra alla Galleria Schubert, Milano – di Lorenzo Bonini

Lorenzo Piemonti

Mostre a Milano: Lorenzo Piemonti alla Galleria Schubert – testo di Lorenzo Bonini

Lorenzo Piemonti

Lorenzo Piemonti: Opere Madì, mostra alla Galleria Schubert. Di Lorenzo Bonini, per Milano Arte Expo, blogzine di Francesco Tadini. Una retrospettiva di Piemonti da non perdere: inaugurazione martedì 11 ottobre ore 18 alla Schubert (via Sirtori 11 – vedi MAPPA). L’expo è in collaborazione con la moglie dell’artista – scomparso un anno fa – Francesca e il collezionista Maurizio Calvi. In catalogo un saggio di Lorenzo Bonini.

Lorenzo Piemonti, Arte Madì / Astrattismo aniconico

di Lorenzo Bonini

Il modo narrativo è sorprendente, proprio perché squarcia l’orizzonte della stessa narrazione, dissolve i muri della nostra percezione, come se si volesse raccontare una vicenda con un’intensità e una ricchezza d’impulsi eccezionale. Partiture strutturali colorate che istituiscono nuove unità di misura, per meglio comprendere questa ricerca, ecco un paragone indicativo: l’invenzione della ferrovia non modificò i chilometri di distanza tra le città, ma stravolse certamente l’idea stessa di distanza. Nella vita di Lorenzo Piemonti, la ricerca fu come una rivoluzione, come giocare sul tratto continuo del tempo sulla sua traccia analogica e nella stessa misura sulla percezione armonica. Le sue composizioni non escludono o pretendono di stabilire un ordine gerarchico di creatività, egli fu un devoto artista allineato alla scienza “Madì” dove la sua ricerca si sviluppa in maniera aniconica e non in quella iconica: lui sa e conosce che l’immagine (figurazione) condiziona l’essere dell’artista. Il suo è un linguaggio di pittura e scultura che si sono gradualmente dotate di un patrimonio espressivo che l’ha spinto ad aggiungere ai consueti disegni, contrasti luministici, gestualità geometrizzate, spazialità colorate dai nuovi valori ritmici. Spingendo l’individualità a una sintonia del comunicare della pittura con la scultura, utilizzando anche l’intrisa pulsione della materia, scandita e imposta da sagome e profili di strutture che si mettono in risalto distintamente o associate tra di loro, per un concetto che aumenti sempre più le adatte tendenze filologiche individuali, tra idea e sentimento, opera e realizzazione.
Con intensa vitalità attraverso gli anni, Madì continua ancora oggi la sua trasformazione all’interno del processo operativo, non solo con il quadro poligonale-ludico, caratteristico del suo inizio, ma anche con la poetica. Ora ritengo doveroso nel rispetto del lavoro svolto da Lorenzo Piemonti e al Movimento Madì di cui fece parte, ricordarne brevemente l’affascinante e intrigante storia.
Durante il regime “Peronista” anni ’40 in Argentina, comincia a diffondersi il verbo “Concretista” scaturito dagli scritti pubblicati nel 1930 da Theo van Doesburg a Parigi in numero unico nella rivista Art Concreta, un manifesto in sei punti che ha stabilito la base teorica del Calcestruzzo-a Art calcolato in Arte logica; che ha richiesto la concezione di un lavoro “nella mente, prima della sua esecuzione”. Inoltre, espone la composizione aritmetica, un’opera geometrica con un ordine determinato da relazioni logiche e strutture deduttive, applicando l’assioma che “la costruzione di un quadro, così come i suoi elementi, deve essere semplice e visivamente controllabile”. L’artista alsaziano Hans Arp dichiarò che: “…un quadro o una scultura non modellata da un oggetto reale, è di per sé più concreto e sensuale, come una foglia o una pietra”. Lo svizzero Max Bill, un ex studente del Bauhaus in quegli anni continuò a sviluppare i principi di Arte Concreta, approfondendo il metodo oggettivo della creazione utilizzando griglie, moduli di serie, le progressioni aritmetiche e geometriche, per completarsi nel ’44 in una mostra internazionale tenutasi a Basilea.

Tutte nuove teorie queste che attraversarono l’Atlantico verso l’America meridionale e si diffusero in Argentina tramite Tomás Maldonado, che teneva rapporti di amicizia con scambi di notizie attraverso l’architetto italiano Ernesto Nathan Rogers, e con l’Asociación Arte Concreto-Invención- in Brasile. Mentre in Europa la guerra stava imperversando su molti fronti, in Argentina la spinta di quelle notizie contribuì alla nascita della rivista “Arturo” ad opera di Carmelo Arden Quin, Rhod Rothfuss, Gyula Kas, Tomàs Maldonado, Edgar Bayley e Lidy Prati, moglie di Maldonado. Nel suo primo articolo Arden Quin, compie un’analisi dell’arte del passato, attraverso le fasi di “Primitivismo – Realismo – Simbolismo”, sulla scorta di concezioni marxiste: “Pensamiento dialéctico materialista” (Pensiero materialista dialettico) lo conducono alle riflessioni: “Ni expresion (primitivismo); Ni representaciòn (realismo); Ni simbolismo (decadencia). Tutto ciò da qualsiasi azione; forma; mito; dal semplice gioco; per semplice senso della creazione; l’eternità; e la funzione”. Da cui si può cogliere che la lezione marxista internazionale, fosse ben presente sin dall’inizio. E nel 1946 Carmelo Arden Quin, fonda il Movimento “Madì” a Buenos Aires, assieme ad un crogiolo di intellettuali tra i quali ricordiamo: Salvador Presta, Rhod Rothfuss, Gyula Kosice, Martin Blaszko. In Europa a causa della seconda guerra mondiale il corso della pittura si era interrotto, mentre aldilà dell’oceano un gruppo di giovani artisti diede inusitati originali impulsi all’arte, attraverso i concetti dell’astrattismo aniconico. La parola “Madí” nasce dalle due sillabe di “Materialismo Dialettico” “Materialismo”, perché propone una geometria, se vogliamo marxista, dove l’oggetto-opera non esprime, non rappresenta, non significa, non è in rapporto con il soggetto, ma è vero in sé; “Dialettico” perché descrive in termini empirici lo sviluppo storico del pensiero, ricollegandosi alla triade hegeliana della tesi, dell’antitesi e della sintesi. Quest’arte fu allora, come pochi sanno, per la sua inventiva e originalità, quasi come una rivoluzione copernicana nella creazione artistica. Vorrei inoltre aggiungere che tutti gli artisti del Movimento Madì si sono distinti per la libera e incondizionata libertà poligonale, per il ludico, per il double face, per il piano di rotazione, curvo, concavo, convesso, per l’uso di materiali nuovi anche nella scultura: plexiglas, fili di nylon, calamite, acqua. Soprattutto per aver anticipato nel mondo il movimento Concreto dell’opera d’arte che esisteva solo nel progetto di Duchamp del 1920 e un altro di Moholy-Nagy del 1934. Perciò si dovrebbe dichiarare che la pittura d’avanguardia, nata dopo il decennio 1940-50 è la debitrice e continuatrice dell’impulso precursore dell’Arte Madì, mentre oggi molti artisti sono condizionati dalla moda del dipingere, l’artista Madí continua a farlo con inventiva e solida impostazione razionalistica di mestiere e qualità che costituisce il testamento di un’epoca, il suo stile segna per sempre la seconda parte del XX secolo. Lorenzo Piemonti, si pone, per tutto ciò obbligatoriamente descritto sopra, tra gli artisti più significativi “Madisti” italiani, il suo Madì rappresenta l’avanzato traguardo raggiunto dall’arte aniconica, dopo il Concretismo e il Costruttivismo, che ha coinvolto inizialmente molti artisti latino-americani e poi di altri paesi, facendo una legione di proseliti anche in Italia, tra cui è giusto ricordare gli autorevoli compagni di viaggio di Piemonti, come: Giuseppe Minoretti, Gaetano Pinna, Salvador Presta, Hilda Reich Duse, Piergiorgio Zangara, Angelo G. Bertolio, Elena Fia Fozzer, Franco Giuli, Reale Franco Frangi, Gino Luggi, Rino Sernaglia, Mirella Forlivesi, e molti altri di cui mi scuso se per ragioni di spazio editing non sono stati menzionati.
Questa mirabile mostra dedicata a Lorenzo Piemonti, che la moglie Francesca ha fortemente voluto per ricordarlo dopo la sua scomparsa avvenuta il primo di ottobre 2015, assieme ai collezionisti che hanno messo a disposizioni le opere, documenta quel viaggio Madì che tutti, visitatori e appassionati ora hanno l’occasione di fare, all’interno delle sue creazioni che danno un’attuale e sempre originale testimonianza di come questo movimento “Madì” continui a essere creatività libera, sperimentazione, condizione di coscienza e conoscenza. Una ricerca stimolante di sviluppi per la società contemporanea. Lorenzo Piemonti è un artista che sapeva muoversi in campo internazionale con un’inclinazione perfezionata da lunghe permanenze in Svizzera centrale, in contatto con maestri del concretismo di quel paese, e lì ha avuto la possibilità di studiare l’opera di Max Bill e il costruttivismo svizzero di Richard Lhose e Camille Graeser, i quali, in quel periodo perseguivano la tesi di unire arte e produzione industriale. È qui che sviluppò l’archetipo per Schläppi Maniquíes di Zurigo, una serie di “modelli” espositivi che saranno utilizzati nelle vetrine ed esposizioni in tutto il mondo da marchi di alta moda, come: Yves Saint-Laurent, Armani, Valentino, Avon, Balenciaga e altri. È risaputo che dietro uno stile si nasconde una personalità, dietro un linguaggio, una cultura, dentro all’opera la sensibilità, che ci si esprime grazie allo stile e al linguaggio. Se non c’è immaginazione, personalità e cultura – anche trasgressiva – non esiste né stile né linguaggio. Lorenzo Bonini.

(Milano 07.09.2016)

Francesco Tadini e Melina Scalise ricordano con affetto e grandissima stima il maestro Lorenzo Piemonti dalla data del loro incontro per la mostra a Spazio Tadini  nel 2008:  Madì oltre“: ecco il LINK relativo all’esposizione.

Spazio Tadini

Lorenzo Piemonti a Spazio Tadini, 2008, dal catalogo della mostra a Milano

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Una risposta

  1. Lorenzo Bonini scrive:

    Grazie ai due ragazzotti Franz e Melina che riescono a dare un significato importante all’Arte.

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