Filosofia, Politica: da Aristotele e Kant a Salvini e Renzi

 

francesco tadini

Samanta Airoldi per il blog di Francesco Tadini: Milano Arte Expo

Milano Arte Expo, blogzine ideata da Francesco Tadini – Filosofia / Politica: da Aristotele e Kant a Salvini e Renzi – di Samanta Airoldi. La Politica di oggi sembra tremendamente confusa, un polverone di slogan, promesse non mantenute, poche idee e per nulla trasparenti, concetti che si sovrappongono e si auto-contraddicono, parole vuote e ridondanti cantate in ritornelli che faticano a rinnovarsi e a trovare una melodia che non sia già stata sentita almeno un milione di volte da 20/25 anni a questa parte.
Sembra, soprattutto, che non vi siano teorie razionali, solide e coerenti alla base degli attuali schieramenti che duellano sulla scena quotidiana.Ma, in realtà, non è proprio così… Gli attuali schieramenti partitici, forse senza neppure saperlo (non oggi quantomeno), affondano le loro radici in teorie filosofiche che hanno segnato la Storia e determinato lo sviluppo di differenti concezioni della società e dell’ individuo.
Gli attuali partiti nazionalisti o “fronti nazionali” di Destra da dove mai nascono se non dal Comunitarismo di Aristotele e dei Neoaristotelici?
La visione dell’individuo come membro della Comunità da cui viene formato e in cui trova il senso stesso del suo esistere. Un’esistenza che può dirsi piena e completa solo attraverso l’esperienza collettiva di quelle tradizioni, usi, costumi, credenze e linguaggi che nascono e si reiterano, generazione dopo generazione, all’interno della Comunità medesima la quale non può, non deve essere tradita… O no??

Charles Taylor Multiculturalismo

Charles Taylor Multiculturalismo

Cosa significa tradire la Comunità? E specialmente: viene prima la Comunità o i singoli soggetti che la compongono?
Taluni schieramenti del panorama politico attuale, rifacendosi ad un’interpretazione tayloriana della teoria aristotelica, estremizzano l’aspetto conservatore a scapito dell’innovazione e, soprattutto, a scapito della libertà di scelta e, dunque, come Charles Taylor parteggiava per la comunità francofona del Quebec che avrebbe voluto imporre la lingua francese nelle scuole della comunità a prescindere dalle personali idee dei genitori dei bambini alunni di quelle scuole, così taluni partiti nazionalisti conservatori oggi vorrebbero imporre il Crocefisso in tutti gli edifici pubblici quale “simbolo della nostra Storia e delle nostre Tradizioni” e, di contro vietare alle donne musulmane di indossare il Velo( simbolo che verrebbe indossato sulla persona singola e, dunque, privata e non affisso su una parete pubblica e, dunque, di proprietà comune!) perché non in sintonia con tali tradizioni comunitarie.

In questo caso anche la semplice rivendicazione dei diritti individuali, primo tra tutti la libertà di autodeterminazione, può diventare un “tradimento della Comunità” se il libero arbitrio del soggetto lo conduce a fare scelte che non portano avanti le consuetudini su cui la comunità si è sempre retta.
E dunque se un regolare cittadino che in quella comunità è nato e cresciuto o che si è inserito successivamente ma che ha, comunque, contribuito alla prosperità comunitaria grazie al suo lavoro, opta per un credo religioso differente da quello tradizionale oppure, in virtù della Laicità dello Stato, rifiuta l’affissione di qualunque simbolo religioso nei luoghi pubblici, alla stregua di quei genitori che in Canada optarono per la lingua Inglese anziché Francese, verrà considerato un “traditore” della Comunità e dei suoi valori.
Dall’altro lato della barricata troviamo i cosiddetti “progressisti” di Centrosinistra che, quantomeno a parole, si schierano dalla parte dell’individuo e dei suoi diritti secondo il più puro spirito kantiano e rawlsiano!
E così “sì alla libertà dei singoli prima di tutto e tutti“, talvolta senza tenere in dovuto conto le conseguenze e gli eventuali danni che ciò può comportare per il resto della comunità in cui, volente o nolente, ognuno di noi è inserito fin dalla nascita; e così il cittadino diventa “lo sceglitore ideale di John Rawls“, ovvero un individuo totalmente astratto senza storia alle spalle e che, senza sapere nulla di se stesso nè della propria situazione sociale ed economica, deve prendere decisioni politiche “a priori” scegliendo principi di giustizia che possano accontentare tutti a prescindere da razza, religione, tradizione e posizione socioeconomica.

John Rawls Una teoria della Giustizia

John Rawls Una teoria della Giustizia

Peccato che con tutte queste astrazioni non si vada da nessuna parte e che non si riescano a risolvere i problemi concreti che la politica dovrebbe affrontare.
Sicuramente è fondamentale avere uno sguardo che vada ben oltre il proprio naso come è fondamentale scegliere su base razionale e non ideologizzata tenendo in conto le idee e gli interessi di tutti i cittadini e non solo di una parte ma è indispensabile avere quel tocco pragmatico che sappia unire giustizia sociale, e utilità “hic et nunc”.
Come nel caso dei partiti nazionalisti di Destra d’ispirazione neoaristotelica il singolo può diventare traditore della Comunità, così nel caso dei partiti di centrosinistra d’ispirazione neokantiana la Comunità può diventare l’aguzzino e l’oppressore del soggetto laddove, con leggi o regole restrittive volte a conservare le sue tradizioni, cerchi di prevaricare la libertà di autodeterminazione dell’individuo la quale, per questi schieramenti politici, deve essere assoluta e prioritaria.
Nel caso delle Destre neoaristoteliche l’individuo è nulla fuori dalla Comunità; nel caso delle Sinistre neokantiane la comunità è la semplice aggregazione di soggetti liberi che per scelta altrettanto libera decidono di stare insieme e condividere, talvolta, qualcosa o semplicemente tollerarsi reciprocamente anche senza avere nulla in comune al di fuori delle Leggi che regolano la convivenza.
A prescindere dalle idee politiche di ciascuno di noi, penso sia urgente che tanto i partiti nazionalisti quanto i partiti d’impronta neoliberale si rileggano approfonditamente Aristotele, Kant, i neoaristotelici e i neokantiani per riuscire ad integrarli e ridiscuterli, trovando la miglior soluzione possibile che sappia unire comunità e individui senza costrizioni nè svalutazioni nè da una parte nè dall’altra.

Salvatore Veca La gran città del genere umano

Salvatore Veca La gran città del genere umano

Penso sia interessante, in tal senso, l’interpretazione contemporanea del filosofo Salvatore Veca che, nel suo ultimo libro “La gran città del genere Umano” introduce il binomio “Progetto/Processo“: il Progetto è l’insieme di tradizioni comunitarie, l’origine; il Processo è l’ insieme di innovazioni portate dagli individui e dalla Storia, i mutamenti sociali che avvengono in seguito a calamità naturali o a guerre o, semplicemente, a scelte nuove e diverse.
Affinché la società funzioni, Progetto e Processo non devono confliggere ma dialogare in un continuo scambio osmotico dove il Progetto non rifiuta i cambiamenti a priori ma cerca di capirli, interpretarli, gestirli ed integrarli senza, tuttavia, subirli o lasciarsi travolgere da essi; il Processo, d’altro canto, dialoga con il progetto apportando innovazione senza pretendere di stravolgere la tradizione tutto d’un fiato e di sostituirsi ad essa diventando nuova consuetudine.

Kuhn La struttura delle rivoluzioni scientifiche

Kuhn La struttura delle rivoluzioni scientifiche

Trovo ancor più illuminante un testo che i Politici dovrebbero sempre tenere sul comodino, “La struttura delle rivoluzioni scientifiche” di  Thomas Kuhn: qualunque sistema (scientifico/sociale/di coppia) è, per sua stessa natura, destinato a “saltare” dopo aver esaurito la sua funzione, cioè dopo aver risposto in modo adeguato e soddisfacente alle problematiche e ai bisogni di quel determinato periodo. Ma dopo un po’, con l’andare avanti della Storia (il Tempo è sempre l’unica categoria realmente esistente che tutto misura e valuta…già Kant lo aveva detto!) sorgono delle incognite, ovvero nuove domande, nuove esigenze a cui quel sistema non è in grado di rispondere e, così, il sistema salta e viene sostituito da uno nuovo più funzionale il quale, a sua volta, esaurita la sua unzione, verrà sostituito da un altro e così via all’infinito finché esisterà la Società 😉

leggi anche gli altri articoli di Samanta Airoldi, per la rubrica “Perle di Follia” del magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo

Samanta Airoldi

Il magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo, diretto da Francesco TadiniMelina Scalise (giornalista professionista, ufficio stampa e co – ideatrice con Tadini, nonché presidente dell’Associazione Culturale Spazio Tadini) – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia la fashion blogger e filosofa Samanta Airoldi per il testo e la selezione delle immagini su Filosofia e Politica: da Aristotele e Kant a Salvini e Renzi.

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore del magazine d’Arte Design Fashion Fotografia e Lifestyle fondato insieme a Francesco Tadini

Milano Arte Expo

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