Giovanni Gastel a Palazzo della Ragione di Milano – mostre fotografiche

gastelMostre di fotografia, Milano – Giovanni Gastel a Palazzo della Ragione. Recensione di Stefano Malvicini per Milano Arte Expo – blogzine fondata da Francesco Tadini. Uno dei più noti fotografi italiani a cavallo tra fine XX e inizio del XXI secolo. Basta forse questo per riassumere il senso della grande mostra a lui dedicata a Palazzo della Ragione di Milano. La sede espositiva del salone dell’antico Broletto si rivela, pertanto, vincente, dopo le recenti esperienze, positive, di Klein e Ritts.

Dal 23 settembre al 13 novembre 2016, sarà possibile osservare, e percorrere, all’interno del Palazzo, una strada che intreccia biografia e vicende professionali, incontri con celebrità e stile fotografico artistico, che rende, in toto, ragione dell’importanza di Giovanni Gastel come genio creativo dei nostri tempi. E non è un caso che la mostra sia curata da Germano Celant, il critico genovese che, per primo, ha teorizzato il fenomeno dell’Arte povera: il percorso è stato tracciato da uno sherpa d’eccezione, insomma.

Prima di parlare della mostra, sarebbe giusto dare qualche indicazione su chi è Giovanni Gastel. Giovanni è nato a Milano nel 1955: suo padre era l’imprenditore Giuseppe Gastel, mentre sua madre si chiamava Ida Pace Visconti di Modrone ed è discendente dalla famiglia che, dal 1277 al 1447, ha governato il capoluogo lombardo. Giovanni è cresciuto in un ambiente familiare intriso di Arte e Cultura: si sa quanto i Visconti fossero stati mecenati di grandi artisti nel passato, ma anche tra i suoi parenti il fotografo poteva annoverare un grande artista, ovvero lo zio materno Luchino Visconti, tra i più grandi registi cinematografici e teatrali del ‘900. Grazie a lui, Giovanni ha compiuto la sua prima formazione teatrale, recitando in una compagnia sperimentale, anche se il suo primo campo d’azione è stata la Poesia: a sedici anni ha pubblicato una raccolta di liriche intitolata Kasbah. Nel 1972, durante un viaggio tra Nord e Centro dell’Africa, ha iniziato a scattare alcune immagini e, successivamente, ha venduto le sue prime istantanee. Dal 1975 ha cominciato a produrre foto artistiche chiamate Still Life per la casa d’aste Christie’s e a realizzare l’identità visiva di alcune grandi aziende italiane. Dal 1981, dopo l’incontro con Carla Ghiglieri, che sarebbe divenuta suo agente, ha cominciato a entrare in contatto con quel mondo che lo avrebbe reso famoso, quello della Moda. Da allora a oggi, Gastel ha realizzato, per dare solo alcuni numeri, circa centotrenta copertine di riviste di moda, oltre cinquecento campagne per maisons del settore e più di trecento ritratti in bianco e nero e a colori: il tutto è stato ottenuto con mezzi differenti, che il fotografo milanese ha saputo sfruttare evolvendosi dal bianco ottico e dalle lastre Polaroid fino al formato digitale oggi in voga. Le riviste con cui ha collaborato sono molteplici e spaziano dai femminili AnnabellaVogue ItaliaBella ai maschili come Mondo Uomo. Sue foto si possono anche trovare negli archivi e centri documentazione di case editrici come la Rizzoli. Nel 1997 è avvenuta la sua consacrazione artistica con una mostra alla Triennale di Milano, curata sempre dallo stesso Celant, mentre, fino a oggi, il suo nome, come fotografo artistico, di moda e di società, è associato a quelli italiani come Scianna o Toscani e a quelli internazionali di Newton e Avedon. Nel 2002 ha ottenuto l’Oscar per la fotografia. Attualmente, Giovanni presiede l’Associazione Italiana Fotografi Professionisti.

Il percorso parte proprio dalle radici di Giovanni Gastel: radici che non sono solo artistiche, ma anche biografiche. Compaiono, infatti, alcune foto giovanili della madre e del padre, oltre che dello zio Luchino, insieme a istantanee di famiglia durante le vacanze al mare, in cui Giovanni è circondato dall’affetto dei suoi sei fratelli e sorelle. Le radici sono anche quelle artistiche delle sue prime lastre fotografiche Polaroid, oltre alla chicca di alcuni suoi disegni, accompagnate dalla prima fotocamera da lui usata, che, oggi, è più pezzo da museo che oggetto d’uso. Naturalmente ci sono anche i manoscritti delle sue poesie raccolte, poi, nel volume Kasbah. Tutto ciò rende l’idea di quanto vasta, ricca e articolata sia stata la formazione di Giovanni nel suo ambiente familiare di casa Visconti di Modrone.

E poi c’è l’opera di Giovanni Gastel. Ciò che lo ha reso universalmente famoso. Copertine di riviste, ma anche foto di moda, campagne pubblicitarie e immagini di paesaggio che non sono (solo) gioco fatto per attirare clienti, ma anche autentiche opere d’Arte, in cui il fotografo utilizza colori forti ma profondi, come gialli e rossi, o i blu intensi che lo avvicinano allo stile figurativo della pop Art americana di Warhol e Rauschenberg. Giovanni Gastel non è un fotografo “pop”, perché va oltre questo fenomeno meramente pubblicitario ed evita lo stile della ripetizione “a stampino” tipica di Warhol per cercare di soffermarsi sul soggetto, con una mira introspettiva che non si limita al prodotto indossato dal modello o dalla modella di turno. Il bianco e nero della campagna del 1984 per Krizia trasforma le modelle in eroine Art Nouveau, così come il servizio coevo per Mondo Uomo intende giocare con le forme antropomorfe della Natura: questi sono due casi in cui la fotografia di Gastel diviene Arte, e fa Arte con forme molto vicine alla litografia e alla pittura astratta. I suoi soggetti preferiti sono quasi sempre le donne, che non sono oggetti, semplici manichini su cui indossare un abito, ma creature vive, con una loro identità e una carica artistica insita nelle loro pose. Basti pensare al servizio E’ il momento del rosso, in cui la modella seduta, severa, guarda verso di noi con uno sguardo deciso: in questa foto, il fondo rosso è ancora profondamente “post-pop”, ma è anche simbolo di passione, così come in Colore assoluto del 1987. Nelle immagini scattate, all’inizio degli anni ’90, per Krizia e Swarovsky, Gastel sottopone le donne a una metamorfosi che le trasforma in figure quasi mitologiche, con il corpo femminile e il viso con sembianze di ghepardo, quasi dominatrici e predatrici nella giungla della nostra società. L’effetto è ripetuto in Animalisch, del 1996, uno dei suoi capolavori, in cui un profilo di donna diviene ghepardo. La donna, sia chiaro, è anche sensualità, carica sexy, provocazione per ogni uomo mirante a un pizzico di desiderio, e questo è l’obiettivo della campagna per l’intimo di Yamamay, opera più recente in mostra, in cui, tra pizzi, guepière e autoreggenti, la donna non è oggetto dell’uomo ma chiamata sensuale al desiderio sessuale. La condizione della donna, nelle foto di Gastel, può anche assumere un taglio drammatico, come provano le grandi foto del 2011/2012 prive di titolo in quanto parlano da sole: ragazze emaciate, con le occhiaie profonde, magre e scavate, simili alle figure espressioniste di Schiele e Kokoschka, che rappresentano tutte le donne che subiscono violenza sessuale e di genere e che, private della loro dignità, divengono quasi cadaveri in movimento, con espressioni drammatiche del volto.
Molti sono i richiami alla Storia dell’Arte, nelle foto di Giovanni Gastel. In Avanguardia o tradizione? del 1989, i modelli di Gastel sono inseriti in un quadro sfumato che ricorda moltissimo la pennellata veloce degli Scapigliati come Cremona e Ranzoni, mentre i dandy moderni del 1995 sembrano figure uscite da un quadro surrealista. Totalmente pop, invece, sono sia le grandi sagome di mani di Tencel del 1997 che le campagne del 2008 per la Coca Cola e del 2011 per Ferrari, così come straordinariamente artistiche sono le nature morte del 2006 per Elle Italia. Le modelle “angeli caduti”, invece, sembrano le fantasiose creature del mondo onirico e psicologico del simbolismo di Redon e di Moreau, mentre gli interni di Storie di living sono palesemente ispirati all’american way of life di Hopper. Le creatrici di bolle di sapone di Chopard del 2002 sembrano invece uscite dall’atmosfera trasognata del video di Tonight tonight degli Smashing Pumpkins. Le fotografie in mostra non sono solo Arte, ma anche denuncia sociale: Anglo-american look del 1987 altro non è che una critica feroce alla società di massa, dei consumi, americanizzata non solo nell’abbigliamento ma anche nel modo di fare e di porsi, così come Super Show del 2008 per Vanity Fair è ironia scherzosa sul mondo del circo rappresentato dal muscoloso “spaccacatene” o dalla domatrice di maiali. In Doppio gioco, Gastel riporta in auge un tema già sperimentato dalla Secessione viennese e dal Liberty, ovvero quello del confronto tra le due età della vita: il fotografo, in un bosco, mette a confronto una ragazza con una donna anziana mentre le due si sfidano a carte o a calciobalilla oppure mentre si preparano a scendere in acqua su una barca a remi. La partita che giocano è quella della vita, in cui il destino deciderà, ma che assume valore simbolico. Il paesaggio rappresentato da Gastel è sia quello di un’isola come Filicudi, nelle Eolie, con la sua natura incontaminata, le sue case bianche dai balconi fioriti con viste mozzafiato, ma anche con i turisti che si buttano a mare per un bagno mentre un traghetto salpa verso la Sicilia, che quello degli interni minimal realizzati dall’architetto Piero Lissoni, con cui Giovanni ha collaborato.
La mostra si conclude con quello che si potrebbe definire “un coro di foto“: immagini prese da tutte le campagne di Gastel, accostate l’una all’altra, in un movimento collettivo che ricorda allo spettatore quanto poliedrico, sia a livello artistico che tematico, sia stato Giovanni Gastel. Prima di uscire, sui tablet di fronte alla biglietteria, si consiglia anche di dare uno sguardo alle serie di ritratti che il fotografo ha scattato ad alcune celebrità dello spettacolo, da Jovanotti a Forattini, da Gianna Nannini a Michael Stipe, leader dei R.E.M. In fondo, Gastel è tutto ciò.gastel-2

Intendo ringraziare, per la gentile collaborazione, Silvia Ceffa, la quale mi ha fornito tante informazioni utili e propedeutiche per la visita di questa mostra.

Giovanni Gastel
Palazzo della Ragione, Piazza Mercanti 1, 20121 Milano
Orari: martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 20.30; giovedì e sabato 9.30 – 22.30; chiuso lunedì
Biglietti: Intero 10,00 euro; ridotto 8,00 euro

 

 

 

 

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