Triennale Design Museum Milano: W-Women in Italian Design – di Michela Ongaretti

Triennale Milano

Triennale Milano, mostra W-Women in Italian Design

Triennale Design Museum – articolo di Michela Ongaretti per Milano Arte Expo (blogzine fondata e diretta da Francesco Tadini). tra i protagonisti della ventunesima triennale 21st Century. Design After Design: W-Women in Italian Design. E’ una delle principali mostre all’interno del ricco palinsesto di mostre nella sede di via Alemagna, alla Triennale di Milano, visitabile fino al 19 febbraio 2017.

Triennale, W-Women in Italian Design

Triennale, W-Women in Italian Design – Uno sguardo alla prima sala

W rappresenta la nona edizione del Triennale Design Museum, ed esplora l’universo delle donne il cui intervento nell’ambito della progettazione ha lasciato il segno, ingiustamente poco ricordate finora.

Come si legge nel comunicato la storia del design italiano del ventesimo secolo è prepotentemente patriarcale, nelle memorie e negli studi si menzionano rari esempi di progettiste donne. In questa occasione si documenta invece la loro presenza, qualitativamente e quantitativamente determinante.

Sono quindi centinaia le protagoniste e i manufatti che indicano il loro operato, ed è il numero a colpire.

Il tentativo documentale poteva essere esemplare ma il risultato dell’operazione ha lasciato in me un senso di confusione, come se avessi visitato un gabinetto di memorabilia e non una strutturata analisi di chi ha veramente brillato nel firmamento del design.

W. Women in Italian Design

W. Women in Italian Design, un angolo pop

La direttrice del Museo del Design Silvana Annicchiarico ha curato personalmente questa esposizione che esplora coerentemente una delle tematiche guida della kermesse 21st Century. Design After Design, ovvero la nuova “drammaturgia” del progetto che si confronta con questioni nuove o solo ultimamente venute alla ribalta: la globalizzazione, le nuove tecnologie, il rapporto tra città e design e tra design ed artigianato. Antropologicamente presente da sempre la questione del genere, viene osservata dal punto di vista post-novecentesco.

After..cosa accadrà? Non si cercano risposte ma almeno di capire su quali premesse possa evolversi la storia del progetto. Che si tenga maggiormente in considerazione la forte presenza femminile nelle facoltà di design e il suo impiego creativo nel lavoro, è solo una speranza. Quello che resta è uno sguardo sorprendente alle spalle, sollevando quel velo che copriva la consapevolezza del valore femminile per il design, e l’insinuarsi nei pensieri se possa la differenza tra maschio e femmina, in quanto soggetti del progetto, integrarsi in un nuovo modo di produrre e vivere.

L’ingresso al primo piano è un tunnel costruito seguendo la forma stilizzata del logo della mostra. Lo trovo ridondante, come una decorazione necessaria a determinare che stiamo entrando in un’area “rosa”. Tuttavia mi accoglie subito una guida dandomi le principali direttive sugli spazi che sto per attraversare: mi fa tornare ad osservare la presenza di una struttura articolata e curata nei particolari come sempre nel palazzo di viale Alemagna.

Sabrina Mezzaqui

W-Women in Italian Design – “Il mantello della Regina delle Nevi”di Sabrina Mezzaqui

La mostra è divisa in tre parti collocate in altrettante sale. Sono nella prima dove si esplora la creatività femminile nel lavoro manuale che dalla notte dei tempi è sempre stato appannaggio delle donne; la tessitura. E’ però nella seconda sala che si svolge la scena principale con tutti i manufatti di design industriale o artigianale usciti dalle menti femminili, che hanno caratterizzato la produzione del XX secolo e degli inizi del ventunesimo; si passa poi all’ultima sala illustrante il nucleo tematico degli studi sulle differenti percezioni cerebrali nei soggetti femmina e maschio.

Eleonora Peduzzi Riva

W. Vacuna, design Eleonora Peduzzi Riva per Artemide, 1968

Nella prima sala mi sono fermata a respirare la suggestione del passato, senza nostalgia ma anche senza rimpianti o rivendicazioni. La tessitura parla con la voce suadente delle antenate, una musica rarefatta che ho avvertito anche nelle opere contemporanee.

Che siano esemplari realmente utilizzati nel XX secolo di centrini centritavola o tappeti, o che siano installazioni ispirate alla tecnica originale, nessuno può negare che attraverso questa pratica le donne potevano esprimere un’abilità artigianale, realizzare opere complesse senza uscire dal consentito, perchè questa perizia era destinata al luogo nel quale la donna regnava, l’abitazione famigliare. In ogni caso ci sono artiste contemporanee che si sono cimentate in grandi installazioni dove la grazia e la volontà femminile è ricordata con devoto rispetto e magica reminescenza delle origini, di un passato comun denominatore in tutto il mondo: ricordo in particolare Sabrina Mezzaqui con “Il mantello della Regina delle Nevi”.

W-Women in Italian Design

W-Women in Italian Design- Il percorso della seconda sala con le stelle del mondo del design

Nella seconda e principale sala arriva la modernità, con il coraggio del mettersi in gioco, con tutto quello che le donne hanno prodotto, e qui la musica interiore non era così soave, semmai un pò disarmonica. Per come alcune personalità fossero poco note, ma anche perché l’ordine di presentazione delle opere, paragonata ad un fiume che attraversa il novecento, che scorre dinamico e fluido, non rende nella fruizione il merito alle singole personalità. Certo affrontare la rimozione delle progettiste femminile da parte del novecento è già qualcosa, ma il volo su di esse è così rapido che si fatica a tenerle a mente. Diciamo che questo desiderio di essere esaustivi, di contemplare l’intero panorama femminile nell’ambito della progettazione è il punto di forza e di debolezza della mostra, ma questa è la Nona edizione del Triennale Design Museum, può esser solo un principio.

Si esce con un’idea generale del tema affrontato, e l’impressione positiva di uno stile riconoscibile per una mostra, dal bel progetto di allestimento di Margherita Palli, e grafico di Irene Bacchi.

La seconda area corre intorno ad un cortile circolare, dando maggiormente l’idea del movimento e della fluidità, e nel fiume metaforico le pareti sono ”argini”.

Triennale Milano

Triennale Milano – W. Santa Cecilia nella seconda sala

A sinistra la parte didascalica con le tre parole chiave nella selezione: Procreare, Proteggere , Giocare. La protezione può essere quella che nella cultura iconografica popolare è affidata all’effigie di Sante, spesso raffigurate accanto ad un attributo, uno strumento di un mestiere specificante la dedizione ad una categoria professionale .

Da qui ad alcune illustratrici italiane sono state affidate rielaborazioni grafiche di reali Sante, come Santa Dorotea, S, Cecilia, S. Brigida di Svezia, Santa Tecla ecc., interpretate enfatizzando la funzione salvifica, epica o taumaturgica di questi oggetti: la loro santità proviene da essi come la presenza delle donne nel mondo del design del novecento è reale grazie ai manufatti presenti.

Sull’argine destro vediamo un firmamento infinito. Specchietti e linee a rappresentare graficamente le stelle femminili unite in una grande costellazione nel percorso del design: nomi non solo di designer, ma per dare voce ai suoi processi di socializzazione, archivio, curatela, insegnamento e comunicazione del design ci sono anche giornaliste, galleriste, curatrici, docenti, storiche e imprenditrici.

L’elenco in questo modo è davvero lunghissimo e per citarne alcune pare di fare un torto ad altre. Preferisco lasciare la suggestione alle foto degli oggetti, alcuni davvero preziosi.

mostra Triennale Milano

mostra in Triennale – W.Verso la fine del percorso

Se passo nella terza sala il buio favorisce la riflessione.

Diversi monitor mostrano i risultati di studi scientifici condotti sul cervello maschile e femminile. Non si esplicita una teoria secondo la quale dal diverso uso delle cellule grigie ne consegue un diverso approccio alla progettazione, anche se mi sono sentita portata verso questo pensiero.

Triennale di Milano

Triennale di Milano – W. Le crespine di Antonella Cimatti, 2007, autoproduzione in ceramica

I dati sono in fondo più utili più a farsi alcune domande, a sorridere dell’ingenuità di alcune determinazioni passate o ad osservare una predisposizione, più che a uscire con una presa di posizione o un’intuizione sul futuro sviluppo della disciplina.

L’atmosfera di questa sala ha un grande merito, portare l’esempio della massiccia presenza femminile della precedente sala sotto l’occhio della ricerca scientifica, a voler approfondire l’argomento, con i suggerimenti di diversi libri sull’argomento.

Farsi delle domande, portare con sè degli interrogativi, è in fondo uno dei motivi per cui val la pena visitare una mostra.

Michela Ongaretti

> Leggi anche gli altri articoli di Michela Ongaretti d’arte, design, architettura e fotografia per Milano Arte Expo.

Michela Ongaretti

Michela Ongaretti

MAE Milano Arte Expo, magazine dell’Art Center Spazio Tadini  diretto da Francesco Tadini e Melina Scalise, giornalista  – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – telefono 3662632523 – ringrazia Michela Ongaretti per l’articolo e la selezione delle fotografie su W-Women in Italian Design alla Triennale.

Milano Arte Expo

Altri testi consigliati da Milano Arte Expo: Van Gogh La camera da letto: l’analisi di Emilio Tadini in L’occhio della pittura (editore Garzanti, Gli Elefanti Saggi, 1995) sul nuovo sito internet di Francesco Tadini.

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