Olimpiadi Rio 2016: atlete musulmane tra sport e stereotipi

Olimpiadi Rio 2016: atlete musulmane tra sport e stereotipi- di Samanta Airoldi.  Penso che il binomio Donne- Sport per molti sia ancora troppo duro da accettare viste le reazioni e i commenti di molti maschietti”ultrademocratici/occidentali/liberali” che non hanno esitato a dare sfoggio della peggiore forma di inadeguatezza di fronte ai mutamenti storici. Nello specifico sono rimasta spiacevolmente colpita da una foto che nei giorni scorsi ha fatto il giro dei social in cui venivano immortalate due pallavoliste, una occidentale( tedesca) e in costume e l’ altra musulmana( egiziana) con tuta e velo: il regolamento prevede che le donne di religione musulmana possano indossare, se lo desiderano, una divisa specifica che non le obblighi a scoprire parti del loro corpo che esse stesse non gradiscono mostrare.
Personalmente trovo sia giusto e legittimo rispettare la volontà dei singoli soggetti a prescindere da cultura e religione e, dunque, se un’atleta preferisce indossare un tipo di divisa sportiva piuttosto che un altro, ritengo doveroso rispettare la sua volontà che non reca danno a nessuno.
Molti “paladini della libertà femminile” (libertà astratta, ipotetica e presunta…) si sono scagliati contro questa “mise medievale” (parole loro, non certo mie!) che , secondo lor signori esperti conoscitori di cultura medievale, starebbe a simboleggiare la sottomissione della donna nella cultura islamica. Costoro si sono espressi senza tener conto che nessuno, di fatto, obbliga quelle giovani atlete e che i loro pregiudizi “a priori” simboleggiano, invece, una loro totale mancanza di apertura mentale, di disponibilità al confronto e al mettersi nei panni dell’altro.
Viviamo in una società in cui si è liberi solo se si compiono le scelte che la maggioranza impone e tali “urlatori” non fanno altro che portare avanti stereotipi infondati e, nel sostenere di “difendere la libertà della donna“, altro non fanno che cercare di prevaricare la volontà di quelle stesse donne che, a parole, dicono di voler tutelare.

Olimpiadi Rio 2016 amna-al-haddad

Olimpiadi Rio 2016 amna-al-haddad ( foto presa da Http://www.lookoutnews.it)

Le Olimpiadi 2016 hanno visto una presenza femminile importante, anche da parte di donne musulmane le quali si sono distinte anche in attività agonistiche che il pensiero tradizionale associa all’universo maschile: è il caso della pakistana Kulsoom Abdullah (pesistica), della saudita Wojdan Shahrkhani (judo), dell’egiziana Hedaya Wahba (taekwondo) o dell’iraniana Sareh Javanmardi (tiro a segno).
Sempre più paesi islamici conservatori hanno aperto le loro frontiere allo sport agonistico, donandoci brillanti atlete che sfidano pregiudizi e stereotipi legati ad un’immagine di “sottomissione” che, nei fatti concreti, non trova riscontro, non per le dirette interessate quantomeno.
Sicuramente ci sono culture che, ancora oggi, tentano di sottomettere le donne anche attraverso strumenti come il burqa ed è nostro dovere combattere contro queste forme di prevaricazione e violenza. Ma è, altresì, nostro dovere rispettare la libera volontà di quelle donne che, invece, indossano il Velo o il burkini o la divisa sportiva per loro scelta libera e consapevole.
Quando si è “liberi”? Quando si è consapevoli di ciò che si sceglie, quando si è informati sulle alternative e sulle conseguenze, quando si è in grado di argomentare le ragioni delle proprie scelte e di difenderle su base razionali e logiche!
Dovremmo semplicemente accettare che “libertà” non significa fare tutti le stesse scelte e che ci sono individui che si riconoscono come “liberi” proprio nel fare scelte diverse dalle nostre che, magari, noi non comprendiamo fino in fondo ma che, comunque, dobbiamo rispettare!

leggi anche gli altri articoli di Samanta Airoldi, per la rubrica “Perle di Follia” del magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo

Samanta Airoldi

Il magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo, diretto da Melina Scalise (giornalista professionista, ufficio stampa e co – ideatrice con Francesco Tadini e presidente della Casa Museo Spazio Tadini) – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia la fashion blogger e filosofa Samanta Airoldi per il testo e la selezione delle immagini su Olimpiadi Rio 2016: atlete musulmane tra sport e stereotipi.

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore del magazine d’Arte Design Fashion Fotografia e Lifestyle fondato insieme a Francesco Tadini

Milano Arte Expo

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