L’Espresso in mostra a Palazzo Reale: Ieri e oggi nelle fotografie del settimanale – recensione di Stefano Malvicini

L'Espresso Palazzo Reale

mostra de L’Espresso a Palazzo Reale

Mostre Palazzo Reale, MilanoLa nostra storia. Ieri e oggi nelle fotografie de l’Espresso – recensione di Stefano Malvicini.  Sessant’anni. E non sentirli. Dopo sessant’anni, uno dei più noti settimanali italiani, L’Espresso, è ancora sulla cresta dell’onda come periodico d’informazione e di approfondimento di tematiche politiche, culturali e d’informazione.

Una mostra, a Palazzo Reale di Milano, fino all’11 settembre 2016, celebra i suoi gloriosi sessant’anni di pubblicazione. La rivista nacque a Roma nel 1955 per iniziativa di due giornalisti destinati a diventare famosi, Arrigo Benedetti ed Eugenio Scalfari. La società che avrebbe gestito, economicamente, la struttura del nuovo giornale fu affidata ad Adriano Olivetti e Carlo Caracciolo. Il periodico arrivò, in breve tempo, a vendere cinque milioni di copie. I testi, allora come oggi, alternavano fotografie d’autore a interventi di grandi giornalisti, opinionisti ed esperti, i quali hanno creato uno dei più importanti network di approfondimento del Secondo Dopoguerra italiano.

mostra fotografie L'Espresso Palazzo Reale

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La mostra, gratuita, ospita tante testimonianze di chi, L’Espresso, lo ha creato, lo ha visto crescere e diventare una realtà nazionale e una testata simile all’americano Time o al tedesco Spiegel, e non a caso, la mostra si apre con un brano di Scalfari, storica “penna”, ma anche carismatico direttore a cavallo tra anni ’50 e ’60, seguita da tanti altri interventi, fino a quelli dell’attuale direttore Vicinanza e del suo vice Damilano. Le vere protagoniste dell’esposizione sono, però, quelle copertine, forti e provocatorie con i loro caratteri “cubitali”, accompagnate da immagini destinate a lasciare il segno sul lettore. Un’intera parete è dedicata alle copertine relative all’ascesa di Silvio Berlusconi, al suo primo periodo di governo, nel 1994, quando molti sognavano una rivoluzione liberale da lui condotta alla guida del “Polo delle Libertà”, fino al suo secondo esecutivo e agli scandali e processi che lo hanno visto protagonista.

L’Espresso, in questo senso, vuol dire politica, ma una politica vista con un occhio approfondito, sicuramente di parte ma non volgarmente fazioso, e attento a evidenziare i problemi della società italiana e dello scacchiere mondiale, e le sue copertine ne sono la prova: basti pensare a una delle più famose, quella con la donna nuda crocifissa, che fece scandalo perché denunciava la schiavitù femminile degli anni ’70 nei confronti di una società bigotta, maschilista e retrograda, che impediva a donne e ragazze di poter scegliere liberamente cosa fare della propria vita e del proprio corpo, di poter scegliere se abortire o divorziare senza l’influenza degli uomini e del potere politico e religioso.

L’Espresso, in fondo, è proprio questo: denuncia, un po’ di provocazione, ma soprattutto un racconto di testo e immagini che ci dice come stanno veramente le cose. Le copertine del periodico, spesso, sono basate su disegni di celebri fumettisti: alcune tavole sono esposte in mostra, e tra queste spiccano quelle di Maurizio Ceccato, di Shout e del celeberrimo Makkox, noto al grande pubblico per celebri strisce dedicate all’attualità e alla politica anche in programmi televisivi come Gazebo.
E poi ci sono loro, le seconde grandi protagoniste della mostra, le foto d’autore dedicate ad attualità e politica, destinate a impreziosire le pagine del settimanale. Foto che hanno descritto, e descrivono, attimi di vita vissuta non solo d’Italia, ma anche del Mondo. Si parte con il dramma dei cambiamenti climatici e con le sciagure a essi connesse, come l’uragano Katrina a New Orleans, oppure i disastri ambientali, come quello di Chernobyl, con le sue conseguenze di bambini malformati e handicappati, o quello della petroliera Deepwater, nel 2010, nel Golfo del Messico, a cui allude l’immagine dei dimostranti ambientalisti di Città del Messico. E poi Haiti e Fukushima.
Poi è la volta di due delle piaghe dei nostri giorni, il terrorismo e le guerre: si parte con quella celebre copertina dedicata all’11 Settembre, con l’immagine di uno degli aerei trasformati in bombe, che si schianta contro una delle Torri Gemelle, e il titolo È GUERRA, accompagnata dalla foto dei telefoni appesi nel vuoto in quello che, oggi, a New York, è Ground Zero, il memoriale della più grande strage terroristica di sempre. C’è, poi, spazio per il dopo 9/11: la guerra lanciata dall’ex presidente Bush all’Iraq di Saddam e all’Afghanistan, così come la polveriera Medio Oriente che, dopo il 2001, si riaccese, con la guerra del 2006 tra Israele e Libano e, poi, con le successive primavere arabe in Nord Africa. La guerra più cruda è quella che descrivono le foto provenienti dalla Siria, come quella del padre che piange il figlioletto morto, ma anche quelle provenienti da Israele e dalla Palestina, con le restrizioni per gli arabi a Gerusalemme, i funerali pieni di rabbia a Gaza e lo sgombero della West Bank, occupata da estremisti ebrei, da parte del governo israeliano di Ariel Sharon.
L’Italia è il fulcro dell’attività fotografica per L’Espresso, che, nei primi tempi, si è occupato molto dei disastri, come alluvioni e terremoti, che hanno funestato l’Italia nel Dopoguerra, da Longarone al Polesine, dal Belice all’Irpinia e al Friuli, fino alle tragedie di anni recenti come il sisma all’Aquila e l’alluvione del Ferreggiano a Genova. Questo modo di essere “fra la gente”, e non in redazione, a documentare le sciagure che hanno segnato l’Italia di allora con cicatrici ancora oggi evidenti, come il dissesto idrogeologico ligure e l’emigrazione di massa dei profughi da Rovigo e dintorni, rende L’Espresso un servizio reso alla Nazione “in presa diretta”, sempre sul luogo del disastro, accompagnato da maestri della fotografia che hanno raffigurato i drammi del loro tempo.
L’interesse politico del settimanale è evidente nelle numerose immagini che ritraggono i giganti della Cosa Pubblica italiana del Secondo Dopoguerra, Moro, Togliatti, Spadolini, Fanfani e De Gasperi, Berlinguer e Craxi solo per nominarne alcuni, durante gli anni più difficili dell’Italia, tra boom economico, difficoltà demografiche e lotte sociali sfociate nel terrorismo e nell’eversione, sia rossa e che nera. La politica di oggi è stata esemplificata in istantanee che raffigurano Matteo Renzi e Andrea Orlando durante una seduta parlamentare, la ministra Maria Elena Boschi durante un incontro, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo, in camper, oltre ai sindaci che sono stati eletti (o rieletti) poco più di un mese fa, come Virginia Raggi a Roma, Giuseppe Sala a Milano, Chiara Appendino a Torino e Luigi De Magistris a Napoli.
Poi, infine, ci sono i cambiamenti, dell’Italia e del Mondo, quelle mutazioni che hanno plasmato la realtà di oggi, più libera e libertaria di sessant’anni fa: gli hippies, i grandi festival, come quello di Re Nudo al Parco Lambro di Milano nel 1972, ma anche le lotte studentesche degli anni ’70, esemplificate dal ritratto di Mario Capanna, storico leader della protesta, e dagli scontri tra studenti e Polizia sia a Milano che a Roma e a Bologna, ma anche all’Estero, specie in Francia e negli Stati Uniti. Non mancano le immagini dei grandi protagonisti di quegli anni, Giorgio Gaber, Ombretta Colli, Gianni Agnelli, Dario Fo, Franca Rame, Fernanda Pivano, Carlo Maria Martini e molti altri

. Anche le città segnano il cambiamento, e la mostra si focalizza su quella Milano divenuta capitale internazionale di Expo dopo un passato di metropoli operaia e manifatturiera: basti pensare al confronto tra le macerie e la sporcizia della vecchia fabbrica abbandonata di Baggio e il Padiglione Italia di Expo in costruzione. Una Milano che cambia, dalle case di ringhiera al nuovo e innovativo Palazzo della Regione, dal vecchio velodromo Vigorelli al nuovo skyline meneghino visto dall’alto, a volo d’uccello. Milano, secondo le immagini in mostra, è divenuta da capitale operaia a capitale della moda, della haute couture, lontana dal sobrio aspetto delle case dei lavoratori che giungevano in città dalle campagne lombarde e venete ma anche dal Sud. E in fondo, questa è proprio la Milano di oggi, fatta di moda e movida, come ben evidenziato dalle foto dei night club, ma anche di Arte, di architettura e di spettacolo, riassunto nei due ritratti di Franca Valeri e Mariangela Melato, due tra le più grandi interpreti teatrali, televisive e cinematografiche milanesi del XX Secolo. Naturalmente, c’è spazio anche per gli uomini che hanno reso possibili questi cambiamenti, come gli ex sindaci Giuliano Pisapia e Letizia Moratti, e anche quello che oggi è Primo Cittadino di Milano, ma che fino a pochi mesi fa era Amministratore Delegato di Expo, Giuseppe Sala.
C’è spazio anche per le piaghe della mafia e della malavita, che infestano e insanguinano ancora l’Italia, con le celebri foto di Capaci e di Via D’Amelio, ma anche con i fastosi funerali del boss romano Casamonica, così come per i fenomeni di razzismo e xenofobia, non solo in Italia, emersi in questi ultimi sessant’anni, con immagini delle rivolte dei neri in Sudafrica e negli Stati Uniti, o anche per la violenza esplosa quindici anni fa durante il G8 a Genova, con i black block e le cariche della Polizia, fino all’inferno della Diaz e di Bolzaneto. E poi ci sono loro, i diritti delle donne, a cui L’Espresso ha sempre dedicato grande spazio: ci sono immagini che rappresentano le grandi dimostrazioni femministe italiane a favore di aborto e divorzio, insieme ad altri protagonisti di tali lotte, come i radicali Marco Pannella ed Emma Bonino, ed è esposta anche la famosa foto della donna incinta crocifissa che divenne la base per una scandalosa copertina del settimanale.

In fondo, L’Espresso è tutto ciò, un’informazione libera, diretta, fatta di testo e immagini, di provocazione e di termini forti ma mai volgari, e questa mostra rende perfettamente ragione della natura di uno dei migliori mezzi d’informazione che l’Italia abbia mai prodotto.

Stefano Malvicini

> leggi anche gli altri articoli e le interviste di Stefano Malvicini per Milano Arte Expo – magazine del centro culturale e d’arte contemporanea Spazio Tadini.

Stefano Malvicini

La nostra storia. Ieri e oggi nelle fotografie dell’Espresso
Palazzo Reale di Milano

Orari: martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30-19.30; lunedì 14.30-19.30; giovedì-sabato 9.30-22.30
Ingresso libero

MAE Milano Arte Expo, magazine dell’Art Center Spazio Tadini diretto da Francesco Tadini e Melina Scalise, giornalista  – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it , tel +39.3662632523– ringrazia  Stefano Malvicini per la recensione sulla mostra dedicata a l’Espresso a Palazzo Reale.

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