Festival VolterraTeatro 2016, direzione artistica di Armando Punzo – segnalato da Annalisa D’Amelio

Festival VolterraTeatro 2016

Festival VolterraTeatro 2016

Festival VolterraTeatro 2016, direzione artistica di Armando Punzo – segnalato da Annalisa D’Amelio per Milano Arte Expo. Ho vissuto per anni in Toscana, nello specifico a Firenze, ma per me la Toscana non è Firenze. Adoro questa terra, ci ritorno sempre volentieri tutti gli anni e ci trascorro lunghi periodi. Mi fa bene stare in questo luogo incantato, mi aiuta a riossigenare il cervello e nutre la mia anima.

Nello specifico, passo gran parte del tempo a Volterra, una bellissima cittadina che si erge su un colle e circondata da una bellissima campagna. Io dico sempre: “quando son qui mi sembra di essere stata catapultata in un’altra epoca”. Sì, quando sei qui hai la netta impressione di vivere in un presente passato.

Bellissimo, adoro i suoi odori, il suo panorama, la sua storia, la sua arte è una piccola chicca che offre questa meravigliosa terra.

Non sono la sola a scrivere di questa particolare realtà toscana, prima di me lo ha fatto D’Annunzio, tanto amata e citata da lui stesso nelle sue opere, ve ne mostro una delle tante:

VolterraTeatro

VolterraTeatro – P.P.Pasolini ovvero Elogio al disimpegno (10)_stefano_vaja

Volterra

Su l’etrusche tue mura, erma Volterra,

fondate nella rupe, alle tue porte

senza stridore, io vidi gente morte

della cupa città ch’era sotterra.

Il flagel della peste e della guerra

Avea piagata e tronca la sua sorte;

e antichi orrori nel tuo Mastio forte

empievan l’ombra che nessun disserra.

Lontanar le maremme fabbricose

Vidi, e i plumbei monti, e il Mar biancastro,

e l’Elba e l’Arcipelago selvaggio.

Poi la mia carne inerte si compose

Nel sarcofago sculto d’alabastro

Ov’è Circe e il brutal suo beveraggio. (D’Annunzio, Elettra 1904, tratto da “Le città del silenzio”, IV)

Tutti gli anni da trent’anni a questa parte, Volterra fa da scenario ad un bellissimo e oramai conosciuto festival delle arti, che pone l’accento sul teatro, non a caso s’intitola VolterraTeatro e quest’anno – XXX edizione del festival, ecco il LINK al sito ufficiale con il programma spettacoli, concerti ed eventi completo –  il titolo che rappresenta la manifestazione è: “La città ideale”.

Ho espressamente voluto conoscere Armando Punzo (vedi anche intervista di Federicapaola Capecchi per Milano Arte Expo al seguente >LINK) l’ideatore e direttore artistico da oramai ventotto anni, colui il quale ha reso possibile lo sviluppo e la crescita internazionale di un’idea e di un intento di vita, della sua vita.

Ve lo presento: Armando Punzo.

Dopo la conferenza stampa di presentazione dell’intero evento, mi ha dedicato del suo tempo. Ci siamo diretti io e lui verso lo storico ristorante “L’antica lira”, per poter fare questa intervista in un luogo tranquillo.

Sono le 23:15, iniziamo la nostra conversazione:

Mi potrebbe parlare del suo progetto di portare il teatro in carcere?

VolterraTeatro

VolterraTeatro – Mercuzio non vuole morire (2011, foto Carlo Gattai)

“Da ventotto anni seguo il progetto “VolterraTeatro” e in un secondo momento in qualità di direttore artistico. M’interessa l’idea di cambiamento. Avevo un piccolo teatro sotto il carcere, un giorno mi è venuta l’idea di portare il teatro all’interno del carcere a gente che è agli antipodi con i principi della cultura, dell’arte e della bellezza. Da quel giorno ad oggi non ne sono più uscito, è stato per me anche motivo per risolvere una mia questione artistica”.

Qual è il suo rapporto con i detenuti?

“Ero un ragazzo molto giovane, ignaro di quali potessero essere le dinamiche. Sono andato semplicemente oltre le loro motivazioni del perché fossero lì e mi sono limitato a manifestargli il mio intento. E’ avvenuto tutto in maniera naturale. Io sono cresciuto con loro e loro sono cresciuti con me e scopri che le persone non sono quello che fanno, le loro azioni fanno solo parte di un momento”.

In questi trent’anni di festival, che cambiamenti e sviluppi ha notato maggiormente?

“Con l’ingresso del teatro non è cambiato il festival, ma il carcere stesso. E’ stato un lavoro lungo, fino ad arrivare ad oggi che si parla di una costruzione di un teatro nel carcere stesso. Tutto questo era impensabile all’inizio. E’ possibile cambiare qualcosa, ho visto persone prive di ogni cultura e di ogni radice culturale fare cose straordinarie”.

VolterraTeatro

VolterraTeatro – santo_genet_commediante e martire _foto stefano vaja

Rifarebbe tutto?

“Sì e ancora di più”.

Cosa cambierebbe?

“Non cambierei niente, serei ancora più radicale”.

Colgo l’occasione per ringraziare Armando Punzo per la sua immediata disponibilità e tutto il suo staff per la professionalità dimostrata.

Inoltre, vi mostro (vedi sotto) tutto il programma di VolterraTeatro 2016 nella sua interezza e una gallery d’immagni delle precedenti edizioni.

In bocca al lupo a tutti!! (con un ringraziamento speciale a Diego e Mariana!)

Annalisa D’Amelio The Art Runner

Leggi anche gli articoli della rubrica The Art Runner di Annalisa D’Amelio per Milano Arte Expo.

Annalisa D'Amelio

Festival VolterraTeatro 2016
Direzione artistica di Armando Punzo
Progetto a cura di Carte Blanche

SPETTACOLI, CREAZIONI COLLETTIVE, POESIA, CONCERTI, HAPPENINGS MUSICALI

FORTEZZA MEDICEA, VOLTERRA
DAL 25 AL 29 LUGLIO ORE 15.00

TEATRO FLORENTIA, LARDERELLO
30 LUGLIO ORE 21.00

COMPAGNIA DELLA FORTEZZA
DOPO LA TEMPESTA. L’OPERA SEGRETA DI SHAKESPEARE | creazione originale per VT | anteprima nazionale


regia e drammaturgia Armando Punzo

musiche originali e sound design Andrea Salvadori

scene Alessandro Marzetti, Silvia Bertoni, Armando Punzo

costumi Emanuela Dall’Aglio

aiuto regia Laura Cleri

movimenti Pascale Piscina

assistente alla regia Alice Toccacieli

video Lavinia Baroni in collaborazione con VaiOltre!

aiuto scenografo Yuri Punzo

collaborazione drammaturgica Giacomo Trinci, Lidia Riviello

collaborazione artistica Adriana Follieri, Daniela Mangiacavallo, Pier Nello Manoni, Marco Mario Gino Eugenio Marzi, Debora Mattiello, Francesco Nappi, Marta Panciera, Luisa Raimondi, Francesca Tisano, Carolina Truzzi

assistenti stagisti Marta Fasulo, Gabriella Indolfi, Azzurra Lochi, Eleonora Risso, Edoardo Trentini

foto di scena Stefano Vaja

organizzazione generale Cinzia de Felice

coordinamento Domenico Netti

amministrazione Isabella Brogi

curatrice Rossella Menna

collaborazione amministrativa Giulia Bigazzi

direzione tecnica Carlo Gattai

light designer Andrea Berselli

suono Alessio Lombardi

con Armando Punzo

e gli attori della Compagnia della Fortezza Salvatore Altieri, Sebastiano Amodei, Vincenzo Aquino, Mohammad Arshad, Andrey Ayala, Saverio Barbera, Nikolin Bishkashi, Pellumb Brhama, Rosario Campana, Maxwell Caratti, Roberto Cecchetti, Ivan Chepiga, Giuliano Costantini, Ismet Cuka, Pierluigi Cutaia, Gianluigi De Pau, Luigi Di Giovanni, Amar Papa Diouf, Oktavian Dumitru, Nicola Esposito, Mohammed Essalmi, Vincenzo Fagone, Alban Filipi, Pasquale Florio, Heros Gobbi, Arian Jonic, Ibrahima Kandji, Nasser Kermeni, Kujtim Kodra, Giuseppe Lamacchia, Carmelo Dino Lentinello, Hai Tzen Lin, Matteo Macchiarelli, Domenico Maggio, Antonino Mammino, Massimo Marigliano, Paolo Marino, Gianluca Matera, Gaspare Mejri, Edmond Parubi, Bledar Peskura, Marian Petru, Ciprian Putanu, Hamadi Rezeg, Vincenzo Rubino, Tip Saiw Sai, Alvaro Sapana, Mario Serban, Vitaly Skripeliov, Lucian Tarara, Massimo Torre, Fabio Valentino, Alessandro Ventriglia, Sinan Wang, Tony Waychey, Qin Hai Weng

e con Elisa Betti, Eva Cherici, Gillo Conti Bernini, Giulia Guastalegname, Francesco Nappi, Francesca Tisano

e i giovanissimi Gregorio Mariottini, Marco Piras, Andrea Taddeus Punzo de Felice, Tommaso Vaja

Si ringraziano di cuore Mariya Vovk, Luca Marrocco e Giancarlo Baronti per il prezioso aiuto dato ognuno a suo modo al nostro lavoro.

Un pensiero e un ringraziamento che dureranno per sempre a Renzo Graziani grazie al quale tutto ciò ha avuto inizio e a Franco Quadri, Piera Rolandi e Don Vincenzo Guttadaura per l’amicizia, l’attenzione e il sostegno datoci negli anni.

produzione VolterraTeatro/Carte Blanche

con il sostegno di MiBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Toscana, Provincia di Pisa, Comune di Volterra, Comune di Pomarance, Comune di Castelnuovo V.C., Comune di Montecatini V.C., Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Ministero della Giustizia C.R. Volterra

in collaborazione con la Rassegna Fra Terra e Cielo

e con il sostegno di Enel Green Power

Quattrocento anni dalla morte di William Shakespeare, secoli di esercizi sulla sua opera, di traduzioni, trasposizioni, di diatribe filologiche, di regie critiche, di adattamenti monologanti, di letture psicanalitiche, postmoderniste, destrutturaliste; “tradire per rispettare”, “ridurre per enfatizzare”: secoli di teatro come corpo a corpo ossequioso, sempre e comunque, con quell’affresco perfetto dell’umanità che il massimo autore inglese ha consegnato nei suoi testi, un travasare perpetuo da una forma all’altra un essere umano che si immagina scritto per sempre nelle pieghe meravigliosamente complesse di quei personaggi.

Con Dopo la tempesta. L’opera segreta di Shakespeare, Armando Punzo prova invece a mandare definitivamente all’aria ogni forma, ogni esercizio, dispositivo, e a dare vita a uno spettacolo liquido, un’opera monumentale che si confronti con tutto Shakespeare e con l’eredità filosofica che rappresenta. Un’opera totale che stravolga il canone occidentale di cui anche l’autore inglese è stato inventore, che stravolga il tempo, lo spazio, il ritmo, per mettere in discussione l’uomo, la sua forma rigida, la sua storia ingessata: l’apoteosi di quella utopia della libertà di poter sempre riscrivere tutto, anche quello che sembra impossibile da cambiare e da reinventare.

Di buchi neri, d’altronde, è disseminata l’opera di Shakespeare. Dentro quei testi Punzo cerca allora con la Compagnia della Fortezza il grande testo segreto, l’antidoto, il mistero che si nasconde nello spazio vuoto tra le parole, nelle maglie degli indugi di Macbeth e dei dubbi di Amleto. Tra quei fatti, tra quelle azioni e parole che vogliono rappresentare l’uomo c’è infatti uno spazio infinito da indagare, interrogare, che promette altro.

Shakespeare ci consegna un’umanità persa nelle sue trame, inconsapevole di questa condizione e impossibilitata a trovare una via d’uscita. Se il Bardo è uno tra gli autori più rappresentativi del canone occidentale e ci ha creati per quello che siamo, vale la pena mettere tutto in discussione.

Di Shakespeare non mi interessa il soggetto, ma la sua ombra. Dei suoi personaggi e intrighi che copiano la vita e le danno concretezza, mi interessa il non detto, il mancante, l’aspirazione a un’altra esistenza.

L’ombra è l’altra faccia della medaglia, è il negato, il personaggio mancato da riscrivere per sottrazione, è il soggetto invisibile.

I suoi uomini sono rozzi, ancora totalmente in preda all’essere umano ai suoi primordi.

È superato.

Il suo errore è stato un errore drammaturgico. Ha posto in evidenza, ha dato forma a ciò che lui stesso voleva negare. Gli è mancata quella forza creativa che lo portasse a guardare oltre l’esistente, oltre quello che sembrava l’esistente.

Non ha avuto fiducia, non ha saputo creare un altro uomo che sentiva forte in sé, ma che non aveva ancora forma.

I suoi spiriti sono il timido tentativo di dare vita a possibilità ancora inespresse, in-esistenti, non ancora osservabili nell’uomo, ma che in qualche modo avvertiva.

Shakespeare, per essere troppo fedele alla realtà oggettiva dell’uomo, si è smarrito come poeta dell’Altro.

Shakespeare nel tentare una geografia dell’uomo è diventato quella geografia. La geografia dell’uomo.

Non bisogna fermarsi a questo formatore e governatore di anime.

Il teatro che ne rispetta la forma ne tradisce lo spirito.

Tradire la forma che Shakespeare ci ha consegnato è l’unica possibilità che ci è data.

Abbiamo bisogno di un Attore in Rivolta che si faccia autore di nuova vita, che non si presti, per nessuna ragione al mondo, a ri-rappresentare ciò che non ama o non dovrebbe amare: l’uomo immerso in se stesso, sprofondato nella sua esistenza che sua non è, l’uomo nella sua ordinaria follia animale, istintuale e sociale.

Mostrare, mostrare e mostrare, copiare, duplicare, rappresentare e quando creare, ricreare daccapo, essere, essere altro?

La mia passione è sciogliere nodi, districare le trame.

La vertigine di fronte al salto nell’ignoto di un uomo che vuole perdere le (sue?) strutture di riferimento, le (sue?) iconografie, i (suoi?) simboli…

Non agire la vita. Sospenderla.

Personaggi come fuori scena, in attesa, ascoltano echi lontani della vita che li vorrebbe attirare a sé, risucchiarli in una vertigine insostenibile.

Vogliamo immaginare che Shakespeare nello scrivere tutta la sua opera abbia nascosto un altro testo, un metatesto, che non è visibile agli occhi di chi è attratto dalle sue storie. È un antidoto, un testo antidoto alla superficialità della vita descritta e vissuta dai personaggi. Come degli archeologi, cerchiamo tra le sue parole per far emergere dalla polvere questo nuovo testo. Il suo testo più improbabile e importante.

In una foresta di statue morte e potenti, si aggira uno spirito che vuole essere liberato.

La voce solitaria di una tromba all’inizio di un concerto è chiara, e limpida la sua melodia. Le nostre voci saranno corrotte, confuse. Saremo di fronte ad uno sconcerto. Lì vige una ferrea

coerenza, qui l’incoerenza, l’illogicità, l’impossibile, lo straripamento dagli argini.

Come Dèi che guardano dall’alto la follia degli uomini.

Il delirio di onnipotenza di Shakespeare

E il mio sogno di impotenza

Armando Punzo


TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA
25 LUGLIO 2016 ORE 17.30

TEATRO COME DIFFERENZA
ANTOLOGIA DEL NULLA
dramma inconsistente
un progetto di Alessandro Fantechi e Elena Turchi


Pare un assurdo, eppure è esattamente vero, che, tutto il reale essendo un nulla,
non v’è altro di reale né altro di sostanza al mondo che le illusioni.

Giacomo Leopardi

Un laboratorio clandestino sulla poesia. Quindici attori autori utenti del servizio di Salute Mentale di Firenze, insieme a giovani attori in formazione, conducono una ricerca sul nulla che rappresenta le nostre paure ma è anche fonte di tutte le nostre potenzialità inespresse.


Un laboratorio clandestino sulla poesia. Poeti. Attori.
Castelporziano sulla spiaggia nel 1979.
Attori autori utenti del servizio di salute mentale.
La parola Logos al centro di tutto.
Mangiare poesia. La poesia è servita.
Non è uno spettacolo.
Una ricerca sul nulla.

Un progetto di Alessandro Fantechi e Elena Turchi/Isole Comprese Teatro.

Il laboratorio teatrale con gli utenti del servizio di Salute Mentale dell’ASL 10 Firenze è attivo dal 2003. Ha prodotto numerosi spettacoli e partecipazioni a festival e rassegne.

Teatro come Differenza è un coordinamento, nato nel 2013, dei gruppi teatrali e dei registi che operano nella salute mentale nell’area fiorentina, per la realizzazione di progetti e visioni collettive, composto da 5 compagnie teatrali: Sfumature in Atto, Es Teatro, Isole Comprese Teatro, Arbus e Arte in Corso.


TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA

25 LUGLIO 2016 ORE 18.30

GINETTA MARIA FINO/GIUSEPPE MAINIERI
NON MI RICORDO
regia di Corrado Nuzzo, Maria Di Biase

Ripercorse le tappe fondamentali della sua vita di coppia, Ginetta non trova conferme nel suo compagno Pino: lui non ricorda quasi nulla del passato, smemoratezza affrontata dai due con ironica allegria. Suggestivi interventi audio-video rafforzano il contrasto/continuità fra passato e presente, testimoniando il valore dei documenti. Intensa la rievocazione della notte in cui accadde l’incidente che provocò la perdita di memoria. Le lettere di Pino inviate a Ginetta durante il servizio di leva sono un prezioso documento che testimonia chi e come fosse Pino prima del trauma che gli ha divorato la memoria. Le parole di un Pino giovane, che combatteva per un mondo più giusto e che amava la sua compagna, durante il lungo coma profondo indicano a Ginetta la via per affrontare l’ulteriore prova: vivere non significa sognare e sperare, vivere significa capire e lottare, svelando il segreto della forza del loro rapporto.

Nel settembre 2006, l’epistolario di Pino giunge tra i dieci finalisti al Premio Pieve dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (AR) fondato da Saverio Tutino. A undici anni dall’incidente che lo ha reso disabile togliendogli anche la memoria, a Pieve il passato riemerge in tutta la sua rilevanza umana e storica. A Pieve nasce Non mi ricordo.


Quello che Pino Mainieri e Ginetta Maria Fino portano in scena non è uno spettacolo come tanti. È uno spettacolo unico, o forse non è nemmeno uno spettacolo. Come Paolini, Celestini, Enìa, Perrotta, Ginetta Maria Fino lavora sul teatro di memoria, ma in questo caso la storia da ricostruire, grazie ad un puzzle fatto di vecchi documenti, lettere scritte durante il servizio di leva, ricordi sbiaditi, tracce audio… è quello di Pino, suo marito che ha completamente dimenticato il passato dopo un drammatico incidente. Una storia intima e sofferta che i due portano in scena con naturalezza, infatti Ginetta e Pino hanno da sempre fatto teatro… a parte una breve pausa durata dodici anni che ora andranno a raccontare.

Corrado Nuzzo e Maria Di Biase, Bologna 18 aprile 2007

TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA
25 LUGLIO 2016 ORE
19.30


ADRIANA FOLLIERI/MANOVALANZA
DE BELLO CIVILI. UN’AZIONE COLLETTIVA

regia Adriana Follieri

geografie visive Davide Scognamiglio

drammaturgia a cura di Manovalanza

con il prezioso contributo del coro e dei partecipanti attivi su Facebook attraverso il gruppo di ricerca e drammaturgia condivisa DE BELLO CIVILI – una ricerca di MANOVALANZA

con Hugo Fonti, Fiorenzo Madonna, Valerio Pietrovita e tutto il CORO di cittadini partecipanti

collaborazione artistica Claudio D’Agostino, Dora De Maio, Antonella Ippolito, Davide Scognamiglio, Carolina Truzzi

documentazione audiovideo Giuseppe Riccardi

cura del progetto Anna Calise

produzione MANOVALANZA

progetto vincitore del bando Teatri Peregrini 2016

Qualcosa ci unisce, senza violare la nostra unicità: desideriamo dunque scorgere le complesse dinamiche di esistenza e resistenza individuali e collettive, scrivendo insieme il nostro DE BELLO CIVILI. I cittadini diventano coreuti il cui dono di scambio viene guidato verso la costruzione di una mappa scenica collettiva che afferisce a cinque sotto-mondi di conflitto:

IO | ovvero dei conflitti privati, tra me e me, tra le molte parti di me.

CASA | conflitti d’amore, di famiglia, di panni sporchi che ci si lava da sé.

CITTÀ | ovvero dei conflitti tra l’uomo, l’uomo e il suo habitat quotidiano.

MONDO | conflitti politici, conflitti di idee, di risorse, di spazi vitali.

DIO | ovvero dei conflitti di fede, per la fede, in fede.

Guardiamo al lavoro teatrale come occasione di rottura della linea di confine tra pubblico e privato, proponendo un’azione collettiva che restituisca lo spazio/tempo del rito e dello scambio: cambia il punto di vista e il conflitto cambia, cambia uno spettatore e il lavoro muta.

Non c’è dunque fruizione passiva dello spettacolo, ma creazione istantanea e condivisa di materiali, immagini e azioni verso una grande installazione abitata da attori: questo CORO di pubblico attivo è la geografia umana tutta, che torna ad abitare la scena sottratta.

CHIAMATA AI CITTADINI

Per contribuire alla realizzazione dell’azione collettiva chiediamo ai partecipanti di portare con sé una tazzina da caffè e un cucchiaino e di indossare abiti bianchi o chiari, per entrare nella geografia visiva.

Siamo in guerra e non si vede. Divisi, sottratti, figli insoddisfatti di noi stessi, sopiti, sedati, simpatici, sintetici. Eppure meravigliosamente vivi.

C’è in questo lavoro qualcosa di profondamente antico, eppure i segni sono attuali: occorre immortalare il presente, nell’ascolto del remoto e intimo essere comunitario che siamo stati, e che inseguiamo ancora con bocche spalancate, nella babele di lingue e modalità espressive, nella trasversalità linguistica e culturale delle nostre piazze, delle nostre strade, delle nostre città.

Il faut s’imaginer Sisyphe heureux”.

Occorre immaginare un atto di dolore felice, uomo come pietra di se stesso.

Occorre vivere e districare la maglia della rete in divenire e scomparire.

Se abitare significa respirare l’aria, apprendere la lingua, comprendere dinamiche e conflitti, allora portare sulla scena questo abitare è un esercizio di moltiplicazione dell’eterna domanda, è la rivelazione della prossemica, del gioco di stare al mondo, dei corpi in equilibrio nel tentativo di guardare, leggere, quindi tradurre il reale in immaginario, per tornare al reale compromessi e salvi. È dunque un lavoro sui conflitti latenti, sulle abitudini e sulle rivoluzioni. È una ricerca sull’animale-uomo in cattività, sulla cattiveria che istintivamente da lui si emana, sulla dolcezza, che è amore oltre se stessi, amore oltre l’amore, mistica comprensione, accettazione, perDono.

DE BELLO CIVILI è una ricerca di MANOVALANZA sui conflitti, sui luoghi e sugli uomini, sull’essere naturale e sull’essere snaturato, sulla battaglia invisibile dell’uomo nel cosmo.

È un progetto di ricerca teatrale site-specific in incontro creativo con i diversi luoghi in cui viene allestito. La ricerca #DeBelloCivili nasce a Napoli nella primavera 2016, coinvolgendo 20 giovani attori campani nella pratica scenica e oltre 250 persone sul territorio nazionale nel percorso d’indagine teorica, utilizzando come strumento di scambio il gruppo Facebook DE BELLO CIVILI – una ricerca di MANOVALANZA che ha dato origine a una drammaturgia condivisa in continuo mutamento.

25 LUGLIO TEATRO DEI CORAGGIOSI, POMARANCE ORE 16.00/19.00

26 LUGLIO TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA ORE 16.00/19.00

EVENTO TEATRALE COLLETTIVO Tutto quello che so del grano

ideato e condotto dal Teatro delle Ariette

Il tentativo impossibile di tornare a casa, in quel posto dove siamo già stati… ritrovare quella luce… quelle piante cresciute tra le pietre… i fiori selvatici che sbucano dal catrame… quella promessa di vita e di futuro…

Il desiderio inappagabile di tornare in quel posto per interrogarlo, condividerlo, riprendere i giochi interrotti nell’infanzia e mettere tutta l’immaginazione della vita davanti, osservare l’espandersi delle radici in un disegno di mappe e percorsi possibili.

Luce, luce e ancora luce su un mondo che ancora non c’è, ma sta per sbocciare, germogliare, nascere.

Nascere seme, docile, umile, memoria e promessa di una trasformazione.

Un chicco di grano.

Frutto e seme allo stesso tempo.

Raccolto di un percorso passato e promessa di futuro.

Chicco da macinare, per diventare farina ed essere mangiato come nutrimento.

Seme da affidare alla terra, per diventare raccolto.

Nello stesso chicco… tutto il tempo… tutto l’universo.

L’universo in un seme.

Tutta l’umanità, tutti i tempi, tutte le vite, animali, vegetali, minerali, racchiuse in quel seme.

Cosa c’è scritto nel DNA del seme che siamo?

Chiediamo ai partecipanti:

Portate una focaccia, o una pizza, o un pezzo di pane, quello che preparate a casa abitualmente, o che comprate dal vostro fornaio.

Portate una lettera, che avete scritto o ricevuto, quella che vi sta più a cuore.

Portate il desiderio di partecipare a un rito di festa, di morte e rinascita, di semina e raccolto. Quel rito che oggi, con una parola antica, chiamiamo TEATRO.

Stefano Pasquini – Teatro delle Ariette

25 LUGLIO TEATRO DEI CORAGGIOSI, POMARANCE ORE 21.30

26 LUGLIO TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA ORE 21.30

27 LUGLIO GRANAIO DI CASTELLO GINORI DI QUERCETO, MONTECATINI V.C. ORE 21.30

28 LUGLIO CENTRO LA PISTA, CASTELNUOVO V.C. ORE 21.30

TEATRO DELLE ARIETTE

TUTTO QUELLO CHE SO DEL GRANO secondo studio

di Paola Berselli e Stefano Pasquini

con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Stefano Pasquini

scenografia e costumi Teatro delle Ariette

regia Stefano Pasquini

segreteria organizzativa Irene Bartolini

comunicazione e ufficio stampa Raffaella Ilari

produzione TEATRO DELLE ARIETTE 2016

Durata: 1h10 + il tempo per mangiare assieme le focacce preparate e condividere le parole del dopo spettacolo

Caro spettatore, TUTTO QUELLO CHE SO DEL GRANO è uno spettacolo a forma di imbuto.

Quando arrivi al collo dell’imbuto, se vuoi passare di là, devi fare i conti con quello che sei, con la materia di cui sei fatto.

E io voglio passare di là, attraversare il buio di questo presente e arrivare nell’aperto, in quel posto dove sbocciano i fiori a non finire, per immaginare un altro mondo, un futuro possibile, luminoso, fosse anche tra 2781 anni.

TUTTO QUELLO CHE SO DEL GRANO è fatto di pochi, semplici elementi.

Una lettera. Una focaccia. Un uomo e una donna. La campagna e il teatro.

Tutto quello che so può essere niente. E il grano? Alle soglie dei sessant’anni, qualcosa devo pure avere imparato, qualcosa devo sapere, e questo qualcosa non posso tenerlo per me, perché faccio teatro … perché …

TUTTO QUELLO CHE SO DEL GRANO è appena nato.

Non so se dopo questo spettacolo ne faremo un altro. Non è certo questo il momento di pensarci. Eppure ci penso. Ogni spettacolo è sempre l’ultimo.

Tu pensi che sia eccitante fare uno spettacolo.

Hai ragione, ma la creazione è anche fatica … alla fine ti senti svuotato … sei pieno di dubbi … di domande … Capirai quello che vogliamo dire? Questo sforzo serve a qualcosa? Cosa penserai di noi?

Forse che il grano non interessa più nessuno … e forse neanche il teatro … eppure continuiamo a nutrirci di pane … e tu, spero, verrai a teatro … in fondo … tutto il mio teatro … non è altro che una lunga lettera … indirizzata a un unico destinatario … lo spettatore.

Tu scrivi ancora delle lettere? Io sì, ogni tanto … tu a chi scrivi?

Se io dovessi scrivere una lettera … oggi … la scriverei a te.

Le Ariette, 11 aprile 2016

Stefano Pasquini – Teatro delle Ariette

P.S.

Dimenticavo … se vieni a teatro … e se lo desideri … puoi portare la focaccia … o la pizza … o il pezzo di pane … o la torta … che fai abitualmente a casa … a casa cucini ancora?

RAMPA FORTEZZA MEDICEA / VIE DEL CENTRO STORICO / TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA
27 LUGLIO 2016 ORE 18.00

raduno esterno Fortezza Medicea


ULTIMA FRONTIERA
ARTE (RI)COSTITUENTE | creazione originale per VT

a cura dell’Associazione Ultima Frontiera

performers I Santini Del Prete

poeti Alessandro Agostinelli, Lisa Fedeli, Marco Ferrucci, Ginetta Maria Fino, Raimondo Gambino, Lorella Nardi, Stefania Ometto, Fabrizio Parrini, Lidia Riviello, Alessandro Scarpellini, Alessandro Togoli, Giacomo Trinci, Roberto Veracini

artisti Sergio Borghesi, Ciriaco Campus, Giuseppangela Campus, Patrizia Cerella, Alessio Ciampini, Valentina Cioni, Manola Del Testa, Paolo Fidanzi, Ilio Fiengo, Ginetta Maria Fino, Valdo Frasconi, Ennio Furiesi, Costanza Furiesi, Ivo Lombardi, Lorena Luxardo, Susanna Manghetti, Giuliano Mannucci, Alessio Marolda, Paolo Netto, Stefania Ometto, Ina Ripari, Benvenuto Saba, Santini Del Prete, Luca Serasini, Luciano Sozzi, Sara Togoli.

musicisti Filarmonica Puccini di Pomarance e Volterra Jazz Cepem

letture Gianni Calastri

testo Daniele Luti

La seconda guerra mondiale non aveva lasciato solo distruzione, morte e desolazione. Grazie alla Resistenza e alla lotta contro il nazifascismo, era cresciuta la speranza in un mondo migliore, tutto da reinventare sulla base di antichi e nuovi principi: la giustizia sociale, il rifiuto degli armamenti, come soluzione per risolvere le controversie tra gli Stati e tra gli uomini, l’emancipazione femminile, la fine del colonialismo.

In Italia, dopo due anni di elaborazione e di confronto, la Costituente approva la Costituzione della Repubblica, un testo esemplare, per chiarezza, per efficacia e per comprensibilità, prezioso anche sul piano culturale e linguistico. La nostra Costituzione può essere considerata un vero e proprio poema civile visto che racconta le aspirazioni della parte migliore del nostro popolo ed è in sintonia con i caratteri più avanzati della nostra vicenda storica, in modo particolare con il primo e con il secondo risorgimento. Un filo rosso di sviluppo storico dipanatosi nella modernità lungo le direttrici rivoluzionarie e fra loro variamente conflittuali del liberalismo, del socialismo, dei filoni democratici e laici cresciuti dentro il cattolicesimo.

Performers, musicisti, poeti, artisti danno quindi vita a un evento poetico performativo tra arte, musica e poesia nato nel cantiere teorico della Città Ideale. Uno spettacolo, con prologo itinerante, dedicato alla lingua della Costituzione, vero poema civile, all’insegna di una alleanza tra politica e poesia che fa leva su immaginazione e creatività.

TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA

26 LUGLIO 2016 ORE 18.30

27 LUGLIO 2016 ORE 20.00

28 LUGLIO 2016 ORE 17.00


MASSIMILIANO CIVICA
I CONCITTADINI IDEALI | creazione originale per VT
Da Robert Mitchum ad Aldo Capitini

Una serata a metà strada tra una crestomanzia di detti memorabili e il Forse non tutti sanno che… della Settimana Enigmistica: Civica racconta aneddoti, pensieri ed episodi della vita di alcuni protagonisti del mondo del teatro, del cinema e dei movimenti religiosi non istituzionali dell’Oriente e dell’Occidente. Robert Mitchum, Roberto Rossellini, Jerry Lewis, il Baal Shem Tov, i faquir del Sufismo ed Aldo Capitini: attraverso le vite di questi e di altri uomini straordinari si tenterà di tracciare il ritratto dei nostri concittadini ideali, modelli forse irraggiungibili ma proprio per questo “esemplari”.

TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA
27 LUGLIO 2016 ORE 19.00


GRAZIANO GRAZIANI/VAIOLTRE!
I PRINCIPI FONDAMENTALI. UNA COSTITUZIONE IDEALE | creazione originale per VT

ideazione Graziano Graziani con gli studenti dell’Associazione Culturale VaiOltre!

Che lingua usiamo quando scriviamo le leggi? Che cosa ci racconta del mondo che viviamo una legge formulata con un linguaggio incomprensibile?

E quando invece la lingua è evocativa e leggibile che idea abbiamo della società che siamo o che vorremmo essere?

Di solito siamo abituati a pensare al linguaggio della legge come a un linguaggio arido. Un linguaggio tecnico difficilmente comprensibile. Una lingua che allontana il cittadino comune dalla comprensione della legge, che lo fa sentire distante e scollegato dai principi che ordinano la società di cui anche lui/lei fa parte. Ma non tutte le leggi sono così. All’opposto delle leggi ordinarie si situano le leggi costituzionali, quelle che sanciscono i principi fondamentali sui quali si ordina una società. Poiché tali leggi vengono scritte in momenti particolari della vita collettiva e devono affermare un principio o un’idea cardine della convivenza, spesso dagli articoli di cui sono fatte traspare questa spinta idealistica.

Il 2016 è un anno dove si incontrano due anniversari che vogliamo unire idealmente: la pubblicazione dell’Utopia di Thomas Moore, avvenuta cinquecento anni fa, nel 1516; e l’elezione dell’assemblea costituente, che avrebbe redatto la “legge fondamentale” della Repubblica Italiana, avvenuta settant’anni fa, nel 1946.

Attraverso un laboratorio attorno ai temi della Costituzione e dell’Utopia, i giovani di VaiOltre!, guidati da Graziano Graziani, giornalista e scrittore, autore dell’Atlante delle Micronazioni (Quodlibet 2015) si sono assunti allora il compito di riscrivere i principi fondamentali della nostra convivenza civile, di elaborare, come una vera assemblea costituente, la carta costituzionale della Città Ideale.

TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA
27 LUGLIO 2016 ORE 22.00

Andrea Salvadori
il figlio della tempesta. Musiche dalla fortezza | prima nazionale

concerto/installazione di e con Andrea Salvadori

regia Armando Punzo

con la collaborazione di Lavinia Baroni, Andrea Berselli, Silvia Bertoni, Laura Cleri, Emanuela Dall’Aglio, Alessio Lombardi, Alessandro Marzetti, Rossella Menna, Pascale Piscina, Yuri Punzo, Francesca Tisano, Alice Toccacieli, Carolina Truzzi

produzione Studio Funambulo – Carte Blanche/VolterraTeatro

con il sostegno di Idealcoop Coperativa Sociale e Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra

se si vuole comprendere i segreti dell’Universo

bisogna pensare in termini di Energia, Vibrazioni e Frequenze…
Nikola Tesla

Un concerto speciale di uno dei più eclettici compositori per la scena italiani, che attinge alle creazioni composte nel carcere di Volterra per le produzioni della Compagnia della Fortezza. Musica nata reclusa e per questo libera, che non si presta a funzione narrativa dell’odierno, ma cerca distanze dalla realtà tangibile, per creare uno squarcio temporale sospeso nell’ascoltatore, un’astrazione dal tempo quotidiano, imposto.

Andrea Salvadori è compositore, musicista, sound designer e produttore discografico. Concepisce il lavoro in termini di opera d’arte totale, innestando e inscrivendo la sua ricerca sul suono e sulla musica all’interno della drammaturgia di opere complesse, intervenendo così nel disegno dello spazio e della testualità, oltre che in quello sonoro, con l’obiettivo di costruire delle vere e proprie atmosfere, mondi sonori e visivi dal segno fortemente immaginifico. L’inclinazione all’autorialità e all’eclettismo e la sua propensione alla scrittura per immagini lo hanno condotto quasi “naturalmente” al teatro – in particolar modo a quello di Armando Punzo – in qualità di drammaturgo musicale.

Il Figlio della Tempesta è infatti non un semplice concerto, ma un progetto musicale-performativo che, attraverso uno studio sui caratteri dell’energia e delle frequenze della creazione, rielabora in una drammaturgia composita e suggestiva, fatta di musica e immagini, l’intero universo iconografico, sonoro, emozionale, della Compagnia della Fortezza.

PIAZZA DEI PRIORI, VOLTERRA
28 LUGLIO 2016 ORE 19.30

raduno dei musicisti con strumenti percussivi ORE 17.00

MARZIO DEL TESTA
DRUMS FOR UTOPIA. GRAN CONCERTO POPOLARE DI TAMBURI E PERCUSSIONI
happening musicale per VolterraTeatro

ideazione e conduzione dell’evento Marzio Del Testa

in collaborazione con Quartiere Tamburi

Drums for Utopia è un happening musicale che riempirà la meravigliosa Piazza dei Priori di Volterra di musicisti professionisti e non, i quali, sotto la guida di Marzio Del Testa, daranno vita a un grande concerto popolare di tamburi e percussioni.

Batteristi e percussionisti arrivati da tutta Italia sonorizzeranno la Piazza dei Priori, unendosi ai partecipanti al laboratorio di percussioni diretto dal maestro nei giorni precedenti. La grande orchestra di tamburi eseguirà una suite tribale realizzata appositamente per l’evento, ispirata alla storia di Carnival of Light, un brano strumentale dei Beatles dal carattere sperimentale e d’avanguardia della durata di 13 minuti e 48 secondi, inciso dal gruppo per un festival underground tenutosi il 28 gennaio e il 4 febbraio del 1967 al Roundhouse Theatre di Londra, il “Carnival of Light Rave”. La composizione, mai ufficialmente pubblicata dai Beatles, rappresenta un brano mitico tra i più accaniti fan del gruppo britannico, e diventerà colonna sonora di Utopia, della Città Ideale del Festival VolterraTeatro.

La partecipazione al live è volontaria e gratuita, e non è richiesta una particolare capacità tecnica o esperienza. La call è rivolta a chiunque abbia un paio di bacchette (anche rudimentali, come cucchiai di legno da cucina) e un qualsiasi oggetto che possa essere percosso emettendo un suono (come una pentola, una grande lattina o una tanica). Agli iscritti verrà inviata la registrazione della performance preparata al laboratorio, per fornire loro una traccia di quello che suoneranno il 28 luglio.

Per info e iscrizioni al live:

s.pacini@volterrateatro.it / 335.8384927 / 0588.80392

TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA
28 LUGLIO 2016 ORE 18.00

FORTEBRACCIO TEATRO/ROBERTO LATINI

AMLETO + DIE FORTINBRASMASCHINE

di e con Roberto Latini

musiche e suoni Gianluca Misiti

luci e tecnica Max Mugnai

drammaturgia Roberto Latini, Barbara Weigel

regia Roberto Latini

movimenti di scena Marco Mencacci

organizzazione Nicole Arbelli

foto Fabio Lovino

produzione Fortebraccio Teatro

in collaborazione con L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, ATER – Circuito Regionale Multidisciplinare – Teatro Comunale Laura Betti, Fondazione Orizzonti d’Arte

AMLETO + DIE FORTINBRASMASCHINE è la riscrittura di una riscrittura.

Alla fine degli anni ‘70 Heiner Müller componeva un testo che era liberamente ispirato all’Amleto di Shakespeare.

Oggi, tentiamo una scrittura scenica liberamente ispirata a Die Hamletmaschine di Heiner Müller.

Lo facciamo tornando a Shakespeare, ad Amleto, con gli occhi di Fortebraccio, con l’architettura di Müller, su un palcoscenico sospeso tra l’essere e il sembrare.

Intitoliamo a Fortebraccio il nostro sguardo sul contemporaneo, la caccia all’inquietudine nel fondo profondo del nostro centro, per riscriverci, in un momento fondamentale del nostro percorso.

Ci siamo permessi il lusso del confine e abbiamo prodotto da quel centro una deriva.

Una derivazione, forse; alla quale riferirci nel tempo, o che probabilmente è il frutto maturo di un tempo che già da tempo è il nostro spazio.

Di Heiner Müller conserviamo la struttura, la divisione per capitoli o ambienti e componiamo un meccanismo, un dispositivo scenico, una giostrina su cui far salire tragedia e commedia insieme.

Die Hamletmaschine è modello e ispirazione: Album di Famiglia; L’Europa delle donne; Scherzo; Pest a Buda Battaglia per la Groenlandia; Nell’attesa selvaggia, Dentro la orribile armatura, Millenni.

Ci accostiamo alla potenza della sua intenzione trattandolo come un classico del nostro tempo.

La riflessione metateatrale e quindi culturale e quindi politica che ci ha sempre interessato, la capacità del teatro di rivolgersi a se stesso, alla sua funzione, alla sua natura, per potersi proporre in forme mutabili, mobili, è la voce dalla quale vorremmo parlare i nostri suoni.

L’Amleto è una tragedia di orfani, protagonisti e antagonisti di un tempo in cui i padri vengono a mancare. Anche “Die Hamletmaschine”, ormai, da figlio è diventato padre. Questo ha a che fare con la nostra generazione, da Pasolini in poi, con la distanza che misura condizione e divenire, con il vuoto e la sua stessa sensazione. Siamo Fortbraccio, figlio, straniero, estraneo e sopravvissuto e arrivando in scena quando il resto è silenzio, domandiamo: “Where is this sight?”

Roberto Latini

STAZIONE FERROVIARIA DI SALINE DI VOLTERRA

28 LUGLIO 2016 ORE 21.30

GLI OMINI
CI SCUSIAMO PER IL DISAGIO – PROGETTO T | allestimento site specific

di e con Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Giulia Zacchini e Luca Zacchini

luci Emiliano Pona

produzione Associazione Teatrale Pistoiese-Centro di Produzione Teatrale

con il sostegno di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo,

Regione Toscana

in collaborazione con A.C.D. Giovanile Valdicecina e G.I.A.S.C. Saline di Volterra

Alla stazione di Saline di Volterra arriva una tappa speciale del Progetto T, partito dalla Stazione di Pistoia e diretto a Porretta Terme, che offrirà ascolto, raccoglierà immagini, confessioni, volti e racconti, e restituirà spettacoli. Indagini e interviste territoriali, alla ricerca di storie e personaggi. Performance, installazioni che siano lo specchio di questo territorio per un Teatro che nasce dalla realtà e dalle persone vere. Eventi su una delle linee ferroviarie più antiche d’Italia e nei suoi luoghi abbandonati. Tre anni per trasformare un vagone in Teatro viaggiante, uno spazio culturale mobile.

La stazione di una periferia non è solo un luogo di passaggio. Non è un momento di transito, non è solo un non luogo. La stazione di una città piccola ha una sua identità, i suoi abitanti, le sue voci, le sue regole.

Gli Omini sono stati un mese alla Stazione di Pistoia, sui binari, nel bar a consumazione obbligatoria ogni due passaggi, verso i bagni, sulle panchine. Hanno capito le regole e le hanno viste infrangere. Hanno incontrato la gente. Alcuni pendolari, molti ex carcerati, altrettanti in libertà vigilata, piccioni, studenti confusi, marchettari, gente che si sposta in treno perché non ha più la macchina, coppie di ogni tipo, amore in ogni forma, piccioni, tossici, barboni, suonatori di mandolino, donne che alla stazione leggono e poi parlano come un libro stampato, piccioni.

Gente che si nasconde, gente da guardare con la coda dell’occhio. Gente che guarda i treni passare e che deve stare lontano dalla linea gialla.

Ci scusiamo per il disagio ha debuttato a luglio 2015 nel Deposito dei Rotabili Storici di Pistoia, un luogo carico di memoria, un angolo protetto, e non per tutti conosciuto, della città che è stato aperto al pubblico diventando la scenografia con i suoi binari morti e i suoi vagoni d’epoca.

RAMPA DELLA FORTEZZA MEDICEA / VIE DEL CENTRO STORICO / TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA

29 LUGLIO 2016 dalle ORE 18.00

spettacolo itinerante
raduno esterno Fortezza Medicea ORE 17.00

Dittico di creazioni collettive nate nell’ambito di due laboratori gemelli permanenti con i cittadini di Volterra e di Bologna

ARCHIVIO ZETA
YOKNAPATAWPHA, TERRA DIVISA

dittico da Shakespeare/Faulkner
regia e drammaturgia di Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni

con Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni

e i cittadini-attori del Gruppo Logos di Volterra e del laboratorio di Bologna

partitura sonora Patrizio Barontini
oggetti scenici e luci Antonio Rinaldi
assistente Beatrice Vollaro
assistenza tecnica Andrea Sangiovanni
assistenti alla produzione musicale Paolo Samonà e Fabio Vassallo
cura Rossella Menna
coordinamento organizzativo Luisa Costa

cuffie Silent System

registrazioni realizzate in collaborazione con il corso di alta formazione La musica e il suono nelle produzioni cinematografiche e nell’audiovisivo promosso dalla Regione Emilia Romagna, Demetra Formazione e Studio Modulab

produzione Archivio Zeta

con il sostegno di Bé bolognaestate e Carte Blanche/VolterraTeatro

Avevamo bisogno di parlare, di raccontare, perché l’oratoria è la nostra eredità.

Sembra che cerchiamo nel semplice intervallo furioso in cui l’individuo respira

di abbozzare un’accusa furibonda dello scenario contemporaneo

oppure di scappare da esso e rifugiarci in una regione fittizia

di spade e magnolie e tordi che forse non è mai esistita in nessun luogo.

Introduzione a L’Urlo e il Furore, William Faulkner, 1933

Per il terzo anno consecutivo, dopo le due indimenticabili creazioni collettive La Ferita e Pilade/Campodeirivoluzionari alla Salina di Saline di Volterra, il festival VolterraTeatro ha sostenuto, nel corso dei mesi invernali, il laboratorio permanente Logos della Compagnia Archivio Zeta, condotto da Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni.

La creazione di quest’anno, Big Woods, dal titolo della celebre opera di Faulkner, vede in scena un grande gruppo di oltre quaranta cittadini-attori di ogni età, ed è preceduta da Sound and Fury, che vede invece in scena i cittadini-attori del laboratorio che Guidotti e Sangiovanni hanno tenuto parallelamente a Bologna.

Entrambi sono preludi al progetto artistico 2016 di Archivio Zeta dedicato al Macbeth di William Shakespeare, e vengono presentati a Volterra in un lungo dittico intitolato Yoknapatawpha.

Yoknapatawpha (ioknapatofa) deriva da due parole Chickasaw – Yacona e Petopha – e significa terra divisa. Questo è il nome di una immaginaria contea del sud degli Stati Uniti dove William Faulkner (Premio Nobel per la letteratura nel 1949) ha ambientato molti dei suoi romanzi, racconti e il suo unico testo teatrale Requiem for a nun (Requiem per una monaca).

A detta di Faulkner questa parola potrebbe significare anche acqua che scorre attraverso un terreno pianeggiante: il Mississippi! Yoknapatawpha, il titolo di questo dittico costituito da Sound and Fury e Big Woods, è parola inventata per designare un paese utopico, che non c’è, nominato nella lingua estinta di un popolo sterminato.

Un esercito poetico di ottanta persone, tra adulti, ragazzi e bambini, attraversa il centro di Volterra per arrivare al Teatro Persio Flacco, guidando il pubblico in un grandioso e furioso viaggio dalla Scozia al Mississippi, un viaggio di scoperta e di conquista, tra foreste, orsi, fiumi e indiani Chickasaw, per un dittico faulkneriano che funge da preludio collettivo del nostro Macbeth.

La coscienza è al bando in Macbeth, in quest’uomo nuovo che vuole conoscere l’Universo, che mette in discussione le sacre regole del cosmo, che ha paura dell’ignoto e che la conoscenza porterà all’orrore e alla distruzione degli altri, di sé, della natura. Da dove è venuto e dove ci ha condotto tutto questo male? Macbeth per noi è anche l’uomo che varcherà l’oceano e che, con mani sporche di sangue, costruirà il Nuovo Mondo. Mondo che William Faulkner nella sua opera ha raccontato e indagato fin dalle origini in tutta la sua complessità.

sound and furY Yoknapatawpha#1

con Marina Artese, Antonella Bertini, Alessandra Bianchi, Francesca Biondi, Elisabetta Calari, Piero Giovannini, Sara Gugliotta, Antonia Guidotti, Elio Guidotti, Gianluca Guidotti, Vittorio Lega, Enzo Madonna, Daniela Masini, Francesca Mengozzi, Andrea Papa, Enrica Sangiovanni, Claudia Soffritti, Lucia Spada, Roberto Suprani, Elisa Tinti, Claudia Torresani, Nadia Trebbi, Maria Cristina Zamboni

La vita non è che un’ombra che cammina, un povero attore

che si agita sulla scena per la sua ora e poi non se ne sente più nulla; una favola

raccontata da un idiota, piena di urlo e furore

che non significa nulla.
Macbeth, William Shakespeare

Sound and Fury è un furioso viaggio dalla Scozia al Mississippi, una installazione performativa itinerante, con la partecipazione di un gruppo di cittadini da Bologna, un’azione teatrale che si ispira alle tecniche di smontaggio e rimontaggio frammentario della realtà messe in atto dalla scrittura di William Faulkner a partire da L’urlo e il furore (The Sound and the Fury), opera sperimentale che a sua volta nasce come diramazione da un verso del Macbeth: un materiale in divenire in cui le voci aprono nuovi spazi sonori e nuove scenografie interiori, fino all’ultima sillaba del tempo registrato.


BIG WOODS Yoknapatawpha#2 | prima nazionale | creazione originale per VT

con Simona Alderighi, Vania Baroncini, Annagrazia Benassai, Rocco Bertini, Valeria Bertini, Greta Burchianti, Giuseppangela Campus, Enzo Celotto, Valentina Cioni, Manola Del Testa, Ginetta Maria Fino, Yana Zoe Gioffreda, Antonia Guidotti, Gianluca Guidotti, Elio Guidotti, Patrizia Labò, Giuseppe Mainieri, Mara Pacini, Patrizio Pampaloni, Silvia Pasquinucci, Maria Grazia Pozzi, Andrea Taddeus Punzo de Felice, Enrica Sangiovanni, Giacomo Santi, Paola Stellato, Alessandro Togoli

Io dovrei riferirvi ciò che affermo di avere visto; ma non so come fare.
Mentre stavo di guardia sulla collina

ho volto lo sguardo verso Birnam e ad un tratto mi è parso che

la foresta cominciasse a camminare.

A distanza di tre miglia potete vederlo avanzare;

vi dico che la grande foresta è in marcia, si muove!

Macbeth, William Shakespeare


Nella profezia delle tre sorelle fatali, Macbeth cadrà quando la foresta di Birnam si sposterà al castello di Dunsinane. Il compiersi di questa profezia è un nodo fondamentale eppure, nel tessuto drammaturgico di Shakespeare, quasi solo accennato. Perché una foresta? Chi sono questi uomini travestiti da alberi che avanzano verso Macbeth? Facendo un salto siderale dalla Foresta scozzese alla Grande Foresta nordamericana abitata da indiani Chickasaw, dai bianchi, e dagli orsi, raccontata da William Faulkner, un coro di cittadini-attori si fa largo nella Città di Volterra con una marcia imponente. La marcia di una foresta squarciata dal cemento e dal catrame, ma straordinariamente ancora selvaggia e nobile: resistente.

TEATRO PERSIO FLACCO, VOLTERRA
29 LUGLIO 2016 ORE 22.00

ARMANDO PUNZO/VAI OLTRE!
VAI OLTRE. LE CITTÀ IDEALI
creazione collettiva con i giovani dell’Associazione Culturale VaiOltre!
conduzione di Armando Punzo

consulenza musicale di Andrea Salvadori

assistenza ai testi di Francesca Tisano

con la collaborazione dell’Associazione Culturale Carte Blanche

Una creazione collettiva nata da un intenso laboratorio teatrale che Armando Punzo ha tenuto in primavera con i giovani dell’Associazione Culturale VaiOltre!. Lo spettacolo, presentato in occasione di una tre giorni di eventi e incontri organizzata dall’associazione nata lo scorso anno dall’intraprendenza, dall’entusiasmo e dalla passione di circa cinquanta giovani studenti dell’IIS G. Carducci di Volterra convinti che la cultura sia il primo passo verso il cambiamento, è diventato un vero e proprio manifesto di VaiOltre!

Una ricerca appassionata tra biografie di uomini e donne straordinari per testimoniare, con musiche dal vivo e parole, con la lingua potente del teatro, che andare oltre è sempre possibile.

MAE Milano Arte Expo, magazine dell’Art Center Spazio Tadini è diretto da Francesco Tadini e Melina Scalise, giornalista  – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – telefono: +393662632523. Si ringrazia Annalisa D’Amelio per l’articolo e la selezione immagini sul Festival VolterraTeatro 2016 e la breve intervista ad Armando Punzo.

Milano Arte Expo

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