Principio di Dissimulazione: un nuovo linguaggio per un nuovo mondo

Principio di Dissimulazione: un nuovo linguaggio per un nuovo mondo- di Samanta Airoldi. Ammetto: sono venuta a conoscenza della sua esistenza in tempi recenti… Eppure, a quanto pare, ha origini antichissime, anzi affonda le sue radici nel testo sacro dell’Islam: in soldoni prescrive ai musulmani di raccontare quello che noi vogliamo sentirci dire finché non si sarà tanto forti da sopraffare l’infedele.
Ecco spiegato in 3 righe l’ormai celebre “principio di Dissimulazione”!
Tale “Principio di Dissimulazione“, o taqiyya, non viene condiviso all’unanimità da tutto il mondo islamico: mentre gli Sciiti ammettono la possibilità di nascondere o addirittura rinnegare esteriormente la fede, di dissimulare l’adesione a un gruppo religioso, e di non praticare i riti obbligatori previsti dalla religione islamica per sfuggire a una persecuzione o a un pericolo grave e imminente contro sé stessi a causa della propria fede islamica, la maggior parte dei Sunniti non contemplano la “dissimulazione” in quanto ritenuta un atto di mancanza di fede in Dio
In ogni caso è improprio parlare di taqiyya  quando manchi l’elemento fondamentale del rischio grave e imminente per la propria incolumità e la propria fede.
Se ogni volta che un Mussulmano afferma qualcosa in sintonia con le mie idee o con le idee portate avanti dall’Occidente allora devo pensare che stia dissimulando la comunicazione, lo scambio e il confronto diventano impossibili a priori.
La comunicazione sta alla base di quella rivoluzione culturale e morale che oggi bussa impellente alle porte delle nostre coscienze.
Per poter ripartire abbiamo bisogno, prima di tutto, di comunicare ma per comunicare dobbiamo rivedere le regole stesse che stanno alla base dello scambio dialogico in direzione del raggiungimento di un’intesa comune.

AUSTIN Come fare cose con le parole

AUSTIN Come fare cose con le parole

Come ha spiegato il filosofo Austen nel suo saggio “How to do Things with Words”, attraverso le parole noi compiamo azioni.
Le azioni comunicative si suddividono in:
– Constatative
– Regolative
– Espressive
Ogni azione, a sua volta, ha come riferimento una “fetta” specifica di mondo
– Mondo oggettivo dei fatti nel caso di azioni constatative.
– Mondo sociale delle norme nel caso di azioni regolative.
– Mondo soggettivo delle esperienze nel caso di azioni espressive.
In base alle diverse azioni linguistiche che utilizziamo, di volta in volta, avanziamo una determinata “pretesa di validità“, cioè chiediamo a chi ci sta ascoltando di riconoscere come Fattualmente Vero/ Moralmente Giusto/ Eticamente Onesto e Sincero ciò che gli/le stiamo dicendo
– Con un’azione constatativa il parlante solleva una pretesa di Verità, ovvero pretende di dire qualcosa di vero riguardo al mondo oggettivo dei fatti.
– Con un’azione regolativa il parlante solleva una pretesa di Giustezza, ovvero pretende che la sua modalità interattiva sia ritenuta corretta sulla base delle norme socialmente valide.
– Con un’azione espressiva il parlante avanza una pretesa di Veridicità, ovvero pretende che gli altri credano alla veridicità con la quale rivela qualcosa del suo mondo interiore cui egli ha accesso privilegiato.

J. Habermas teoria dell' agire comunicativo

J. Habermas teoria dell’ agire comunicativo

J. Habermas, in “Teoria dell’Agire Comunicativo” ha inserito questa teoria della comunicazione all’interno di un ambito di più ampio respiro morale e sociale: affinchè vi sia effettiva comunicazione e non semplice “parlare” è necessario che l’altro riconosca le mie pretese di validità e le accetti, ovvero che riconosca la mia volontà di trasmettere qualcosa di Vero o Giusto o Veridico all’interno della situazione di mutuo scambio dialogico.
Perchè si possa parlare di “scambio” è indispensabile, da parte dei soggetti coinvolti, la rinuncia a qualunque fine esterno alla comunicazione stessa, ovvero la rinuncia allo strumentalizzare il linguaggio e la situazione argomentativa per fini altri e non palesati.
Il Principio di Dissimulazione, dunque, entra in aperto conflitto con la pretesa di Veridicità: se il mio interlocutore parte dal presupposto di mentirmi per tutelarsi o per portare a buon fine i suoi progetti nascosti o se io parto già dal presupposto che l’altro non sia sincero ma nasconda, sempre e comunque un secondo fine, l’evento comunicativo sarà reso nullo fin dal principio.
Ma, tornando a monte del ragionamento, senza un cambiamento che prenda avvio proprio dalla forma di comunicazione nessun cambiamento sociale e cultuale potrà prendere piede… Non dimentichiamo mai l’insegnamento del caro buon Wittgenstein: “I limiti del mio linguaggio, sono i limiti del mio mondo”… Una comunicazione resa impossibile a priori condurrà sempre a due mondi in conflitto condannati a non capirsi!

. > leggi anche gli altri articoli di Samanta Airoldi, per la rubrica “Perle di Follia” del magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo

Samanta Airoldi

Il magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo, diretto da Melina Scalise (giornalista professionista, ufficio stampa e co – ideatrice con Francesco Tadini e presidente della Casa Museo Spazio Tadini) – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia la fashion blogger e filosofa Samanta Airoldi per il testo e la selezione delle immagini su Principio di Dissimulazione: un nuovo linguaggio per un nuovo Mondo.

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore del magazine d’Arte Design Fashion Fotografia e Lifestyle fondato insieme a Francesco Tadini

Milano Arte Expo

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