Brexit tra previsioni e speranze

Brexit tra previsioni e speranze- di Samanta Airoldi. Sono passati pochissimi giorni ma si sono dette talmente tante cose in merito che il fenomeno sta già diventando “roba di ieri”… No, no sto parlando dell’ultimo rossetto di Urban Decay ma di un fenomeno britannico altrettanto importante (e spiazzante! Anche se il Viola di Urban Decay non ha eguali 😉 ): Brexit!
Sono passati appena pochi giorni da quando al mio risveglio ho scoperto che il “leave” aveva prevalso sul “remain” con un 52%; da quel momento siamo tutti diventati un po’ economisti dell’ultima ora, ci siamo tutti un po’ improvvisati esperti di mercati finanziari anche chi in Piazza Affari, fino ad allora, c’ era stato solo per l’happy hour e le uniche borse che conosceva erano quelle di Chanel.
Da circa 2 o 3 giorni la Finanza è entrata a gran passo nelle vite di tutti noi e tutti lì ad ascoltare questo o quell’altro politico e a fare ipotesi, previsioni, a chiamare gli amici giornalisti esperti in materie economiche per chiedere loro un parere sull’argomento salvo poi controbattere che “Ma no…Però forse…”

BREXIT

BREXIT

Non so se le “captatio benevolentiae” alla Cicerone vanno ancora di moda ma, onestamente, dal punto di vista economico io non so fare previsioni sul lungo periodo. Certo, nell’immediato sono stati ritirati ingenti capitali, spostati dentro l’UE, prevalentemente verso la Svizzera; a breve termine qualche danno il mercato finanziario britannico, inevitabilmente, lo subirà.
Nella mia totale “ingenuità economica” (Ingenuità suona più dolce di “incompetenza!) ho chiesto ad un amico esperto “Beh ma prima di entrare nell’ UE, fino a 15 anni fa, come hanno mandato avanti l’economia?”
Mi è stato risposto che 15 anni fa vi erano risorse a cui attingere che oggi non sono più disponibili.
Io, da Filosofa Politica, mi limito ad analizzare la questione sotto il profilo etico e culturale, con i parchi strumenti di cui dispongo, ben lungi dall’avventurarmi in previsioni di mercato.
Il dato più sorprendente è che, pur avendo vinto con il 52 % delle preferenze, Brexit ha riscosso successo soprattutto nelle campagne e tra gli anziani over 60; i giovani tra i 20 e i 24 anni nonché la grande Londra, metropoli all’avanguardia per eccellenza, volevano rimanere dentro l’UE.
Questo dato ha scatenato strumentalizzazioni ideologiche da parte di tutte le fazioni politiche: se chi era per il “remain” ha accusato gli anziani di avere poca cultura e poca lungimiranza e, soprattutto, di aver “rubato il futuro alle nuove generazioni”; d’altro canto i nazionalisti del “leave” non hanno mancato di tacciare i giovani di essere dei “fighettini viziati radical chic”.

Brexit Leave or Remain

Brexit Leave or Remain

Contraria ad ogni arroccamento ideologico ed ex studentessa universitaria con una certa conoscenza del mondo accademico e del mondo britannico, mi sono chiesta e richiesta perché giovani universitari, colti, istruiti, avessero preso proprio quella posizione piuttosto che quell’altra.
Beh, al di là di ogni posizione politicamente connotata che qui non intendo approfondire, mi limiterò a formulare una mera ipotesi su basi etiche.
Le nuove generazioni, cresciute con mani e piedi dentro questa crisi economica che ha colpito tutta l’Unione Europea, sono state abituate a respirare questa Europa, fatta di grandi banche e grandi mercati, fatta di macroeconomia e dirigenti e investimenti…
Ma sono state anche abituate a vedere il progresso come un percorso pre- tracciato…non come qualcosa a cui guardare con un sorriso fiducioso né, men che meno, a qualcosa da costruire attivamente con le proprie idee, anche utopistiche, anche azzardate, anche folli… Il progresso come un “destino inevitabile” a cui rassegnarsi, un processo da subire, in cui non c’è spazio per utopiche speranze di qualcosa di diverso perché quel “qualcosa di diverso” non può esistere…Perché a decidere è la logica di mercato con le sue banche, i suoi investitori…Processi troppo più grandi di qualche misero ideale da ventenne…O forse no?!
Non so dire se gli over 60 che hanno votato pro Brexit fossero informati e istruiti a sufficienza per esprimere un parere su una questione così delicata ed importante ma, di sicuro, hanno avuto l’audacia di riconsegnare ai giovani proprio quel futuro di cui, ora, si sentono scippati!
Gli anziani del Paese, con il loro voto referendario, hanno voluto lasciare un insegnamento fondamentale: il futuro è vostro, dipende da voi scegliere quale direzione deve prendere, non dovete permettere che siano i “grandi poteri” a decidere per voi.
E soprattutto: ci sono valori etici, sociali, culturali come la libertà di autodeterminarsi e la giustizia sociale che valgono qualche rischio…anche finanziario!
Brexit non ha valore abrogativo, è stato un referendum consultivo e la decisione definitiva dovrà essere discussa dal Parlamento Inglese a partire da Ottobre, dal nuovo premier Britannico ma, certamente, il parere del popolo non potrà essere ignorato.
Le voci più demagogiche, vuoi per scarsa conoscenza, vuoi per abitudine a spararla grossa, parlano di Italexit… Per amor di onestà: non è possibile!
L’articolo 75 della Costituzione italiana sancisce che il popolo italiano non può esprimersi in merito ad accordi internazionali tra gli Stati, quale appunto l’ingresso o l’uscita dall’ UE.
Tuttavia Brexit, comunque andrà a finire, lascia una grande lezione: Politica non è solo Finanza…Politica è Cultura Sociale, Politica è Morale, Politica è consapevolezza, Politica è anche sogno…E a 20 anni non si può volere un futuro senza sogni, anche utopistici!

…. > leggi anche gli altri articoli di Samanta Airoldi, per la rubrica “Perle di Follia” del magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo

Samanta Airoldi

Il magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo, diretto da Melina Scalise (giornalista professionista, ufficio stampa e co – ideatrice con Francesco Tadini e presidente della Casa Museo Spazio Tadini) – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia la fashion blogger e filosofa Samanta Airoldi per il testo e la selezione delle immagini su Brexit tra previsioni e speranze.

 

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore del magazine d’Arte Design Fashion Fotografia e Lifestyle fondato insieme a Francesco Tadini

Milano Arte Expo

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