POLTRONOVA BACKSTAGE: fotografia e design radicale – Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10 Milano

Poltronova Backstage The Radical Era 1962-1972

Poltronova Backstage The Radical Era 1962-1972

POLTRONOVA BACKSTAGE: fotografia e design radicaleGalleria Carla Sozzani, Corso Como 10 Milano. Testo di Michela Ongaretti. Giugno 2016 radical per la Galleria Carla Sozzani. Sta per aprire le porte al punk inglese mentre l’8 giugno è stata preziosa cornice della presentazione del volume “Poltronova Backstage. The Radical Era 1962-1972” di edizioni Fortino, reperibile nell’attiguo bookshop, interessante per il particolare taglio dato all’argomento: gli anni del design radicale con Ettore Sottsass, Archizoom e Superstudio.

Corso Como 10

Corso Como 10 Milano – Un momento durante la presentazione di Poltronova Backstage presso la galleria Sozzani, ph. Sofia Obracaj

A moderare l’incontro c’era la curatrice del volume e critico del design Francesca Balena Arista, gli altri presenti erano Dario Bartolini, Andrea Branzi e Paolo Deganello, designer e architetti di Archizoom Associati, Roberta Meloni direttrice dell’archivio Centro Studi Poltronova, mentre ha recapitato un messaggio Cristiano Toraldo di Francia di Superstudio. Ha portato la sua testimonianza anche Cristina Dosio Morozzi, all’epoca fidanzata con Massimo Morozzi cofondatore del gruppo Archizoom, oggi direttore dell’Istituto Marangoni.

” Poltronova Backstage” è si un incursione nel passato dell’azienda toscana, una visione degli anni sessanta e del design di rottura, ma è soprattutto la storia di un momento cruciale attraverso i documenti fotografici, scattati proprio dai progettisti delle opere ritratte per rappresentare il loro motivo d’esistenza.

Come ricorda Francesca Balena il volume non intende essere esaustivo né presentare il movimento secondo un approccio storico tradizionale; si può parlare piuttosto di uno spaccato del mondo radical come una ricognizione a volo d’uccello, cioè vedere dall’alto per ricostruire una mappatura del periodo che ha regalato all’Italia molta energia e spinta all’innovazione, oggi ricordato con diverse esposizioni come “Superstudio50”, in corso al Maxxi di Roma.

Il libro si avvale senza dubbio del grande lavoro di Roberta Meloni, nove anni fa da Carla Sozzani con la mostra “Superarchitettura”, svolto nella creazione dell’archivio consultabile a Firenze, costruito con caparbietà interpellando molti i collaboratori storici dell’azienda.

Il taglio di queste immagini è soggettivo, nel senso che le foto scattate dai protagonisti designer volevano rappresentare “uno stato esistenziale”, come disse nel 2001 Ettore Sottsass. Ogni volta che raccontava un progetto esso era collegato strettamente al ricordo del set fotografico per quell’oggetto; per le ceramiche Yantra egli aveva persino preparato dei bozzetti, oggi conservati allo C.S.A.C. di Parma.

Ai protagonisti presenti si è chiesto cosa comunicano per loro queste testimonianze visive.

Per Andrea Branzi parlano del rapporto con l’azienda a cui si riconosceva da subito un modo diverso di fare design, e nello stesso tempo trasudano le dinamiche di dibattiti e confronti interni, e tutta la formazione extra-universitaria non tradizionale dei progettisti, fatta ad esempio di musica e moda. Sempre secondo Branzi le singole monografie sul Design radicale non hanno compreso appieno le sue diverse componenti di una stagione dall’identità così forte da unificare tutti coloro che la vissero.

Ettore Sottsass era per Poltronova l’art director, come diremmo oggi, mentre allora il suo incarico si definiva nei cataloghi “la generale consulenza estetica”. Lamentava da parte del presidente Camilli carenza nella Comunicazione ma riconosceva la sua audacia nella produzione di mobili “impossibili da vendere” anche in virtù della loro rappresentazione fotografica, con “pezzi di corpi” che sbucavano dai particolari grigi; il designer voleva trasmettessero altro che il benessere moderno, semmai “il disastro esistenziale” di una generazione.

Sergio Camilli era una persona intuitiva, lontana dalle logiche di marketing,che si chiedeva soltanto se il pezzo che andava a produrre potesse essere messo in casa propria. I presenti dichiarano di non averla mai vista…

A parte la visione poco rassicurante del grigio di Sottsass il clima restava comunque effervescente, e l’introduzione al libro di Michele De Lucchi cita il concetto di festa mobile e happening continuo, esattamente la descrizione dello stato d’animo di Cristina Morlozzi una volta introdotta nell’ambiente radical, stupefatta e poi coinvolta. Aggiungiamo che l’unico pezzo rimasto in produzione fu lo specchio “Ultrafragola” con quel rosa intenso a parlare di femminilità, di come la donna sia seduttiva per natura.

Dario Bartolini viene interpellato come la mente tecnologica del gruppo, colui che dava vita agli oggetti con manopole e pulsanti per “miracoli” di luci e suoni stravaganti, allo stesso tempo era il fotografo più esperto che ricorda bene come si organizzavano i set per Poltronova. Una foto lo ritrae nel giorno del matrimonio quando indossava con la novella sposa due cappelli/mitria che dovevano suonare ed emettere luce nell’incastrarsi, il regalo di Archizoom..di cui lui stesso dovette sistemare un malfunzionamento dell’impianto..la notte precedente alla cerimonia!

La storia del radical design è fiorentina. Branzi ha parlato di un terreno favorevole allo sviluppo della modernità “diversa” proprio per la sua assenza di modernità, ma dal punto di vista culturale Firenze era in quegli anni “l’ultima volta che non fu provincia”. Deganello ricorda il movimento studentesco di Lettere e di Architettura, la migliore facoltà di architettura in Italia, allora. Era una capitale culturale con la presenza di intellettuali come Garin, Ragghianti, Luzi, per non dimenticare l’amministrazione avanzata con La Pira.

Chi portò alla ribalta la rivoluzione radical di Archizoom non fu però un’autorità editoriale di settore ma un settimanale di larga diffusione: Panorama. Allora tutti i magazine avevano una rubrica di architettura e si cercava l’eclatante, ancora una volta trovato attraverso l’impiego della fotografia. Quattro modelli di progetti “radicali” vennero realizzati in scala 1:10, ambientati e fotografati, e apparvero come oggetti veri, realmente prodotti.

Da tutte le foto, suggerito pure nel testo mandato da Toraldo di Francia, possiamo osservare come questo pezzo di Novecento, fatto di rottura con la tradizione, amicizie e matrimoni incrociati, creatività esuberante e sana competizione, racconti una storia “corale”, nel rapporto dialettico tra Archizoom, Superstudio e Sottsass e le loro singole forti personalità progettuali ed umane.

Michela Ongaretti

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Michela Ongaretti

Michela Ongaretti

MAE Milano Arte Expo, magazine dell’Art Center Spazio Tadini  diretto da Francesco Tadini e Melina Scalise, giornalista  – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – telefono 3662632523 – ringrazia Michela Ongaretti per l’articolo e la selezione delle fotografie sulla presentazione di Poltronova Backstage. The Radical Era 1962-1972 in Corso Como 10 alla Galleria Carla Sozzani.

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