PLATINETTE a Le Trottoir alla Darsena – fotografie e testo di Francesco Tadini

Platinette

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PLATINETTE a Le Trottoir alla Darsena – fotografie e testo di Francesco Tadini. La geografia dei volti ci parla dell’umanità più di quanto non facciano le frontiere. Nei solchi di un volto tutti i fiumi che hanno sottratto all’aridità gli sterminati – ma infecondi – campi della prima gioventù. Esagero, certo. Forse, potremmo dire che c’è parentela stretta tra la parole “raccolto” e “racconto”. Forse gli anni delle semine e dei raccolti che ci hanno permesso di sopravvivere fino a qualche età (tralasciamo la precisa moltiplicazione dei decenni) hanno reso maturo il frutto più succoso di una vita. Ma che dico?.. Di miliardi di vite. Di fantastiliardi di incroci tra sentieri, autostrade, incidenti, intoppi, lutti, rinascite, ideali infranti, sogni perenni… persino UTOPIE!

C’è chi sostiene che la dieta peggiore sia quella presente: ci restringe al consumo minimo degli sforzi cerebrali tramite la praticissima ginnastica del touch screen. Dal 2010 (non un secolo, poi) la nostra attività visiva si concentra sulla realtà assoluta – indistinguibili i pixel – del Retina Display. Che meraviglia, in un certo senso. Il senso di marcia della storia. Quello unico: il progresso tecnologico…

Antidoto alla comprensione dell’insieme dei desideri in quello dei rutilanti oggetti di consumo della comunicazione (o comunicazione del consumo?) è – e rimarrà sempre – l’individualità della persona. O no? Dico: della sua pelle, del volto, della forma delle mani, del culo, del colore e del taglio degli occhi. Ci sta anche l’appesantimento – l’affaticamento – del sistema circolatorio e di tutte quelle venuzze che s’irrigidiscono, si rompono… ci stanno le cellule morte che stratificano in densità variabili sulla nostra superficie!

Con gli anni, qualcuno di noi – i più fortunati – non mette più maschere. Non nasconde la propria identità sotto fuliggini colorate o dentro l’alveo di un rassicurante Gruppo d’Opinione. Con lo scorrere di quel rubinetto gocciolante che – nonostante qualunque placebo idraulico – continua a fare il suo mestiere, tutti abbiamo l’occasione di essere-nel-cambiamento. Dico: grazie al Tempo noi siamo quello che non eravamo e possiamo inventare: finalmente qualcosa.

Istintivamente se ne rendono conto miliardi di autori di “selfie”: la goccia non va fermata, ma raccontata.
Metodicamente ci regala il suo romanzo di vita (“romanzo” vuol dire: gocciolamento di tempo e personaggi racchiusi in almeno duecento pagine) Maurizio “Mauro” Coruzzi, in arte drag queen Platinette.

Colui che non si mette maschere perché è Maschera. Colei che non corre dietro al palcoscenico della vita in cerca di un direttore di scena o un suggeritore perché è – essa stessa – Teatro permanente.

Cos’è una Maschera teatrale se non – per sintesi – il racconto di un’individualità talmente marcata da divenire Carattere. Lo sapevano gli autori della Commedia dell’Arte, prima che Goldoni eliminasse dal teatro occidentale, di nuovo, le maschere.

E cosa dà una Maschera se non la possibilità – all’individuo che la porta – di ri-prendere il filo di un racconto già cominciato da qualcun altro e menarlo innanzi?… Per giunta, amplificato dalla sua incangiante apparenza? (nel teatro greco – qualche anno prima della Sony e di Facebook – le maschere avevano la doppia funzione di caratterizzare e di essere casse di risonanza della voce…)

Le Trottoir alla Darsena – ritrovo di artisti e intellettuali e gran bevitori e chiacchieratori in Piazza XXIV Maggio – locale storico di Milano che ora ha aderito anche alla magnifica iniziativa creata da Alberto Oliva: la rete di spazi “anche culturali” di Anime Nascoste (da una rubrica da lui curata su Il Giorno) che propone, in questi mesi, la prima Mostra Diffusa Amazon Paper con le opere del poliedrico artista Antonio Syxty, ci ha regalato una “perla” di Platinette.

Il 7 giugno è stata l’occasione, con Making Platinette di assaporare “step by step” la creazione della Maschera di Mauro Coruzzi. La performance è stata ideata dall’artista e fotografo Lucio Nocentini che ha – nel contesto de Le Trottoir – presentato le proprie foto di Platinette e coinvolto altri fotografi per un “work in progress”.

Platinette

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Laboriosamente – tra decine di fotografi che non sapevano più dove arrampicarsi per catturare l’attimo – la truccatrice Laura Barenghi e Platinette hanno costruito la Maschera. Hanno aperto il Teatro del personaggio che meglio di ogni altro, oggi, impersona il moderno Falstaff.

Comico e tragico insieme. Intelligente, irriverente, ironico eccetera. Platinette è simbolo – Maschera con la “m” maiuscola – dell’individuo che non si accontenta di “dirla tutta”. Non alza la voce in qualche coro del quale fa parte. Platinette è idea e carne della sua unicità. E’ esempio amplificato di come una persona possa essere-nel-tempo cambiando e raccontando tutto. E’ Maschera che incarna la trasformazione come possibilità, progetto e persino utopia. La “terra promessa” che ci racconta e prefigura – tra l’altro – ha valenza politica profonda, giacché ha a che fare con la parola Libertà.

Libertà di “genere”, libertà di parola, libertà di ricordarci quanta ne manca ancora – al Mondo – per milioni (miliardi?) di persone che assistono impotenti a un progresso che passa sopra e dentro di loro come un “carrarmato genetico”.

E allora fotografiamo Platinette a Le Trottoir alla Darsena. Capita raramente una geografia del volto così complessa e “senza frontiere”. Non fermiamo la goccia che può far traboccare il vaso. Mai!

Francesco Tadini

MAE Milano Arte Expo, magazine dell’Art Center Spazio Tadini è diretto da Francesco Tadini e Melina Scalise, giornalista  – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – telefono: +393662632523.

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