Sara non sarà ma Noi saremo Sara

Sara non sarà ma Noi saremo Sara – di Samanta Airoldi. “Sara non sarà, noi saremo Sara”! Penso che molti di voi, nei giorni scorsi, avranno letto questo slogan sui social network. Il gioco di parole tra “Sara” e “sarà” è tutt’altro che banale: il verbo al tempo del futuro semplice indica proprio l’aver sottratto ad una giovane donna, Sara appunto, il suo futuro…che a 22 anni dovrebbe essere una cosa semplice!
Chi era Sara? Una giovanissima, bellissima, biondissima ragazza bruciata dall’ex fidanzato in quel di Roma…la città divina, la città senza tempo…in cui nessuno, infatti, ha trovato il tempo per capire, fermarsi, ascoltare, aiutare!
Si poteva evitare la tragedia? Chi può dirlo…penso sia sbagliato colpevolizzare chi per umana paura non si è fermato a tendere una mano a Sara perché forse il problema, come scriveva Nietzsche, è che siamo “umani…troppo umani” per saper scegliere la cosa giusta senza pensare alle conseguenze personali…mettendo da parte quel dannato egoismo che ci intrappola in gabbie dorate fatte di domeniche nei centri commerciali e nuovi modelli di smartphone. Gabbie da cui ci guardiamo bene di uscire perché ci stiamo comodi, abbiamo morbidissimi cuscini su cui far dormire coscienze e principi etici, caldamente avvolti dal disinteresse per la vita pubblica e la cultura sociale di cui lasciamo, ben volentieri, ad altri il monopolio!

la ventiduenne Sara

la ventiduenne Sara

Sara è stato l’ennesimo caso di femminicidio, neologismo appositamente creato per sottolineare l’uccisione di un essere umano non in quanto “essere umano” ma in quanto “femmina”: uccisioni legate al sesso di appartenenza, non alla specie.

Le “femmine” uccise, infatti, perdono la loro umanità agli occhi dei loro assassini, non vengono più considerate esseri umani ma oggetti da possedere…o distruggere!
Mi ha colpita, in modo particolare, la componente “fuoco”: il fuoco, simbolicamente, rappresenta l’elemento Purificatore (nel greco antico fuoco era “Pyr”). Il fuoco, mentre distrugge, purifica…Ridona purezza attraverso la distruzione dell’oggetto: lo sapevano bene le streghe messe al rogo nel 1700…anche loro tutte donne, non a caso!
La donna, dunque, doveva tornare alla purezza originaria come se si fosse macchiata di colpe talmente gravi da renderla impura, sporca, dannosa e contagiosa. Quale colpa? La fatidica Ybris…la superbia! La superba consapevolezza di essere “soggetto” e non “oggetto”, di saper scegliere, di essere parte attiva della propria vita.
Penso sia proprio da qui che dobbiamo ripartire per procedere verso un’indispensabile rivoluzione culturale finalizzata ad insegnare a tutti la parità e il rispetto di genere, dobbiamo ripartire dall’elemento primordiale, dal Logos, dal verbo, dal Linguaggio.
Il linguaggio plasma il pensiero, non viceversa: il bambino impara a dire “mamma” senza nemmeno avere la consapevolezza del significato del termine, imparerà dopo a capire. Prima la parola e poi la riflessione su essa. E da adulti, inconsciamente, conserviamo questo meccanismo: il nostro modo di parlare condiziona il nostro modo di pensare e di rapportarci al mondo esterno “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo” (L. Wittgenstein) e finché un termine non entra nel mio vocabolario io non potrò far posto nella mia vita all’oggetto o soggetto a cui quel termine si riferisce.

Violenza sulle Donne

Violenza sulle Donne

Il primo passo da compiere è smetterla di parlare di “oggetto d’amore” o “oggetto di attenzione” o “oggetto di violenza”perché Sara, e come lei tutte le altre, non erano oggetti ma soggetti: un oggetto non si può amare ma solo possedere. Chi vuole possedere vuole privare l’altro della sua “umanità”, della sua capacità di scegliere e di sceglierlo, della sua facoltà di autodeterminarsi, vuole “renderlo oggetto”, appunto, per renderlo passivo. Ma se l’altro è passivo, se non può scegliere allora la reciprocità del rapporto amoroso non potrà più esistere…allora non si potrà nemmeno più parlare di “rapporto di coppia” e, soprattutto non si potrà parlare di “amore”.
Un altro termine da abolire: vittima! Ognuno nel corso della propria esistenza è, a fasi alterne, sia vittima sia carnefice di se stesso e in un rapporto di coppia non sano l’alternanza si ripete. Si attua la diade “servo padrone” di cui parlava Hegel: ad un certo punto non si può più capire chi è il servo e chi il padrone, chi ha più bisogno dell’altro, chi dipende da chi…i ruoli sono interscambiabili.
Utilizzare il termine “vittima” significa continuare a guardare a queste donne come “oggetti” ovvero come entità passive e non dotate di libero arbitrio per poter decidere e determinare le proprie vite: Sara era un soggetto che ha incontrato un altro soggetto, sbagliato, assassino e non rispettoso della sua compagna…ma Sara non era un oggetto, non era una vittima…Sara, e tutte le altre, erano soggetti dotati di facoltà, intelligenza, capacità di agire.
Se noi continueremo a chiamarle “vittime” faremo lo stesso gioco sporco di chi le ha uccise, le priveremo della loro “umanità” rendendole oggetti passivi, le uccideremo due volte.
Quando J. Habermas in “Teoria dell’Agire Comunicativo” scrisse che per cambiare la società e la Politica era fondamentale cambiare il modo di comunicare, penso intendesse proprio questo: comunicare attraverso scambi dialogici, non più “pensare all’altro”, non più “agire come se fossimo l’altro” ma “dialogare con l’altro”, “chiedere all’altro”… E se oggi potessimo chiedere a Sara e alle altre donne uccise, dubito che si definirebbero “vittime”.

Adamo ed Eva

Adamo ed Eva

La Mela della Conoscenza

La Mela della Conoscenza

E se Sara non sarà, e se noi saremo Sara allora dovremo lottare per restituire alla figura della donna (declinata poi in tantissime Donne, concrete reali e diversissime le une dalle altre) la dignità e il rispetto che merita.
Quando alle nuove generazioni racconteremo di una certa Eva, spieghiamo loro che mordendo la mela non scatenò alcun putiferio ma, semplicemente, disobbedendo ad un divieto che non le era stato spiegato razionalmente, rivendicò la sua capacità di ragionare e scegliere in modo autonomo e Adamo fece altrettanto, senza costrizione alcuna.
Quando parleremo di Otello, spieghiamo loro che quello non era un modello sano di amore così come non lo era quello di Medea.
E quando ci soffermeremo su una certa Elena di Troia, assicuriamoci di spiegare che la guerra tra Atene e Troia non scoppiò certo a causa di una donna, ma per il controllo dello stretto dei Dardanelli, ovvero per interessi di geopolitica manovrati da uomini!

 

Samanta Airoldi

…. > leggi anche gli altri articoli di Samanta Airoldi, per la rubrica “Perle di Follia” del magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo

Samanta Airoldi

Il magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo, diretto da Melina Scalise (giornalista professionista, ufficio stampa e co – ideatrice con Francesco Tadini e presidente della Casa Museo Spazio Tadini) – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia la fashion blogger e filosofa Samanta Airoldi per il testo e la selezione delle immagini su Sara non sarà ma Noi saremo Sara.

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore del magazine d’Arte Design Fashion Fotografia e Lifestyle fondato insieme a Francesco Tadini

Milano Arte Expo

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