Politiche di Genere e Quote Rosa viste dai Giovani

Politiche di Genere e Quote Rosa viste dai Giovani- di Samanta Airoldi. Le elezioni amministrative 2016 presentano una novità importante: la doppia preferenza di genere!
Da quest’ anno, per il Consiglio Comunale e per i Consigli Municipali, si potranno indicare 2 preferenze purché di diverso genere: 1 uomo e 1 donna; pena annullamento del voto.
Dietro questa conquista il duro lavoro di associazioni di promozione sociale come Associazione Articolo 51 e DonneInQuota, da sempre in campo per rivendicare i diritti delle donne e per garantire la presenza femminile in Politica.
La Politica non sarebbe completa senza le voci di noi donne: ognuna con le sue idee e competenze, unica e diversa da tutte le altre! Perché, come già sosteneva Simone de Beauvoir “non esiste la Donna, esistono le donne”: non un organismo unico, ma tante entità reali, concrete e differenti l’una dall’ altra. Ognuna una ricchezza inestimabile da scoprire e valorizzare, esattamente come gli uomini del resto.

Associazione Articolo 51

Associazione Articolo 51

Ma ci sono altre voci che, soprattutto oggi, in un momento critico e cruciale per il Paese, devono essere ascoltate e valorizzate: le voci dei giovani!
Le voci dei giovani, futuro economico e culturale dell’Italia e di Milano, sono espressione di chi, spesso, la politica la “subisce” o la sente come qualcosa di estraneo e di cui non fidarsi.
Tuttavia, ci sono movimenti sia apartitici sia inseriti dentro determinati partiti, che si interessano di Politica e la fanno in modo attivo sul territorio.
Siccome io non amo “scrivere di” ma, da habermasiana, preferisco “dialogare con”, sono andata ad intervistare un giovane che studia, lavora e si occupa attivamente di politica locale: Alessandro Bottaro dei Giovani Padani.
Nello specifico l’ho “interrogato” (:-p) ) circa le “politiche di genere“: quanto le conoscono i ventenni, cosa ne pensano e come vivono la  questione della “differenza di genere“.
“Penso che le Quote Rosa siano una legge totalmente sbagliata nel principio!
A mio personale parere, introdurre apposite quote per garantire la presenza femminile non soltanto fra i candidati ma addirittura fra gli eletti uccide ogni idea di merito e, prima ancora, di giustizia e parità sociale e di genere.
Supponiamo che alle prossime elezioni amministrative si presentino 100 donne e 50 uomini. Non suona forse come un drammatico errore obbligare ad avere, supponiamo, il 50% della rappresentanza maschile? E se la cinquantunesima donna (la prima non eletta) fosse molto più valida di altri uomini? E se raccogliesse più preferenze? Non sarebbe forse discriminata solo per una semplice ed ignorante legge di genere?”

Alessandro Bottaro

Alessandro Bottaro

Non è passato molto tempo da quando anche io, studentessa prima e Dottoranda di Filosofia poi, disprezzavo e rifiutavo le Quote Rosa in quanto le vedevo come il simbolo della disparità, come una sorta di “contentino” concesso alle donne che una società sessista voleva mortificare non ritenendole all’altezza degli uomini e, dunque, bisognose di aiuto.
Oggi, a 32 anni, con un po’ di pragmatismo in più, penso che le Quote Rosa rappresentino un’ effettiva “necessità temporanea” per garantire che noi donne possiamo arrivare ai “tornelli di partenza” senza che qualcuno ci faccia lo sgambetto prima… In altre parole: le Quote Rosa non ci servono perché altrimenti non saremmo in grado di farcela da sole; ci servono per avere l’opportunità di dimostrare quello che sappiamo (o non sappiamo) fare.
Competenza e incompetenza sono trasversali a sesso e genere ma dobbiamo avere le stesse opportunità di metterci in gioco.
“Siamo davvero sicuri che nel 2016 a Milano abbiamo bisogno di questo falso femminismo? È fondamentale ridurre le donne a soffrire delle quote di rappresentanza come a dire che da sole, poverine, non ce la farebbero contro i “maschi prepotenti”? Già il nome stesso, Quote Rosa, sa di vecchio e di estremismo conservatore, sono certo che vere femministe come le Suffragette manifesterebbero a sentir parlare di quote femminili dopo aver dedicato anni e anni a combattere pregiudizi quali maschio-forza-blu e donna-debolezza-rosa.
Un’ultima cosa che, riguardo a questa storia delle quote rosa, mi piacerebbe smentire riguarda la contraddizione per cui una donna porterebbe in politica valori esclusivamente femminili.
Se abbiamo convenuto che uomini e donne sono uguali, con uguali diritti, doveri, capacità e valori allora è vero che le donne non vanno discriminate in negativo ma nemmeno in positivo per essere coerenti.”

parità di genere

parità di genere

Su quest’ ultimo aspetto la piccola Simone de Beauvoir che abita nel mio cervello e nel mio cuore, viene fuori tutta contenta nell’apprendere che un ragazzo così giovane riconosca che non esistono “valori maschili” e “valori femminili” e che le differenze sono legate proprio a stereotipi costruiti dalla società, non prodotti  dalla biologia!
Ma è proprio per contrastare questi stereotipi che, comunque, di fatto ancora pervadono la nostra società e ci penalizzano, che le Quote Rosa, come “rimedio riequilibratore temporaneo”, sono necessarie.
“In Italia, nell’Italia evoluta ed industriale che conosco io, la parità di genere c’è da anni, basta girare un pomeriggio per Milano per rendersene conto senza fatica.”
Come affrontate voi ventenni la questione della parità? Percepisci pregiudizi e discriminazioni o pensi che la parità, per la tua generazione, sia un dato acquisito?
“Noi ventenni affrontiamo la questione in modo molto semplice, ovvero non affrontandola. Un problema che non sussiste non ha infatti bisogno né di essere risolto né di essere affrontato. Le diverse volte, tuttavia, in cui mi sono trovato a discutere con amiche coetanee riguardo all’argomento mi sono scoperto molto “più femminista io di loro”. Il dato più sorprendente e rassicurante è proprio l’odio che le ragazze della mia generazione provano per parole quali femminismo e quote rosa. Non solo sono loro le prime a  percepire l’assurdità, l’inconsistenza e la pericolosità di questi pregiudizi sessisti ma si sentono anche decisamente offese a pensare che qualcuno promuova ancora attività così stereotipate e denigranti.”

La partecipazione delle donne in Politica è ancora esigua: perchè secondo te? Cosa fare per aumentarla?
“La partecipazione femminile in politica è bassa? Non lo so, sinceramente non mi sembra. Si pensi a Marine Le-Pen, Angela Merkel, Hilary Clinton, Dilma Rouseff, siamo sicuri che i loro elettori siano solo donne? Siamo certi che coprono le loro posizioni solo perché donne? O forse proprio perché individui pensanti raccolgono voti da ambo i sessi?
Supponiamo anche che la partecipazione femminile alla cosa pubblica sia bassa, non vedo perché, nel momento in cui decidiamo di chiamare le donne e gli uomini esseri umani, dovrebbe destare angosce o problemi. Probabilmente hanno altre passioni, altri interessi o altri sogni di carriera diversi da quella politica.”
Ognuno è figlio del proprio tempo e del proprio territorio, lo aveva già intuito Kant quando scriveva che tutta la vita dell’essere umano, ogni forma di conoscenza e opinione, ruota intorno alle categorie di Tempo e Spazio.

In Italia abbiamo ancora moltissimi passi da compiere affinchè la partecipazione delle donne alla vita Politica non sia frenata da insicurezze dovute a pregiudizi che ci vengono propinati fin dal biberon o impedita da giochi di potere maschili. Ma  è confortante osservare che a Milano nel 2016 ci siano ventenni per i quali sia un dato acquisito e dunque, ovvio, che maschi e femmine sono “uguali”, con pari diritti e doveri e, soprattutto, con una concezione meritocratica che trascende sesso e genere. è confortante scoprire che le differenze e disparità sono percepite come “esistenziali” e non “essenziali”, ovvero come legate a ingiustizie sociali piuttosto che a ipotetiche differenze “naturali”.
Tutti possiamo fare tutto ma la società deve darci uguali opportunità!

Samanta Airoldi

…. > leggi anche gli altri articoli di Samanta Airoldi, per la rubrica “Perle di Follia” del magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo

Samanta Airoldi

Il magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo, diretto da Melina Scalise (giornalista professionista, ufficio stampa e co – ideatrice con Francesco Tadini e presidente della Casa Museo Spazio Tadini) – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia la fashion blogger e filosofa Samanta Airoldi per il testo e la selezione delle immagini su Politiche di Genere e Quote Rosa viste dai Giovani.

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore del magazine d’Arte Design Fashion Fotografia e Lifestyle fondato insieme a Francesco Tadini

Milano Arte Expo

 

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