Palazzo Reale: in mostra Studio Azzurro con Immagini Sensibili – recensione di Stefano Malvicini

Palazzo Reale

Palazzo Reale – mostra Studio Azzurro

MilanoPalazzo Reale Studio Azzurro Immagini Sensibili – mostra aperta fino al 4 settembre 2016 – recensione di Stefano Malvicini. Palazzo Reale di Milano non significa solo grandi mostre di Arte antica e moderna, ma anche eventi espositivi legati al contemporaneo, e non necessariamente all’universo figurativo.

È il caso della grande mostra dedicata a Studio Azzurro, il collettivo di artisti che, in Italia, più di ogni altro, ha importato da Stati Uniti e Gran Bretagna il concetto di video arte, ovvero una prassi estetica che utilizza riprese, monitor e suoni per farne una prestazione, una performance che coinvolga tutti i nostri sensi. Studio Azzurro nacque nel 1982 a Milano per iniziativa Fabio Cirifino, Paolo Rosa (recentemente scomparso) e Leonardo Sangiorgi. Subito autodefinitosi come “una bottega di Arte contemporanea” aperta ai nuovi media, Studio Azzurro ha, fin dagli esordi, utilizzato ampi collegamenti con il teatro, le altre Arti figurative, il cinema e anche con l’antropologia, soprattutto per lavori di carattere politico su un tema che il collettivo ha sempre avuto a cuore, quello dell’immigrazione e delle culture del Terzo Mondo. Non mancano anche nessi con il design, nel cui ambito Studio Azzurro ha cercato di delineare delle nuove direttive di sviluppo in relazione all’utilizzo di loro installazioni all’interno di spazi creati (o ricreati) appositamente. Il collettivo ha creato, dal 1982 a oggi, varie opere che si pongono come veri e propri lavori artistici, tanto da essere acquistate da musei americani, ma anche come elementi di Arte pubblica, destinata alla stessa fruizione di un’opera di Street Art o di una Energy Box, destinata a riqualificare il paesaggio e l’ambiente urbano.

Studio Azzurro

Studio Azzurro a Palazzo Reale -Il catalogo è di Silvana Editoriale, mentre il percorso della mostra è introdotto dalle presentazioni di Valentina Valentini. Per il finissage della mostra verrà presentato un volume di carattere scientifico, curato da Valentina Valentini, con i contributi di: Silvia Borutti, Roberto Calabretto, Roberto Diodato, Paolo Fabbri, Andrea Lissoni, Maria Grazia Mattei, Pietro Montani.

Palazzo Reale, dal 9 aprile al 4 settembre, ospita una rassegna – Immagini Sensibili –  delle più significative installazioni video del collettivo milanese, dai suoi esordi fino a oggi. Si tratta di un omaggio del Comune di Milano, organizzatore della mostra, a uno dei vanti artistici della città degli ultimi quarant’anni, un gruppo che ha saputo influenzare non solo artisti, ma anche gruppi musicali meneghini, nei loro video, come, per esempio, gli Afterhours di Manuel Agnelli, e teatrali.

La mostra è curata da Cirifino e Sangiorgi ed è anche un tributo al cofondatore Paolo Rosa, morto tre anni fa in Grecia. La mostra è un percorso, non tanto cronologico, ma soprattutto sensoriale, nel mondo della video Arte, in una giungla di immagini e suoni che scorrono davanti ai nostri occhi. Si parte con uno dei primi loro lavori, quel Nuotatore che ha innovato, a inizio anni ’80, l’idea dinamica di un corpo ripreso in movimento nell’acqua e proiettato davanti agli occhi dello spettatore attraverso una trafila di una decina di monitor a tubo catodico. Accanto c’è un altro dei primi lavori di Studio Azzurro, quell’orologio che sembra non muovere le lancette che simboleggia un concetto antico, tipico del Seicento, come il tempo che scorre inesorabile senza potersene accorgere. In mostra, naturalmente, non c’è spazio per tutte le installazioni del gruppo, ma proprio i due curatori hanno deciso di ovviare a questo inconveniente piazzando, nelle sale, schermi interattivi touchscreen su cui vedere le riproduzioni delle loro performances. Da ciò si nota quanto Studio Azzurro abbia spaziato nella destinazione dei propri lavori: dalla riqualificazione di un’area terremotata come Gibellina all’analisi teatrale della Natura, studiata attraverso i satelliti Meteosat, per Taormina, dai lavori sulla scomposizione delle pareti affrescate dello studio veneziano del pittore Mariano Fortuny al rapporto storia-ambiente per le strade di Volterra, in cui le installazioni video dialogano con le opere in ferro di Mauro Staccioli. Non mancano i lavori che Studio Azzurro ha eseguito per Documenta a Kassel, nel 1987 (La camera astratta), così come quella realizzata per il padiglione vaticano alla Biennale di Venezia.

Come si può ben vedere, un panorama a trecentosessanta gradi in cui Studio Azzurro, proprio come un satellite spaziale, fotografa tutto e amalgama tutto. Si transita attraverso la psicologia e la psicanalisi dei Tavoli eseguiti per la Triennale e per il tappeto di corpi inerti e quasi avvolti nel sonno di Coro, per il Museo del Cinema della Mole di Torino, per arrivare all’etnografia applicata al video di Isse, in cui Studio Azzurro, lo scorso anno, ha collaborato con un artista del Camerun per un lavoro sui costumi delle vedove nel suo Paese, come simbolo dell’assoggettamento fisico e psicologico della donna nella società africana. Non mancano nemmeno i lavori teatrali dei primi anni 2000, messi in scena in Germania e a Macerata, tra cui quello dedicato all’analisi dell’Inferno dantesco di Galileo Galilei, Galileo studi per l’inferno (2006).


Tutto ciò introduce i tre capolavori di Studio Azzurro in mostra. Nel vestibolo, è ambientata l’installazione dedicata alla memoria del grande Fabrizio De André, in cui, sulle note di alcune delle sue più note ballate, all’interno di finti tarocchi, si muovono attori che impersonano personaggi cantati da uno dei più grandi protagonisti della musica italiana del XX secolo. Come ben sa chi conosce i testi di Faber, i protagonisti sono prevalentemente ultimi, personaggi dimenticati, ai margini della società, ma anche eroi che hanno provato sventure. È questo il senso di I tarocchi, opera del 2008 creata per omaggiare, a Genova, la figura di Fabrizio. La parte audio è notevole, in quanto mescola brani originari alla chitarra, specie dei primi album, insieme alle grandi performances live con Mauro Pagani, Massimo Bubola e la PFM, ma la parte visiva è quella che più impatta e ci fa emozionare, oltre che cantare le canzoni di Fabrizio. Si passa dal Piero soldato-burattino alla danzatrice nera Jamina, dal pirata turco Sinan alla Marinella ballerina in tutù, dal pescatore uscito da un quadro di Caravaggio alle prostitute del porto di A’ dumenega, dalla sensuale Bocca di Rosa in baby doll alle zingare sorridenti di Khorakhané, dall’altalena vuota di Nina al giudice nano in trono. E tanti altri (per non rovinare la sorpresa).
Arriviamo alla contemporaneità: 2016, oggi. Anno in cui una parte del Mondo è devastata da una guerra che genera altri drammi come quello delle migrazioni e dei morti in mare. Su questo argomento gioca Che memoria scricchiolante il terreno, installazione video sul Mediterraneo introdotta dai toccanti versi di un poeta siriano di origine palestinese in cui allude allo scricchiolio come il crepitare delle ossa dei morti nelle varie guerre che hanno insanguinato il Medio Oriente negli ultimi sessantanni. Le riprese si focalizzano sui Paesi coinvolti da guerre e immigrazione, Italia, Francia, Spagna, Grecia, Libia, Siria e Marocco, e rappresentano non solo elementi tipici delle loro culture, ma anche l’umanità coinvolta in questo turbine di eventi drammatici che funesta l’età contemporanea.
Il finale, nella Sala delle Cariatidi, è l’opera Miracolo a Milano, i cui protagonisti sono gli homeless della metropoli lombarda: gente comune, magari benestante fino a qualche anno fa ma che, ora, causa crisi o eccessivi rischi economici, si è ritrovata a dover vivere in strada, senza un alloggio, a dover mangiare alle mense dei francescani o a ritirare il pane in Viale Toscana. Gente che ha perso tutto, lavoro, affetti e una vita serena. Riprendendo il titolo del famoso film di De Sica, Studio Azzurro ha raccolto le testimonianze di alcuni di loro, ascoltabili tramite monitor touchscreen, immortalandoli su proiettori, ai lati della sala, in cui scorrono immagini di una loro vita “normale”. Una riabilitazione degli ultimi che raggiunge il suo culmine sul soffitto, in cui Studio Azzurro ha voluto riproporre l’originale ovale della volta affrescato dal tirolese Martin Knoller alla fine del ‘700, sostituendovi i personaggi mitologici in gloria nell’Olimpo con questi semplici cittadini che volano su un cielo azzurro quasi tiepolesco, un po’ naif e un po’ Mary Poppins con ombrellino. È l’apoteosi degli ultimi, il trionfo del backstage della società, una rivalutazione di qualcosa e qualcuno che, anche grazie alle parole di papa Francesco e al suo messaggio, merita una dignità.

Stefano Malvicini

> leggi anche gli altri articoli di Stefano Malvicini per Milano Arte Expo magazine dell’Art Center Spazio Tadini.

Stefano Malvicini

Mostre a Milano 2016

STUDIO AZZURRO Immagini Sensibili
Palazzo Reale

aperta fino al 4.09.2016

Orari: lunedì 14.30-19.30;
martedì-mercoledì-venerdì-domenica 9.30-19.30;
giovedì-sabato 9.30-22.30
Biglietti: 12,00 € intero; 10,00 € ridotto

MAE Milano Arte Expo, magazine Fine Art, Design, Fashion & Lifestyle è fondato e diretto da Melina Scalise e Francesco Tadini  Per informazioni e contatti mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it  – telefono 366 4584532 – Si ringrazia Stefano Malvicini per la recensione della mostra di Studio Azzurro a Palazzo Reale Immagini Sensibili.

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