Gender Question Time: parità di genere | Elezioni comunali 2016 Milano

Elezioni comunali 2016 Milano – Gender Question Time: parità di genere – di Samanta Airoldi. Tra critiche e clamori, tra chi applaudiva e chi, invece, ci accusava di essere le solite “reazionarie”, noi femministe, giovani e meno giovani e provenienti da differenti correnti politiche e culturali, abbiamo portato a Spazio Tadini, splendida cornice culturale e morale, una serata dedicata alle “questioni di genere”. Una serata importante, promossa e fortemente voluta da ben 7 associazioni: Associazione articolo 51, DonneInQuota, Fermati Otello, Rete per la Parità, MOPI, Pari o Dispare, Corrente Rosa.
E’ stato per me un onore, oltre che un piacere, essere lì nel duplice ruolo di collaboratrice di Spazio Tadini e Milano Arte Expo e, contemporaneamente, di filosofa della politica da sempre attenta alle tematiche di genere.

Donneinquota

Donneinquota

Associazione Articolo 51

Associazione Articolo 51

Una sorta di “interrogazione” ad alcuni tra i candidati sindaci che corrono per la nostra amata Milano in merito alla garanzia di una giunta paritaria e di politiche volte a favorire la partecipazione femminile alla vita sociale e politica.
Sono intervenuti i candidati Luigi Santambrogio (Alternativa Municipale), Nicolò Mardegan (Ni per Milano- Mardegan sindaco), Basilio Rizzo (Milano In Comune) e Corrado Passera ( Centrodestra, in sostituzione di Stefano Parisi).
Tra le voci femminili presenti impossibile non distinguere per passione e competenza quella di Anita Sonego, consigliera e presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune, e quella di Angela Ronchini di Associazione Articolo 51.

Fermati Otello

Fermati Otello

Tutti d’accordo sull’importanza delle polifoniche voci femminili all’interno di quel grande coro che è la Politica, ognuno con sue idee sulla realizzazione di una parità che sia effettiva e non un mero ideale destinato a rimanere inchiodato ad un pezzo di carta.
La sicurezza rimane una priorità ma le soluzioni proposte, per quanto utilissime, restano ancora un po’ distanti da quella rivoluzione culturale indispensabile per ripensare la figura femminile nella società. Fondamentale rendere la città più illuminata, con una maggiore presenza di telecamere e figure vigilanti ma questi possono essere solo “tamponi”, il vero cambiamento deve partire già dai banchi di scuola, attraverso iniziative volte a promuovere il rispetto per le donne nonché il rispetto e la valorizzazione delle differenze; corsi e seminari che possano aiutare i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, a riconoscersi come membri di uno stesso organismo umano e sociale, tutti ugualmente importanti per il suo funzionamento, ciascuno a modo proprio ma tutti meritevoli di stima, amore e rispetto.

Rete per la Parità

Rete per la Parità

Quindi ben vengano telecamere, lampioni e vigili nei quartieri ma la violenza non deve essere solo combattuta, deve essere anche e soprattutto prevenuta attraverso lo strumento più potente che abbiamo: la cultura!
Molta buona volontà da parte di tutti i candidati ma ancora molta confusione sul binomio Conciliazione/Condivisione: tutti assolutamente d’accordo sulla necessità di favorire la conciliazione tra famiglia e lavoro ma tutti piuttosto smarriti di fronte alla rivendicazione di noi donne di non voler “conciliare” le nostre esigenze quanto piuttosto di pretendere di “condividere” i compiti con gli uomini.
La politica della Conciliazione si è rivelata una sottile trappola che, di fatto, riversa sempre sulle spalle di noi donne l’onere di conciliare, appunto, lavoro, famiglia e figli. Ben altro ciò che chiediamo noi paladine dei diritti delle donne e della parità a tutti gli effetti: noi vogliamo dividerci i compiti, condividere con i nostri uomini oneri e onori di avere una famiglia, una casa e dei figli.

MOPI

MOPI

Tra le proposte ho trovato di sicuro interesse quella di rendere obbligatorio un periodo, non inferiore ai 3 mesi almeno, di congedo per paternità: la figura del padre è importante tanto quella della madre nella vita di un bambino e ciò eliminerebbe anche una delle maggiori cause di discriminazione all’interno dei posti di lavoro in quanto, se anche gli uomini avessero il diritto/dovere di prendersi un periodo di paternità dopo la nascita dei figli, allora noi donne, da sempre costrette ad un periodo di maternità se decidiamo di diventare madri, non verremmo più svantaggiate al momento dell’assunzione o al momento di selezionare i candidati su cui puntare per un processo di carriera aziendale. Entrambi, maschi e femmine, saremmo ugualmente soggetti a periodi di congedo e, dunque, avremmo gli stessi costi per il datore di lavoro.

Pari o Dispare

Pari o Dispare

Nel corso della serata è emersa un’altra questione di cruciale importanza: mamme sì…ma non solo!
Come giustamente ha fatto notare Anita Sonego, da sempre in prima fila per i diritti delle donne e per le pari opportunità, quando si parla di “donne” subito si pensa agli asili nido…Perché?
Certo è fondamentale aiutare i genitori (i genitori, entrambi i genitori: mamme e papà!) attraverso strutture adeguate, magari dentro i luoghi di lavoro e con orari flessibili, ma identificare la figura femminile con la figura della “madre” è il primo pregiudizio da sfatare!

Corrente Rosa

Corrente Rosa

Non nasciamo per diventare necessariamente madri: la maternità è una scelta che deve essere compiuta in modo libero, autonomo e coscienzioso esattamente come la paternità. Diventare madri è un diritto, non un dovere nè un destino biologico e, dunque, smettiamola di vedere nella donna la “madre” prima di tutto!
La donna, anzi le donne perché siamo molte moltissime e ognuna con caratteristiche sue proprie diverse da tutte le altre, sono, prima di tutto, esseri umani al pari degli uomini, dotate di capacità, bisogni e desideri esattamente come gli uomini. Una donna potrà diventare madre se lo vorrà ma potrà anche scegliere diversamente: il binomio donna/madre è uno stereotipo, fonte di pregiudizi sociali che hanno sempre dato luogo a disciminazioni, oggi è il giorno giusto per dire basta!
Interessantissima la questione, tenuta in caldo per un gran finale, sugli obiettori di coscienza presenti, in numero crescente, nelle strutture pubbliche: sempre più donne sono “costrette” a ricorrere a strutture clandestine per l’interruzione di gravidanza, mettendo a rischio la propria vita.
è necessario che il futuro sindaco intervenga in merito: in una struttura pubblica, finanziata con soldi pubblici è forse accettabile che un ginecologo rifiuti di fare il suo lavoro (lavoro per il quale viene pagato sempre con i nostri soldi pubblici)? Nel momento in cui un medico sceglie di specializzarsi in ginecologia sa perfettamente che le interruzioni di gravidanza faranno parte delle mansioni che dovrà svolgere e, pertanto, se i suoi principi morali gli impediscono di svolgere il suo lavoro allora dovrebbe riflettere prima sulla specializzazione medica verso cui indirizzarsi. Dovere di un sindaco è quello di tutelare e rappresentare i suoi cittadini e le sue cittadine, tutti e tutte, a prescindere dal proprio credo religioso e dai propri valori etici.
La pluralità delle risposte colorate da differenti “fedi” politiche hanno mostrato una piacevole onestà intellettuale, politica e morale!
A questo punto, rese ormai pubbliche le liste: buona corsa a tutti!

Samanta Airoldi

…. > leggi anche gli altri articoli di Samanta Airoldi, per la rubrica “Perle di Follia” del magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo

Samanta Airoldi

Il magazine Fine Art & Lifestyle Milano Arte Expo, diretto da Melina Scalise (giornalista professionista, ufficio stampa e co – ideatrice con Francesco Tadini e presidente della Casa Museo Spazio Tadini) – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia la fashion blogger e filosofa Samanta Airoldi per il testo e la selezione delle immagini su Gender Question Time- Parità di Genere.

Melina Scalise

 

Melina Scalise, direttore del magazine d’Arte Design Fashion Fotografia e Lifestyle fondato insieme a Francesco Tadini

Milano Arte Expo

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