Umberto Boccioni GENIO E MEMORIA a Palazzo Reale – di Lorenzo Bonini

Boccioni Palazzo Reale 2016

Boccioni Palazzo Reale 2016

Umberto Boccioni GENIO E MEMORIA a Palazzo Reale – di Lorenzo Bonini. Il mio Boccioni, con avanguardia e impegno politico – Anche se con minor consapevolezza critica che nel Surrealismo, la questione dell’impegno politico era già stata affrontata da un altro movimento d’avanguardia, su cui vogliamo spendere qualche parola in più per l’importanza che rivesti in Italia il Futurismo.

Prima ancora che sul rapporto facilmente intuibile dal nome stesso – con il futuro, occorre indagare sul rapporto del movimento con il presente, di cui verrà tentata una lettura scevra di nostalgie, pessimistiche malinconie o di rimpianti per illusorie felicità perdute, e perciò stesso in violenta antitesi con la maggior parte dei coevi prodotti del Decadentismo europeo. Alla base della proposta futurista, la consapevolezza della necessità in arte, così come nella vita concreta di ogni giorno, di prendere coscienza dei mutamenti della realtà socio-economica, quella delle macchine e dell’industria che si era ormai definitivamente sostituita alla vecchia struttura societaria agricola di origine feudale.

Umberto Boccioni Palazzo Reale 2016Nella nuova società le tecniche industriali si perfezionano di giorno in giorno, le macchine si logorano, i prodotti, vertiginosamente, si consumano e si rinnovano; l’arte è coinvolta nello stesso processo: ciò che nel passato riusciva gradito, allietando generazioni dopo generazioni, infastidisce il pubblico moderno. Che, assetato di tempo e della lotta contro il tempo, paradossalmente, si
nutre, inebriato dalla velocità di cui l’automobile è la plastica rappresentazione. A questo pubblico si deve offrire un’arte sintetica, in cui si accumulino tensioni in grado di nutrire, contemporaneamente, l’anima e i sensi.

Sulla base di queste indicazioni, la valanga futurista travolge il linguaggio tradizionale, la grammatica, la sintassi, sovvertendo gli stessi caratteri della stampa e mescolando lingue e tecniche di comunicazione. Si può affermare, a rischio di apparire paradossali, che al fondo della proposta futurista vi sia un’istanza realistica, se è giusto attribuire al termine “realismo” in arte il valore di un impegno nel reale, di un tentativo di appropriazione globale della realtà. Nel gennaio del 1910 Umberto Boccioni, pittore di origini romagnole, si presenta, nella casa di via Senato a Milano, a Filippo Tommaso Marinetti. Lo accompagnano i pittori Carlo Carrà e Luigi Russolo; dopo accese e accalorate discussioni, la decisione di indirizzare agli artisti italiani un manifesto che, la mattina successiva, verrà scritto in una latteria di Porta Vittoria, completato la sera stessa in casa di Marinetti: Distruggere il culto del passato, l’ossessione dell’antico, il pedantismo ed il formalismo accademico.

mostra Umberto Boccioni Palazzo Reale 2016Questo il primo punto del documento che, firmato da Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla, Gino Severini, si conclude con l’esortazione a rendere e magnificare la vita odierna, incessantemente e tumultuosamente trasformata dalla scienza vittoriosa. L’undici febbraio successivo, l’uscita del Manifesto dei pittori futuristi, che lo stesso Boccioni leggerà, la sera dell’8 marzo, al Politeama Chiarella di Torino. L’undici aprile sarebbe seguito il Manifesto tecnico della pittura futurista.

Creatore, animatore e motore di quel primo gruppo, Umberto Boccioni, spinto da un profondo spirito di rinnovamento, realizza opere pittoriche che rimangono il perno centrale di tutto il movimento futurista: Materia”, eseguita nel 1912 (Mater-Materia), collezione Mattioli, e già esposta alla Fondazione Antonio Mazzotta di Milano, può essere considerata il concentrato rivoluzionariodi quanto l’artista si era prefissato nel Manifesto agli Artisti. Roberto Longhi scriverà, il 10 aprile 1913, sulla Voce: “…V’è un’altra soluzione, più intellettuale e profonda nel movimento, lo dobbiamo al pittore Boccioni. La sua dote essenziale genuinamente artistica è stata quella di saper portare sopra ad un piano lirico, con la forza della coloratissima pittura, quello che resta per molti altri mero enunciato. Così la compenetrazione dei piani, che nel cubismo non è spesso che un arbitrario prolungamento lineare, in lui è vera e propria compenetrazione materiata di piani colorati, vibranti pulviscolari, atomici.

Nella “Città che sale” (1910-11) (Museum of Modern Art, New York), Boccioni, nel rappresentare il crescendo delle forze dei lavoratori, aveva previsto anche l’allargarsi smisurato della metropoli. Intuizioni di una grande volontà di azione che il destino, beffardo, avrebbe presto spezzato: il mattino del 16 agosto 1916, mentre si dirige a cavallo verso la periferia di Verona per una normale esercitazione, l’artista, in seguito ad una violenta impennata, viene sbalzato di sella, battendo malamente la testa: avrebbe cessato di vivere il mattino seguente, a solo trentaquattro anni.

Lorenzo Bonini

Lorenzo Bonini

Lorenzo Bonini

MAE Milano Arte Expo, diretto da Melina Scalise (giornalista e guida, assieme a Francesco Tadini, dell’Art Center Spazio Tadini in via Jommelli 24)  – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia Lorenzo Bonini per il testo su Boccioni scritto in occasione della mostra a Palazzo Reale Umberto Boccioni (1882-1916). Genio e memoria.

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore Milano Arte Expo magazine d’Arte, di Design, Fashion Fotografia e Lifestyle

Milano Arte Expo

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Una risposta

  1. Lorenzo Bonini scrive:

    Grazie, il merito è Vostro, con simpatia Lorenzo.

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