Fabio Giampietro a Palazzo Reale: Hyperplanes of Simultaneity – mostra vista da Stefano Malvicini

Fabio Giampietro

Fabio Giampietro Hyperplanes of Simultaneity – mostra a Palazzo Reale Milano

Mostre Milano PALAZZO REALE 2016: Fabio Giampietro Hyperplanes of Simultaneity – vista da Stefano Malvicini. Palazzo Reale, in questo periodo, non è solo Boccioni, Simbolismo e Studio Azzurro, ma, nelle due sale, dette “degli Arazzi”, che accompagnano il visitatore di quest’ultima mostra verso l’uscita, c’è spazio anche per l’illusione ottica proposta dall’artista Fabio Giampietro e realizzata con il digital artist Alessio De Vecchi.

Fabio Giampietro

Fabio Giampietro a Palazzo Reale Hyper Planes of Simultaneity – inaugurazione, foto di Francesco Tadini

Giampietro, milanese, espone già, in collettive e personali monografiche, dal 2004. Ha anche partecipato ultimamente alla mostra curata da Annalisa D’Amelio Welcome to the jungle all’Art Center Spazio Tadini di Milano (vedi >articolo). Il suo stile parte dalla grande tradizione barocca della distorsione ottica della realtà attraverso gli sfondamenti illusionistici delle pareti affrescate con l’uso delle cosiddette “quadrature”, le finte architetture che i grandi pittori, dai Carracci a Guercino, dal Ricci al Tiepolo, si facevano realizzare da specialisti, per lo più di scuola emiliana, da dove venivano anche i più grandi “illusori” del Settecento, i parmigiani Bibbiena.

Fabio Giampietro parte dal Barocco per arrivare alla rottura per antonomasia, ovvero le Avanguardie Storiche di inizio ‘900, in particolar modo il Futurismo, con rappresentazioni dinamiche di episodi di strada e raffigurazioni cittadine in divenire, come un’opera a cui l’artista guarda notevolmente, ovvero La Città Nuova di Antonio Sant’Elia. Anche l’elemento di rottura tempo-spazio è utilizzato da Fabio Giampietro, soprattutto ispirandosi alle prime opere di Fontana dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Tutta questa “tradizione” è arricchita dall’uso dei nuovi media e delle nuove tecnologie, che rendono il lavoro di Fabio Giampietro molto innovativo, con la coniugazione dei piani spazio-temporali, la quale annienta la distanza tra la percezione dello spettatore e la realtà della tela dipinta dall’artista.

 

Fabio Giampietro Hyperplanes of Simultaneity

Fabio Giampietro Hyperplanes of Simultaneity – Palazzo Reale di Milano inaugurazione – foto di Francesco Tadini

Questo è il senso, il binario su cui si muove Hyper Planes of Simultaneity di Giampietro, nucleo di due tele che l’artista espone a Palazzo Reale dal 14 aprile al 1 maggio 2016, eseguite insieme a un digital artist, Alessio De Vecchi. Basta avvicinarsi alle opere e, con un visore, simile a un binocolo espanso, ma che, in realtà, amplia la nostra vista in chiave 3D (esattamente come quegli occhialoni che ci vengono dati al cinema per vedere i film di animazione o i supereroi) e ci catapulta in un’altra dimensione, in cui, materialmente, ci troviamo dentro Palazzo Reale, ma, visivamente e percettivamente, sul cornicione di un grattacielo, con un salto nel vuoto di centinaia di metri, mentre, sotto di noi, scorrono auto e pedoni.

La vista è spettacolare, tra grattacieli ispirati a New York e alle città degli Stati Uniti, e oggetti che paiono volare sulle nostre teste. L’esperienza sensoriale che proviamo è unica, e, su questo, Giampietro è un vero innovatore del vecchio concetto di trompe-l’oeil, non più gioco ottico ma superamento della nostra percezione naturale verso un qualcosa di più totale. Non si tratta di grattacieli iperrealisti, ma di una visione cittadina prospettica ma non geometricamente perfetta, più ispirata al Futurismo di Sant’Elia, all’Espressionismo tedesco con le sue vedute a volo d’uccello, ma anche alla video Arte, che si è tradotta anche nei clip di gruppi musicali come i Gorillaz.

Fabio Giampietro

Fabio Giampietro sorregge l’assessore alla cultura Del Corno durante l’esperienza immersiva con l’Oculus Rift – foto di Francesco Tadini

Davanti a noi, come scrive Gianluca Ranzi, “la dilatazione virtuale della pittura invita lo spettatore a vivere all’interno di confini improvvisamente esplosi, coinvolgendo tutte le esperienze psico-sensoriali”.

Ormai, nell’opera di Giampietro, non esiste più un punto di fuga ottico fisso, ma ce ne sono tanti, molteplici a seconda dello spostamento dello spettatore all’interno di uno spazio virtuale che noi possiamo solo percepire, perché è l’artista che lo crea e lo può modificare, in quanto taumaturgo di questa realtà che si configura come Universo parallelo.

In conclusione, si tratta di un viaggio non solo in uno spazio costruito più visivamente che fisicamente, ma anche, sempre per citare le parole di Ranzi, “all’interno degli incubi e dei sogni della mente dell’artista”.
L’esperienza è assolutamente da provare, anche se chi soffre di vertigini potrebbe avere qualche difficoltà. In ogni caso, comunque, davanti a ogni opera è stata posta una specie di ringhiera semicircolare su cui appoggiarsi in caso di attacchi di vertigini o panico.

A parte, intendo ringraziare i due ragazzi, presenti a Palazzo Reale, che mi hanno guidato all’interno dell’esperienza sensoriale delle opere di Giampietro, con spiegazioni molto esaurienti, una grande disponibilità, anche al dialogo, e un’ottima attenzione allo spettatore.

Stefano Malvicini

> leggi anche gli altri articoli di Stefano Malvicini per Milano Arte Expo magazine dell’Art Center Spazio Tadini.

Stefano Malvicini

Palazzo Reale di Milano

Fabio Giampietro Hyperplanes of Simultaneity

Sala degli Arazzi
Piazza Duomo 12, Milano
Dal 14 aprile al 1 maggio 2016
Ingresso gratuito
lunedì 14:30 – 19:30
martedì 09:30 – 19:30
mercoledì 09:30 – 19:30
giovedì 09:30 – 22:30
venerdì 09:30 – 19:30
sabato 09:30 – 22:30
domenica 09:30 – 19:30

MAE Milano Arte Expo, magazine Fine Art, Design, Fashion & Lifestyle è fondato e diretto da Melina Scalise e Francesco Tadini  Per informazioni e contatti mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it  – mob. 366 4584532.

Milano Arte Expo

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Una risposta

  1. indubbiamente interessante…resto sempre perplesso sull’uso della tecnologia…per i miei quadri simulo entrandoci o assemblandoli come fossero figure dal bisogno di integrarsi…a volte il direttore di palazzo reale mi stupisce…spazio all’arte contemporanea moderna…io forse esporrò dopo essere deceduto…

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