Gallerie d’Italia: La bellezza ritrovata, in mostra 140 capolavori restaurati – di Stefano Malvicini

Gallerie d'Italia La bellezza ritrovata

Gallerie d’Italia La bellezza ritrovata – mostra da non perdere a Milano in Piazza della Scala

Mostra alle Gallerie d’Italia Piazza Scala di Milano: La bellezza ritrovata. Caravaggio, Perugino, Rubens, Lotto e altri 140 capolavori ritrovati – di Stefano Malvicini. Il patrimonio artistico e culturale che l’Italia possiede nei suoi musei, nelle sue chiese e nei suoi palazzi sappiamo tutti quanto sia immenso, ma anche, talvolta, dimenticato, poco valorizzato e in preda all’incuria. Alcune banche si sono fatte promotrici di campagne massicce di restauro e conservazione di opere d’Arte, al fine di restituirle alla collettività.

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Gallerie d’Italia La bellezza ritrovata – LOTTO-ADORAZIONE – dopo il restauro – Foto di Musei Vaticani, Laboratorio restauro dipinti e manufatti lignei

Questo è il senso della mostra La bellezza ritrovata, presso le Gallerie d’Italia di Piazza Scala a Milano, con cui Intesa San Paolo, gruppo bancario leader del mercato italiano ed europeo, nonché proprietaria delle collezioni permanenti di Ottocento e Novecento del museo, si è fatta promotrice di una grande attività di restauri conservativi di opere d’Arte in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, e in Slovacchia, dove la banca di Torino ha acquisito un istituto di credito.

Dal 1 aprile al 17 luglio, infatti, l’ex palazzo della Banca Commerciale Italiana ospita circa centoquaranta capolavori, molti dei quali semisconosciuti, reduci da una campagna di restauri che li ha restituiti alla visione pubblica nelle loro sedi espositive. Una mostra, quindi, che non è un percorso cronologico né geografico, ma un’esplorazione ad ampio raggio su quella che è stata la diciassettesima serie di quell’evento che Intesa San Paolo ha chiamato Restituzioni, a cadenza biennale, in cui storici e critici d’Arte collaborano con le Istituzioni nella segnalazione delle opere più bisognose di restauro.

Non si segue un nesso stilistico e tematico preciso, ma si vuole dare ampio risalto ad alcuni nomi “di peso”, come Caravaggio, Rubens e Lorenzo Lotto, non isolandoli dal contesto come opere fine a se stesse, ma integrandole con video in cui i restauratori raccontano l’evolversi dell’intervento sulla tela o sulla scultura, fase per fase, secondo una precisa logica documentaristica.

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Gallerie d’Italia – CAVALIERE MARAFIOTI – dopo il restauro – Foto di digi.Art – Servizi digitali per l’Arte e i Beni Culturali

Appena si entra nella sala centrale della vecchia banca, balzano subito all’occhio la scultura greca chiamata Il Cavaliere Marafioti, del Museo archeologico di Reggio Calabria ma arrivata da Locri, e l’armatura giapponese dell’Armeria Reale di Torino. Due opere distantissime nel tempo, ma che aprono, scenograficamente, la mostra: la prima è forse la statua di uno dei due Dioscuri a cavallo, sostenuto da una sfinge, ed è del 400 a.C. circa, mentre la seconda risale al ‘700 ma è la testimonianza di quanto il Giappone, ancora quattrocento anni fa, fosse un Paese arcaico e tradizionalista. Il percorso, quindi, si snoda intorno alla sala centrale, in senso orario.

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Gallerie d’Italia – CARAVAGGIO-RITRATTO – dopo il restauro – Foto di Claudio Giusti, Su gentile concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Il primo nome è uno dei mostri sacri dell’esposizione, Caravaggio. Suo, infatti, è il ritratto del Cavaliere di Malta, da Firenze, eseguito nel 1608, quando era giunto sull’isola per sfuggire alla condanna a morte a Roma per l’omicidio di Ranuccio Tomasoni, come suo è anche lo stile, tipicamente in chiaroscuro con una fonte di luce misteriosa che inonda il personaggio, molto probabilmente identificabile con il Gran Maestro Alof de Wignacourt.

Segue la tappa slovacca della mostra, con l’esposizione di tre rilievi lignei, di mano ignota, con Episodi della Passione di Cristo, provenienti dal Monte Calvario di Banská Štiavnica: si tratta di una versione “mitteleuropea” dei nostri Sacri Monti, con un percorso in salita, affiancato da cappelle stazionali, culminante in una chiesa dedicata alla Resurrezione.

Il tutto risale alla metà del ‘700, ma la scultura, pur influenzata dai modi barocchi nelle pose, risulta frutto di un clima periferico e devozionale di campagna, nonostante una certa pretesa artistica soprattutto nella verve teatrale da Sacra Rappresentazione.

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Gallerie d’Italia – TESTA ANTONINO – dopo il restauro, Su gentile concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Si prosegue con un tuffo nell’epoca romana in terra padana, con una testa di Antonino Pio del Museo Archeologico di Parma (da Velleia, sull’Appennino piacentino), con due lastre di sarcofagi da Mantova e con un mosaico pavimentale ritrovato sotto una via centrale di Ravenna: queste opere, tutte di epoca imperiale, tra il I e il II secolo, intendono celebrare la grandezza di Roma anche nelle sue colonie settentrionali.

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Gallerie d’Italia – STATUA EGIZIA – dopo il restauro – Foto di Marco Ravenna

Si continua, sempre nell’ambito dell’antica Urbe, con un altare funerario da Firenze, quello di Telegennio Anto, affiancato a una statua egizia destinata a fungere da cariatide, proveniente dal Museo Archeologico di Bologna: due potenze, quindi, messe a confronto, secondo un ideale di continuità tra Roma e l’antico Egitto.
Si arriva, quindi, dopo la fine dell’Impero Romano d’Occidente, a quello d’Oriente e alle sue propaggini italiane, con i capitelli di epoca esarcale di Ravenna, e all’epoca cristiana.

In questo caso, siamo già tra Medioevo e Rinascimento, con la Madonna lignea in trono di Celano, del 1130 circa, con il Crocifisso di Vicenza di fine ‘200, ma anche con le sinopie, provenienti dal Castello Sforzesco, per un affresco dell’ignoto Maestro della Crocifissione di San Gottardo, intenso e drammatico come lo era Giotto, e con la fioritura gotica internazionale del ricco e monumentale polittico di Vittore Crivelli da Porto S.Elpidio, del 1480 circa, in cui il fondo dorato bizantino dello sfondo degli scomparti fa da contraltare alle figure, già memori dell’arte dei Bellini, e alle prospettive della predella, già rinascimentali. Eccezione alla regola è la Flagellazione di Andrea Vicentino, posteriore di un secolo, dalla chiesa di San Pietro Martire ad Alzano Lombardo, vicino a Bergamo, totalmente ispirata alle grandi scenografie di Paolo Veronese.

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Gallerie d’Italia – SPINELLO – MADONNA – dopo il restauro

Si torna, poi, indietro nel tempo, al 1393, con un trittico di Spinello Aretino da una chiesa di Sesto Fiorentino e alla grandiosa Croce di Chiaravalle, opera di orafi milanesi per l’abbazia alle porte della città, oggi al Museo del Duomo. Solo soletto, come Caravaggio, in una stanza, c’è anche un quadro di Carlo Carrà, del 1917, Madre e figlio, in cui la metafisica trionfa nelle geometrie di spazio e tempo delimitate da oggetti quotidiani, in cui le due figure, ormai ultra-naturali, si stagliano al centro della tela.

Gallerie d'Italia Milano

Gallerie d’Italia – RICCI-DISEGNI – dopo il restauro – Foto di Filigrana (Margherita Errera) e Francesco Vitturi Su gentile concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Uno dei gioielli in mostra a Gallerie d’Italia è la serie dei disegni autografi di Sebastiano Ricci, provenienti dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, che illustrano perfettamente le capacità grafiche del grande artista bellunese.

Si tratta di schizzi e bozzetti preparatori per pale d’altare, affreschi e tele di argomento storico-letterario, eseguite da Sebastiano dal 1706 al 1725: per ora è presente in mostra una prima serie di disegni, fino al 22 maggio, quando essi faranno rientro a Venezia venendo rimpiazzati da altrettante opere grafiche fino a fine mostra. Ne emerge un tocco leggero, rapido, che sia la matita che il carboncino rendono soave, anche in qualcosa che non è definitivo, ma solo pura preparazione, in un secolo, come il Settecento, che ha visto rinascere il disegno e affrancarlo dalla prassi preparatoria per farne una forma artistica autonoma.-

Anche Lorenzo Lotto ha un posto di rilievo in mostra, con la bellissima Adorazione del Bambino da Loreto, del 1554/55, ancora particolarmente influenzata dal periodo a Bergamo e dall’arte veneta, specie nel paesaggio di sfondo, nonostante l’epoca tarda, legata al suo soggiorno marchigiano.

Ne segue un tuffo tra Barocco, Barocchetto e Ottocento, in cui svettano opere come l’Annunciazione del francese Regnier da Venezia, il movimentato Crocifisso del ligure Maragliano da Sanremo, la Visione di S. Andrea Corsini del settecentesco fiorentino Vincenzo Meucci, da Lastra a Signa, in cui stupendo è il vaso di fiori da natura morta ai piedi del santo, la Pentecoste di Domenico Fiasella da Sestri Levante, il Martirio di San Pantaleone del classicista bolognese Gaetano Gandolfi, dalla chiesa dei Gerolamini di Napoli, i tre santi vescovi del napoletano Pietro Vitale, influenzato, nella sua compostezza, dalla pittura spagnola di Ribera e Murillo, il tormentato Ratto delle Sabine di Luca Giordano e il Raffaello con la Fornarina del milanese Valaperta, fortemente influenzato dai modi romantici di Francesco Hayez.

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Gallerie d’Italia Milano – RUBENS – CRISTO – dopo il restauro – Foto di Claudio Giusti – Su gentile concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

Tutte opere, a parte quella ottocentesca, ricca di pathos tipico romantico, molto dinamiche, ricche di torsioni, non solo fisiche ma anche spirituali, come quelle dei tre vescovi di Vitale, ma anche di chiaroscuri mediati dalla base rossa tipica del Settecento, come ben evidenziano Meucci e Gandolfi. Un discorso a parte lo merita Rubens, con il suo originale Cristo risorto, del 1615 circa, da Firenze: l’opera è in formato quadrato, segno, quindi, di una devozione privata, ma, ancor più originale è la scelta di un Cristo non trionfante appena uscito dal sepolcro, come lo aveva raffigurato Piero della Francesca, ma seduto, quasi perso, che sembra chiedersi “cosa faccio adesso che sono risorto?”, un Cristo meditabondo, tipico di quella devozione “apocrifa” fiamminga, a cui gli angioletti retrostanti sembrano quasi fare scherzi in attesa di una sua reazione.

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Gallerie d’Italia Piazza Scala – MAZZOLA-ANNUNCIAZIONE – dopo il restauro – Foto di Roberta Grazioli

Nella parte finale della mostra si ritorna alla grande epopea del Rinascimento, con la scenografica Annunciazione del mantovano Girolamo Mazzola Bedoli, del 1540, dall’Ambrosiana, influenzata da Correggio nelle figure, ma anche dall’antiquariato di Squarcione e dell’ambiente padovano di Mantegna nel tempio sullo sfondo, con l’Adorazione dei Pastori del fiorentino Granacci, con i tre santi di Brera di Antonio da Pavia, nei modi del Bergognone e del Foppa, ma anche del primo Leonardo milanese e con il drammatico San Bernardino dello scultore modenese Antonio Begarelli, da Pavullo nel Frignano.

Gallerie d'Italia La bellezza ritrovata

Gallerie d’Italia La bellezza ritrovata – PERUGINO -CROCIFISSIONE – dopo il restauro – Foto di Restauro Dipinti Studio 4 – Su gentile concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

La conclusione è affidata a due capolavori, come la Crocifissione di Perugino per il cenacolo di Foligno a Firenze, del 1496/1503, in cui un Cristo sofferente ma, molto probabilmente, già morto, affiancato da due figure come la Vergine e S. Gerolamo, quasi rassegnate, si staglia sullo sfondo di un paesaggio di ricordo fiammingo, tra colline e borghi fortificati, che idealizza l’Umbria in cui il Vannucci visse gli anni giovanili, e il San Pietro del ferrarese Francesco del Cossa, del 1470-73, da Brera, in cui la figura del santo, rugosa e meditabonda, ispirata, anche qui, a Piero della Francesca, ha, come sfondo, un paesaggio quasi naturalistico nel suo essere brullo e popolato solo da uccelli come quello evidente, in dettaglio, alla sinistra del santo.

Stefano Malvicini

> leggi anche gli altri articoli di Stefano Malvicini per Milano Arte Expo magazine della Casa Museo Spazio Tadini.

Stefano Malvicini

Mappa mostre 2016 da non perdere a Milano:

Gallerie d’Italia Piazza Scala di Milano

La bellezza ritrovata. Caravaggio, Perugino, Rubens, Lotto e altri 140 capolavori ritrovati

Gallerie d’Italia, Piazza della Scala 6 20121 Milano
Orari: martedì – domenica 9.30-19.30; giovedì 9.30-22.30; lunedì chiuso
Biglietti: intero 5,00 €, ridotto 3,00 €

MAE Milano Arte Expo, diretto da Melina Scalise (giornalista e guida, assieme a Francesco Tadini, della Casa Museo Spazio Tadini in via Jommelli 24)  – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia Stefano Malvicini per il testo / recensione e la selezione delle immagini sulla mostra La bellezza ritrovata alle Gallerie d’Italia Piazza Scala.

Melina Scalise

Melina Scalise

Milano Arte Expo

 

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