Settimio Benedusi da Imperia a Milano a piedi e senza soldi per verificare se la fotografia ha ancora un valore

Settimio Benedusi

Settimio Benedusi lo scorso 11 aprile 2016 postava sul suo blog un articolo dal titolo “La fotografia ha ancora un valore?” Riflette sulla strabordante quantità di immagini che circolano oggigiorno (cui non corrisponde eguale qualità), sulla crisi del settore editoriale e conseguente situazione dei fotografi che non vengono pagati; racconta delle centinaia di fotografi anche bravi che offrono i loro servizi gratis. Decide di agire una provocazione e sfida importante: andare da Imperia a Milano a piedi senza soldi, con solo una macchina fotografica Leica digitale e l’obiettivo di verificare se la fotografia abbia ancora un valore. Sì perché Settimio Benedusi cercherà di mangiare e dormire vendendo o barattando le fotografie.

Venerdì 15 aprile 2016, di mattina, è partito da Imperia, sua città natale, alla volta di Milano. Con sé la Leica digitale, scarpe da ginnastica e zaino. Da ieri si sta mantenendo con la fotografia. Scattando fotografie si è procurato una focaccia, il pranzo, e poi cena e pernottamento. Alle 18 di ieri era già giunto ad Alassio.

Settimio Benedusi focaccia del pastificio Calderaro di Andora

Focaccia del pastificio Calderaro di Andora ottenuta con fotografie

Soltanto solo, sperduto, muto, a piedi riesco a riconoscere le cose.” Pier Paolo Pasolini

Settimio Benedusi

Il viaggio a piedi è da sempre carico di significati e simbologie. Si medita, si contempla, ci si permette di sentire. Oggi il camminare, così come la figura del camminatore, mutano continuamente nell’immaginario comune. Diviene, per esempio, la volontà di mettersi alla prova come individuo nella solitudine e nel silenzio, o diventa un riappropriarsi di tempo e spazio umano. Settimio Benedusi ha fatto una scelta coraggiosa (anche faticosa: sono 250 i kilometri da Imperia a Milano) e carica di significato per la fotografia. La fotografia è una cosa seria e importante. Settimio Benedusi lo ribadisce continuamente, ed ogni sua azione, professionale o non, è in questa direzione. Nostalgia o resistenza, o forse entrambe, sembrano lasciare sul terreno le orme dei suoi passi. Indiscutibilmente raccontano di un uomo singolare che ha accettato di avventurarsi fisicamente, e non solo mentalmente e a parole, in un’importante restituzione del giusto peso e valore della fotografia oggi. Settimio Benedusi con questo suo gesto dovrà anche rivalutare le cose piccole e semplici, interrogarsi su di sé e sul suo rapporto con gli altri, il mondo e la natura; dovrà riflettere su molti elementi e interrogativi, anche legati alla fotografia dal momento che è il linguaggio e il mezzo con cui potrà o meno procurarsi del denaro o realizzare un baratto. Inconsapevolmente, o forse no, sta restituendo anche una preziosa forza e valore al corpo (il camminare è il trionfo del corpo), un corpo che, come scrive David Le Breton ne Il mondo a piedi, è ormai un “residuo contro cui si scontra la modernità”. E d’altra parte molta fotografia è strettamente legata al corpo.

Lo stupore per ciò che il cammino è capace di creare è qualcosa che sarebbe da documentare, ma, giustamente, l’operazione prenderebbe tutta un’altra piega, più personale e individuale, mentre qui il focus è la fotografia. “Fotografare è facile per tutti, tranne che per i fotografi” – dice Settimio Benedusi-, aprendo infinite questioni sul dilagare odierno e l’onnipresenza di immagini di qualsiasi tipo e genere, sull’essere costretti a lavorare gratis o sul non cedere mai a questo, sulla facilità per chiunque di realizzare foto belle grazie ai mezzi e alla tecnologia a disposizione, sulla diversità tra fare fotografie ed essere un fotografo, sulla differenza tra una foto bella e una foto buona, sul senso della fotografia … che deve servire a raccontare qualcosa, che è importante che racconti qualcosa! Altrimenti è inutile, tanto per chi la fa quanto per chi la guarda.

Settimio Benedusi

Settimio Benedusi, che è anche un comunicatore a tutto tondo, con questo cammino da Imperia a Milano a difesa delle fotografie utili, contro la schiavitù dei selfie e della fotografia bella ma inutile, contro il virtuale di un like, in difesa del valore della fotografia, sembra dirci, sembra rimarcare come il fotografo sia e debba sempre più essere il senso, e non la bellezza fine a sé stessa, di ciò che fotografa e racconta.

Federicapaola Capecchi

…. > leggi anche gli altri articoli della coreografa e blogger Federicapaola Capecchi per il magazine Milano Arte Expo.

 

MAE Milano Arte Expo, magazine dell’Art Center Spazio Tadini fondato e diretto da Francesco Tadini e Melina Scalise  – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia Federicapaola Capecchi  per il testo e la selezione delle immagini su Settimio Benedusi.

Milano Arte Expo

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Una risposta

  1. marisa Forestiere scrive:

    l’ho conosciuto in albergo ad Alassio, abbiamo parlato brevemente ma in modo sufficiente per incuriosirmi ed ora, qui, su google, mi sto documentando….sto leggendo tutto e tutto molto interessante. Le foto sono bellissime e parlano di lui, rivelando la sua sensibilità. Felice di aver voluto il suo nominativo…seguirò con interesse il suo…cammino, in tutti i sensi. Il cammino della vita è lungo, a volte tortuoso ma, la bellezza in sè illumina ogni passo. Settimio conosce la bellezza ed il peregrinare tra i suoi meandri non avrà fine…

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