Neo Preistoria 100 Verbi Triennale Design 2016: mostra a cura di Andrea Branzi e Kenya Hara

Neo Preistoria 100 Verbi

Neo Preistoria 100 Verbi – mostra al Palazzo della Triennale di Milano

XXI Triennale Milano 21st Century Design After DesignNeo Preistoria – 100 Verbi : mostra a cura di Andrea Branzi e Kenya Hara, dal 2 aprile al 12 settembre. Sede: Palazzo della Triennale. Con la XXI edizione della Triennale è letteralmente esplosa a Milano una stagione di eventi e mostre che riempiranno la città fino a settembre. La Triennale di Milano è infatti una manifestazione che interessa diversi luoghi del capoluogo lombardo e che coinvolge più fasce di pubblico, ma soprattutto i giovani, attratti dall’affascinante mondo del Design e dalle sue innovazioni più caratterizzanti di questo XXI secolo.

XXI Triennale Milano 21st Century Design After DesignDiverse mostre sono già state inaugurate e tra queste ve ne è una che sta attirando su di sé l’attenzione della critica e ha fatto discutere non poco gli esperti d’arte. Si tratta di un’esposizione che è ospitata presso la sede della Triennale, al primo piano, dove si trova anche la mostra W. Women in italian design (> vedi articolo). L’esposizione in questione si intitola Neo Preistoria. 100 Verbi.

Quello che viene proposto al visitatore è un vero e proprio percorso nel tempo. La preistoria viene messa in parallelo con la storia attuale, quella degli anni che stiamo vivendo, caratterizzati da una forte incertezza, proprio come quegli anni bui che ha vissuto l’uomo agli albori della propria esistenza. Si punta dunque l’attenzione sulla storia dell’Umanità intera ma lo si fa in maniera ironica, senza prendersi troppo sul serio, come ha tenuto a sottolineare il curatore dell’esposizione. L’allestimento è stato volutamente concepito tutto in penombra. Le luci soffuse che lo caratterizzano hanno infatti un significato ben preciso che si rintraccia nella volontà di porre l’accento proprio sul senso di incertezza generale, che pervade la nostra nuova preistoria. Ciò che accade ai tempi d’oggi è qualcosa che non ci fa vedere chiaro in merito a quello che sarà il futuro immediato, ed è per questo che la luce è poca. Possiamo intravedere ma a dominare è il buio.

Il titolo, ‘100 verbi‘ è apparentemente enigmatico, ma il suo significato è molto semplice. Andrea Branzi e Kenya Hara hanno infatti pensato a una corrispondenza tra gli oggetti esposti in mostra e quei 100 verbi che ad essi si collegano. Uno per ogni azione a cui è legato l’oggetto stesso. Da una parte ci sono i 100 verbi, dall’altra i 100 strumenti che erano nelle mani dell’uomo della preistoria, strumenti dagli usi più disparati, come quelli che servivano per cucinare o quelli che erano invece utilizzati come armi da guerra. Allora quegli strumenti venivano realizzati per garantirsi la sopravvivenza. Oggi si è andati invece molto oltre e grazie alle nuove tecnologie l’uomo è arrivato a un punto tale da essere in grado di costruirsi degli strumenti che gli consentano di vivere più a lungo, grazie a veri e propri ricambi di parti dell’organismo. La rigenerazione dei tessuti e la possibilità di creare nuovi organi, protesi e via dicendo, ci porta verso l’inizio di una nuova era.

Questi sono i risultati del progresso scientifico e tecnologico che l’umanità ha portato avanti nel corso della sua evoluzione.

Abbiamo detto che i verbi utilizzati sono 100, ma di che tipo di verbi si tratta? Quali sono i concetti che si vogliono esprimere con essi? Alcuni sono legati a delle azioni pratiche, come misurare, navigare, scrivere, cuocere, suonare, uccidere. Altri verbi sono invece riferiti a sentimenti, a concetti più astratti, come amare, affascinare, rilassarsi, immaginare, inventare, pensare.

Ogni oggetto in mostra si prende il suo spazio e viene isolato dal contesto all’interno di una teca in cui non c’è altro, proprio perché l’intento è quello di valorizzare ogni singolo strumento dell’uomo, con tutti i significati che lo stesso si porta dietro.

Tutto nell’allestimento è pensato per andare a creare un’atmosfera ben precisa, dai colori alle luci, fino al suono di sottofondo che accompagna il visitatore nel suo viaggio virtuale attraverso i secoli. In questo senso ha giocato un ruolo fondamentale l’abilità di chi ha curato l’allestimento, un susseguirsi di oggetti che non risulta mai noioso ne’ ripetitivo.

Il gioco di luci soffuse e di specchi che ne amplificano gli effetti, rendono l’atmosfera interna alla mostra molto suggestiva ed esaltano ancora di più gli oggetti nelle teche, oggetti che esprimono anche concetti tra loro completamente opposti. Ecco infatti che agli strumenti che rappresentano la vita si affiancano quelli legati alla morte, le armi. Tutto questo perché man mano che si è andati avanti nella storia l’uomo ha visto modificarsi nel tempo le proprie aspettative, che non sempre si sono rivelate positive. La guerra, in particolar modo, è un triste elemento che ricorre dalla storia antica a quella contemporanea, e che continua ad essere strettamente attuale, oggi più che mai. Ovviamente l’evoluzione dei desideri umani non è avvenuta solo in senso negativo ma anche in senso positivo, e allora ecco che dalla semplice esigenza di mangiare e dunque di cucinare, che si aveva nella preistoria, si è passati alla voglia di volare o ancora a quella di comunicare con i propri simili senza barriere anche sulle lunghe distanze. In tutto questo l’ingegno e l’inventiva umana hanno giocato un ruolo fondamentale, insieme ovviamente al progresso graduale delle tecnologie.

Seguendo questa linea si comprende appieno quale sia il significato della presenza, nella lista scelta dai curatori, anche di verbi come annientare, trafiggere, uccidere, arrendersi, minacciare, che rimandano a quanto di male si possa generare nella mente dell’uomo, senza alcuna differenza tra il passato, anche quello più lontano, e il presente.

Chi è Andrea Branzi, il curatore della mostra?

Andrea Branzi è un grande architetto e designer di origini fiorentine, che lavora attualmente nella città di Milano, dove vive ormai da diversi anni, che è stato premiato nel 1987 con il prestigioso Compasso d’oro alla carriera. Egli è co-fondatore di Domus Academy e attualmente insegna anche Interni e Design al Politecnico di Milano. Egli ha sempre detto di apprezzare l’artigianato perché è una forma di arte che permette di dare maggiore sfogo alla creatività rispetto invece alla produzione in serie, meno libera e meno soggetta a quelle sperimentazioni che un maestro del design come lui non può non ricercare ogni volta che si approccia a un nuovo lavoro.

Per andare a conoscere quali sono i progetti di cui si è occupato finora Andrea Branzi si può fare riferimento al suo sito http://www.andreabranzi.it/ita/profile.php

Kenya Hara e l’Hara Design Institute

L’allestimento della mostra è a cura dell’Hara Design Istitute, l’Istituto di Design fondato da Kenya Hara, uno dei massimi esponenti in questo settore a livello mondiale.Il famoso designer giapponese appose la sua firma ad esempio sulla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali tenutisi a Nagano (Giappone) nel 1998.

Chi vuole conoscere meglio l’Hara Design Institute può leggere le varie schede di presentazione sia dell’Istituto che dei lavori da esso curati, il tutto pubblicato sul sito http://www.ndc.co.jp/hara/en/

XXI Triennale Milano 21st Century Design After Design

2 aprile – 12 settembre 2016
Neo preistoria
Triennale di Milano

Curatori: Andrea Branzi, Kenya Hara
Progetto di allestimento: Andrea Branzi, Kenya Hara, Hara Design Institute (Nippon Design Center Inc.)
Progetto grafico: Kenya Hara, Hara Design Institute (Nippon Design Center Inc.)

MAE Milano Arte Expo, magazine Fine Art, Design, Fashion & Lifestyle è diretto dal Melina Scalise (giornalista professionista, ufficio stampa e co – ideatrice con Francesco Tadini e presidente della Casa Museo Spazio Tadini) – Per informazioni e contatti mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it . Mob: +39 366 4584532

Melina Scalise

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Milano Arte Expo

 

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