CARAVAGGIO Flagellazione di Cristo alla Villa Reale di Monza – il capolavoro visto da Stefano Malvicini

CARAVAGGIO Flagellazione di Cristo

CARAVAGGIO Flagellazione di Cristo alla Villa Reale di Monza – recensione di Stefano Malvicini

Mostre Milano 2106 da non perdereCARAVAGGIO Flagellazione di Cristo alla Villa Reale di Monza (vedi MAPPA) – il capolavoro visto da Stefano Malvicini per Milano Arte Expo (magazine della Casa Museo Spazio Tadini). Anche Monza, e non solo Milano, ospita grandi rassegne d’Arte, e la Villa Reale, la grandiosa residenza neoclassica del Piermarini che fu, prima, degli Asburgo e, poi, dei Savoia, ne è la giusta cornice.

Per chi avesse voglia di fare un giro nel Parco retrostante la Villa o di visitare la città, insieme al Duomo, con la cappella di Teodolinda, e al ponte dei Leoni, una tappa in Villa è consigliata. Fino al 18 aprile. Dal 17 marzo, infatti, la Sala delle Feste ha un ospite davvero illustre e d’eccezione: un quadro del grande Michelangelo Merisi, detto Il Caravaggio.

Caravaggio Flagellazione di Cristo

Caravaggio Flagellazione di Cristo alla Villa Reale Monza

Il quadro giunto a Monza è una Flagellazione e arriva da uno dei più grandi musei d’Italia, la Galleria di Capodimonte di Napoli. L’opera venne eseguita da Caravaggio durante il suo primo soggiorno napoletano, quando, sotto il Vesuvio, la città era la più grande metropoli del Mediterraneo e, addirittura, a livello culturale, contava quanto Roma. Era la fine del 1606 e Caravaggio scappava dall’Urbe: fuggiva da un processo che lo avrebbe quasi sicuramente condannato a morte per l’omicidio di Ranuccio Tomasoni, rampollo dell’aristocrazia romana, ucciso inseguito a una lite, come si direbbe oggi, scoppiata per futili motivi, ovvero l’assegnazione di un punto al gioco della pallacorda. Una lite simile a quelle odierne tra tifosi del Milan e dell’Inter, per intenderci, ma che sfociò in tragedia: Caravaggio dovette scappare e la prima tappa fu Napoli, dove giunse protetto dal ramo napoletano dei romani Colonna, i Carafa, e dove riuscì a farsi apprezzare anche grazie ai suoi capolavori eseguiti a Roma per ordini religiosi e famiglie nobili. Caravaggio non voleva assolutamente fermarsi a Napoli, ma la città era di strategico passaggio per recarsi prima in Sicilia, a Siracusa, per, poi, imbarcarsi verso Malta, dove voleva diventare cavaliere del famoso ordine militare, non tanto perché ci credesse, ma, piuttosto, per farsi perdonare da papa Paolo V. Come andò a finire, si sa e Caravaggio fu perdonato ma non riuscì a tornare a Roma perché morì di malaria all’Argentario, quando poco mancava al traguardo.

A Napoli, stando ai biografi come Baglioni e Bellori, Caravaggio rimase per un anno, forse poco più, dalla fine del 1606 all’inizio del 1608, ma eseguì, con una notevole rapidità, molte opere, anche grazie alle segnalazioni dei Colonna e dei Carafa, tra cui spicca la grandiosa tela, ospitata ancora sull’altar maggiore della chiesa del Pio Monte, dedicata alle Sette opere di Misericordia. Sotto il Vesuvio, Caravaggio lavorò anche per famiglie borghesi, non autoctone, come i De Franchis, i committenti della Flagellazione di Capodimonte. La famiglia aveva origini genovesi e si trattava di un casato di burocrati statali che mirava alla scalata sociale attraverso status symbol: per diventare “qualcuno” nella Napoli di allora, i De Franchis acquistarono una cappella per farne un luogo di preghiera, ma, magari, anche un mausoleo. Acquistarono una cappella privata in una chiesa civica, pubblica: la basilica di San Domenico Maggiore, uno dei più insigni monumenti gotici di Napoli, risalente all’epoca angioina. In quegli anni, Caravaggio era la star per antonomasia, maledetto per la sua semplicità, rivoluzionario per le sue scelte tematiche e luministiche, ma anche richiesto dal gotha della società dell’epoca, anche da chi, tramite passaparola, voleva emergere, come i De Franchis, che lo chiamarono per realizzare una pala d’altare che risultasse celebrazione della famiglia, opera destinata alla preghiera e alla meditazione e “oggetto” di scalata sociale. Nacque così, la Flagellazione esposta a Monza. Dapprima esposta in chiesa, nell’Ottocento l’opera fu trasferita al palazzo di Capodimonte, dove nacque la Pinacoteca in cui si trova ancora oggi in una posizione di assoluto risalto, in fondo a un corridoio dal taglio scenografico.

L’opera, in origine, era simmetrica, ma, oggi, la vediamo senza questa simmetria in quanto i committenti, dopo averla vista, vollero inserire un ulteriore strato di tela sulla destra. I restauri, eseguiti tra il 1998 e il ’99 a Napoli e le radiografie, svolte nel 1983 a Parigi, svelarono alcuni pentimenti e correzioni, tra cui spicca una testa di frate dietro l’aguzzino di destra: un frate francescano, con cui, probabilmente, Caravaggio volle giocare sul cognome del committente, Tommaso De Franchis, abbandonato, poi, nella stesura finale. Lo stile è quello tipicamente del maestro di origine bergamasca, fatto di chiari e scuri contrastati da una fonte di luce misteriosa che, sempre nelle opere caravaggesche, inonda il centro della scena in modo intenso e penetrante, profondo, che scalda anche i cuori di chi, di Arte, non è così esperto. A guardarla bene, è un’opera che si presenta estremamente dinamica, mossa, quasi barocca, di fronte alla compostezza di altre opere sacre del Caravaggio romano, come la Morte della Vergine per la Chiesa Nuova. Assolutamente, l’opera risente delle due grandi tele eseguite per Santa Maria del Popolo, la Crocifissione di san Pietro e la Conversione di San Paolo, nella posizione dei due aguzzini e anche per il dinamismo molto spinto e accentuato. Due metri e ottantasei di altezza per due e tredici di larghezza in cui si esprime, al meglio, la rivoluzione di Caravaggio, tra torsione dei corpi e luce calda e intensa, e si nota alla perfezione il talento del Merisi che ha cambiato, per sempre, la storia dell’Arte.

Caravaggio. La Flagellazione di Capodimonte
Villa Reale, Viale Brianza 1 20052 Monza
Curata da Andrea Dusio
In collaborazione con Consorzio Villa Reale di Monza e Il Cittadino di Monza e Brianza
Orari: martedì – domenica 10.00-19.00; venerdì 10.00-22.00
Ingresso libero

Stefano Malvicini

> leggi anche gli altri articoli di Stefano Malvicini per Milano Arte Expo magazine della Casa Museo Spazio Tadini.

Stefano Malvicini

MAE Milano Arte Expo, diretto da Melina Scalise (giornalista e guida, assieme a Francesco Tadini, della Casa Museo Spazio Tadini in via Jommelli 24)  – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia Stefano Malvicini per il testo / recensione sulla mostra del capolavoro di Caravaggio Flagellazione di Cristo alla Villa Reale di Monza.

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore Milano Arte Expo magazine d’Arte, di Design, Fashion Fotografia e Lifestyle

Milano Arte Expo

 

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