Mostra BOCCIONI Milano Palazzo Reale 2016 – recensione Stefano Malvicini

Mostra BOCCIONI Milano Palazzo Reale

Mostra BOCCIONI Milano Palazzo Reale Dal 23 marzo al 19 luglio 2016

Mostre Milano 2016: Umberto Boccioni (1882-1916). Genio e memoria a Palazzo Reale 23 marzo – 19 luglio. Orari mostra: lunedì 14.30 – 19.30; martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30 – 19.30; giovedì – sabato 9.30 – 22.30 – recensione di Stefano Malvicini.  Cento anni sono passati da quel 17 agosto del 1916, quando Umberto Boccioni cadde, disarcionato dalla sua amata cavalla, a Chievo, presso Verona, e morì in seguito alle ferite all’età di soli 34 anni.

Boccioni Palazzo Reale

Boccioni Palazzo Reale – Umberto Boccioni, Elasticità, 1912, olio su tela, 100×100 cm, Milano, Museo del Novecento, Collezione Jucker

Per celebrare il centenario, Milano, la città che lo ha ospitato e dove ha scoperto il Futurismo, gli ha dedicato una grande mostra a Palazzo Reale, curata da Francesca Rossi e Agostino Contò, fino al 10 luglio 2016. Palazzo Reale: il luogo adatto per una mostra su Boccioni, perché, qui accanto, si trova il Museo del Novecento, sede del più grande corpus di opere del maestro che non è stato solo futurista, ma anche simbolista e divisionista.

Boccioni è sempre stato un nomade, un girovago per l’Italia a causa della professione del padre, impiegato della Pubblica Amministrazione, tanto che la sua nascita a Reggio Calabria nel 1882 fu del tutto casuale: Umberto aveva origini romagnole, visto che entrambi i genitori venivano dalla terra del Sangiovese e della piadina. Ben presto, si spostò da Reggio Calabria a Forlì, Genova, Padova, dove nacque la sorella, e, poi, a Catania. Il piccolo Umberto iniziò a mostrare un talento naturale per il disegno, tanto che, quando il padre venne trasferito a Roma, nella Capitale, frequentò uno dei più grandi grafici pubblicitari liberty italiani, Giovanni Maria Mataloni, e studiò quelle che, allora, erano chiamate “belle arti”, approfondendo la parte grafica. A Roma frequentò anche lo studio di Giacomo Balla, pittore piemontese già divisionista, insieme a Gino Severini e Mario Sironi. Dopo una serie di viaggi all’Estero, frequentò l’Accademia di Venezia e fu, poi, a Milano, dove conobbe Gaetano Previati, Romolo Romani e il committente gallerista ticinese Chiattone, ma dove iniziò anche a vedere la cultura italiana come provinciale e limitata: nel 1907, insieme a Romani, Severini, Balla, Carrà e Russolo scrisse il Manifesto dei Pittori futuristi. A Milano, in polemica con il passato, nei primi anni ’10, fu attivo in varie società artistiche e gallerie cittadine. Nel 1915, da interventista, si arruolò e andò al fronte con il Corpo Volontari Ciclisti Automobilisti, ma maturò, dall’esperienza bellica, molta delusione, tanto da scrivere: “la guerra, quando si attende di battersi, non è che questo: insetti + noia = eroismo oscuro”. Durante un’esercitazione militare a Chievo la disgrazia che segnò la fine della sua giovane e talentuosa carriera artistica.

Chi si aspetta una mostra sul Boccioni futurista ne rimarrà deluso. 280 sono le opere, compresi 60 disegni della Raccolta Bertarelli del Castello Sforzesco esposti solo nel 1979, ma solo una minima parte sono quelle propriamente futuriste. La mostra intende, infatti, essere un racconto, non solo un percorso, attraverso le fonti dell’Arte di Boccioni, un’esposizione che, filologicamente, esplora le radici dell’esperienza estetica boccioniana. Il punto di partenza si chiama “Atlante della memoria”: un volume su cui il giovane Boccioni, nelle sue peregrinazioni per musei e gallerie, incollava, come se fosse un album, foto e cartoline di opere che lo ispiravano per le sue creazioni. Già il confronto iniziale chiarisce questo punto: sono affiancati l’Autoritratto del 1909 e una lastra di sarcofago romana proveniente dal Museo di Santa Maria della Scala a Siena, in nome di un’iniziale adesione al classicismo già dai suoi primi lavori romani. Anche il successivo confronto sul tema materno è pregnante: ne emerge una sorta di continuità tra il maestro Balla, con la sua “gigantografia” a pastello, e l’allievo Boccioni. Boccioni fu anche simbolista e fortemente influenzato dai maestri tedeschi e mitteleuropei, da Stück a Kupka e a Kilnger, ma anche dalla classica compostezza di Vela, dall’eterea mitologia campestre di Segantini e dall’epico di Previati: tutto ciò emerge nelle sale dedicate a questa fase, in cui svetta la monumentale Madonna-Madre del trentino, insieme al Carro del Sole di Previati e alle Grazie montane del valsesiano Carlo Fornara. Tutta questa fase si riassume nell’opera, totalmente simbolista, intitolata Paolo e Francesca, dedicata ai due amanti cantati da Dante nel canto V dell’Inferno: due figure si abbracciano e si baciano, proprio come il Tritone e la Nereide di Klinger in mostra, sempre a Palazzo Reale, per il Simbolismo, volando su un lago da cui emergono anime dannate, sulle quali si muovono “sospese nell’incredibile”, come avrebbero cantato Le Orme negli anni ’70.
Boccioni fu anche un grande incisore e la sua attività a Roma con Mataloni e, poi, quella a Milano con Chiattone, gli resero possibili approfondimenti in materia. Sicuramente, Umberto vide le incisioni di Dürer all’Ambrosiana (alcune sono esposte), così come fu influenzato dalla prassi antiquaria del gallerista luganese, che realizzò copie della cantoria del Duomo di Firenze e dello Sposalizio della Vergine di Raffaello a Brera, in alcune sue opere come il piccolo trittico esposto accanto alle copie sopracitate. Anche nel ritratto, Boccioni seppe sviluppare una delicata forma di introspezione psicologica, ispirandosi ai maestri d’Oltralpe, ma anche, di nuovo, a Balla, di cui è esposto il bellissimo, quasi fotografico Il dubbio. A mo’ di confronto sono esposti, nella sala dell’”Atlante della Memoria”, anche due litografie di Dudovich e una di Mataloni a illustrare il periodo liberty di Boccioni.
E poi c’è il Futurismo: tanti disegni preparatori, ma anche opere pregevoli, da Le forze di una strada a Dinamismo di un corpo umano e a Officine di Porta Romana. Ne emerge un Boccioni ancora divisionista nella tecnica pittorica, specie nelle vedute di Milano e delle sue industrie, ma già futurista nella scomposizione della figura e delle forme e nella scelta tematica: non le vedute canoniche, naturali e, potremmo dire, “bucoliche” della Milano del Duomo e dei Navigli, ma un panorama di fabbriche, ciminiere fumanti e operai che si recano al lavoro in bicicletta. Naturalmente, si arriva al pezzo forte della mostra, con l’esaltazione del movimento, il dinamismo che si fa figura, ovvero Forme uniche della continuità nello spazio, la scultura che tutti conosciamo come verso delle monete da 20 centesimi , in cui un uomo-robot cammina increspando volumi e creando movimento a sua volta. Si tratta di una delle molte versioni dell’opera, che è messa a confronto con teste scolpite da Picasso con gli stessi risultati: è facile cogliere il nesso tra Cubismo e Futurismo nella resa del movimento attraverso l’esaltazione del volume nell’esperienza plastica su bronzo. Nelle ultime sale, c’è spazio per molti materiali documentari, foto di Boccioni nel suo studio e con la madre, ritagli di giornale su cui l’artista realizzò collages e, naturalmente, meditazioni, su tela, sulle figure della madre e della sorella, ultime testimonianze artistiche eseguite durante gli anni della Guerra, tra cui il ritratto di Silvia, dipinto pochi mesi prima del tragico incidente di Chievo. Un lascito che Boccioni ci ha tramandato, a cavallo tra avanguardia e passato, tra evoluzione e ritorno all’Ordine.

Stefano Malvicini

> leggi anche gli altri articoli di Stefano Malvicini per Milano Arte Expo magazine della Casa Museo Spazio Tadini.

Stefano Malvicini

Mostra a Palazzo Reale di Milano

Umberto Boccioni (1882-1916). Genio e memoria

Dal 23 marzo al 19 luglio 2016

Palazzo Reale, Piazza Duomo 12 20121 Milano

Orari: lunedì 14.30 – 19.30;
martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30 – 19.30;
giovedì – sabato 9.30 – 22.30
Biglietti: Intero 13€; Ridotto 11€.

MAE Milano Arte Expo, diretto da Melina Scalise (giornalista e guida, assieme a Francesco Tadini, dell’HUB di Loreto / Lambrate Spazio Tadini in via Jommelli 24: location Fuorisalone 2016)  – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia Stefano Malvicini per il testo / recensione e la selezione delle immagini sulla mostra a Palazzo Reale Umberto Boccioni (1882-1916). Genio e memoria.

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore Milano Arte Expo magazine d’Arte, di Design, Fashion Fotografia e Lifestyle

Milano Arte Expo

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