David Gilmour: Rattle That Lock – recensione di Stefano Malvicini

David Gilmour Rattle that lock

David Gilmour Rattle that lock

David Gilmour Rattle That Lock – recensione di Stefano Malvicini. Il mito dei Pink Floyd non è mai morto, tanto che, ormai, anche le giovani generazioni conoscono capolavori come Wish you were here e Money, ma i membri della band inglese si sono separati da tempo per seguire strade diverse e progetti differenti.

Il chitarrista Syd Barrett e il tastierista Richard Wright sono morti tra 2006 e 2008 lavorando a progetti solisti, mentre il batterista Nick Mason è rimasto l’unico membro fisso della band che, due anni fa, si è ritrovata in studio per portare a termine l’ultimo album The endless river. I due leader carismatici del gruppo, invece, hanno deciso di fare anche loro da sé, creandosi band autonome con cui mettere in atto lavori indipendenti dalla sigla Pink Floyd: così ha fatto il bassista Roger Waters, che, nel 1985, con The pros and cons of hitch hiking, ha inaugurato una fase post-Pink Floyd più psichedelica e funk, più trasognata e meno hard rock, seguendo sempre la linea sperimentale ed elettronica che il gruppo ha reso famosa nella storia della musica. Chi, invece, si è diretto su una strada più riflessiva e armonica è David Gilmour, chitarrista, insieme a Barrett, del progetto originario: anch’egli ha scelto dai primi anni ’80 la strada da solista, ma alternandola sempre al lavoro degli ultimi quattro album della band, da The final cut a The division bell. Da poco è stato pubblicato l’ultimo lavoro di Gilmour, intitolato Rattle that lock.

L’album è, di fatto, un bootleg, ovvero un box contenente cd, dvd e alcuni gadget come una finta busta delle Poste francesi contenente un plettro originale autografato dall’autore e una copia dell’opera che ha ispirato il chitarrista, ovvero il Paradiso perduto di John Milton. Le tracce sono molto originali, a partire da quella che dà nome all’album, la cui melodia è ispirata alla musichetta che precede gli annunci nelle stazioni delle ferrovie francesi SNCF, e il cui testo, scritto a quattro mani con la moglie Polly Sampson, narra di un viaggio non ben definito ma chiaro negli intenti di ricerca di sé stessi e dell’Assoluto. Anche l’esordio con 5 a.m. pare proprio un debito nei confronti dell’opera di Milton, con la Natura che si risveglia in mezzo a suoni e colori, così come al penultimo lavoro dei Pink Floyd, The division bell, molto sperimentale e con inserti di suoni naturali e artificiali, come le campane di High hopes. In any tongue è un pezzo molto riflessivo, ma con quelle sonorità melodiche profonde e delicate, frutto dell’incontro tra l’elettronica e l’hard rock. Non mancano anche brani blues e altri più “synth”, ma il risultato è decisamente positivo.

Stefano Malvicini

> leggi anche gli altri articoli di Stefano Malvicini per Milano Arte Expo magazine della Casa Museo Spazio Tadini.

Stefano Malvicini

David Gilmour Rattle That Lock

1) 5 a.m.
2) Rattle that lock
3) Faces of stone
4) A boat lies waiting
5) Dancing right in front of me
6) In any tongue
7) Beauty
8) The girl in the yellow dress
9) Today
10) And then…

MAE Milano Arte Expo, diretto da Melina Scalise (giornalista e guida, assieme a Francesco Tadini, dell’HUB di Loreto / Lambrate Spazio Tadini in via Jommelli 24: location Fuorisalone 2016)  – mail: milano.arte.expo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia Stefano Malvicini per il testo / recensione su Rattle That Lock di David Gilmour.

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore Milano Arte Expo magazine d’Arte, di Design, Fashion Fotografia e Lifestyle

Milano Arte Expo

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