Riccardo Venturi: Libia Martyrs – grande reportage in mostra a Spazio Tadini – di Federicapaola Capecchi

Riccardo Venturi

Riccardo Venturi – Libya, March-April 2011, Bengazi picture of one of the martyres of the regime

La curatrice Federicapaola Capecchi, nel contesto della mostra fotografica in corso a Spazio Tadini (vedi > articolo precedente) del grande fotoreporter Riccardo Venturi ha dedicato una sezione a un ciclo di fotografie intitolato Libia Martyrs. Tale percorso fotografico all’interno dell’esposizione risuona come un rituale della preghiera, poco importa se laica o religiosa. Volti, ritratti, fori, voragini, macerie, ceneri, prigioni, interni di edifici, come in un ritmo sincronico, si stagliano aggrappati al nodo in gola di una solitudine coraggiosa. Libia Martyrs è anche una riflessione sulla memoria, sul tempo e sulla memoria della guerra nella delicata crepa che si disegna nella possibilità di un perdono.

Connotato essenziale di ogni rituale è l’imprescindibilità da un ordinamento preesistente alle singole azioni sacre o non; diversamente si possono avere manifestazioni soggettive di religiosità, non riti. Per questo motivo ho scelto che il percorso espositivo procedesse dapprima per un camminamento nel contesto, tra luoghi simbolici o significativi come il centro studi dove si leggevano i testi e il libretto verde di Gheddafi, gli uffici della polizia adibiti agli interrogatori dei prigionieri, per poi immergersi – laicamente – ad osservare i volti, tutti in un’unico spazio e tempo, le immagini dei volti di centinaia di ragazzi e uomini che chiedono di essere trovati se scomparsi, o seppelliti se morti. Riccardo Venturi aveva davanti queste immagini che erano lì per dare un po’ di pace a coloro che erano alla loro ricerca. Sono vittime di un regime che è durato 40 anni, che ha portato molti morti e sparizioni. A noi raccontano storie di un paese che ha trovato il coraggio di chiedere giustizia per quei volti che nessuno potrà mai dimenticare. Ci portano a voler vedere quello che gli occhi, col tempo, non potranno vedere più o dimenticheranno. Il tempo spesso cancella la memoria o la offusca. Amore, individualità, assenza e separazione.

Queste di Libia Martyrs sono fotografie che seguono il fluire del tempo, mediante un clima “emozionale” che fonde lo sguardo di Riccardo Venturi alle storie dei personaggi rappresentati. Attraverso questo suo lavoro, affronta un’investigazione sociale che lo spinge sotto la superficie delle cose, il più vicino possibile al nucleo delle stesse: il tempo, la memoria. Il presente e l’eco del passato dove il bianco e nero marca l’assenza progressiva data dal trascorrere del tempo e del tempo stesso, parlando anche della fugacità della vita e del tentativo della memoria di ricostruirne la perdita. Composizioni in bianco e nero che sottolineano l’atmosfera di tempo sospeso. Fotografie che fanno domande tutto il tempo e ci rispondono attraverso altre domande; che ci portano a riflettere, esplorando la memoria, la perdita, la solitudine di questa stessa memoria che il tempo cancella, e la ricerca dell’identità attraverso la storia.

Riccardo Venturi

Riccardo Venturi – Libya March-April 2011 Bengazi picture of the martiryes on the wall of the Temporary Governement

Accentuano la fragilità del tempo e della memoria. Immagini che si caratterizzano per un notevole impatto visivo e che impressionano per la semplicità e per la sottile emotività. Riccardo Venturi non si intromette nella vita intima, ma sfruttando la semplicità dell’inquadratura e gli effetti spontanei dati da strati di plastica stesi sui manifesti dei volti, si concentra sulle differenze umane, sottolineando l’individualità delle persone. Storie fotografiche affascinanti. Un flusso visuale, sotto forma di monologo, di ognuno dei volti; di frammenti di tempo che passano inesorabilmente. Immagini che sembrano piegare la luce e il tempo, distorcere l’aspetto e produrre messaggi codificati nelle riflessioni, nelle rifrazioni multiple, nelle ripetizioni visive e nei gesti – che immaginiamo – che si fanno luce come macchie tra gli spazi della memoria e del tempo. Fotografie che attraverso l’intensità dell’immagine rivelano non solo le situazioni contigenti, quanto piuttosto sentimenti sommersi: l’essere umano, gli enigmi che lo accompagnano, la solitudine e la profondità del tempo, avvolti ogni tanto da una sorta di tristezza poetica.

Libya martyrs - Martiri Libia

Bengasi, Libia, marzo 2011 – Sul muro la foto di uno dei martiri della guerra civile – Ph Riccardo Venturi

Un lavoro, questo di Libia Martyrs, profondamente radicato nel reportage ma con uno sguardo anche un po’ oltre: una narrazione sottile di quel dramma umano, che si allontana dalla crudeltà diretta della guerra, trasferendone il senso e gli interrogativi in un campo immaginario, facendo emergere sottili dettagli grazie ai passaggi chiaroscurali attraverso toni di grigio. Fotografie semplicemente intense, e intense nella semplicità della realtà. Piene di sfocatura, a volte molto scure, un alto contrasto in bianco e nero che da un ritmo narrativo espressivo e coinvolgente, mettendo bene in luce quello che sta cercando, e fotografando. Alcuni volti sembrano scaturire dal buio e con loro, forme e figure (gli occhiali, un bavero, una spilla) che col buio si rapportano e si confrontano, traendo da esso luce e vigore comunicativo, esaltati dal confronto con un’immaginaria oscurità.

Giochi di ombre che creano un rapporto dialettico all’interno dell’immagine stessa, uno scandire di pieni e vuoti di domande, Pascal direbbe <il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun posto>.

Federicapaola Capecchi

…. > leggi anche gli altri articoli della coreografa e blogger Federicapaola Capecchi per il magazine Milano Arte Expo.

MAE Milano Arte Expo, diretto dalla giornalista (e presidente della Casa Museo Spazio Tadini di Milano fondata con Francesco Tadini) Melina Scalise  – mail: milanoartexpo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia Federicapaola Capecchi  per la curatela della mostra e il testo  e la selezione delle immagini fotografo Riccardo Venturi e la rubrica sulla fotografia del magazine.

Melina Scalise

–.

Milano Arte Expo

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