Riccardo Venturi fotoreporter: mostra a cura di Federicapaola Capecchi a Spazio Tadini Milano

Riccardo Venturi

Riccardo Venturi – Libya, March-April 2011, Bengazi picture of one of the martyres of the regime

La mostra Riccardo Venturi Reporter – Dall’Afghanistan alla Libia i reportage e lo stile di un grande fotografo porta a Milano, a Spazio Tadini, il fotoreporter romano vincitore di due World Press Photo – inaugurazione martedì 2 febbraio 2016 – ospite anche del recente Photoshow 2015, dove ha presentato il suo ultimo libro Haiti Aftermath. Fotografo di fama internazionale (dell’agenzia Contrasto dal 2001), dal ’90 persegue il suo interesse per i paesi in conflitto, primo fra tutti l’Afghanistan col cui reportage conquista il prestigioso Premio del World Press Photo nel 1997, le cronache della guerra del Kosovo con cui vince nel 1999 la Leica Honorable Mention, in seguito sviluppa un progetto a lungo termine sulla tubercolosi nel mondo per il World Health Organization con cui vince nel 2008 la sezione Miran Hrovatin del Premio Luchetta per la migliore immagine; Haiti, progetto per il quale è premiato con il Primo Premio nella categoria “General News – single pictures” del World Press Photo nel 2011; e innumerevoli altri paesi in guerra tra cui la Sierra Leone, il Burundi, la Somalia, la Liberia, il Rwanda. Tutti, anche coloro che magari non ne conoscono il volto e nome, hanno visto almeno una delle sue innumerovoli fotografie pubblicate su testate giornalistiche quali La Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, Panorama, L’Espresso, eccetera.

Riccardo Venturi

Riccardo Venturi – Libya March-April 2011 Bengazi picture of the martiryes on the wall of the Temporary Governement

Sarà a Spazio Tadini, dal 2 al 15 febbraio 2016, con una mostra incentrata su due grossi reportage – “Afghanistan” e “Libya Martyrs” – di cui saranno esposte circa 80 fotografie. La scelta è avvenuta in seguito all’intervista che feci a Riccardo Venturi novembre scorso. Una scelta che verte proprio sul senso e sul ruolo della fotografia, e della fotografia di reportage in particolare, nella società dell’immagine; in contrasto con chi sostiene che l’onnipresenza e bombardamento delle immagini abbia l’effetto di non “farle notare più”, con il pensiero che vuole pubblico e fruitori odierni mediocri e incompetenti.

Questa mostra vuole provare a dimostrare come, invece, una formula narrativa e visiva faccia sì che fotografia e messaggio arrivino, e a chiunque, entrando in una vera comunicazione; come pubblico e fruitori siano invece oggi sempre più competenti; come la fotografia, ancor più oggi nell’onnipresenza dell’immagine, sia il linguaggio in assoluto più democratico e contemporaneo (come lo sono il teatro e la danza), con la connaturata capacità e possibilità di essere analisi della società. Una mostra che vuole evidenziare anche come il ruolo del fotoreporter oggi sia forse anche più significativo che in altri momenti storici: non ha più la funzione di colui che arriva per primo a dare la notizia, bensì è colui che ha capacità (o dovrebbe averla) di analisi, e che, in un racconto organico traduce una visione articolata e in profondità dell’evento, del fatto. Il percorso espositivo mette in risalto come Riccardo Venturi abbia potente questa formula narrativa e visiva, e questa capacità di analisi.

Come l’acutezza e bravura nel restituire dignità ad ogni singolo soggetto fotografato, e allo spazio architettonico o ambientale laddove compare, rivelando terrore e speranza, violenza e pace, sofferenza e compassione. E di raccontare, di essere testimone del nostro contemporaneo restituendoci un punto di vista, una presa di posizione con pensiero, sensibilità, capacità di vedere, cultura, metodo e molta passione.

Una mostra a Spazio Tadini per dare risalto all’autore Riccardo Venturi, così come all’importanza del fotogiornalismo, soprattutto oggi, in un mondo col fiato sospeso e spesso con guerre interne alle nazioni e ai popoli di più difficile individuazione e lettura.

Riccardo Venturi

Riccardo Venturi – North Afghanistan 2002 Ph Riccardo Venturi-online

È di soli otto giorni fa la notizia di un attacco all’ambasciata italiana di Kabul, un attacco suicida con 14 morti e 13 feriti; sempre otto giorni fa è stato pubblicato l’appello firmato da più di 1128 accademici della Turchia contro i massacri e le violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo Turco nel Kurdistan; numerose minacce di morte raggiungono ogni mese i giornalisti e gli analisti politici afgani che osano criticare i talebani; secondo il rapporto dell’UNICEF dell’11 gennaio 2016, il 40% dei bambini afgani non ha accesso all’istruzione scolastica.

In Libia è in corso una guerra civile ormai da 4 anni, dalla morte del colonnello Gheddafi (2011), e oggi la situazione è ancora più confusa e incerta in un Paese diviso tra due parlamenti e due fazioni rivali. Potremmo andare avanti purtroppo all’infinito nell’elenco di situazioni di guerra o di crisi in cui versano numerosi Paesi: nuove esplosioni nel Medio Oriente, preoccupazioni per Russia e Iran, situazione Sauditi e Turchi, la crisi dei profughi … un mondo col fiato sospeso.

Mentre con molta più frequenza e attenzione ci si sofferma prevalentemente sul fermento politico, con le sue cupe prospettive economiche e di occupazione. Non che queste non siano importanti ma vi sono milioni di civili che non possono nemmeno preoccuparsi dell’occupazione, per non dire del futuro, molte situazioni cui non si deve, non si può rimanere indifferenti. E ci sono uomini, menti, occhi e scelte di vita che hanno il coraggio e l’onere di raccontare queste storie: i fotoreporter.

Riccardo Venturi

Riccardo Venturi – Kabul, October 1996, A Taleban watching the town from the hills Ph Riccardo Venturi-online

I visitatori della mostra potranno percorrere le strade dell’Afghanistan (luogo cui Riccardo Venturi è molto legato), entrare in case e situazioni di un Paese sempre in balia di drammatici eventi, scoprendo però anche lirismo e un racconto strutturato e organico di grande fascino e riflessione. “Afghanistan” è un progetto a lungo termine iniziato nell’ottobre 1996, quando Kabul cadde in mano dei talebani. Un ritratto di un paese dilaniato da più di 30 anni di conflitto, che non lascia spazio alla speranza. Una storia di drammatici eventi, a partire dalla guerra con i talebani e l’Alleanza del Nord, fino all’assalto americano e la caduta di Khandhar.

Il progetto mostra le vittime del conflitto, che sono per lo più ostaggi civili, e la logica di una guerra che sembra non finire mai. “Libya Martyrs” risuona come un rituale della preghiera, e poco importa se laica o religiosa. Volti, ritratti, fori, voragini, macerie, ceneri, prigioni, interni di edifici, come in un ritmo sincronico, si stagliano aggrappati al nodo in gola di una solitudine coraggiosa. “Il sangue dei martiri non sarà versato invano“, dicono i ribelli di Bengasi, la capitale della rivoluzione.

La sede dei ribelli e la sede del governo provvisorio sorge nel centro della città di Cirenaica. Una grande piazza abbraccia la preghiera, organizzazioni umanitarie e donne che aiutano, ma mostrano soprattutto il dolore delle famiglie. Sulle pareti della corte, lungo la piazza sono le immagini dei volti di centinaia di ragazzi e uomini che chiedono di essere trovati se scomparsi, o seppelliti se morti. Queste immagini sono qui per dare un po’ di pace a coloro che sono alla loro ricerca. Sono vittime di un regime che è durato 40 anni, che ha portato molti morti e sparizioni. I nomi e le date raccontano storie di un paese che ha trovato il coraggio di chiedere giustizia per quei volti che nessuno potrà mai dimenticare.

Riccardo Venturi

Riccardo Venturi – Kabul 2002 female students in a public school Ph Riccardo Venturi-online

La mostra a Spazio Tadini (via Jommelli 24, Milano – vedi MAPPA) articola i suoi reportage sottolineandone il respiro diretto, puro, intenso, la possibilità, che lo stile di Riccardo Venturi lascia, di avere un atto (e attimo) di respiro e di riflessione anche quando le immagini urtano, fanno male. Il suo bianco e nero fa sì che tutto si stagli in modo netto e assuma una forte espressività, e che il dolore, la violenza, la paura siano assoluti e intensi restituendoci davvero – anche se sembra paradossale – il senso, la dignità e il valore dell’essere umano. Ciò che il suo occhio e il suo sguardo affrontano, Riccardo Venturi lo restituisce con grande profondità, capacità e con evidente sensibilità e profondità di sentimento. E in questa mostra tutto ciò è assolutamente palpabile.

Federicapaola Capecchi

…. > leggi anche gli altri articoli della coreografa e blogger Federicapaola Capecchi per il magazine Milano Arte Expo.

MAE Milano Arte Expo, diretto dalla giornalista (e presidente della Casa Museo Spazio Tadini di Milano fondata con Francesco Tadini) Melina Scalise  – mail: milanoartexpo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia Federicapaola Capecchi  per la curatela della mostra e il testo  e la selezione delle immagini fotografo Riccardo Venturi e la rubrica sulla fotografia del magazine.

Melina Scalise

Partecipa al concorso fotografico  organizzato dal magazine Milano Arte Expo Photo Prize “Instaworld Milano 2015″ attraverso il social dedicato alla fotografia Instagram. Seguirà una grande mostra fotografica a Milano nel 2016.

Milano Arte Expo

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