Viaggio in VIETNAM 2016: da Saigon al Delta del Mekong – Moleskine e viaggi d’artista di Eleonora Prado

Eleonora Prado

Viaggio in VIETNAM 2016: da Saigon al Delta del MekongMoleskine e viaggi d’artista di Eleonora Prado – Milano Arte Expo (magazine Fine Art, Travel & Lifestyle di Spazio Tadini HUB).  Il Viaggio da Saigon a Can Tho è tutto un susseguo di campi di riso. La maglia nera dei cavi è tesa orizzontalmente lungo la strada e corre veloce sul verde brillante delle erbe acquatiche.

Oltre ad essa, nella profondità dell’orizzonte campeggiano delle piccole lapidi bianche. È chi decide di restare in quella stessa terra che per tutta la vita ha coltivato a riso.

L’eredità della memoria famigliare è -con tutta probabilità- l’elemento di culto più radicato fra le tradizioni vietnamite. Si chiama “culto degli antenati” e oltre che qui, tra i campi, si può sbirciare ed ammirare dietro ogni portone di ogni singola casa.

Anche nell’umiltà più assoluta, gli avi sono commemorati sempre tramite un altare occupando lo spazio più importante nella vita domestica di ogni nucleo famigliare vietnamita.

Dopo tre ore di campi e risaie arriviamo dove il Mekong si dirama nel suo Delta, per poi disperdersi tra le acque del Mare Cinese Meridionale.

Il Mekong è il corso d’acqua più lungo e tumultuoso di tutta l’Indocina.
Trova origine in Cina, sull’Altipiano del Tibet e scivola giù lungo lo Yunnan, per snodare il suo percorso in Birmania e deviarlo ancora in terre thailandesi. Si spinge poi fin dentro al cuore più rigoglioso del Laos ed arriva vorticosamente in Cambogia scorrendo ancora più giù, verso il Vietnam, dove il suo percorso termina, oltre al Delta, e le sue acque color dell’ocra si mischiano, infine, al mare.

La gente del Delta appare semplice, assai ospitale e cordiale, anche nella propria tiepida riservatezza.
Abita da sempre sulle acque del suo fiume, vivendo di pesca, piccoli allevamenti ed agricoltura.
Ed anche qui, l’unico ordine che si può osservare è quello interiore di queste persone.
Il resto – quello che c’è fuori – è solo utile alla vita di tutti i giorni che, come dice l’amico residente qui, con cui facciamo amicizia: “è inutile programmare, o affannarsi nel farlo, ‘take it easy’ quello che deve arrivare, arriva.”
Certo, ciò che deve arrivare arriva, e forse è sempre il fiume a portarlo.

Rimane il fatto però che qui la povertà, pur essendo assai dignitosa si vede, soprattutto tra la gente del fiume.

L’anima delle palafitte -così apparentemente precarie, ma capaci di sopportare il peso di vite intere e del Mekong in ogni sua stagione, dalle secche alle piene più turbolente e tempestose- è in legno.
Sono di legna di fiume e di foresta fluviale le mille gambe di queste case d’acqua: è di legno sottile che si fa il gioco degli incastri che le tiene in piedi.

Ma è la lamiera che inquieta in realtà, non il legno: è il ferro che protegge dal vento, ma scalda fino all’impossibile queste genti che di acqua (ma anche di sole) vivono.

I cavi schizofrenici dell’elettricità arrivano dovunque, anche lungo i rigagnoli più remoti delle capanne d’acqua del Mekong, dentro alla foresta.
Per noi sarebbe un bosco profondo, per il Vietnam del Delta è una risorsa imprescindibile ed una protezione.
È la vita nella biodiversità, nell’equilibrio anarchico, autarchico, autoregolato di questa civiltà rurale ma ancora perfettamente funzionante.

Il Mekong è un Nilo dell’Asia e la sua forza è la vita spontanea che prospera sulle sue sponde.
Va tutelata questa vita, va difesa, aiutata. Vanno aiutati i contadini del riso, sulle rive più ampie del fiume e vanno aiutati i piccoli pescatori, chi commercia in frutta ed in artigianato nei Floating Markets (i mercati galleggianti). Vanno sostenuti i villaggi di chi prosegue dignitosamente, pur nella povertà, il flusso della vita fluviale.

Il fiume è commuovente nella sua bellezza e nella sua forza. Ricordiamoci di lui. Ricordiamoci di loro e di tutta la bellezza ed il senso di meraviglia spontanea che suscita questo scorrere così costante ed impetuoso.

Eleonora Prado

Tutti i disegni in questa pubblicazione sono chine e grafite su carta Moleskine.

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Eleonora Prado

Eleonora Prado

Eleonora Prado

Artista di Milano – dove vive e lavora – nata nel 1981. Attualmente- fino al 29 gennaio 2016 – in mostra con tavole originali insieme al gruppo artistico Metaborg (formato da Gianni Zara e Luca Motta, con il quale collabora e realizza anche una fanzine) presso il Centro Leonardo da Vinci di Milano in via Binda 56.  La Prado utilizza spesso anche lo pseudonimo Chinadez. Il Disegno di Viaggio, “da strada” è la forma espressiva che più la rappresenta.

I suoi quaderni Moleskine, densamente impressi di segni, costituiscono veri e propri racconti ad immagini dei luoghi che attraversa.

Per contattarla
Eleonoraprado.com eleoprado@gmail.com
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MAE Milano Arte Expo, diretto da Melina Scalise (giornalista e presidente di STH – Spazio Tadini HUB di Milano fondata con il regista e blogger Francesco Tadini, sede di mostre d’arte contemporanea e fotografia, eventi e location Fuorisalone 2016 / Design Week, feste, convegni e spettacoli)   – mail: milanoartexpo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia Eleonora Prado per l’articolo e i disegni su Moleskine dedicati al viaggio 2016 in Vietnam che farà compagnia ai nostri lettori per 45 giorni.

Melina Scalise

Melina Scalise

Partecipa al concorso fotografico  organizzato dal magazine Milano Arte Expo Photo Prize “Instaworld Milano 2015″ attraverso il social dedicato alla fotografia Instagram. Seguirà una grande mostra fotografica a Milano nel 2016.

Milano Arte Expo

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