Fotografia Pablo Ernesto Piovano The Human Cost of Agrotoxins – di Federicapaola Capecchi

Fotografia Pablo Ernesto Piovano

11-18-2014, Libero, Province of Entre Ríos.
Marta Elsa Cian (1947). Poultry farmer. In town, they call her “the masked crazy woman” because every time she leaves her home she has to wear a protective mask to avoid inhaling the continuous drifts of agrotoxins sprayed in the vicinity of her house. In 2001, she suffered exposure to multiple agrochemicals employed in soybean and rice monoculture crop farming which affected her health causing chronic respiratory failure, hypertension, neuropathies combined with hematological and cardiologic symptoms.

Fotografia: Pablo Ernesto Piovano The Human Cost of Agrotoxins – di Federicapaola Capecchi / Milano Arte Expo magazine (Arte Design Fashion Fotografia e Lifestyle di Spazio Tadini HUB). Un reportage di denuncia di danni ambientali, tossicità e sfruttamento umano in Argentina. Porta alla luce gli effetti dell’uso delle colture geneticamente modificate e il conseguente impiego indiscriminato di diserbanti, il cui devastante impatto colpisce le fasce più vulnerabili della popolazione. Vincitore del The Manuel Rivera Ortiz Foundation Photo Grant 2015, del Festival internacional de la imagen, in Messico, e al terzo posto del concorso POY Latam, nella categoria “Carolina Hidalgo Vivar el medio ambiente”.

In Argentina, su circa il 60% dei terreni coltivabili, viene usato il glifosato* (vietato in più di 74 Paesi); le stime riportano un uso di circa 200 milioni di litri all’anno. Glifosato e 2.4 D sono diserbanti comunemente utilizzati nel Paese, nonostante sia stato dichiarato dall’Agency for Research on Cancer – IARC potenzialmente molto cancerogeno. Pablo Ernesto Piovano ha deciso di documentare gli effetti sulla popolazione di 20 anni di uso indiscriminato di diserbanti e prodotti chimici nel nord-est rurale dell’Argentina: casi di cancro in età pediatrica triplicati, aborti e malformazioni alla nascita inspiegabili, e aumentati del 400%; 13 milioni di persone con deformità o colpite direttamente o indirettamente. Proprio nei villaggi dove viene utilizzato il glifosato.

Fotografia Pablo Ernesto Piovano

Fracán, Provincia di Misiones. Nella Provincia di Misiones cinque bambini su mille na ti sono affetti da meningocele, una malformazione grave del sistema nervoso centrale per cui i bambini presentano una incompleta chiusura delle vertebre, incontinenza urinaria e fecale e problemi agli arti inferiori. L’ abuso di agrotossici causa la contaminazione di risorse preziose, quali l’acqua e il suolo. I problemi più gravi si registrano nelle aree dove i pesticidi sono ampiamente usati (nelle località di Aristóbulo del Valle, San Vicente e Colonia Aurora, al centro della Provincia). Si stima che circa il 13% della popolazione presenti una qualche forma di disabilità, il doppio rispetto alla media nazionale. © Pablo E. Piovano

Il reportage – reso possibile dalla collaborazione con una Ong – si concentra nelle provincie di Entre Rios, Misiones e Chaco, zone di coltivazione di agrumi, frutta, semi di girasole, yerba mate, tabacco, grano. Pablo Ernesto Piovano indignato del silenzio dei media, della complicità di politici e proprietari terrieri, si è messo in viaggio con la sua macchina e ha percorso più di 6000 km, cercando le prove di questa situazione, che lui non teme di definire un genocidio silenzioso. Un reportage, un documentario e soprattutto una denuncia, questo è The Human Cost of Agrotoxins, divenuto anche un saggio fotografico.

Fotografia Pablo Ernesto Piovano

Alicia Baja – Colonia Aurora, Provincia di Misiones, 7 dicembre 2014. Lucas Techeira ha tre anni ed è nato con l’ittiosi, una malattia della pelle che causa screpolature e secchezza. Il piccolo è conosciuto nella zona come “il bambino di cristallo”. Suo padre Arnoldo ha dovuto abbandonare il lavoro nelle piantagioni di tabacco quando è na to il figlio. Sua madre, Rosana Gaspar di 32 anni, durante la gravidanza utilizzava sempre il glifosato nel suo orto. © Pablo E. Piovano

Disagio e disperazione mista a confusione. Anche questo emerge dal bianco e nero di Pablo Ernesto Piovano. Una sorta di fiaba dark (alcune fotografie sembrano il mondo delle “favole cattive” con personaggi e scene di crudeltà e deformazione grottesca, o senza edulcorazione alcuna della realtà) che racconta verità emotive, e mescola attesa, inspiegabilità e paure. Immagini a volte molto scure, un alto contrasto in bianco e nero che da un ritmo narrativo espressivo e coinvolgente, a tratti agghiaccianti, rivelatrici, illuminanti. Una luce cruda e implacabile in questo bianco e nero, che dipinge una storia di vite ai margini della società argentina, e di vite tra il dolore e la povertà. Immagini in un bianco e nero che mostrano, senza ammorbidirla, la lenta e inesorabile distruzione del corpo, così come l’unico flebile appiglio alla sopravvivenza nella cure, nell’accudire dei familiari. Un racconto ben costruito, con rispetto per i soggetti ed equilibrio tra toni e colori così da non enfatizzare, drammatizzare ma semplicemente restituire il dato di fatto…che è ancor peggio come effetto drammatico. Paradossalmente, in questo rispetto ed quilibrio dell’immagine e dell’inquadratura, sembrano persino esservi proporzioni e situazioni armoniche. E questo ha lo stesso effetto dirompente di quando in teatro usi il grottesco o l’ironia per parlare di qualcosa di tragico: l’effetto non è solo impattante ma dirompente. Una macchina fotografica che diventa strumento di una pura fotografia umanitaria, forse ci possiamo concedere questa espressione. Un progetto scomodo, straziante per alcuni versi, ma al tempo stesso un racconto intimo e lirico sulla solitudine di un popolo.

Perché nessun politico ha ancora messo al bando questi diserbanti e prodotti chimici, perché i media non ne parlano o, più spesso, nascondo, mistificano. Perché la potenza di una multinazionale come la Monsanto è quasi impossibile da scalfire e combattere, è molto più economico e meno rischioso seppellire cadaveri e superare, con un sospiro, evidenza e dolore.

Nel 1996 il governo argentino approvò in soli tre mesi grazie ad una procedura amministrativa la coltivazione di soia transgenica e l’impiego dell’erbicida glifosato su coltivazioni geneticamente modificate resistenti al diserbante. Da allora l’Argentina è diventata terra di sperimentazione per le multinazionali dell’agribusiness, divenendo uno dei maggiori produttori di soia transgenica. L’Argentina ha approvato l’impiego di OGM senza condurre indagini interne e basandosi, come unica evidenza scientifica, sulle ricerche pubblicate dall’azienda Monsanto. Studi medico-scientifici hanno fatto emergere il lato oscuro dell’uso incontrollato di pesticidi, rivelando un’emergenza sanitaria che ora colpisce 12 milioni di persone, un terzo della popolazione del paese. Nel 2012 200 milioni di litri di agro-tossici sono stati sparsi su 21 milioni di ettari, che rappresentano il 60% della terra coltivabile. In alcuni villaggi in dieci anni i casi di cancro nei bambini sono triplicati e le malformazioni nei nuovi nati sono salite del 400%. Fino ad ora, nonostante il peso di questa scomoda verità, non esiste un’informazione sistematica ufficiale sul tema. Greenpeace ha dichiarato: “Negli ultimi 22 anni il consumo di agrochimici in Argentina è aumentato dell’858%, mentre sono sempre più le piante e gli insetti che sviluppano resistenza a questi prodotti. Il loro uso è aumentato significativamente a causa dello sviluppo delle coltivazioni transgeniche di soia, mais e cotone.” Oggi gli ettari coltivati ad OGM in Argentina coprono una superficie di 28 milioni di ettari. Il lavoro di Pablo Piovano ha lo scopo di rappresentare essere umani inermi di fronte a questa tragedia di incredibili proporzioni, bambini, così come adulti, che soffrono di rare malformazioni dalla nascita, malattie della pelle e problemi respiratori a causa dell’indiscriminato ed incontrollato uso di pesticidi. Piovano ha passato lunghe giornate per conto suo, viaggiando per più di 6000 km in un’auto di venti anni fa con un solo obiettivo: dare voce a quelle fasce disperate della popolazione che per troppo tempo sono rimaste inascoltate, per porre fine a tutto questo. Con una macchina fotografica in mano continua a difendere i loro diritti, raccontando questa storia attraverso le sue scioccanti e delicate immagini.[Fonte: festival della Fotografia Etica]

*Note

Glifosato è un erbicida totale, non selettivo.

In un rapporto ISPRA relativo agli anni 2011 e 2012 ed elaborato sulla base di dati provenienti dalle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) e delle corrispondenti agenzie provinciali (APPA), il glifosato viene definito come uno degli erbicidi più utilizzati nell’agricoltura italiana. Secondo dati parziali del Veneto (ARPAV), ad esempio, si sa che nel 2007, nella sola provincia di Treviso sono stati impiegati 55.000 chilogrammi di Glifosato e 8.000 chilogrammi di Ammonio-Glufosinato.

L’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (Agency for Research on Cancer – IARC), il braccio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si occupa dell’ambito oncologico, ha emesso un verdetto pesante su cinque pesticidi molto usati in agricoltura. Si tratta di un erbicida (glifosato) e due insetticidi (malathion e diazinon), dichiarati probabili cancerogeni per l’uomo e come tali inseriti nel gruppo 2A. Altri due insetticidi, parathion e tetrachlorvinphos, sono stati riconosciuti come possibili cancerogeni umani (2B). Il giudizio, espresso da 17 esperti, è stato sintetizzato in un documento pubblicato su The Lancet Oncology e rientra nella rivalutazione di questi composti in corso da tre anni. Finora l’esposizione ai pesticidi era risultata correlata a un aumento dei casi di leucemie infantili e malattie neurodegenerative, Parkinson in testa. Dal nuovo documento emerge invece una forte correlazione epidemiologica tra l’impiego del glifosato (riscontrato anche nel sangue e nelle urine degli agricoltori) e il linfoma non-Hodgkin. Nuovi studi sono necessari per fare chiarezza. [Fonte: Il fatto Alimentare]

El costo humano de los agrotóxicos

http://pablopiovano.com/

Federicapaola Capecchi

…. > leggi anche gli altri articoli della coreografa e blogger Federicapaola Capecchi.

MAE Milano Arte Expo, magazine della Casa Museo di via Jommelli 24 Spazio Tadini HUB di Milano fondata con il regista e autore Francesco Tadini) Melina Scalise  – mail: milanoartexpo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia Federicapaola Capecchi per il testo e la selezione delle fotografie di Pablo Ernesto Piovano.

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore del magazine Arte Design Fashion Fotografia e Lifestyle Milano Arte Expo, fondato insieme a Francesco Tadini

Partecipa al concorso fotografico online di Milano Arte Expo magazine Arte Design Fashion Fotografia e Lifestyle: Photo Prize “Instaworld Milano 2015″ attraverso il social consacrato alla fotografia Instagram. Seguirà una grande mostra fotografica a Milano nel 2016.

Milano Arte Expo

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2 Risposte

  1. Buenas tardes, mi nombre es Pablo Piovano, soy el autor del trabajo “El costo humano de los agrotoxicos” Me gustaria saber porque esta mi trabajo publicado alli?

    • milanoartexpo scrive:

      Buon giorno sono Federicapaola Capecchi, autrice dell’articolo. Il suo lavoro è stato “recensito” da noi il Magazine Mlano Arte Expo (che ha seguito il Festival della Fotografia Etica come altri reportage e fotografi) in quanto ci sembrava di notevole interesse sociale, uano e fotografico. Essendo giorni di festività Natalizie, nell’impossibilità di recuperare un suo contatto telefonico, se è a questo che si riferisce, ho scelto, anche su indicazione della comunicazione del festival di fotografia etica, di pubblicare le foto divulgate per il festival stesso e per le sue interviste. Se lei non ritiene e non le fa piacere questa visibilità al suo lavoro o che le sue foto accompagnino l’articolo, sarà mia premura rimuoverle o, se lei è d’accordo, lasciare una sola immagine, che sceglie lei, e alla fine dell’articolo rimandare al link del suo sito, come già succede nell’articolo, e a quello di fotografia etica. Le auguro una buona giornata. Federicapaola Capecchi

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