Design vetro: Fulvio Bianconi alla Venini, Venezia, Isola di San Giorgio, Fondazione Giorgio Cini – di Luca Pietro Nicoletti

Fulvio Bianconi

Fulvio Bianconi, Vasi Fazzoletto in vetro incamiciato, 1949-50

Design vetro: Fulvio Bianconi alla Venini, Venezia, Isola di San Giorgio, Fondazione Giorgio Cini – di Luca Pietro Nicoletti per Milano Arte Expo (magazine di STH – Spazio Tadini HUB). Non è molto che si è cominciato a studiare con impegno il vetro di design novecentesco, e trovano un cuore pulsante nelle Stanze del vetro, il progetto voluto dall’Istituto di storia dell’arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia all’interno del Centro Studi del vetro, nato nel 2012 e rilanciato con nuovo impulso da Luca Massimo Barbero.

Fuorisalone 2016

vetri di Murano – Fulvio Bianconi alla Venini

Di anno in anno, all’Isola di San Giorgio si sono potuti apprezzare dunque gli esiti più felici della collaborazione fra la vetreria di Murano di Paolo Venini ed eminenti personalità dell’architettura (Carlo Scarpa e Tomaso Buzzi) delle arti plastiche (Napoleone Martinuzzi) e infine della grafica pubblicitaria (Fulvio Bianconi).

La storia di Venini, riproposta nelle mostre e nei monumentali cataloghi ragionati coordinati da Marino Barovier, è diventata quindi un termine di riferimento per l’evoluzione di un rapporto fra il sapere artigianale del vetro, la sopravvivenza delle forme e il radicale rinnovamento degli stili portato da figure prelevate da altri ambiti delle arti visive e chiamate a misurarsi con l’arte “del fuoco”, con tutte le difficoltà di distanza dall’oggetto che queste comportano.

vetri di design

vetri di design – Le Stanze del Vetro Fulvio Bianconi alla Venini

Il vetro, infatti, va per sua natura incontro ad un imprescindibile paradosso visivo: nasce da procedimenti tecnici estranei, in qualche modo, all’esperienza tattile che l’oggetto finito trasmette al fruitore. Si è tentati di vedere il vaso di vetro come il risultato di modellazione al pari della ceramica: la mano umana non interviene mai direttamente sulla materia incandescente, e la manipola attraverso strumenti di vario genere.

Ciononostante la mente che non conosce i processi di vetreria è portata a immaginare la mano che plasma e il pennello che decora, e quando si capacita dell’impossibilità di quella pratica, l’oggetto si palesa come un misterioso miracolo alchemico. In effetti, l’arte del vetro è un azzardo in senso assoluto: nemmeno l’artigiano esecutore sa fino alla fine cosa succederà, e lavora sulla memoria degli effetti finali senza vedere i colori che l’oggetto avrà una volta raffreddato. Per contro, una netta divisione dei ruoli è in questo caso irrinunciabile, separando nettamente la parte ideativa da quella esecutiva.

vetri di Murano

vetri di Murano – Fulvio Bianconi alla Venini

Non si può fare a meno di pensare a questo di fronte ai duecento pezzi disegnati per Venini dal grafico milanese Fulvio Bianconi, che a partire dalla fine degli anni Quaranta, quando si conclude la fitta collaborazione della vetreria con Carlo Scarpa, diventa un suo assiduo interlocutore. Si apre così un ponte fra Venezia e Milano, dove Bianconi si era trasferito nel 1934 per iniziare la carriera di grafico e illustratore. A mandare Fulvio Bianconi da Venini, infatti, è la ditta Gi.Vi.Emme, che lo incarica di seguire la realizzazione di una serie di boccette destinate a profumi ispirati alle quattro stagioni. Ne erano nate quattro boccette come figure femminili atteggiate, quasi delle ironiche tanagrine, di diverso colore e trasparenza, personalizzate a seconda della stagione.

Si deve riconoscere chiaramente, dietro questa iniziativa, l’intuizione geniale di Dino Villani, fra i più abili e brillanti “persuasori” di quell’epoca e figura che meriterebbe ancora un deciso approfondimento. Credo si debba ricondurre a lui, infatti, l’idea di una confezione di lusso, ma di stile moderno, che impreziosisse le essenze prodotte dall’industria milanese, trasmettendo al consumatore l’idea di un prodotto di lusso confezionato in boccette di pregio, da collezionare anche una volta finita il profumo.

design vetro

design vetro – Fulvio Bianconi alla Venini

A Bianconi si deve peraltro l’ideazione, fra 1948 e 1949, del famoso vaso “Fazzoletto”, diventato nel tempo una vera e propria icona della Venini, voluto per reinventare le forme del vaso “cartoccio” disegnato da Pietro Chiesa nel 1932 per Fontana Arte. In seguito, poi, avrebbe implementato il catalogo della vetreria introducendo, accanto agli “animali” di vetro, le “figurine” della Commedia dell’Arte, soprattutto figure di Zanni o Zani, servi imbroglioni congeniali a un certo carattere caricaturale dei suoi progetti. Non a caso, nel 1947 andava in scena il primo “Arlecchino” con la regia di Giorgio Sthreler, che portava al centro del teatro di regia la figura dell’attore nella sua corporeità in movimento sul palcoscenico, a cui il nostro non deve essere rimasto indifferente disegnando le sue figure elastiche ed affusolate, pronte ad assumere le pose più astruse e snodabili.

Ma soprattutto, Bianconi porta da Venini le esperienze dell’arte astratta e informale contemporanea. Non a caso, credo, anche un gallerista attento come Carlo Cardazzo vorrà fare una mostra dei suoi vetri al “Cavallino” di Venezia (in accoppiata con Bruno Munari) e al “Naviglio” a Milano. La sua preferenza va ai vasi, alle ciotole e alle bottiglie, insomma a quegli oggetti più vicini alla scultura, o almeno più prossimi per senso plastico a diventare sculture, ma al contempo adatti all’intervento di sapore pittorico senza diventare quadro moderno in vetro. I vetri disegnati da lui, infatti, giocano sovente a simulare effetti presenti nella pittura del tempo: un colore effusivo, che sembra volersi espandere, connota i vetri “a macchie” –non ignari esenti, secondo Carla Sonego, degli esperimenti di Dino Martens per la vetreria Aureliano Toso-, in cui campiture dal profilo irregolare di vetro lattimo sono colti come in un movimento fluido, quasi a voler dilagare sulla superficie di vetro trasparente.

Venini vetri

Le Stanze del Vetro Fulvio Bianconi alla Venini

È un effetto che ha portato a confrontare queste opere con i disegni di Lucio Fontana per gli ambienti spaziali di fine anni Quaranta o con certe sagome tracciate da Bruno Munari. Di certo con queste fonti condivide la memoria di una forma organica, dai contorni e confini di non immediata percezione. Tuttavia, preliminarmente alla realizzazione artigiana l’artista aveva realizzato una accurata restituzione grafica precisa di quegli effetti di macchia che paiono fatti a pennello tramite la rotazione del polso: il processo mentale che porta a quell’effetto, dunque, è ancora una volta diverso da quanto l’oggetto vuol dare a vedere.

Non si può escludere, però, che anche questo sia un carattere dell’ironia ludica che connota tutti i vetri di Bianconi per Venini: il suo design vetrario, anzi, si distingue per uno stile giocoso, talvolta tendente alla caricatura ma con fare bonario e ironia leggera. Basterebbe ricordare i guanti, gli ombrellini e le borsette in vetro soffiato realizzate con spirito canzonatorio per un’esposizione di vetri, in cui era preciso intento dichiarare la bellezza anche dell’oggetto di non immediata ricaduta utilitaria. Bisogna però soprattutto guardare i suoi vasi che prendono forme muliebri soffici e tondeggianti per capire quel rapporto privilegiato di Bianconi con il vaso in vetro come forma plastica.

Si potrebbe forse distinguere fra un Bianconi più vicino all’illustrazione, che pensa le “figurine” della Commedia dell’Arte, e un Bianconi “astratto” che affonda le radici nel dialogo a distanza con la pittura e la scultura del suo tempo. Egli ha chiaro il senso del colore, non disdegnando anzi cromie timbriche e squillanti né i vetri lattati che competono per mimesi con la porcellana. Oppure a volte mischia le carte, come nel 1953 quando veste di pizzo, con murrine bianche appositamente disegnate, i vasi “merletto”. Ma questa ironia è possibile perché la forma del vaso è quella che meglio si presta a trasformarsi in un torso femminile morbido e tondeggiante, per poi da questo diventare una più articolata figura di “bagnante” giunonica e primitiva. Ma il vaso, una volta trasformatosi in corpo, può proseguire nella sua metamorfosi e diventare forma organica pura.

Si è fatto notare, tangenzialmente, che l’idea di realizzare dei fori circolari e passanti dentro i vasi sia dovuta alla lezione di Henry Moore, presente nelle prime biennali del dopoguerra con un ruolo fondamentale e con un’esposizione mediatica non indifferente. Senza dubbio, nella storia della ricezione visiva dell’opera dello scultore inglese (e di Hans Arp, fra Viani e De Toffoli) in Italia questi vetri meritano un posto di sicuro significato per il merito di aver portato quel mondo di forme in un ambiente altrimenti refrattario alle spinte del nuovo e pervicacemente fedele ai modelli tradizionali degli stili storici. Ma i “buchi” di Bianconi sono l’effetto di una forma organica che pare squagliarsi come certe icone surrealiste, dando all’oggetto la consistenza illusoria di una materia plastica fermata in un momento di trasformazione: potrebbe definirsi e diventare oggetto dai contorni netti, oppure tornare a imparentarsi con la massa di materia incandescente ancora da forgiare. Ma nel fare questo, Bianconi pensa sempre ad un vaso “atteggiato”, soggetto a una metamorfosi in corso e, in funzione di questo, acquista improvvisamente una vita guizzante. Anche il vaso, in fondo, è un attore su un palcoscenico che ha i confini, visivi e plastici, della natura morta.

Luca Pietro Nicoletti

> leggi anche gli altri articoli di Luca Pietro Nicoletti per il magazine Milano Arte Expo

Luca Pietro Nicoletti

Luca Pietro Nicoletti

Vetri Murano:

Fulvio Bianconi alla Venini
A cura di Marino Barovier

Venezia, Isola di San Giorgio, Fondazione Giorgio Cini

13 Settembre 2015 — 10 Gennaio 2016

http://lestanzedelvetro.org/

Il magazine Milano Arte Expo, diretto da Melina Scalise (giornalista e presidente, assieme a Francesco Tadini, dell’HUB di Loreto / Lambrate Spazio Tadini in via Jommelli 24)  – mail: milanoartexpo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia Luca Pietro Nicoletti per il testo e la selezione delle immagini sulla mostra Fulvio Bianconi alla Venini. Si ricorda inoltre, per le aziende e i designer che ne volessero usufruire, che è già partita l’attività di comunicazione e ufficio stampa per il Fuorisalone 2016 e la Design Week di Milano – che si svolgeranno nelle date del Salone del Mobile 2016: dal 12 al 17 aprile.

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore Milano Arte Expo magazine d’Arte, di Design, Fashion Fotografia e Lifestyle

Partecipa al concorso fotografico  organizzato dal magazine Milano Arte Expo Photo Prize “Instaworld Milano 2015″ attraverso il social dedicato alla fotografia Instagram. Seguirà una grande mostra fotografica a Milano nel 2016.

Milano Arte Expo

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