Monia Andreani Peppa Pig e la filosofia, essere donna oggi – di Samanta Airoldi

Monia Andreani

Monia Andreani docente di Etica Applicata

Monia Andreani Peppa Pig e la filosofia, essere donna oggi – di Samanta AiroldiPerle di Follia di Milano Arte Expo (magazine Fine Art Design Fashion Fotografia e Lifestyle di Spazio Tadini). Ogni Ateneo, in Italia, presenta corsi differenti anche nell’ambito della stessa facoltà…Quando io studiavo a Genova, avevamo Filosofia Morale, Filosofia Politica, Etica…ma era tutto tremendamente astratto: tanti bellissimi principii ma 0 fatti concreti, 0 approcci alla realtà per come poi davvero è!

Partita da solide fondamenta deontologiche di ispirazione neokantiana, mi ritrovo oggi, trentenne folle, ad abbracciare correnti di pensiero più improntate al pragmatismo e, perché no, all’utilitarismo dell’ “hic et nunc”! Anche per questo ho deciso di intervistare Monia Andreani, ricercatrice di Etica Applicata presso l’Università di Urbino, che si occupa in particolare di bioetica e di teorie dei Diritti Umani , una sanissima Etica Applicata: un’Etica che non spazia tra le idee dell’Iperuranio platonico, ma che getta le basi per una possibile rivoluzione culturale proprio a partire da un ripensamento dei rapporti di genere.

Essere donna nella società di oggi, una società in cui la donna viene uccisa fisicamente e simbolicamente ogni minuto e in ogni luogo…Cosa significa per Monia Andreani?

“Il regno della complessità come è sempre stato per le donne, oggi ancora più difficile, non tanto per le donne della mia o delle precedenti generazioni ma per le giovani che sono vittime di precarizzazione della vita e del lavoro e culturale, in una condizione di gravissimo “gender gap” economico. Poi manca un movimento di donne improntato alla solidarietà e alla presa in carico di questioni comuni.”

Simone de Beauvoir

Simone de Beauvoir – Femminismo Esistenzialista

Oggi vige parecchia confusione in merito al pensiero femminista: è sufficiente difendere la parità di diritti e l’uguaglianza di opportunità per essere tacciate di essere “neo femministe fuori moda”. Negli anni ’60 il Femminismo era una cosa seria e ha combattuto battaglie culturali fondamentali, non certo da banalizzare con battutine di facile consumo. Tu che al pensiero femminista hai dedicato i tuoi studi, senti di riconoscerti in qualche filone del pensiero femminista del passato o del presente o “vai per la tua”?

“Io sono da sempre stata una figlia del pensiero della differenza francese, prima che italiano. Ma ho una mia interpretazione rispetto alla questione, a mio avviso del tutto strumentale, che vedrebbe contrapposti emancipazionismo e differenzialismo, ovvero opzione liberale e opzione comunitaria o critica. Se leggiamo le fondatrici di queste posizioni che sono Olympe Des Gouges (considerata fondatrice del differenzialismo, in qualche modo) e Mary Wollstoncraft (considerata fondatrice dell’emancipazionismo, in qualche modo) non troviamo divergenze sostanziali. Lavoravano in due contesti diversi, la Rivoluzione Francese non è stata come la Gloriosa Rivoluzione inglese … ma questo discorso è complesso e ci porta lontano. Io penso sempre di più che un’educazione alle opportunità e allo sviluppo critico e consapevole delle relazioni di genere, potrà portare le giovani generazioni di donne (indipendentemente dal loro orientamento sessuale) a un cambiamento che sia nel nome delle donne e non pretenda di diventare singolare e rigidamente impostato da parte di una élite.

Luce Irigaray

Luce Irigaray

Come scrive Judith Butler, attenta al pensiero francese della differenza e in particolare ad Irigaray e in profondo dialogo con Adriana Cavarero, senza un movimento delle donne non c’è pensiero delle donne. Noi, infatti, siamo di fronte ad uno stallo molto preoccupante.”

Femminismo esistenzialista ed essenzialista…Simone de Beauvoir, Carol Gilligan e company. Secondo te: donne si nasce o si diventa? Il sesso determina anche il genere oppure ognuno è fondamentalmente libero di scegliere come scrivere la sua storia?

“Questa domanda è troppo complessa per una risposta semplice. Il femminismo essenzialista di fatto lo è meno di quanto non si creda. Occorre contestualizzare ogni teoria e ogni testo. Gilligan riporta i risultati di una ricerca e non fonda nulla che potremmo definire come “un’essenza delle donne”. In quel momento storico per le donne del movimento era importante costruire un noi comunitario per potersi riconoscere nella complessità e nelle differenze, una ignoranza di fondo dei testi e una superficialità che poi è stata strumentalizzata in termini di potere ha fatto tutto il resto, ha costruito la contrapposizione. Donne e uomini si diventa nel senso culturale e sociale del termine, ma soprattutto nel senso della relazione tra i generi. Non c’è un destino di vita scritto nel corpo, perché anche il corpo è stato narrato, tradotto ed è diventato un dispositivo, e poi se parliamo in termini di biologia le recenti scoperte ci dicono che la complessità è maggiore di quanto possiamo immaginare. A mio avviso è l’uso di una narrazione politica che occorre indagare per capire il senso che tutto ciò ha in un determinato momento storico. Comunque è importante per un movimento delle donne cercare punti comuni per dirsi e per poter essere un soggetto politico nella società.”

Non solo i cambiamenti in termini di abitudini, usi e costumi ma anche le diverse immagini del femminile che la Politica proietta, influiscono, inevitabilmente, sul ruolo della donna in società e sull’immagine che si ha di ella. Come è cambiato il modo di “essere donna” in Italia da un ventennio a questa parte? Progresso, regresso o staticità? Da Filosofa della Politica penso sia imprescindibile uno sguardo al susseguirsi di governi che, ognuno a suo modo, cerca di porsi come “nuovo” anche per mezzo della figura della donna cui, apparentemente, si vorrebbe conferire il rispetto e la considerazione che merita ma, finendo quasi sempre, per cadere nell’ennesima strumentalizzazione.

“Questa domanda mi pare collegata ad un presupposto che non condivido. Ovvero che il ventennio berlusconiano abbia influito in modo pesante e determinante sulla libertà delle donne in Italia. Io credo che il berlusconismo abbia rappresentato quanto di più nascosto ma reale ci fosse nella “pancia” della nostra società maschilista e patriarcale. Questo periodo ha coinciso con un arretramento del movimento delle donne che già non era stato capace di fare il salto generazionale e di dare voce e spazio alle istanze delle giovani. In questo movimento, già indebolito nei primi anni novanta, ha inciso moltissimo la previsione di alcune teoriche che il patriarcato fosse ormai finito, ma forse era finito per coloro che lo dicevano, non di certo per la nostra società e per il futuro delle giovani donne e dei giovani uomini in Italia. Questo è stato un gravissimo errore storico, perché il nostro paese è molto arretrato culturalmente ancora oggi rispetto alla libertà delle donne. Il berlusconismo ha fatto uscire dal “non detto” i peggiori atteggiamenti di coloro che continuavano ad accettare ma si vergognavano di propagandare, l’utilizzo del discorso delle donne e del femminile per scopi del tutto estranei alla causa delle donne.”

Chi si occupa di Etica e di Politica sa quanta importanza rivesta la sfera comunicativa per ottenere un risultato piuttosto che un altro. Da qui la creazione di nuovi termini, coniati appositamente per porre in rilievo un aspetto o il suo opposto. Uno tra tutti: Femminicidio…Un sostantivo nuovo per mettere l’accento su un fenomeno sociale tutto sommato vecchio…sempre esistito (pensiamo ad Otello e Desdemona!) e mai adeguatamente combattuto. Può il linguaggio cambiare il modo di pensare e di guardare all’omicidio di “genere”? Il processo linguaggio-pensiero-azione è fattibile o destinato a rimanere utopia?

Femminicidio“Il femminicidio è un termine che in Italia abbiamo fatto fatica a tradurre perché contiene la parola omicidio. Ma non si tratta solo di uccidere le donne, si tratta di usare una violenza culturale, simbolica, istituzionale, politica, psicologica e fisica contro la libertà di scelta e la crescita delle donne e di tutti i gruppi che subiscono una femminilizzazione (uno svilimento simbolico). Una grandissima pensatrice canadese, Adrienne Rich in un saggio del 1980 tradotto in Italiano, traccia chiaramente le linee di quello che oggi chiamiamo femminicidio, come orizzonte di violenza contro le donne – in quanto donne – nelle società patriarcali. Da questo quadro occorre riprendere il discorso femminista per lavorare sulla nostra società con incisività e soprattutto nell’ottica di tenere insieme le generazioni contro ogni possibile vittimismo e per una libertà simbolica e un’alleanza costruttiva vissuta dalle donne e dagli uomini. A questo proposito rimando ad un mio articolo (httpHYPERLINK “http://www.moniaandreani.it/wordpress/?page_id=18”://www.moniaandreani.it/wordpress/?page_id=18) in cui si spiega la complessità della questione in relazione al pensiero delle donne. Ma non occorre dimenticare che l’Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul del Consiglio di Europa nel 2011 che è molto chiara e vincola i paesi che l’hanno ratificata in merito soprattutto alle necessarie misure da mettere in atto per contrastare il fenomeno. Si tratta di finanziare queste misure nella pratica e con serietà.!

Peppa Pig e la Filosofia

Peppa Pig e la Filosofia

Monia, come me, si è lasciata travolgere (e pure un po’ sconvolegere….la Filosofia sconvolge sempre!) dalla Pop Filosofia e ha scritto un breve saggio (che consiglio davvero a tutti!) in cui analizza in modo chiaro e logico i rapporti tra uomo e donna, il reiterarsi di ruoli stereotipati, le leggi mascherate del capitalismo…a partire da Peppa Pig! Mentre i bambini si divertono a guardare le avventure di questa furba maialina e dei suoi amichetti, Monia Andreani, con l’acutezza di una filosofa e la semplicità di una antropologa/sociologa, porta a galla i messaggi sapientemente “criptati” e addolciti per bene da pozzanghere di fango, gare di animaletti domestici e torte preparate, sempre e comunque, da mamme casalinghe.

” Il mio libro Peppa Pig e la filosofia. Tra antropologia e animalità, (Mimesis 2015) è un esperimento di Pop-filosofia, di lavoro interpretativo concettuale sulle istanze dei prodotti mediatici più fortunati che ibridano e a volte (ad esempio per i più piccoli) orientano il nostro immaginario. Io ho anche scritto nel 2011 un libro sulla saga di Twilight che ha spopolato tra gli adolescenti, utilizzando questa chiave di lettura, Ma veniamo a Peppa. Possiamo dire che è una bambina che si vuole costantemente imporre, che imita gli adulti e che ci mostra la continua competizione che oggi anche i bambini devono avere con i loro coetanei in una dimensione del fare che è quasi un lavoro in una dinamica da futuri imprenditori di se stessi, a partire dalla scuola dei più piccoli, con classifica finale e graduatoria di merito. Il fatto che sia un personaggio femminile ad avere l’onore di dare il nome ad un cartone animato così famoso e che sia una bambina poco simpatica, la dice lunga sullo svilimento del femminile quando viene rappresentato come chiara caricatura del maschile, in un immaginario che deve imparare ancora molto sul rispetto e sulla promozione della differenza dell’altro (ad esempio delle altre culture), ma principalmente dell’altra. A tale proposito rimando al mio articolo che sta per uscire sul n.2 di Educare 0.3 Insieme si cresce, una bella rivista dedicata a chi si interessa dei più piccoli.”

Veline

Veline

E dalla Peppa passiamo ad un altro fenomeno socio-culturale in crescita: veline, letterine, modelle che molti (e molte) ritengono troppo magre…Talvolta si sconfina nella polemica sterile e, invece di combattere uno stereotipo, si finisce per crearne un altro. Ancora troppo spesso noi donne anziché solidarizzare ci lasciamo tentare da un facile gioco “al massacro” in cui portiamo avanti lotte stupide le une contro le altre e continuiamo a dividere il mondo in “le donne come noi” e “le donne diverse da noi (le nemiche)”. Qualche anno fa un collega di Filosofia Estetica scrisse “Pornosofia”, in cui si schierava in difesa del diritto di una donna adulta di praticare il mestiere di pornostar. Eserciti di donne gli si scagliarono contro sostenendo che pornostar, veline e donne immagine continuavano a buttare fango sull’immagine della donna contribuendo a perpetrare l’idea di “donna oggetto”. Ma quando parliamo di donne adulte e consapevoli, anche fare pornografia piuttosto che rifarsi da capo a piedi e sgambettare in Tv è una libera scelta e, in quanto tale, deve essere rispettata. Forse dovremmo puntare il dito più su una mancanza di consapevolezza che affligge la società odierna un po’ a tutti i livelli, dal manager, alla casalinga, alla velina. Tu come ti collochi a riguardo?

“Dico sempre alle mie studentesse e ai miei studenti che il punto è la libertà di scelta di fronte ad un ventaglio di possibilità. Se ci fosse una valorizzazione eguale e non imposta da appetiti terzi o leggi di mercato, ad esempio tra un lavoro di ricerca o intellettuale e fare il calciatore o la velina, ognuno avrebbe la possibilità di scegliere liberamente. Oggi c’è la spinta a valorizzare il corpo o le potenzialità fisiche della gioventù perché delle capacità intellettuali applicate alla ricerca o di altre capacità, non se ne fa nulla. Pertanto ogni risposta a questa domanda è falsata dalla condizione attuale in cui ci sono gerarchie di valori che orientano in modo materiale la vita delle persone a partire dall’immaginario e dal riconoscersi e dall’apprezzarsi per come si è.”

Peppa Pig

Peppa Pig e la famiglia tradizionale…

Nel cartone animato cui il tuo libro si ispira, Peppa Pig, si racconta la quotidianità di una famiglia “tradizionale”: mamma femmina, papà maschio e due figlioletti che non si pongono ancora domande circa il loro orientamento sessuale. Oggi assistiamo, invece, ad una molteplicità di “famiglie”: studi di genere, matrimoni gay, adozioni da parte di coppie dello stesso sesso… Quale il pensiero di una studiosa di Etica Applicata come te, piacevolmente attenta alle influenze antropologiche e ai fatti per come si presentano nella loro concretezza?

“Gli studi di genere sono studi accademici che dagli anni 60 nei paesi anglosassoni lavorano sulla complessità delle relazioni storiche, sociali, antropologiche, psicologiche, filosofiche, di letteratura, arte e altro tra maschile e femminile nei loro aspetti simbolici nelle diverse culture, non hanno nulla a che fare con la questione del riconoscimento delle coppie lgbt. In Italia non abbiamo mai avuto un riconoscimento giuridico universitario di questo filone fondamentale di studi che ha cambiato i paradigmi di queste discipline. Siamo arretrati al punto che, per non rispondere alle istanze che abbiamo firmato e ratificato, e mi riferisco alla Convenzione di Istanbul del Consiglio di Europa, si è costruito in modo del tutto posticcio e per fini politici conservatori un piccolo movimento molto chiassoso che ha identificato la parola genere all’identità LGBT con il solo fine (non detto) di usare una minoranza (la popolazione LGBT) per confinare ancora una volta le donne ad una diseguaglianza sociale, economica, politica e culturale. Il matrimonio egualitario è una questione di eguali opportunità e di autonomia individuale, dal punto di vista giuridico la cosa è pacifica, ad esempio per la CEDU (la Corte Europea dei Diritti Umani)..

Monia Andreani

Monia Andreani

Sono favorevole a riconsiderare il concetto di famiglia alla luce della complessità dei dati che anche dall’ISTAT sono chiaramente leggibili, a favore di una realtà di famiglie molto diverse da come ce le immaginiamo o ce le raccontiamo. Occorre valorizzare la ricerca sociale e le spiegazioni del reale e non ragionare in termini astratti o ideologici. Ma vorrei riportare l’attenzione sull’articolo 14 della Convenzione di Istanbul che è vincolante per il nostro Paese. “Le Parti intraprendono le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi”. “. Come società civile a mio avviso dobbiamo rivendicare il diritto di adempiere ai nostri impegni internazionali.

Samanta Airoldi

…. > leggi anche gli altri articoli della rubrica per Milano Arte Expo magazine Perle di Follia di Samanta Airoldi

La lifestyle & fashion blogger di Perle di Follia Samanta Airoldi, laureata in Filosofia a Genova – con una tesi su Jurgen Habermas – e un Dottorato di Ricerca, vive a Milano dove scrive quotidianamente e tratta temi legati alla Filosofia politica anche in relazione alla cultura “pop”, al cinema e alla Tv. Tra i libri pubblicati da Samanta Airoldi: “Pillole di Filofollesofia”, Silele, Bergamo 2014, “Universalismo e Pluralismo in dialogo”, Kindle Amazon, 2014, “Tutto cominciò con una mela”, Silele, 2015.

Samanta Airoldi

MAE Milano Arte Expo, diretto dalla giornalista Melina Scalise (anche presidente della Casa Museo Spazio Tadini ideata assieme al marito Francesco Tadini) – mail: milanoartexpo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia la lifestyle & fashion blogger Samanta Airoldi per il testo e la selezione delle immagini della rubrica Perle di Follia dedicata oggi a Monia Andreani.

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore del magazine d’Arte Design Fashion Fotografia e Lifestyle fondato insieme a Francesco Tadini

Partecipa al concorso fotografico del magazine Milano Arte Expo Photo Prize “Instaworld Milano 2015″ attraverso il social per antonomasia dedicato alla fotografia Instagram. Seguirà una grande mostra fotografica internazionale a Milano nel 2016.

Milano Arte Expo

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