Artissima con 207 gallerie, Torino caput mundi d’arte contemporanea – di Silvia Ceffa

Artissima

Artissima Torino 2015

Artissima 2015 con 207 gallerie, Torino caput mundi d’arte contemporanea – di Silvia Ceffa per Milano Arte Expo (magazine Arte Design Fashion Fotografia e Lifestyle di Spazio Tadini -direttore: Melina Scalise). Anche Artissima 2015 chiude e, come sempre, lo fa con un grande successo contando 52 mila visitatori, ottimi risultati, premi, livello artistico e visibilità in ascesa. Che dire tutti già in attesa di vedere il prossimo anno le novità, le proposte e il format artistico sempre rinnovato ed ampliato con ingegno, esperienze e creatività. 

Artissima, fiera Internazionale d’Arte Contemporanea si è svolta a Torino dal 6 all’8 novembre 2015 dalle ore 12.00 alle ore 20.00. E’ stata diretta per la quarta volta da Sarah Cosulich Canarutto, divisa in 6 sezioni con 207 gallerie partecipanti di cui 66 italiane e 141 straniere provenienti da 35 paesi da tutto il mondo.

Sin dalla sua fondazione nel 1994, Artissima ha saputo unire la presenza nel mercato internazionale a una grande attenzione per la sperimentazione, la ricerca e la matrice della curatela delle scelte e delle proposte. La sua precisa identità e la sua forza attrattiva fanno sì che l’impatto della manifestazione si estenda al di là dell’Oval, il padiglione di vetro che la ospita al Lingotto, per tutto il territorio di tutta la città di Torino.

Carlo Bach, direttore artistico di illycaffè e Sarah Cosulich Canarutto hanno annunciato il nome dell’artista russa Alina Chaiderov, rappresentata a Torino dalla Galleria Antoine Levi di Parigi, che si è aggiudicata il Premio illy Present Future quale vincitrice della quindicesima edizione del prestigioso premio dedicato ai migliori talenti con We Kept the Bananas in the Closet (1989)

L’artista nata nel 1984 a St. Petersburg in Russia, vive in Svezia dove ha studiato e dove adesso lavora.

Spazio, tempo e memoria sono i campi d’azione della sua attività artistica. Le sue creazioni si contraddistinguono per lo stretto rapporto tra presente e passato.

Artissima 2015

Artissima 2015 – Alina Chaiderov – BEFORE 1989 WE KEPT THE BANANAS IN THE CLOSET, DETAIL, 2014 FOUND WARDROBE, BANANAS 172 X 66 X 58 CM

L’opera, un armadio dell’epoca che l’artista ha reperito proprio nell’Unione Sovietica stipato di 5 confezioni di banane verdi, in totale 100 chili, è in termini concettuali una sperimentazione della rievocazione alla fisicità di una concretizzazione dell’oggi. Il punto focale dell’operato è dunque il rapporto tra l’aspetto psicologico e quello fisico dell’esperienza, con la memoria al centro del processo cognitivo e creativo.

Questo lavoro si collega ai ricordi personali dell’artista che ha vissuto nell’Unione Sovietica e precisamente al fatto che ogni volta che venivano trovate delle banane, frutti tropicali difficili da recuperare, venivano nascoste e conservate nell’armadio come oggetti preziosi. Questa usanza si rifà quindi alla memoria personale dell’artista che è poi la memoria collettiva.

Artissima

Artissima 2015 – Alina Chaiderov – SPACES WITHIN (SEPARATED FROM THE OUTSIDE AIR BY LAYER UPON LAYER OF PROTECTION),2014 GLASS, WINDBREAK PAPER,PROTECTIVE BLANKET, FOAM, INSULATION BOARD, BUBBLE WRAP, SOUND ABSORBING BLANKNET, CARDBOARD, PLEXIGLASS
30X100X60 CM

L’altro lavoro presenta stratificazioni di materiali utilizzati nell’edilizia come isolanti, materiali spugnosi che per l’artista rappresentano la “spugnosità” e la stratificazione stessa della memoria. Questa forma per lei rappresenta una sezione di memoria preservata da questa teca di vetro.

Alina preleva alcuni di questi materiali dal suo studio che è luogo di memoria per lei. Il suo lavoro consta in una ricerca legata a questo tema e, come lei stessa tiene a specificare, non è legato solamente alla memoria personale, infatti le sue opere non sono strettamente autobiografiche né narrative, ma legate alla memoria collettiva.

Dall’incontro con l’artista Paolo Inverni nato a Savigliano (Cuneo) nel 1977 che vive e lavora a Torino ed espone presso lo stand della Galleria Mario Mazzoli di Berlino, ho potuto raccogliere attraverso la mia intervista informazioni molto dettagliate riguardo ad alcuni lavori che fanno parte di una mostra tenutasi a Berlino all’inizio di quest’anno.

Tre di queste opere sono state ripresentate qui in fiera dove viene riproposto il concept, quello di provare ad attivare una riflessione sul mondo di oggi lavorando a due livelli e ai due estremi.

Da un lato il livello del mondo grande (per dare una metafora visiva sarebbe il mondo visto con Google Earth), dall’altro il livello opposto delle piccolissime comunità locali che sovente viaggiano su velocità diverse e che sono destinate all’estinzione, ma che mantengono dei valori.

Questo è il contesto dove sono nati i tre lavori. Il primo è composto da 6 canali audio indipendenti ove l’artista ha scelto e registrato dei suoni che semanticamente avessero a che fare con l’idea di tensione non risolta, di groviglio, di persone cioè che in qualche modo non riescono ad esprimersi a causa delle cappe politiche che bloccano la possibilità di comunicare o all’opposto solo per l’incapacità di mettersi in dialogo con il mondo e di costruire dei rapporti in simbiosi con gli altri esseri umani.

Un esempio di questi suoni è dato dalla registrazione di un nastro adesivo strappato dalla superficie,

l’idea della colla che tende a trattenere comunica proprio questa tensione uditiva e anche visiva. Un altro suono è quello di una vespa che volteggia attorno ad un microfono. Infine Nicola cita anche quello che ha ricostruito ispirandosi ad una pubblicazione scientifica dove si riferiva che in alcuni centri sperimentali nel mondo era utilizzato in sostituzione dell’anestesia chirurgica.

La sua è una ricerca sul portato culturale dei suoni.

Paolo Inverni

Paolo Inverni – MURO 2015, 6 megaphones, 6 speakers, 6 metal pedestals, dvd player, dvd-video, 6 channel sound
159 x 160 x 34 cm

Lo stesso identico discorso di costrizione, una matassa di emozioni che non riesce a trovare una soluzione, è ottenuto da un punto di vista fisico-acustico appoggiando dei microfoni alla parete, i suoni non riescono ad avere il loro percorso naturale che sarebbe quello di uscire frontalmente e si deformano.

L’artista illustra ora l’opera “Fremito” dove la scelta del lampadario, oggetto penzolante, è nell’immaginario collettivo visto come estremamente statico per via della forza di gravità. Ha poi scelto di utilizzare un lampadario Luigi XVI che racconta anche di stabilità economico sociale.

Artissima 2015

Artissima 2015 – Paolo Inverni – FREMITO, 2015
chandelier, speaker, electric motor, amplifier, usb flash drive, 1 channel sound
231 x 37 x 37 cm

L’obiettivo che l’artista vuole suggerire e raggiungere è quello di mettere in dubbio l’immaginario collettivo e creare uno sfasamento perciò ci si trova davanti ad un oggetto che ha un comportamento diverso da quello che avviene di solito e ogni persona può interpretare questo fremito. Infatti sotto al lampadario c’è un suono che tende a cambiare di situazione in situazione espositiva per realizzare un lavoro realmente specifico. Qui l’artista ha registrato il suono esatto: un rumore fisico che i cristalli e i ferretti di questo lampadario creano muovendosi.

Osserviamo ora l’ultimo dei tre lavori l’opera Ossigeno dove la ricerca è praticamente l’estremo opposto degli altri lavori sopra descritti. Si passa quindi dal livello Google Earth ad una esemplificazione di piccola proprietà. L’ artista ha scelto quella a cui appartengono i suoi nonni una comunità di campagna legata all’uso della terra in provincia di Cuneo.

Artissima Torino

Artissima Torino 2015 – Paolo Inverni – OSSIGENO (ARTERIE), 2015
pigment print and acrylic on canvas
60 x 170 x 3.5 cm

Quello che vediamo in semitrasparenza e che all’apparenza sembrano radici, sono in realtà le vene del cuore di sua nonna. Sono tre frame del video medico di un’operazione chirurgica in bianco e nero che l’artista ha stampato a pigmenti su tela. Ha utilizzato per ciascuno un colore di riferimento legato alla chiesetta di campagna, comunità locale a cui appartengono anche i suoi nonni. Il primo è l’azzurro del soffitto della chiesa, il secondo l’ocra-oro dei paramenti, il terzo il mogano dei banchi.

Silvia Ceffa

Leggi anche gli altri articoli di Silvia Ceffa per Milano Arte Expo magazine.

Silvia Ceffa

MAE Milano Arte Expo, diretto dalla giornalista (e presidente della Casa Museo Spazio Tadini di Milano fondata con Francesco Tadini) Melina Scalise  – mail: milanoartexpo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia Silvia Ceffa  per il testo e le immagini su Artissima 2015 fiera Internazionale d’Arte Contemporanea a Torino dal 6 all’8 novembre con la presenza di un grande numero di gallerie e artisti da tutto il mondo.

Melina Scalise

Melina Scalise, direttore di Milano Arte Expo magazine, fondato con Francesco Tadini

Partecipa al concorso fotografico  organizzato dal magazine Milano Arte Expo Photo Prize “Instaworld Milano 2015″ attraverso il social dedicato alla fotografia Instagram. Seguirà una grande mostra fotografica a Milano per l’anno prossimo, in tempi da definire ma non lontani dalle date del Fuorisalone 2016: 12 – 17 aprile.

Milano Arte Expo

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