Picwant fotografia e video: Stefano Fantoni – intervista di Federicapaola Capecchi

PicwantPicwant fotografia e video: Stefano Fantoni – intervista di Federicapaola Capecchi per Milano Arte Expo (magazine della Casa Museo Spazio Tadini). Lunedì 26 ottobre 2015 ho l’onore della visita di Stefano Fantoni, ideatore e fondatore di Picwant – agenzia di mobile photography – col quale avevo in sospeso una chiacchierata sulla fotografia oggi e sul fare foto oggi. La fotografia. Letteralmente scrittura con la luce essendo parola composta di foto dal greco φῶς, φωτός, luce e grafia dal greco γραϕία, disegno/scrittura. Disegnare con la luce. Un’immagine di un soggetto fissata su supporto (analogico o digitale) sensibile alla luce. La luce. La luce è la coscienza dell’esistenza della realtà? Il mondo esiste in quanto lo sentiamo, lo tocchiamo ma soprattutto lo vediamo? Ma la luce non è tangibile. Quindi l’apparenza delle cose è solo l’effetto prodotto sulla retina dalla particolare forma di energia nota come radiazione elettromagnetica, e la luce un’invenzione del sistema costituito dall’occhio cervello? Comunque sia, la luce – come la sua assenza – ha strettamente a che vedere con la fotografia e la fotografia con una visione della realtà.

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Oggi con Stefano Fantoni parliamo di che cos’è fotografare oggi, da un punto di vista sociale. E questo ci piace molto. Perché la fotografia è documento, informazione, denuncia, stile, gioco, arte, passione, pensiero. È una visione della realtà. Riprendiamo così la nostra conversazione da dove ci eravamo interrotti al Photoshow.

Stefano Fantoni oggi chiunque può fare fotografie, in ogni istante, luogo e modo, e può condividerle universalmente in quello stesso istante. Una pratica che, come ci siamo detti nei giorni scorsi, è spesso vituperata credendo che, in qualche modo, tutti vogliano ambire ad essere fotografi, senza comprendere invece che non si tratta di ciò ma di sancire una conquista: le nuove generazioni possono sapere cosa è il mondo, imparando cosa guardare in quel preciso momento e divenendone testimoni in quel preciso istante. È una forma di comunicazione, conoscenza e condivisione contemporanea, nel senso proprio di qualcosa che ha luogo, accade, si svolge, vive, opera in uno stesso periodo di tempo, quello in cui guardo, osservo e scatto. E diviene una possibile forma di osservazione e testimonianza condivisa del nostro contemporaneo. Approfondiamo un po’ questo aspetto?

Timkat celebration - Cosulich

Timkat celebration – Cosulich

Sì. Come sai sono perfettamente d’accordo con te. Il fatto che oggi chiunque e sempre possa fare fotografie è una grande conquista. È uno strumento, un mezzo di espressione e di conoscenza in più per gli uomini. La fotografia è diventata un linguaggio. Oggi, ormai, quando parliamo di fotografia non discutiamo di fare una foto ma di parlare attraverso la fotografia. Di esprimersi, ed esternare anche ciò che sei attraverso la fotografia. Esiste un mondo numerosissimo di persone che possono (e vogliono) comunicare qualcosa attraverso la fotografia. Io voglio dare visibilità a queste persone, trovarle, e consentire loro di parlare attraverso la fotografia. È il principio cardine sul quale ho basato la mia idea.

PicwantOggi non è più pensabile una visione della fotografia solo e rigorosamente alla Henri Cartier-Bresson. Oggi bisogna parlare anche di comunicare attraverso ciò che sto vedendo. Che oggi posso condividere immediatamente, universalmente e con il maggior numero di persone possibili. Un vero e proprio linguaggio. Questo lo ha reso possibile lo smartphone e il più ampio concetto della mobile photography. E non sto parlando del selfie – che personalmente detesto – ma del comunicare attraverso ciò che sto vedendo. Oggi molti smartphone sono come una macchina fotografica e questo, per alcuni versi, consente una delle massime espressioni della fotografia di oggi: < posso dire la mia, il mio punto di vista, chi sono … in ogni istante della mia vita>.

Il fatto poi di avere a disposizione una serie di App, anche altamente tecnologiche, con le quali posso elaborare l’immagine, mi consente di raggiungere sempre più l’idea che avevo in testa quando ho deciso di fare quello scatto. Molte persone che usano lo smartphone da tempo sono molto più brave di un fotografo professionista che approccia il telefono per la prima volta per questo uso. È vero e rimane che è l’occhio e la testa a fare la foto, ma uno che smanetta da tempo con lo smartphone ha anche la velocità e la restituzione immediata di ciò che vuole far vedere.”

La tanto vilipesa post produzione, quella che alcuni definiscono una “pacchianata gigantesca”, un uso improprio di colori saturi, una resa per forza innaturale, tu mi stai dicendo che, invece, è un modo possibile per avvicinarsi sempre più “alla foto che avevi nella testa”?

Davide di Tria Picwant

Davide di Tria Picwant

Sì. Per certi aspetti e per la mobile photography sì. Sull’argomento va fatto un distinguo: immagini di stretta attualità e reportage, e tutto il resto. Le polemiche dei World Press dove vi fu anche un’eliminazione per sospetta post produzione le condivido assolutamente: un’immagine di attualità, di cronaca, di reportage, su tematiche sociali, politiche deve trasmettere ciò che vedo in quel momento, punto, così come lo prendo, punto. Sul resto invece, cioè immagini non di stretta attualità o reportage, reputo sia giusto e necessario utilizzare tutti gli strumenti a mia disposizione per rendere l’immagine come è davvero la mia idea, come la immaginavo veramente. In fondo parto sempre da uno scatto, quindi da un punto di vista, un’inquadratura, non parto dal nulla. Quello sarebbe innaturale e forzato.”

Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare: tre concetti che riassumono l’arte della fotografia”. Helmut Newton

Viviamo in un sistema in cui tutto muove per immagini, solo per immagini. In ogni campo e aspetto. In cui mi relaziono continuamente con una proiezione bidimensionale di un corpo, di una persona, di infiniti soggetti. Per i quali dunque non nutro né mi viene da avere più nessun tipo di aspettativa di comunicazione e dialogo reale. Un dilagare dell’immagine e dell’uso dell’immagine come annullamento del sé? La fotografia ha un ruolo in questo rischio? O basterebbe chiedersi cos’è la fotografia oggi. Chiedersi se si è consci di saperlo, e riparlarne nuovamente, nella sua forma filosofica e di contenuto?

WALDEMAR BŁAŻEJ NOWAK

WALDEMAR BŁAŻEJ NOWAK Picwant

Viviamo <la morte della socialità corporea> è vero. Dobbiamo scrivere fuori dai locali no wifi area free conversation zone per invogliare le persone a riappropriarsi, anche fisicamente, dell’incontrarsi, abbracciarsi, bere un caffé, parlare. Trovo agghiacciante quando in un locale due o più persone allo stesso tavolo hanno tutte in mano il telefonino. E tutto questo è molto pericoloso per come è la nostra società e per come l’abbiamo sempre vissuta. Una comunicazione solo elettronica e virtuale rischia davvero di distruggere tutto ciò che nel tempo, nella cultura, nell’arte è stato costruito. Pensiamo ai selfie per esempio che io trovo un fenomeno agghiacciante, per vari motivi. Ma il problema, o meglio la soluzione al problema non è impedire che le tecnologie progrediscano continuamente e consentano cose mai immaginate il giorno prima, perché tutto ciò è un bene. La colpa non è della fotografia e dell’importanza predominante che questo linguaggio ha assunto nella nostra società. Come dici tu la fotografia, in ogni sua declinazione, ha forma filosofica e contenuto. Non è lei il problema. La fotografia, il suo dilagare ed essere linguaggio dominante, è un bene. Uno strumento. Sono strumenti. Utili e importanti. Il fatto è che bisogna imparare ad usare gli strumenti. Bisogna educare ad usare gli strumenti. Dove sono per esempio le famiglie in questo? Sempre cito i selfie come esempio. Perché un genitore non si adegua al fatto che i tempi corrono – oltre che cambiano – ed educa il figlio anche all’immagine e all’uso dell’immagine, anche della propria?! Io se avessi la possibilità di trovarmi in una scuola a parlare di immagine e fotografia, per esempio, esorterei i ragazzi ad esprimersi attraverso la fotografia. Ogni minuto. Ma a rinunciare ai selfie – cioè ad esprimersi in base a ciò che pensano gli altri vogliano vedere o sapere di loro – a favore di fare fotografie, in continuazione, esprimendo davvero quello che vogliono dire (e non ciò che appare di loro); in continuazione fotografare una situazione, un vissuto, un momento, mettendo lì dentro, esprimendo lì davvero quello che sono. Parlare attraverso la fotografia. Il principio primo della fotografia è trasmettere qualcosa. Questo direi soprattutto ai giovani. Esprimersi in ogni istante della propria vita: questa è una grossa conquista. Questo direi a tutti coloro che si avventano con i canini affilati contro la diffusa possibilità di fare sempre, comunque, dovunque, e da parte di chiunque fotografie. Perché non colgono che non c’entra nulla con l’essere fotografi. È tutto un altro discorso. Un discorso di una grossa chance di comunicazione sociale contemporanea.”

Picwant

Ph GUIDO ALBERTO ROSSI Picwant

Ogni fotografia è un momento privilegiato, trasformato in un piccolo oggetto che possiamo conservare e rivedere” Susan Sontag

La conseguenza più grandiosa della fotografia è che ci dà la sensazione di poter avere in testa il mondo intero, come antologia di immagini. Collezionare fotografie è collezionare il mondo” Susan Sontag

Le immagini fotografiche sono su un piano diverso da quello dei testi scritti e delle immagini dipinte. Questi ultimi, secondo Susan Sontag per esempio, sono rendiconti del mondo, sue interpretazioni “fatte a mano”, mentre le fotografie sono pezzi di mondo, miniature della realtà che ognuno può produrre. L’immagine fotografica è quindi una diretta emanazione del reale; la fotografia è una traccia, un’impronta … E su questo ti chiedo Bianco e Nero o Colore?

Sul bianco e nero ammetto di avere un conflitto personale … mi sono realmente un po’ stancato per esempio di reportage sempre e solo in bianco e nero. Perché mi viene voglia di dire al fotografo <prova a farmelo a colori. Fammi vedere la donna africana che sta morendo di fame o di hiv che indossa (davvero nel suo villaggio) una splendida gonna dai 6000 colori più vivi del mondo>. Se uno è bravo lo sa fare, sa restituire quella stessa forza, quella stessa assolutezza ed espressività anche con il colore. Io per lo meno credo così. D’altro canto quando la fotografia è grandiosa … ti dimentichi che è in bianco e nero …”

La fotografia è un’arte? Perché molti fotografi (Man Ray tra i primi) non vogliono sentir dire che la fotografia può essere un’arte?

FRANCESCO FERRARI

FRANCESCO FERRARI Picwant

Catturare un’immagine cosa ha di diverso da Leonardo che fa un ritratto? Per me la fotografia può essere un’arte. Lo è di per sé. Poi si declina in foto artistica, foto che racconta qualcosa. Ma anche la foto costruita, lo still life per esempio o la moda, se vi è dietro un’idea reale e un pensiero di spessore perché non può essere arte? Solo perché è commerciale e realizzata per il cliente? Scusami ma pittori, scultori … non vendono le proprie opere d’arte?”

La fotografia e i diritti il famoso copyright. Sei stato molto critico sulle piattaforme dove chiunque può pubblicare e chiunque scaricare le foto e usarle senza riconoscere i diritti al fotografo, professionista o amatore che sia.

Su questo sono categorico. Guardiamo a tutta la storia della comunicazione. Da sempre ha vissuto e vive accanto ad un’immagine. Le immagini sono scattate da persone – professionista o non poco importa – che realizzano un’opera. Un punto di vista, una presa di posizione, una visione – immaginifica o della realtà -, un lavoro frutto di uno sguardo, di un pensiero, di un’idea. Perché non devi riconoscergli e pagargli i diritti? Da facebook, da instagram persino giornalisti scaricano e pubblicano fotografie senza riconoscere la fonte. Questo è profondamente sbagliato. Le fotografie vanno pagate, e vanno pagate il giusto prezzo e va, sempre, riconosciuto e citato l’autore. Professionista o non.”

Parliamo un po’ di Picwant, concretamente … il senso del tuo progetto lo abbiamo descritto nell’articolo precedente. Progetti imminenti? Professionisti che avete convinto ad usare lo smartphone? Che hanno abbracciato la mobile photography? Obiettivi? Ci presenti anche gli altri?

Luca Eugeni

Luca Eugeni – Picwant

Grazie. Volentieri. Progetti, obiettivi imminenti e futuri: conquistare il mondo. Siamo in quattro, di cui uno è anche un fotografo. Tutti veniamo da decenni di esperienza in grandi agenzie fotografiche. Io, ideatore anche della App e fondatore, Maura Marini marketing, Lucia Sabatelli foto editor e poi c’è lui, editor e fotografo che, però, essendo nella fase delicata di fuoriuscita dalla realtà lavorativa per consolidarsi nella nostra, vorrei tutelare non rivelando per il momento il nome. Sui professionisti “convertiti” – diciamo scherzosamente così – allo smartphone ve ne sono molti. Giorgio Cosulich de Pecine che tu hai conosciuto al Photoshow 2015 e che hai visto argomentare calorosamente contro gli settici è un fotografo professionista che ci crede veramente. In archivio abbiamo moltissimi suoi scatti, di varia natura, come una bellissima serie di scatti in metropolitana a Roma. L’approccio del professionista con lo smartphone varia continuamente. Tempo fa era un mezzo un po’ cool per farsi notare, oggi a parer mio è uno strumento imprescindibile per un professionista. Perché un conto è l’attrezzatura per fare il lavoro, diciamo così, ma se fai questo mestiere non puoi non usare lo smartphone per continuare ad esprimere chi sei e il tuo punto di vista per tutti i minuti e le situazioni che incontri durante la tua giornata. Sono molti oggi i professionisti che sposano e condividono questo approccio. Picwant oggi ha circa un 30 professionisti. Sul sito ovviamente, però, non è segnalato chi è professionista e chi no. Perché è una scelta quella che tu fai su un’immagine. Ti piace? Ti ha colpito? La desideri fino a comprarla? Non ti deve interessare di chi è e chi l’ha fatta. Noi la pensiamo così. Proprio nell’ottica che dicevamo anche all’inizio dell’esprimersi con la fotografia. Non importa chi tu sia. Un’espressione anche fortemente democratica”.

picwant

<Il denominatore comune di tutte le foto è sempre il tempo, il tempo che scivola via tra le dita, fra gli occhi, il tempo delle cose, della gente, il tempo delle luci e delle emozioni, un tempo che non sarà mai più lo stesso>. Jeanloup Sieff

E potremmo discutere ancora ore e ore di vari argomenti con Stefano Fantoni, molti li abbiamo già cassati per non rendere chilometrica l’intervista. Perché Stefano Fantoni oltre ad essere uomo di giovane e fresca intelligenza è persona realmente amante della fotografia, del suo senso e della sua importanza. Verrebbe davvero voglia di realizzare con lui, per esempio, un progetto nelle scuole, per i giovani e giovanissimi. Come verrebbe voglia di discutere della bellezza in fotografia … il significato e la forma di presentazione. Ma la bellezza comunque non è un assoluto e ciò che è bello per me può essere orrido per Stefano Fantoni. Però ogni fotografia – e per ciò stesso per noi “bella – ha la capacità di comunicare. Quindi per oggi sostituisco l’aggettivo bello con buono, inteso come efficace, comunicativo, espressivo. E tutti gli accorgimenti che riusciranno a rendere la nostra foto più interessante, sono ingredienti che rendono il tutto unico. Bella foto!

Federicapaola Capecchi

…. > leggi anche gli altri articoli della coreografa e blogger Federicapaola Capecchi per il magazine Milano Arte Expo.

MAE Milano Arte Expo, diretto dalla giornalista (e presidente della Casa Museo Spazio Tadini di Milano fondata con Francesco Tadini) Melina Scalise  – mail: milanoartexpo@gmail.com –  ms@spaziotadini.it – ringrazia Federicapaola Capecchi per il testo /intervista a Stefano Fantoni fondatore di Picwant e la selezione delle immagini per la rubrica sulla fotografia del magazine.

Melina Scalise

Partecipa al concorso fotografico  organizzato dal magazine Milano Arte Expo Photo Prize “Instaworld Milano 2015″ attraverso il social dedicato alla fotografia Instagram. Seguirà una grande mostra fotografica a Milano nel 2016.

Milano Arte Expo

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