Ania Tomicka – Emma Coccioli intervista l’artista

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Ania Tomicka: Emma Coccioli intervista l’artista per Milano Arte Expo

Ania nasce in Polonia e si trasferisce a nove anni in Italia. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Oggi è astro nascente della scena surrealista pop italiana: figura tra i nomi più rappresentativi assieme a Bafefit, Marco Rea, Virginia Mori, Luisa Montalto, Elena Rapa, Amedea Morgan, Marco Tarascio.

Gli artisti pop surrealisti italiani, a differenza di quelli statunitensi o di qualsiasi altra parte del mondo, subiscono l’influenza della tradizione pittorica italiana, senza perdere di vista, però, gli stimoli derivanti dai viaggi e dalle esperienze estere.

Spesso nel surrealismo pop – ma non solo – ritorna il motivo del coniglio. Cosa rappresenta?

Per quanto mi riguarda non credo di aver mai rappresentato un coniglio vero e proprio nelle mie opere. Forse uno, ma molto tempo fa. A me piace dipingere e disegnare un “esserino” nero ispirato ai lavori di Hayao Miyazaki. Spesso ha le orecchie da coniglio, lunghe e appuntite, ma altre volte prende sembianze diverse. Rappresenta per me certe emozioni e reazioni negative dell’inconscio. Mi piace mettere in evidenza il contrasto tra questo animale, in apparenza tenero e carino, e quello che poi rappresenta nei miei quadri: il lato oscuro di ogni personaggio principale.

Potresti spiegare ai lettori le caratteristiche dominanti di questo movimento? In particolare, qual è il fulcro della tua ricerca?

Mi sono avvicinata al movimento pop surrealista principalmente affascinata dall’uso di una tecnica tradizionale basata sulla pittura dei grandi maestri. I rappresentanti del movimento pop surrealista spesso creano un mondo magico popolato da bambini e creature malinconiche, paesaggi esoterici, oscure presenze che fanno viaggiare la mente di chi le guarda. Di base ci sono sempre libertà di espressione e immaginazione unite al godimento della pittura e del disegno classico. La mia ricerca è volta a colmare le lacune tecniche per poter esprimere liberamente ciò che sento.

You will die with me. Potresti spiegare questo titolo così forte?

È un’ opera creata in un momento molto particolare di transizione che mi ha costretta a passare realmente nell’età adulta. You will die with me è dedicato ad una persona che è scomparsa dalla mia vita insieme alla parte di me più caotica e meno equilibrata, lasciando posto ad un mio atteggiamento più serio ed ottimista di fronte alla vita.

Deep breath. I pesci mi ricordano quelli del cartone Fantasia. Quali sono i tuoi cartoni e fumetti preferiti, e perché?

Con rammarico ammetto di non aver mai visto Fantasia, ma se dei particolari di un mio quadro possono ricordarlo credo proprio che dovrò rimediare! I miei lungometraggi animati preferiti in assoluto sono quelli di Miyazaki: le atmosfere malinconiche ed i personaggi grotteschi che popolano i suoi mondi mi attraggono particolarmente.

The Fear. Quali sono i tuoi incubi e le tue paure maggiori?

Il nulla, la morte e soprattutto l’incapacità di capirli. Spesso sono proprio le cose che non capiamo a farci più paura.

Quali i pittori della tradizione surrealista a cui ti ispiri?

I pittori ai quali mi ispiro sono davvero tantissimi, tutti quelli che ritengo abbiano una tecnica sublime, sia tradizionale che digitale.

Cosa pensi dei pittori Margaret Keane, Maya Kulenovic ed Eugen Bratfanof? Trovo nel lavoro di Eugen Bratfanof qualche similitudine col tuo.

Non conoscevo Kulenovic e Bratfanof, ma dopo aver fatto un po’ di ricerca credo che da oggi faranno parte degli artisti che adoro. Trovo meraviglioso soprattutto il lavoro di Maya Kulenovic ed ho intenzione di studiarlo approfonditamente. Mi piacciono moltissimo le forme distorte di Eugen Bratfanof, mi ricordano tanto il surrealismo classico. Per quanto riguarda Margaret Keane credo sia indubbio il mio affetto nei confronti delle sue opere. Occhi grandi e malinconici dipinti ad olio sono quelli che mi hanno avvicinata a questo movimento.

Intervista di Emma Coccioli a Ania Tomicka per Milano Arte Expo

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