La fashion blogger Federicapaola Capecchi e il foto blogger Francesco Tadini: Borsalino e Pina Bausch

Francesco Tadini

Borsalino – dettaglio vetrina Milano – Francesco Tadini foto

Moda 2015 Milano e i cappelli Borsalino – La coreografa e fashion blogger Federicapaola Capecchi e il foto blogger Francesco Tadini: un cappello Borsalino e “Palermo Palermo” di Pina Bausch. Non un semplice cappello. Potenza della fotografia. Luce. Luce e ombra. L’ombra, un rapporto dialettico all’interno della composizione, da un senso e un significato all’immagine, si rapporta con la luce e la trasforma in parola. Non esiste musica senza silenzio ed anzi è spesso grazie alle pause che la composizione acquista il giusto respiro.
Così anche l’immagine respira e parla quando i toni di grigio si alternano e il soggetto emerge dall’oscurità. Svelando le sue forme e volumi. Il bianco e il nero di questo cappello Borsalino, luce e ombra, incorniciano e allontanano, scolpiscono e liberano, costringendomi a percepire, a rassegnarmi o gioire (a seconda dei punti di vista) del fatto che le nostre sensazioni chiedono con prepotenza di essere ingannate. O guidate altrove, oltre. Alle volte anche in complessi disorientamenti e osservazioni dello spazio.

Così viene in mente questa immagine, questa fila di scarpe, e poi subito quest’altra, questa donna velata nel corpo e nel volto immobile davanti ad una sfilata di pianoforti, e poi ancora quest’altra immagine, questi mattoni, disseminati e confusi. Viene in mente questo squarcio visionario, dove non fioriscono i limoni ma si impongono cicale forsennate di sete e un uomo-tonno che nuota a terra.
Pina BauschMi è subito venuto in mente “Palermo Palermo” di Pina Bausch. Il sipario si apre su un muro. Dopo un lungo silenzio il muro esplode e lascia al suolo, su tutta la scena, calcinacci, mattoni. I danzatori-attori se li trovano tra i piedi per tutta la durata dello spettacolo.
Il muro per eccellenza? Cioè il Muro di Berlino che, per quanto distrutto, conserva le sue valenze simboliche tutt’ora? O il crollo, per dolo o cedimento naturale, di una delle tante facciate pericolanti di una Palermo offesa che Pina Bausch aveva così amorevolmente capito? Della quale aveva compreso fino in fondo, e sofferto – è evidente nello spettacolo – le tante violenze, solitudini e soprusi.

 

Palermo Palermo di Pina Bausch

Palermo Palermo di Pina Bausch

Qualunque lettura si dia ci troviamo difronte una forte operazione sullo spazio, la delimitazione di uno spazio che scoppia improvvisamente come un linguaggio da interpretare. Come la fotografia. Rispetto al corpo della città Palermo e di un potere – più poteri – che l’hanno così degradata. Era il 17 dicembre 1989 quando debuttava a Wuppertal con il titolo provvisorio di “Das Palermo StÜck” e il 19 gennaio 1991 quando replicava a Palermo al Teatro Biondo. Ci troviamo difronte la continua conquista dello spazio. La scena, nuda, viene continuamente trasformata in uno spazio fisico – città e campo di battaglia – e in uno mentale, sociologico – prepotenze, egoismi, violenze sui corpi e sugli oggetti, una schiera di uomini e donne in eleganti abiti da sera che getta pattumiera sul pavimento -.
Non solo e non tanto il ritratto di una decadenza ma più di tutto lo spazio dello stridore del confronto: la gloria estetica del passato e la vergogna del quotidiano oggi. Proprio nell’occupazione dello spazio: a proscenio, a un soffio dagli spettatori agghindati, dai palchi e le poltrone di velluto rosse.
Ad un passo da un uomo – ma quest’ultima è una nostra immaginazione – che buttata la giacca coreana bianca sulla spalla destra, tenendone un lembo con l’indice, con la mano sinistra calza il cappello Borsalino. Bianco, striscia nera, non un semplice cappello. Piccoli passi, fermi, calmi, passi coraggiosi, fino in cima per vedere Palermo dall’alto. Seduto davanti ad una casa abbandonata brilla la luce e quindi è del tutto naturale che la sua ombra si posi sulla parete della casa di fronte, anzi si trova proprio tra i fiori di quel balcone, e quando si muove, anche l’ombra si muove, perché di solito succede così. In natura, sì. In fotografia, no, non per forza.

Federicapaola Capecchi

 

…. > leggi anche gli altri articoli della coreografa e fashion blogger Federicapaola Capecchi per il magazine Milano Arte Expo.

Francesco Tadini

Francesco Tadini, foto di un dettaglio di un cappello Borsalino

MAE Milano Arte Expo  –mail:milanoartexpo@gmail.com– ringrazia la fashion blogger d’eccezione Federicapaola Capecchi per il testo ispirato a un cappello Borsalino e Francesco Tadini, foto blogger per le fotografie

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